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Sei un imprenditore turistico e vuoi conoscere meglio il marketing per promuovere la tua azienda e magari, contemporaneamente, fare anche una bella azione? In libreria c’è quel che fa per te. Sì perché è stato stampato ed è disponibile nei negozi di libri di Rimini, il volume “Marketing turistico. Rendi visibile la tua struttura ricettiva online”. Edito da Dario Flavoccio Editore, il testo è opera di Alex Alessandrini, esperto di marketing ma anche papà di una bimba nata fortemente pretermine all’Ospedale “Infermi” di Rimini e curata presso la Terapie Intensiva Neonatale diretta dalla dottoressa Gina Ancora.

“In quell’occasione ho deciso di fare qualcosa di concreto per questi bimbi e per l’associazione ‘La prima coccola’ che aiuta e sostiene noi genitori di questi ‘piccoli guerrieri’ e anche il reparto in cui vengono curati – racconta l’autore -. Quel qualcosa di concreto è diventato il mio libro, che è stato pubblicato nel giugno scorso, e grazie al quale sono già stato in grado di devolvere 1.093 euro al reparto”.

Pochi giorni fa la simbolica consegna dell’assegno (di cui si allega foto), con la dottoressa Ancora, Alessandrini e i soci de “La prima coccola”; “ma il libro è ancora in libreria – sottolinea il papà-autore – e tutti i proventi saranno devoluto al reparto”.

Il libro è naturalmente utile per le aziende turistiche, ma può rappresentare un testo importante anche per chi si approccia in generale o studia il marketing. Prezzo di copertina 28 euro (ma  è in promozione on line a euro 23,80 e la versione ebook viene costa euro 19,90: maggiori informazioni al seguente link: https://www.amazon.it/Marketing-turistico-visibile-struttura-ricettiva/dp/8857906868/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1533725462&sr=8-1&keywords=alex+alessandrini ), ma soprattutto, la consapevolezza di aver fatto una cosa bella per il reparto e per i suoi piccoli pazienti.                                                        

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Quando le oncologie del territorio romagnolo chiamano, l’Istituto Oncologico Romagnolo risponde: e il 19 luglio 2018 una delegazione dello IOR è giunta presso l’Ospedale Infermi di Rimini per consegnare alla Breast Unit coordinata dal dottor Lorenzo Menghini il nuovo ecotomografo Aplio 500, una strumentazione all’avanguardia del valore di 56.730 euro che permetterà ai professionisti della Senologia diagnosi sempre più precise e tempestive per le pazienti del territorio colpite da carcinoma alla mammella. Stamane il simbolico taglio del nastro coi vertici di Ior e Ausl, col direttore medico dei presidi sanitari riminesi dottor Romeo Giannei e col personale di reparto.

L’importanza di individuare precocemente una neoplasia è ormai cosa nota in oncologia, come spiega il Direttore Generale IOR, Fabrizio Miserocchi. “Lesioni molto piccole comportano probabilità di guarigione molto più alte e, soprattutto, un percorso terapeutico molto meno invasivo. Solitamente per questo tipo di patologie è sufficiente una quadrantectomia, intervento chirurgico meno radicale della mastectomia, che prevede una successiva ricostruzione con tempi di risoluzione maggiormente dilatati. Inoltre, più piccola la lesione, minore la probabilità di doversi sottoporre a sessioni di chemioterapia post-intervento. Insomma, da una diagnosi precoce ne beneficia non solo l’aspettativa di vita, ma anche la qualità di vita della paziente: un aspetto non certo secondario. L’ecotomografo Aplio 500 donato dall’Istituto Oncologico Romagnolo va quindi ad aggiungere l’eccellenza di una strumentazione di ultima generazione a un servizio, quello offerto dalla Breast Unit di Rimini, già ben strutturato e attestato su alti livelli: una conferma in più di quanto il motto attorno a cui lo IOR ha incentrato tutta la propria attività, “vicino a chi soffre, insieme a chi cura”, sia quanto mai vissuto come un imperativo concreto.”

“Eseguiamo qualcosa come 20 mila ecografie, 1.000 biopsie ecoguidate, 700 agoaspirati l’anno – spiega il dottor Menghini –, diagnosticando circa 400 casi di tumore al seno. Sul territorio a cui ci rivolgiamo vi sono circa 140mila donne dai 25 anni in su che ormai conoscono a menadito il numero del nostro call center dedicato, 0541/707070, da chiamare in caso di approfondimenti diagnostici o consulenze senologiche. Di queste, 65 mila sono in fascia di screening, tra i 45 e i 74 anni. Questi numeri fanno ben capire la mole di lavoro che il nostro servizio produce: d’altronde Rimini è solo il centro principale, ma abbiamo anche due sedi distaccate a Novafeltria e Cattolica; il centro riminese si avvale, inoltre, del prestigioso riconoscimento Eusoma che denota alta qualità delle cure. Per questo motivo la donazione ricevuta dall’Istituto Oncologico Romagnolo è tanto preziosa, impattando su numeri così elevati: il ringraziamento dei professionisti che potranno usufruire del nuovo macchinario è probabilmente ben poca cosa in confronto a quello delle donne del nostro territorio, a cui potremo riscontrare anche lesioni di pochi millimetri e asintomatiche prima che si trasformino in un problema ben più serio”.

Le prestazioni e l’efficacia dell’ecografia quale strumento diagnostico e di prevenzione risiedono certamente nell’abilità dell’operatore e del tecnico che la utilizzano, ma anche nella precisione della macchina utilizzata, e per questo poter disporre di un macchinario al top di gamma rende il servizio ancora più all’avanguardia nella lotta contro la neoplasia mammaria. Occorre tener conto che questa strumentazione non servirà solamente per effettuare esami strumentali, ma permetterà di effettuare biopsie e agoaspirati in ecoguida anche su lesioni di pochi millimetri.

“La collaborazione con la società civile e col mondo associativo e del volontariato per l’offerta di servizi clinici e sanitari sempre all’avanguardia è un orientamento molto seguito da questa Direzione Generale – premette il dottor Marcello Tonini, direttore generale Ausl Romagna -. Lo Ior, per storia e per presenza sul territorio, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la nostra Azienda che, tra l’altro, sta alacremente lavorando con tutti i soggetti interessati, per la costruzione della rete oncologica romagnola, basata su collaborazioni e sinergie nell’ottica di rispondere, nella maniera e con le forme più adatte alle varie circostanze, alle necessità di presa in carico dei cittadini. Dovuti i ringraziamenti allo Ior per questa ulteriore, importante donazione, rispetto alla quale, come nostra consuetudine, ci impegniamo all’utilizzo più efficiente possibile e a rendicontare in merito ai donatori”.

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La chirurgia laparoscopica è la tecnica più efficace per il trattamento del laparocele: garantisce ai pazienti un minor tasso di recidive e complicanze post-operatorie, una ripresa post-operatorio più rapida e meno dolorosa, un ritorno alla quotidianità senza limitazioni e l’assenza di cicatrici antiestetiche, poiché il trattamento è mininvasivo.

Lo evidenzia un importante studio clinico – il primo a livello europeo per casistica e follow-up – nel quale l’Unità operativa di Chirurgia generale del Presidio Ospedaliero di Rimini – Santarcangelo – Novafeltria dell’Ausl Romagna, diretta dal dottor  Gianluca Garulli, ha partecipato dando un contributo di rilievo.

Lo studio, recentemente presentato  al congresso “Chirurgia Laparoscopica della parete addominale... Forse c’è qualcosa di nuovo” svoltosi al Policlinico San Marco di Zingonia-Osio Sotto di Bergamo,  ha esaminato oltre 1.700 pazienti ed è stato condotto da un team di esperti: oltre al dottor Garulli anche il dott. Stefano Olmi, responsabile dell’U.O. di Chirurgia generale e oncologica, Centro di Chirurgia della parete addominale, Centro di Chirurgia Laparoscopica del Policlinico San Marco; il dott. Paolo Millo, responsabile della Struttura Semplice di Chirurgia bariatrica, metabolica e laparoscopia avanzata – Ausl Valle d’Aosta; la dott.ssa Micaela Piccoli, direttrice della Struttura Complessa di Chirurgia generale, d’urgenza e nuove tecnologie dell’Ospedale Civile di Baggiovara.

Il laparocele è un'ernia che può formarsi sul tessuto cicatriziale, a seguito di un intervento di chirurgia addominale. È una patologia legata alla lassità dei muscoli della parete addominale che interessa un’ampia percentuale della popolazione, pertanto la possibilità di offrire ai pazienti trattamenti innovativi, efficaci e mininvasivi ha sempre animato la discussione scientifica.

Dei 1.700 pazienti che hanno preso parte allo studio, oltre 300 erano in carico alla chirurgia riminese.

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Parola d’ordine, migliore accoglienza per i pazienti. Siano essi degenti o ambulatoriali. E’ questa la motivazione principale che ha motivato una serie di lavori che ha portato alla realizzazione dei nuovi ambulatori e camere di degenza per le unità operative di medicina e di gastroenterologia, che si sono inaugurati questa mattina con la partecipazione dell’assessore Jamil Sadegolvaad del Comune di Rimini, del direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti, del direttore dei presidi ospedalieri della provincia di Rimini Romeo Giannei, dei direttori delle Unità operative di Gastroenterologia – Endoscopia digestiva Mauro Giovanardi e di Medicina Giorgio Ballardini, e della responsabile dell’unità semplice di Diabetologia Anna Carla Babini.

I lavori

Si è trattato di una ristrutturazione che si inserisce nell’ambito della riqualificazione generale dell’edificio denominato “monoblocco” situato presso l’Ospedale Infermi di Rimini, nel quale sono stati effettuati negli ultimi anni, diversi interventi di ristrutturazione edile, strutturale, impiantistica e di adeguamento alle normative per la prevenzione incendi nei vari piani, nell’ottica di una ottimizzazione funzionale e tecnologica degli spazi esistenti.

L'area di intervento è compresa tra la scala “B” e la scala “Ovest” dell'edificio e il progetto riguarda la ristrutturazione dei locali lasciati liberi dal reparto di medicina II. Parte dei nuovi locali (900 metri quadrati) sono destinati a sette ambulatori: sei per la medicina con attività di Diabetologia, Endocrinologia, Epatologia, Day Hospital ed un ambulatorio per visite di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (M.I.C.I.) e Day Hospital di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva.

Il Day Hospital è dotato di quattro posti letto e due poltrone. Sono inoltre presenti tutti gli spazi di supporto: medicheria, due locali infermieri, locale coordinatore, locale addestramento, segreteria, servizi igienici, locale dietista, sale attesa, sala riunioni, locale associazione, distribuzione farmaci/dispositivi.

L'altra parte dei locali ristrutturati (270 metri) è destinata ad ulteriori dieci posti letto, suddivisi in cinque stanze a due letti l’una e relativi spazi di supporto, per il reparto attiguo di Medicina.

Sono garantiti, inoltre, i rapporti aeroilluminanti e di oscurabilità degli ambienti di degenza e dei locali di lavoro; le camere sono dotate di appositi impianti, collegamenti elettrici e travi testaletto complete di impianti gas medicinali e impianti di chiamata degli infermieri.

I lavori sono durati circa un anno, seguiti dall’Unità operativa Attività Tecniche (diretta dall’architetto Enrico Sabatini), e sono stati completamente finanziati dall'Ausl della Romagna per un importo di euro 800mila. Inoltre sono stati acquistati parte degli arredi per un importo di euro 15mila.

L’attività clinica

L’area ambulatoriale e di Day Hospital della medicina contempla la presenza media, al mattino, di 5-6 medici, divisi nelle varie attività e 1 o 2 al pomeriggio, 5 giorni alla settimana e 1 o 2 al sabato mattina. Il personale infermieristico è rappresentato da una coordinatrice, 9 infermieri e una dietista e un amministrativo.

Nel 2017 sono stati 11.240 i pazienti afferenti ai servizi, per un totale di 21.034 accessi e 23.200 prestazioni. I pazienti diabeti rappresentano circa il 50 per cento: 5.740 (sempre nel 2017), con 12.000 accessi e circa 14.000 prestazioni. Altri 5.500 pazienti, con 9.034 accessi e 9.632 prestazioni afferiscono invece all’area epatologica ed endocrinologica.

Le prestazioni fornite sono: Visite diabetologiche (controlli, prime visite, visite podologiche, gravidanza a rischio), screening e trattamento del piede diabetico (per l’intero ambito provinciale), Dietologia, Educazione terapeutica, visite endocrinologiche, visite post chirurgiche, ecografia tiroide ed ago aspirati (circa 450 all’anno), visite epatologiche, gestione percorso trapianto di fegato, ambulatorio Epatocarcinoma, attività eco interventistica (biopsie epatiche alcolizzazioni, trattamento con radiofrequenze) ecografia, Fibroscan, Ecografia con contrasto.

L’accesso ai letti è legato essenzialmente al trattamento e prevenzione delle complicanze della cirrosi epatica (infusione di albumina, paracentesi), alla diagnostica invasiva (biopsie epatiche) ai trattamenti percutanei di alcolizzazione di tumori del fegato, all’esecuzione di test dinamici endocrinologici, al trattamento in acuto di chetoacidosi diabetiche per evitare il ricovero.

In questa area si concentrano le attività diabetologiche legate al diabete in gravidanza e le alte tecnologie del diabete, la dietetica avanzata (counting dei carboidrati) il piede diabetico.

Sono inoltre disponibili una sala riunioni per momenti educativi ed aggiornamenti di gruppo e uno sportello della farmacia interna per il ritiro di farmaci e dispositivi per diabetici.

La Gastroenterologia ha un posto letto di D.H., che utilizza in gran parte per il trattamento infusionale con farmaci biologici di pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali. In questo momento i pazienti attivamente trattati sono 51. Presso il nuovo Day Hospital sarà trasferito anche l'ambulatorio dedicato delle malattie infiammatorie croniche intestinali, presso cui sono seguiti 950 pazienti di cui il 40 per cento affetti da morbo di Crohn e il 60 per cento da Rettocolite Ulcerosa.

Nel 2017 sono state eseguite oltre 1.000 visite di controllo  e 90 prime prime visite.

Dopo l’introduzione del dottor Giannei, l’assessore Sadegolvaad ha evidenziato come “sia stata fatta tanta strada da quando l’ospedale è stato fondato, ormai tanti anni fa. E’ profondamente migliorato e si è innovato, grazie a spazi sempre più accoglienti e alle capacità e abnegazione di medici e operatori. E’ importante evidenziare quanto l’Azienda sanitaria e la Regione impegnino risorse per un’offerta sanitaria sul territorio sempre più adeguata e all’avanguardia”.

Il dottor Busetti ha aggiunto che “queste opere hanno un valore aggiunto intrinseco, al quale si aggiunge il fatto di essere solo un primo tassello di una serie di interventi che miglioreranno ulteriormente l’offerta sanitaria riminese”.

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L’Associazione “Rimini Solidale Onlus” torna a donare all’Ospedale di Rimini. Rivolgendosi ai pazienti più piccoli e delicati, i neonati prematuri. La Onlus - che da ormai dieci anni è impegnata in favore delle strutture sanitarie riminesi ha infatti donato un ecografo con sonda lineare per posizionamento eco guidato dei cateteri venosi centrali in Terapia Intensiva Neonatale, che è stato inaugurato alla presenza del presidente della “Rimini Solidale” Maurizio Focchi, della vicepresidente Micaela Dionigi, del direttore medico dei Presidi Ospedalieri riminesi Romeo Giannei, della dottoressa Gina Ancora (direttore della TIN dell’Ospedale di Rimini) e della dottoressa Paola Lombardini (direttore settore Acquisti dell’Ausl Romagna).

Approfondimento clinico

Come spiegato dalla dottoressa Ancora, la cannulazione di vene/arterie è fondamentale nella cura del paziente in TIN per la somministrazione di liquidi e farmaci e per scopi di monitoraggio. La pratica di usare l'anatomia di superficie e la palpazione per identificare la posa di vie venose/arteriose si basa sulla posizione presunta del vaso e l’inserimento alla cieca dell'ago fino a quando del sangue non viene aspirato.

Sebbene l'inserimento di cateteri vascolari sia una manovra frequentemente eseguita in terapia intensiva, e sia parte integrante della formazione e della pratica medica dell'intensivista, essa si associa spesso a complicanze ed il tasso di successo va dal 60 al 95 per cento. Una stima del 2003 ha citato l'inserimento di circa 5 milioni di cateteri venosi centrali (nella vena giugulare interna, sottoclaveare e femorale venosa) ogni anno negli Stati Uniti, con un tasso di complicanze meccaniche fra il 5 ed il 19 per cento. Tali complicazioni possono verificarsi più spesso con operatori meno esperti, con anatomie difficili del paziente, situazioni procedurali rapide (in emergenza) e la presenza di comorbidità (coagulopatia, enfisema polmonare, ecc...). Riguardo i cateteri venosi centrali, le complicanze meccaniche includono la puntura arteriosa accidentale, la formazione di un ematoma, di un emotorace, di pneumotorace, di fistole artero-venose, di embolia gassosa venosa, di lesioni nervose, di lesioni del dotto toracico sul lato sinistro, di dissezione endoluminale e la puntura dell’aorta. L'incidenza di complicanze meccaniche aumenta di sei volte quando più di tre tentativi vengono fatti dallo stesso operatore.

L’uso dell’ecografia per la visualizzazione della vena da pungere, che si trova in profondità e che quindi non è visibile superficialmente, migliora notevolmente il tasso di successo nel posizionare un catetere venoso centrale e riduce il tasso di complicanza quali infezioni e trombosi. Ad oggi le linee guida internazionali parlano di posizionare tutti gli accessi venosi tramite ecografia. La venipuntura guidata da ultrasuoni sta rapidamente diventando la tecnica standard per raggiungere una linea centrale in neonati e bambini. L'ecografia offre la possibilità di scegliere l'accesso venoso più appropriato e più sicuro, oltre a eseguire una procedura sicura al 100 per cento.

Approfondimento tecnico

L’ecografo donato dalla Rimini Solidale Onlus, del valore commerciale di circa 23mila euro, è un apparecchio portatile modello Sonosite M-Turbo completo di carrello ergonomico, con garanzia di durata di cinque anni. La dotazione di sonda lineare consente di operare con maggior sicurezza per l’applicazione dei cateteri venosi centrali, specialmente in pazienti di picole dimensioni come sono i neonati, specie se pretermine

La “Rimini Solidale Onlus” e l’Ospedale “Infermi” di Rimini

Nell’ormai lontana giornata del 9 giugno 2008, quasi dieci anni fa esatti, si svolse l'inaugurazione della Tomografia Computerizzata a 64 strati, meglio nota come Tac Multistrati. Si trattava della prima donazione dell'associazione, nata nel 2007 ad opera di un gruppo di importanti e lungimiranti imprenditori riminesi, proprio con lo scopo di sostenere la sanità del territorio riminese. Si trattava anche della prima apparecchiatura di quel tipo, rivoluzionario, introdotta nell'Azienda USL.

In quella circostanza il presidente della “Rimini Solidale Onlus”, dottor Maurizio Focchi, disse che “il rapporto tra la nostra associazione e l’A.Usl non si conclude qui”. Parole profetiche. Negli anni successivi l'associazione ha donato:

Anno 2008 e successi –  Apparecchiature di supporto alla Tac multistrato

Anno 2011 - Mammografo mobile

Anno 2013 – Laser confocale per la Dermatologia

Anno 2015 - Sistema per biopsia mammaria per la Senologia

Anno 2017 – Sistema formativo con simulazione attiva per mamma bambino per la TIN.

Quindi la donazione di oggi.

Il dottor Giannei ha sottolineato con grande forza la stretta collaborazione tra società civile e sanità riminese, “che negli anni ha consentito di qualificare notevolmente la nostra offerta sanitaria”. Il presidente della Rimini Solidale Focchi ha aggiunto che “siamo un gruppo di persone che ama la sua sanità e che ha deciso, nel corso degli anni, di dare il proprio contributo. Stiamo continuando a farlo, e ne siamo felici, poiché vediamo che gli apparecchi che utilizziamo si inseriscono in una realtà sanitaria di alta livello e nella quale possono essere utilizzati, e sono utilizzati, al meglio”.

ZOOM SULL’ATTIVITA’ DELLA TIN

L'Unità Operativa “Neonatologia – Terapia Intensiva Neonatale” (TIN) fornisce assistenza a circa 3.500 nati di cui circa 50 all’anno con un peso al di sotto del chilo e mezzo, che restano in ospedale per un periodo di 2-3 mesi. Non tutte le famiglie sono riminesi: talune scelgono la struttura dell'”Infermi” pur provenendo da altri territori.

I neonati in Tin possono contare su un rapporto ottimale paziente/infermiere (1 infermiere ogni 2 neonati critici, secondo quanto riportato dagli standard regionali). E’ disponibile la strumentazione all’avanguardia per il trattamento di patologie rare tra cui l’ipertensione polmonare che richiede terapia con ossido di azoto o la encefalopatia ipossico-ischemica che richiede trattamento con ipotermia cerebrale. E' disponibile una termoculla compatibile con l’apparecchiatura di risonanza magnetica e che è in grado quindi di eseguire la risonanza magnetica cerebrale anche a neonati in fase critica assistiti da un respiratore meccanico.

La continuità dell’assistenza feto-neonatale è garantita dalla integrazione tra l’equipe ostetrica e quella neonatale: sono strutturati incontri a cadenza fissa tra il personale per il passaggio delle informazioni dall’ostetrico al neonatologo e per il ritorno delle informazioni sul neonato al medico ostetrico. E’ inoltre a disposizione dell’utenza l’ambulatorio specialistico di dismorfologia, infettivologia, follow-up neurologico e l’ambulatorio per l’ecografia cerebrale, cardiaca, delle anche e renale.

L'Unità Operativa riminese è una delle poche ad avere un medico e un’infermiera certificati NIDCAP: una forma di assistenza al neonato ed ai suoi genitori che individualizza le cure in base all’ascolto e alla rilevazione di bisogni del paziente e della sua famiglia. E’ stato dimostrato in letteratura che questo approccio è in grado di incidere positivamente sullo sviluppo a distanza del neonato anche molto pretermine.

Dal punto di vista della umanizzazione delle cure, la TIN è uno dei pochi reparti aperto alle famiglie 24 ore su 24, avvalendosi della collaborazione di una psicologa che può seguirle dalla  degenza in Ostetricia a quella in TIN.

A margine dell’inaugurazione la dottoressa Ancora ha colto l’occasione per ribadire, anche a nome delle società scientifiche dei neonatologi, l’importanza del parto in sicurezza e in punti nascita che hanno tutte le caratteristiche per essere sicuri. Proprio due giorni fa si è tra l’altro tenuta a Bologna una conferenza stampa su questo tema in cui sono state illustrate le "5 proposte per migliorare la sicurezza di madre e neonato" rispetto ai punti nascita, peraltro già oggetto di una conferenza stampa due giorni fa a Bologna. "In Emilia Romagna - recita il relativo manifesto - i dati sull'assistenza materna e neonatale sono buoni ma si può fare di più".

Ecco le 5 proposte: "Attenta valutazione delle gravidanze": quelle a basso rischio è appropriato vengano assistite dalle ostetriche, quelle a rischio devono essere seguite anche da medico specialista.

In secondo luogo "Assistenza alla gravidanza e al puerperio il più possibile vicine alla residenza", comprendendo anche l'assistenza domiciliare.

Terza proposta: "Tutti i parti devono essere assistiti presso le strutture in cui nascano almeno mille bambini ogni anno": quando il parto diventa complicato in maniera imprevista solo la presenza di un gruppo di professionisti con buona esperienza e abituati all'emergenza garantisce a mamma e bambino la miglior assistenza possibile.

Quarto: "Nelle gravidanze a rischio il parto deve svoglersi in strutture di secondo livello, in cui è presente una terapia intensiva neonatale".

Infine, quinta ed ultima proposta, "Per garantire il benessere della donna e del nascituro" l'assistenza deve essere attenta alle esigenze e alle tradizioni delle singole coppie mamma-bambino, gli ambienti devono essere confortevoli e permettere la permanenza di una persona scelta dalla donna, deve essere inoltre garantito il contatto pelle-pelle tra mamma e bimbo nelle prime due ore dopo il parto anche per avviare un buon allattamento al seno.


                                               

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Il Servizio di Diabetologia di Rimini dell’Ausl Romagna, situato nell’ambito dell’Unità Operativa di Medicina Interna II diretta dal dottor Giorgio Ballardini, presso l’Ospedale di Rimini, cambia sede.

Si informa dunque l’utenza, ed in particolare i pazienti e i loro famigliari e accompagnatori, che da lunedì prossimo, 18 maggio, il servizio sarà collocato presso l’area ospedaliera “Monoblocco”, Scala C, al quinto piano.

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Si è svolta oggi pomeriggio, all’Ospedale "Infermi" di Rimini, una sobria cerimonia di donazione di una innovativa termoculla al reparto di “Terapia Intensiva Neonatale / Neonatologia” da parte della famiglia Caldari, in memoria della piccola Teresa.

Si tratta di una termoculla ibrida che consente lo spostamento dei piccoli pazienti in condizioni di maggior sicurezza e confort.

Come spiegato dalla dottoressa Gina Ancora, direttore del reparto, "i neonati che escono prematuramente dall’utero materno hanno esigenza, per sopravvivere, di ritrovare nell’ambiente esterno simili condizioni protettive, quali calore, umidità, isolamento dai rumori e da luce eccessiva. Tutte queste condizioni sono garantite dalle termoculle. Spesso in terapia intensiva neonatale è però necessario spostare il neonato dall’ambiente protettivo della termoculla ad un lettino aperto, definito lettino chirurgico, per eseguire manovre intensive quali posizionamento di vie venose centrali, esecuzione di piccoli e grandi interventi chirurgici, prelievi sanguigni. Lo spostamento, in un neonato fragile, può causare instabiltà e peggioramento clinico. Altri spostamenti a cui i piccoli neonati sono sottoposti sono quelli dalla sala parto alla terapia intensiva neonatale o dalla terapia intensiva neonatale alla sala operatoria, in caso di necessità di intervento chirurgico.

Il  trasporto  intraospedaliero dei neonati dalla sala parto alla terapia intensiva neonatale, e da questa alle sale operatorie, può richiedere fino a sei ”spostamenti” tra isola neonatale adiacente al luogo della nascita, termoculla da trasporto, termoculla di reparto e  lettino operatorio.  In neonati instabili,  per patologia di base, peso o  prematurità, tutto ciò comporta un aumentato rischio legato a possibili inconvenienti durante il trasporto quali ad esempio estubazione accidentale, rimozione accidentale di accessi venosi vascolari, rischio di raffreddamento.

La soluzione tecnologica a tutto questo è la termoculla ibrida. Il modello donato dalla famiglia Caldari, la Dual-incu-i, essendo dotata di elevate prestazioni tecnologiche, può fungere da lettino rianimatorio in sala parto (attraverso un comando che innalza elettronicamente la campana superiore), per trasformarsi poi in incubatrice da trasporto durante il “viaggio” verso la terapia intensiva neonatale, ed infine in termoculla vera e propria o in lettino chirurgico in reparto, permettendo di eseguire interventi chirurgici al letto del piccolo paziente, senza muoverlo dalla sua postazione. Tutto questo a vantaggio dell’equilibrio e della promozione della salute neurologica dei bambini".

Nell'occasione la mamma di Teresa, la signora Giorgia Palazzo, ha detto poche ma significative parole: "Oggi sarebbe stato il compleanno di Teresa e non poteva che essere oggi la prima giornata di ‘vita’ di questa magnifica apparecchiatura. Grazie alla straordinaria generosità di tantissime persone abbiamo visto crescere questo progetto nei mesi; grazie alla disponibilità del fornitore Burke&Burke ed in particolare alla sensibilità di Darica Simoncelli che li rappresenta, siamo riusciti a realizzarlo in tempi rapidi e questo, oggi, proprio oggi, ci riempie il cuore. Il vuoto che ha lasciato Teresa non è colmabile ma sapere che il suo nome e la sua energia in qualche modo contribuiranno ad evitare a tante famiglie il nostro stesso dolore, ci aiuta a trovare un senso, concreto, a questa tragedia. Insegniamo ai nostri figli a non coltivare la rabbia ma a trasformarla in qualcosa di positivo, ad usarla per cambiare ciò che è in nostro potere cambiare. Continueremo a lavorare insieme a “La Prima Coccola Onlus” affinché da questo fantastico reparto escano sempre visi sorridenti e piccoli guerrieri sani, oltre a portare avanti altri progetti in nome di nostra figlia, nei mesi a venire.

Ringraziamo BCC di Gradara e Croce Rossa per aver aperto la prima sottoscrizione a tempo record e ringrazio, di cuore la dottoressa Gina Ancora ed il suo staff per non arrendersi mai. Ora Teresa farà ciò che la sua vita incompiuta non le ha permesso di fare, si prenderà cura dei bambini ‘piccoli piccoli’ che amava così tanto”.

 

Un sentito, autentico e particolare ringraziamento alla famiglia Caldari, e per loro tramite a tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta di fondi per la donazione, è stato espresso dalla Direzione Ospedaliera e dalla Direzione Generale, tramite il dottor Romeo Giannei (direttore medico dei presidi ospedalieri del Riminese) e della dottoressa Paola Lombardini (direttore del settore Acquisizione Beni e Servizi dell'Ausl Romagna), dopo i saluti delle Autorità Locali, il viceprefetto e il vicesindaco di Rimini Gloria Lisi, che hanno voluto rimarcare il valore del gesto e l'alto livello della Tin/Neonatologia di Rimini.

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A seguito di procedura concorsuale il dottor Alessandro Franco è stato nominato direttore dell’Unità operativa di “Geriatria” del Presidio Ospedaliero di Rimini – Santarcangelo - Novafeltria dell’Ausl Romagna a seguito del pensionamento del dottor Silvio Costantini. Il professionista è in servizio da inizio anno.

Cinquantaquattro anni, nato a Roma e residente a Bologna da 26 anni, il dottor Franco è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1989, il professionista ha conseguito la specializzazione in Gerontologia e Geriatria nel 1995, presso l’università degli studi di Modena. E’ stato ufficiale medico di complemento presso il battaglione Alpini Edolo di Merano; ha svolto la professione di Dirigente Medico presso la U.O. di Geriatria dell’Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia dal 1996 al 2002 svolgendo in particolare attività specialistica ambulatoriale di prevenzione e trattamento dell’osteoporosi e di valutazione multidimensionale geriatrica. Dal 2002, fino alla sua nomina a Rimini, ha successivamente svolto attività di Dirigente Medico di Medicina Interna presso la Asl RM5, ospedale “Parodi Delfino” di Colleferro, ricoprendo, in particolare, le responsabilità di dirigente vicario della struttura complessa di Medicina Interna e dell’ambulatorio per la prevenzione ed il trattamento delle malattie tromboemboliche.

Il dottor Franco ha svolto attività didattica universitaria presso la Scuola Infermieri Professionali di Modena. E’ stato autore e coautore di numerose pubblicazioni scientifiche, poster e relazioni presentate in importanti congressi, aggiudicandosi anche numerosi riconoscimenti nazionali. Ha partecipato alla realizzazione di studi nazionali multicentrici nel campo dell’ictus, della fibrillazione atriale, del diabete e delle malattie infettive.

Nel triennio 2011-2013 ha conseguito il Master di II Livello in “Clinical Governance” in Medicina Interna”. Scuola di Economia e Management. Università LIUC – FADOI. E’ da oltre 20 anni socio della Società di Geriatria e Gerontologia Ospedale-Territorio (SIGOT) e della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI). Nell’ambito di quest’ultima riveste dal 2014 ad oggi l’incarico di consigliere regionale.

Nel presentarsi, affiancato dal direttore medico del presidio dottor Romeo Giannei, il professionista ha evidenziato come alla realtà ospedaliera della Geriatria si affianchi tutto il sistema delle cure territoriali, a sostegno del paziente geriatrico. “Si tratta – ha detto – di un paziente con varie patologie e contraddistinto da fragilità, per cui va preso in carico a tutto tondo, con un approccio a 360 gradi. Solitamente questi pazienti arrivano in ospedale per un fatto acuto, per la riacutizzazione di fatti cronici. Oltre a curarli è importante seguire il loro iter assistenziale anche dopo la dimissione dall’ospedale, sia esso caratterizzato da un collocamento, o rientro, in struttura di residenza, o in lungodegenza, o presso il loro domicilio, magari con assistenza domiciliare. Molto importante in questo approccio è anche il ruolo dei medici di medicina generale. E un’attenzione dovrà essere sempre più dedicata anche ai famigliari e ai caregiver”. Un approccio che contempla, ha osservato il professionista, un alto livello di collaborazione tra i professionisti ospedalieri delle varie discipline, e tra questi ed i professionisti sanitari del territorio. “E da questo punto di vista – ha aggiunto il dottor Franco – qui a Rimini ho trovato una realtà molto avanzata e sviluppata. Si lavora bene”.

Presso l’Ospedale “Infermi” l’unità operativa di geriatria dispèone di 40 posti letto di degenza (20 per uomini e 20 per donne). Il reparto comprende 9 medici e 25 infermieri professionali (compresi primario e caposala) nonchè 14 operatori socio sanitari (oss). Nel corso del 2017 sono stati effettuati oltre 1.400 ricoveri con degenza media di 11 giorni, che rappresenta un indicatore allineato alle migliori realtà cliniche. L’età media dei ricoverati si attesta tra gli 84 e gli 85 anni, con una lieve prevalenza delle donne rispetto agli uomini.

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Il sobrio momento inaugurativo che si è svolto questa mattina è relativo ai lavori effettuati nel reparto di “Medicina e Lungodegenza” dell’Ospedale “Sacra Famiglia” di Novafeltria.

Il reparto, che conta 28 posti letto medicina interna e 13 posti letto di lungodegenza suddivisi in stanze da uno, due o tre posti letto, cui si aggiungono, come da accreditamento, i seguenti locali di servizio:

1 guardiola

1 studio medico

1 studio cordinatrice

1 saletta occupazionale

1 cucinetta

6 magazzini

2 ambulatori.

I lavori, seguiti dall’Unità Operativa “Attività Tecniche” di Rimini dell’Ausl Romagna, diretta dall’architetto Enrico Sabatini, che sono terminati (le stanze sono giù in uso) consistono, oltre che nel completo rifacimento delle finiture dei locali e dei servizi igienici, adeguati alle esigenze dei portatori di handicap, anche di interventi di messa a norma ai fini dell’antincendio, completa innovazione dell’impiantistica di sicurezza, dell’impianto elettrico, competa innovazione dei testaletto e dei sistemi di erogazione dei gas medicali, e un nuovo impianto di attivazione infermieristica, al fine di innalzare sempre di più il livello di sicurezza e confort per i pazienti ricoverati, specialmente in condizioni più critiche e per i loro famigliari.

La superficie utile interessata dall'intervento di ristrutturazione è pari a 700 metri quadrati. Il costo complessivo è pari a 350mila euro, finanziati con fondi propri dell'Ausl Romagna.

Sempre in ottica strutturale il direttore medico del presidio ospedaliero di Rimini – Santarcangelo – Novafeltria, dottor Romeo Giannei, dopo aver osservato che “noi siamo abituati ad aprire i cantieri, e poi anche a chiuderli”, ha assicurato che sono allo studio progetti per dare una sistemazione ancora più adeguata e strutturale al Punto di Primo Intervento e per ristrutturare e adeguare la Chirurgia, “argomenti sui quali ci confronteremo ad ampio raggio”.

Approccio centrato sulla condivisione molto apprezzato dall'amministrazione comunale per i suggerimenti emersi nell’ambito del percorso che si è aperto sull’ospedale di Novafeltria, e colti dalla Direzione Aziendale. Un percorso che secondo l'amminsitrazione comunale deve continuare per rendere la struttura sempre più adeguata alle esigenze della comunità dell'alta Valmarecchia.

Per quanto attiene ai dati d’attività del reparto, sono stati illustrati dal direttore dottor Lorenzo Marani, che ha colto l’occasione per ringraziare ed elogiare “tutti gli operatori che vi operano”. Nei primi 11 mesi del 2017 i ricoverati sono stati 797 (e più precisamente 678 in Medicina e 119 in Lungodegenza) per complessive 11.489 giornate di degenza, dato stabile rispetto al 2016. Gli indicatori di degenza media e di peso del drg sono a loro volta in linea con quelli della rete ospedaliera dell’Ausl Romagna. Le principali patologie seguite sono di natura cardilogica, respiratoria, gastroenterica cui si affiancano i percorsi di riabilitazione.

Presso l’unità operativa lavorano, oltre al primario 5 medici, 15 infermieri più una coordinatrice, 10 operatori socio sanitari (oss).

Sono seguiti il tradizionale taglio del nastro e benedizione da parte del cappellano ospeadliero.
                                                   

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Dopo il murales dipinto nei mesi scorsi, l’associazione “Qualcosa di Grande per i Piccoli”, di Cesena, è tornata all’Ospedale “Infermi” di Rimini per consegnare doni e regali ai piccoli ricoverati.

Nei giorni scorsi l’associazione ha infatti portato tanti giocattoli e doni nei reparti di Pediatria, compresa l’Oncoematologia pediatrica, e di Chirurgia pediatrica.

Ognuno dei piccoli pazienti che erano ricoverati hanno ricevuto un dono, e altri giocattoli sono “avanzati” e saranno tenuti per bimbi che dovranno frequentare i servizi ospedalieri in futuro.

Ma i piccini e ragazzini presenti hanno potuto godersi anche un momento di svago. Come si vede, infatti, dalle foto allegate, i membri dell’associazione cesenate hanno anche organizzato un vero e proprio “spettacolo in corsia”. Pur ponendo la massima attenzione a non interferire con l’attività clinica, hanno infatti suonato e ballato con bimbi e mamme, abbigliati da clown o mascherati in altro  modo all’insegna del buon umore.

L’associazione cesenate non è nuova a questo tipo di intervento all’ospedale di Rimini, tanto che nei mesi scorsi ha realizzato un murales per abbellire e rallegrare i muri del reparto.

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