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La chirurgia laparoscopica è la tecnica più efficace per il trattamento del laparocele: garantisce ai pazienti un minor tasso di recidive e complicanze post-operatorie, una ripresa post-operatorio più rapida e meno dolorosa, un ritorno alla quotidianità senza limitazioni e l’assenza di cicatrici antiestetiche, poiché il trattamento è mininvasivo.

Lo evidenzia un importante studio clinico – il primo a livello europeo per casistica e follow-up – nel quale l’Unità operativa di Chirurgia generale del Presidio Ospedaliero di Rimini – Santarcangelo – Novafeltria dell’Ausl Romagna, diretta dal dottor  Gianluca Garulli, ha partecipato dando un contributo di rilievo.

Lo studio, recentemente presentato  al congresso “Chirurgia Laparoscopica della parete addominale... Forse c’è qualcosa di nuovo” svoltosi al Policlinico San Marco di Zingonia-Osio Sotto di Bergamo,  ha esaminato oltre 1.700 pazienti ed è stato condotto da un team di esperti: oltre al dottor Garulli anche il dott. Stefano Olmi, responsabile dell’U.O. di Chirurgia generale e oncologica, Centro di Chirurgia della parete addominale, Centro di Chirurgia Laparoscopica del Policlinico San Marco; il dott. Paolo Millo, responsabile della Struttura Semplice di Chirurgia bariatrica, metabolica e laparoscopia avanzata – Ausl Valle d’Aosta; la dott.ssa Micaela Piccoli, direttrice della Struttura Complessa di Chirurgia generale, d’urgenza e nuove tecnologie dell’Ospedale Civile di Baggiovara.

Il laparocele è un'ernia che può formarsi sul tessuto cicatriziale, a seguito di un intervento di chirurgia addominale. È una patologia legata alla lassità dei muscoli della parete addominale che interessa un’ampia percentuale della popolazione, pertanto la possibilità di offrire ai pazienti trattamenti innovativi, efficaci e mininvasivi ha sempre animato la discussione scientifica.

Dei 1.700 pazienti che hanno preso parte allo studio, oltre 300 erano in carico alla chirurgia riminese.

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Importanti novità nel campo della terapia dei tumori al polmone: Sono stati recentemente pubblicati sulle più prestigiose riviste mondiali i risultati di due studi clinici internazionali che hanno coinvolto il dipartimento Oncoematologico dell’Ausl Romagna, diretto dal dottor Federico Cappuzzo, tra gli autori di entrambe i lavori.

Il primo studio, presentato al congresso Americano di Oncologia di Chicago e pubblicato sul New England Journal of Medicine e rivolto a pazienti affetti da carcinoma polmonare in fase avanzata, ha dimostrato come l’aggiunta di un nuovo immunoterapico, l’atezolizumab, alla chemioterapia tradizionale aumenta in modo significativo la durata di vita dei pazienti rallentando l’evoluzione della malattia. “Si tratta di uno studio - commenta il dottor Federico Cappuzzo - che conferma come oggi l’immunoterapia sia il nuovo trattamento di riferimento per i pazienti con tumore al polmone, sia come agente singolo in pazienti selezionati, sia in associazione alla chemioterapia”.

Il secondo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, era rivolto a pazienti affetti da tumore al polmone che presentavano una particolare anomalia genetica, il riarrangiamento del gene ALK, evento che si verifica in circa il 5 per cento dei pazienti. Lo studio ha analizzato l’effetto sulla sopravvivenza del crizotinib, il primo farmaco approvato in Italia per il trattamento del tumore polmonare ALK positivo, ed ha dimostrato come questo farmaco ha modificato positivamente la storia naturale della malattia, allungando significativamente la durata di vita. “Lo studio - commenta il priamario - fa comprendere quanto sia importante testare i nostri pazienti per la presenza del riarrangiamento di ALK e quanto sia importante assicurare le più moderne terapie a questi pazienti in quanto non solo vi è un effetto positivo sulla sopravvivenza ma anche sulla qualità di vita. I farmaci anti-ALK sono farmaci orali con una tossicità molto modesta, nettamente minore rispetto ai classici chemioterapici. Siamo orgogliosi di questa doppia pubblicazione – conclude il dottor Cappuzzo – che testimonia l’alto livello espresso dal nostro dipartimento, non solo nel prendersi quotidianamente cura dei pazienti, ma anche nel fare ricerca e sperimentazione”.

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Martedì, 20 Febbraio 2018 14:30

"Premio Ricerca e Innovazione" Ausl Romagna

L’Azienda USL della Romagna ha organizzato la prima edizione del “Premio Ricerca e Innovazione“ mirato a valorizzare la produzione spontanea, da parte di professionisti e articolazioni aziendali, di pubblicazioni e di progetti di ricerca volti al continuo miglioramento delle performance aziendali, in ambito clinico, organizzativo e dei servizi. A seguito del bando interno sono stati presentati complessivamente 75 progetti e 135 pubblicazioni, che una giuria interna ha valutato, individuando 6 vincitori (3 progetti di ricerca e 3 pubblicazioni scientifiche), cui si aggiungono 2 Menzioni Speciali da parte del Direttore Sanitario ad altrettanti progetti che si sono particolarmente distinti per la rilevanza a livello assistenziale.

Tra i 75 progetti quelli premiati (1 per l’area clinica, 1 per l’area organizzativa e 1 per l’area dei servizi) sono i seguenti.

Per la ricerca clinica è stato premiato il dottor Giuseppe Maimone con il progetto dal titolo: “Approccio multidisciplinare per la Chirurgia da sveglio (Awake Surgery) di lesioni espansive di basso grado in aree cerebrali eloquenti”. Lo studio riguarda un approccio metodologico nuovo e integrato nel trattamento dei tumori cerebrali ad alto rischio di lesioni funzionali; questi tumori, colpiscono principalmente persone tra i 40-45 anni, con gravi ripercussioni nell’ambito sociale e lavorativo.

Il dottor Andrea Fabbri ha ricevuto il premio per il progetto di ricerca organizzativa dal titolo “Strumenti di codifica online ICD9_CM per le diagnosi cliniche”. Il progetto di ricerca si propone di realizzare il prototipo di un servizio centralizzato per la codifica delle diagnosi di malattia e delle procedure mediche secondo lo standard internazionale, al fine di garantire una codifica appropriata, uniforme, sicura ed immediata.

La dottoressa Francesca Del Bianco è stata premiata per il progetto di ricerca sui servizi dal titolo: “Sorveglianza epidemiologica di enterobatteri produttori di carbapenemasi (Cpe) tramite analisi Whole Genome Sequencing (SWG)”. Il progetto affronta il fenomeno della resistenza agli antibiotici, in aumento negli ultimi anni sia in Europa che in Italia e causa della comparsa e diffusione di ceppi batterici multi-resistenti. La tecnica presentata nel progetto di ricerca consente di tracciare in modo univoco la diffusione dei batteri all’interno dei reparti ospedalieri poiché permette di stabilire l’identità dei diversi ceppi batterici, grazie all’analisi comparativa del genoma batterico completo.

Tra le 135 pubblicazioni presentate le 3 premiate (anche in questo 1 per l’area clinica, 1 per l’area organizzativa ed 1 per l’area dei servizi) sono le seguenti.

La dottoressa Sara Tomassetti è stata premiata per l’area clinica con la pubblicazione scientifica comparsa sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine dal titolo “Bronchoscopic lung cryobiopsy increases diagnostic confidence in the multidisciplinary diagnosis of idiopathic pulmonary fibrosis”. La pubblicazione descrive l’utilizzo della criobiopsia polmonare, metodica che ha un significativo impatto sulla precisione diagnostica nelle malattie polmonari.

La dottoressa Elisa Fabbri all’interno dell’area organizzativa è stata premiata con il lavoro pubblicato sulla rivista Annals of Translational Medicine dal titolo “Case management: an up-to-date review of literature and a proposal of a county utilization”. La pubblicazione tratta i modelli organizzativi in ambito sanitario, in una prospettiva di governance clinica. In particolare emerge il ruolo del case manager con le sue competenze cliniche e manageriali quale figura chiave per garantire la qualità, intesa come efficienza, efficacia, sicurezza, appropriatezza, partecipazione ed equità.

La dottoressa Anna Pierro per l’area servizi, ha ricevuto il premio per la pubblicazione scientifica comparsa sulla rivista Clinical Microbiology and Infection dal titolo “Three-year retrospective analysis of the incidence of Toxoplasma gondii infection in pregnant women living in the Greater Romagna Area (northeastern Italy)”. La pubblicazione ha valutato l'incidenza delle infezioni da Toxoplasma Gondii in una popolazione di donne in gravidanza residenti in Romagna, sottolineando la necessità di uno screening appropriato e attivo per la toxoplasmosi durante la gestazione.

Le due menzioni speciali del direttore sanitario, per altrettanti progetti di grande attualità e rilevanza aziendale, sono state conferite al dottor Enrico Maria Lotti per il progetto di ricerca sul “Registro Stroke: studio osservazionale prospettico di raccolta dati sistematizzata in pazienti ricoverati per ictus ischemico acuto nei presidi ospedalieri dell’AUSL Romagna”, e al dottor Carlo Biagetti per il progetto di ricerca dal titolo “Progetto pilota di antimicrobial stewardship per l’area medica ospedaliera dell’Ausl della Romagna denominato ‘Antibiotico Perché’”.

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L'obiettivo  è sviluppare filoni di ricerca, già avviati da Ausl Romagna Cultura con l'Università degli Studi di Bologna, nel settore medico e antropologico

 

 

Nell'ambito della convenzione tra Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università di Bologna-Campus di Ravenna e Ausl Romagna Cultura, lunedì 18 dicembre, alle 15:00, presso l'Unità Operativa di Anatomia Patologica dell'Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, il dott. Luca Saragoni incontrerà studenti e docenti della Scuola di Specializzazione in Medicina Legale dell'Università di Bologna.

L'obiettivo è sviluppare filoni di ricerca, già avviati con l'Università degli Studi di Bologna nel settore medico e antropologico.Saranno presenti all'incontro, per l'Università di Bologna, la prof.ssa Susi Pelotti, docente ordinario di Medicina Legale (Università di Bologna) , la prof.ssa Mirella Bridelli, ricercatore in Fisica Applicata  a Beni Culturali, Ambientali, Biologia e Medicina (Università di Parma),  prof.ssa Donata Luiselli, docente associato di Antropologia del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (Università di Bologna). Coordinerà l'incontro il dott. Mirko Traversari del laboratorio di Antropologia e DNA antico del Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università di Bologna.

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Primo caso trattato in Romagna con scaffold riassorbibile in magnesio a rilascio di farmaco. Pochissimi i centri in Italia ad utilizzarlo.

La Cardiologia Interventistica ha effettuato passi enormi in questi ultimi anni nel trattamento della malattia aterosclerotica coronarica, basti solo pensare all’angioplastica nell’infarto miocardico acuto che ne ha ridotto la mortalità in modo drastico portandola a meno del 10%.

"L’evoluzione tecnologica dei materiali e dei dispositivi medici utilizzati in emodinamica rappresenta un elemento fondamentale per migliorare sempre di più la cura della malattia coronarica", dice il dott.Giancarlo Piovaccari Direttore del Dipartimento Cardiovascolare della AUSL della Romagna, e "l’intervento eseguito giovedi scorso presso il Laboratorio di Emodinamica della UO di Cardiologia di Forlì diretta dal dott. Marcello Galvani, "rappresenta una conferma che l’innovazione in cardiologia interventistica è imprescindibile per poter garantire risultati e trattamenti fino a pochi anni fa impensabili".

L’intervento, il primo in Romagna , è stato effettuato dal dott.Fabio Tarantino responsabile della UOS di Emodinamica provinciale Forlì-Cesena, che ha utilizzato per la prima volta lo stent in polimero di magnesio completamente riassorbibili a rilascio di farmaco. "Questi stent – è il dott.Tarantino a parlare - "uniscono i vantaggi dello stent tradizionale in termini di capacità di riaprire la coronaria ostruita, ristabilendo così il flusso sanguigno interrotto, al riassorbimento completo dopo il rilascio del farmaco che impedisce la formazione di una nuova ostruzione del punto trattato".

"La complessità del caso" dice il dott.Tarantino "era data dal fatto che si trattava di riscostruire un segmento molto esteso di una coronaria principale di un paziente giovane nella quale l’impianto dei tradizionali stent in lega metallica durevole avrebbero potuto compromettere un eventuale successivo intervento di by-pass coronarico". L’intervento ha visto l’impianto di tre stent successivi ed è stato effettuato sotto la guida ecografica intracoronarica per garantire la massima sicurezza dell’intervento: questi dispositivi saranno a brevissimo disponibili in tutti i laboratori di emodinamica della Regione, in quanto aggiudicati dalla recentissima gara regionale degli stent coronarici.

"Entro 12 mesi dall’impianto vengono completamente riassorbiti dalla parete del vaso non lasciando perciò nessun corpo estraneo come per i tradizionali stent medicati in lega metallica e aprono una serie di nuove possibilità di trattamento della patologia coronarica" - conclude il dott. Tarantino - "come tutte le innovazioni in medicina, ed in particolare nelle specialità interventistiche, anche questo dispositivo richiede per noi clinici una corretta e rigorosa selezione in modo da utilizzare questi dispositivi innovativi, ma costosi, nei casi dove si può effettivamente ottenere il massimo vantaggio per quel paziente trattatoLetto in una logica di ottimizzazione ed efficienza delle risorse, si traduce anche per la Cardiologia Interventistica in cure sempre più "personalizzate" per il tipo di patologia ed il paziente trattato."

 

 

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Un altro importante riconoscimento clinico per l’Ausl Romagna. Al congresso nazionale di oncologia medica (Aiom) che si è svolto recentemente a Roma, lo studio Metros ha riscosso molto successo e ha ottenuto il riconoscimento di migliore comunicazione orale del congresso. Metros è un progetto di fase 2 relativo alle terapie per il tumore del polmone, condotto in oltre 20 centri a livello nazionale e coordinato dal dottor Federico Cappuzzo, direttore dell’Unità Operativa di Oncologia di Ravenna dell’Ausl Romagna. Ad illustrare i dati nella comunicazione premiata, la dottoressa Lorenza Landi (nell’allegata foto).

Lo studio  ha dimostrato gli ottimi benefici nell’appropriato utilizzo di un farmaco innovativo. La risonanza di questo studio è stata tale da giustificarne la premiazione come migliore comunicazione orale, un riconoscimento che vede nella collaborazione e nell’innovazione terapeutica due aspetti imprescindibili della ricerca clinica.
Inoltre lo studio Metros rappresenta il punto di partenza per altre importanti sperimentazioni coordinate dal dottor Cappuzzo e condotte su scala nazionale con l‘obiettivo di offrire sempre le terapie migliori ai pazienti affetti da carcinoma polmonare in stadio avanzato.

 

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La rivista ufficiale dell' Universita' di Bologna parla della convenzione tra Ausl Cultura e Dipartimento dei Beni Culturali http://www.magazine.unibo.it/archivio/2017/10/25/la-cura-della-cultura-un-accordo-tra-beni-culturali-e-ausl-romagna

La convenzione tra Università  degli Studi di Bologna (Dipartimento dei Beni Culturali di Ravenna) e Ausl Romagna Cultura per attività culturali e  di ricerca e' stata deliberata due mesi fa

Il Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università di Bologna - sede di Ravenna promuove la ricerca e la formazione superiore sui Beni Culturali.Lo studio e la ricerca sui Beni Culturali rappresenta oggi una imprescindibile occasione di sviluppo. L'ambito dei 'beni culturali' comprende  oggetti, monumenti, opere d’arte, libri, archivi e manufatti d’interesse archeologico e storico ma anche tradizioni, culture, diritti dell’uomo e dell’ambiente. S'impone quindi un approccio multidisciplinare in cui i saperi umanistici e sociali si collegano a quelli tecnico-scientifici allo scopo di interpretare criticamente lo statuto complesso e mutevole di un patrimonio complesso e articolato, una sfida necessaria della contemporaneità. Il Dipartimento di Ravenna è stato pochi mesi fa sede del quarto convegno annuale della International Federation for Public History (IFPH-FIHP) e del PRIMO convegno della AIPH, l’Associazione Italiana di Public History.

Il gruppo Ausl Romagna Cultura, costituito nel febbraio 2016 con delibera del direttore generale, ha come obiettivi la valorizzazione del patrimonio artistico, documentale e archivistico dell’AUSL Romagna, la diffusione della conoscenza delle figure dei grandi medici della Romagna, la realizzazione di iniziative di divulgazione scientifica e culturale dell’AUSL Romagna in collaborazione con enti e associazioni, nonché la promozione di progetti culturali in collaborazione con Università ed altri Enti. È suddiviso in tre aree: Storia della medicina, grandi medici romagnoli e divulgazione scientifica (coordinata dal dottor Stefano De Carolis),Patrimonio storico-artistico-archivistico AUSL della Romagna (coordinato dalla dott.ssa Sonia Muzzarelli) e Comunicazione (coordinato dalla dott.ssa Tiziana Rambelli). Nel suo "primo anno di vita" il gruppo Cultura ha già realizzato numerose iniziative in tutti comuni della Romagna (tra le quali il progetto di comunicazione sul noto anatomopatologo forlivese“G.B Morgagni”) ha organizzato visite guidate, attivato collaborazioni e progetti.

 
 
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Sono state presentate due comunicazioni al congresso della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE) tenutosi a Modena dal 21 al 23 Settembre 2017.

La Dott.ssa Annalisa Curcio (Direttore FF dell’U.O di Chirurgia Senologica di Forlì) ha presentato i dettagli tecnici e i dati relativi alla tecnica innovativa di Mastectomia con risparmio del complesso areola-capezzolo nelle mammelle di grandi dimensioni ideata e pubblicata dal team di Forlì nel 2015 sul Journal American College of Surgeon (Nipple-sparing mastectomy: an alternative technique for large, ptotic breasts. JAmCollSurg.2015 May;).

Il Dott. Francesco Marongiu (Chirurgo Plastico dell’U.O di Chirurgia Senologica di Forlì) ha presentato i dati preliminari riguardo il primo utilizzo in Italia, in tema di chirurgia mammaria, della Matrice Omologa Dermica Acellularizzata (M.O.D.A) derivata da donatore, fornita dalla Banca della Cute di Cesena, che consente la ricostruzione mammaria con protesi in un unico tempo chirurgico contestualmente alla mastectomia. I risultati preliminari sono incoraggianti, riportando un bassissimo tasso di complicanze e confermando la sicurezza della matrice. Questa analisi clinica risulta essere la prima fase di sperimentazione di un Progetto di Ricerca (STUDIO M.O.D.A) ancora in atto eseguito in Collaborazione con l’IRST di Meldola (Dott. Fabio Falcini), lo IOR e la Banca della Cute di Cesena (Dott. Davide Melandri, Dott.ssa Elena Bondioli).

Tale argomento ha suscitato grande interesse al punto da essere stata selezionata tra le 10 migliori comunicazioni del congresso, aggiudicandosi il “Memorial Prize” e la  pubblicazione della comunicazione sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Plastic and Reconstructive Surgery Global Open (PRS).

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Uno dei pionieri della chirurgia robotica oggi all’ospedale di Forlì.

Il professor Bert W. O'Malley, Jr. , Direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria della PENN University di Philadelphia (USA) è intervenuto come relatore all'incontro di aggiornamento organizzato dal Dipartimento Testa- Collo, diretto dal prof.Claudio Vicini e ha ascoltato, con grande attenzione, le esperienze dei tanti giovani fellows e tirocinanti, stranieri e italiani che, durante tutto l’anno, arrivano all’ospedale di Forlì per apprendere le tecniche di chirurgia robotica in questo settore specifico.

 Riconosciuto come uno dei due inventori della tecnica  di Chirurgia transorale robotica è il chirurgo con la maggior casistica al mondo in tale settore (circa duemila interventi). È direttore del programma di ricerca sul cancro della testa e del collo, co-direttore del Centro per il cancro della testa e del collo e co-direttore del Centro per la chirurgia della base cranica della PENN.

“Abbiamo conosciuto il prof. O’Malley – spiega il prof. Claudio Vicini – a seguito di una ricerca su Internet. Nel 2007, dopo la donazione del robot chirurgico Da Vinci all’ospedale da parte della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, stavamo cercando notizie e contributi sulla formazione robotica, quando ci siamo imbattuti nell’anteprima di un volume sulla chirurgia robotica transorale, a cura di Gregory Weinstein e Bert W. O’Malley.”

“A questo punto - prosegue – abbiamo deciso di incontrare il prof.Weinstein e abbiamo concordato un nostro percorso formativo a Philadelphia. Com’è noto, a Forlì ci occupiamo da anni di trattamento delle apnee e così decidemmo di provare ad applicare la robotica a tale settore, ancora inesplorato. Il risultato fu che il team forlivese divenne il primo al mondo ad effettuare un intervento robotico su una sindrome ostruttiva del sonno e che questo lavoro venne descritto in un capitolo del volume di cui avevamo visto l’anteprima e che poi venne pubblicato »

Attività Robotica in Otorinolaringoiatria a Forlì (équipe chirurgica: Prof. Claudio Vicini, Dr. Filippo Montevecchi)

"L’Unità operativa di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Morgagni – Pierantoni di Forlì, diretta dal professor Claudio Vicini, è la prima al mondo ad aver applicato la chirurgia robotica alla cura del paziente con apnee ostruttive in sonno (OSAS), intervenendo sulla base della lingua. Nella chirurgia del distretto testa e collo la robotica rappresenta la tecnologia più sofisticata e moderna. Il suo più grande vantaggio è la possibilità di evitare approcci chirurgici invasivi (trans mandibolari/transcervicali) nelle neoplasie e nelle recidive dell’orofaringe che hanno un elevato tasso di complicanze post-operatorie e cicatrici deturpanti.

Dal 2008 ad oggi sono stati effettuati 503 interventi, di cui:

278 interventi pazienti OSAS

117 interventi in pazienti oncologici

108 altri interventi

Le collaborazioni scientifiche più importanti sono con : l’Università di Filadelfia (USA) (Prof. Weinstein ed O’Malley) per lo studio delle apnee notturne e dei carcinomi orofaringei; l’Universita del Michigan (USA) (Prof. Paul Hoff) per lo studio delle apnee notturne e con la quale è stato pubblicato un libro della Springer; il Florida Hospital Nicholson Center (USA) (Prof. Scott Magnuson).

Dal 2010 ad oggi sono stati pubblicati 25 articoli scientifici citati su PUB MED, 6 capitoli su libri internazionali di chirurgia robotica, altre 40 pubblicazioni inerenti relazioni ufficiali di congressi nazionali ed internazionali.

Lo staff forlivese ha partecipato, come relatore, a 153 congressi nazionali ed internazionali, compreso l’ American Academy of Otolaryngology, fa parte del gruppo di tutor europei per l’insegnamento della chirurgia robotica. Inoltre si è recato presso diverse strutture ospedaliere nazionali ed internazionali per dare avvio al programma di chirurgia robotica (Zurigo, San Paolo, Newcastle, Doha Qatar, Milano San Pio X, Roma San Giovanni, Napoli Monaldi, San Giovanni Rotondo, Singapore, Mumbai, Istambul, Bassano del Grappa, Pescara, Nuoro, Cagliari )Dal 2010 è in atto una collaborazione con l’Hamad Hospital di Doha, Qatar, dove sono stati eseguiti 5 interventi robotici in collaborazione con i medici locali e 2 corsi di chirurgia robotica, i primi in medio-oriente.Sono già oltre 100 i medici, provenienti da 25 nazioni diverse, che sono venuti all’Ospedale di Forlì per apprendere la tecnica robotic dal team degli otorini forlivesi."

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Lunedì 23 ottobre, alle ore 15, presso la sala Pieratelli dell'ospedale di Forlì il professor Bert W. O'Malley, Jr. , Direttore del del Dipartimento di Otorinolaringoiatria della PENN University di Filadelfia (USA) interverrà come relatore all'incontro di aggiornamento organizzato dal Dipartimento Testa- Collo, diretto dal prof.Claudio Vicini.

Il prof. Bert W. O'Malley è  uno dei due inventori della tecnica  di Chirurgia transorale robotica ed è stato maestro  del prof. Claudio Vicini. È direttore del programma di ricerca sul cancro della testa e del collo, co-direttore del Centro per il cancro della testa e del collo e co-direttore del Centro per la chirurgia della base cranica della PENN.

La chirurgia robotica trans orale (TORS) permette al chirurgo di operare attraverso la bocca, evitando di praticare incisioni esterne.
Il sistema da Vinci utilizzato per la procedura può vantare una visione ingrandita in 3D ad alta definizione e degli speciali strumenti che consentono una mobilità perfino maggiore rispetto a quella del polso umano. In conclusione, il robot da Vinci dà al chirurgo la possibilità di operare con una visione, una precisione, una destrezza e un controllo fortemente potenziati a tutto vantaggio di precisione ed efficienza.

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