Lotus Birth, il punto della situazione

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La Lotus birth è una pratica legata al parto; tale pratica prevede che la separazione del neonato dalla placenta avvenga senza recisione del cordone ombelicale, bensì quando il cordone si secca e si distacca spontaneamente dall’ombelico, generalmente tra i 3 e i 10 giorni di vita del bambino. Nel frattempo la placenta viene trasportata con il neonato, conservata in un contenitore ed a volte cosparsa con sale grosso per favorirne l'essiccamento e con qualche goccia di olio profumato per mascherarne il cattivo odore.

Quando il cordone smette di pulsare non vi è più passaggio di sangue tra placenta e neonato, e pertanto il sangue placentare è di fatto inutilizzabile, e la placenta diviene essenzialmente un tessuto morto, possibile terreno di crescita di germi che possono essere trasmessi al neonato.

La pratica è pertanto sconsigliata dalle principali istituzioni scientifiche e dalle associazioni di categoria sia ostetriche sia ginecologiche, in quanto oltre a mancare evidenze scientifiche che ne dimostrino il reale vantaggio per la mamma e per il neonato, non ci sono ancora studi che ne quantifichino il rischio infettivo. Ciò perchè la Lotus Birth è una pratica relativamente recente, richiesta in un esiguo numero di casi, talvolta anche a domicilio, ma soprattutto perché queste scelte “alternative“ spesso rifuggono al confronto scientifico.

A fronte di questa situazione in Regione Emilia Romagna è stato attivato uno studio clinico prospettico randomizzato controllato, approvato dai Comitati Etici dei punti nascita della regione, che ha l’obiettivo di verificare se i nati con Lotus Birth presentino con maggiore frequenza complicazioni infettive (di natura batterica o virale) e, secondariamente, verificare se vi sia maggiore rischio di ittero o differenze nel tipo di allattamento.

La Lotus Birth non viene promossa né incentivata presso il punto nascita di Rimini, ed alle famiglie che richiedano la possibilità di aderire a questa pratica, in assenza di fattori di rischio noti, viene proposto di aderire a tale studio clinico. Vengono comunque accolte e seguite in ospedale anche le famiglie che, dopo comunicazione relativa alla documentata mancanza di benefici ed alla possibilità di rischi, sono assolutamente decise a seguire ugualmente la pratica della Lotus al di fuori dello studio, e questo ai fini di un attento e stretto controllo del neonato, attraverso un adeguato calendario di controlli neonatologici, per identificare precocemente gli eventuali segni clinici di una possibile infezione.

Infine, essendo la placenta un rifiuto speciale che non potrebbe essere portata al di fuori dall'ospedale in quanto che, come tale, va smaltito secondo la normativa vigente (Decreto Legge 152/2006; GSA igiene urbana N.3/2012; DPR 254, luglio 2003), la Direzione Sanitaria richiede uno specifico consenso ed una specifica dichiarazione relativi alla gestione della placenta stessa.

Letto 397 volte Ultima modifica il Lunedì, 12 Agosto 2019 08:21
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