Quando le parole e la gentilezza curano: emozionante lettera del nipote di un paziente ricoverato all'Hospice di Lugo

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Una telefonata partita per sbaglio col proprio nonno ricoverato in Hospice, da cui emerge l'umanità delle cure che gli vengono prestate. E' quanto accaduto al congiunto di un paziente dell'Hospice di Lugo, che ha voluto esprimere un plauso al personale con la seguente lettera aperta.

Rivolgo queste parole più in generale al vostro personale. Sono il nipote di un vostro paziente, A.Z. Stamattina ho ricevuto una telefonata dal cellulare di mio nonno. La cosa mi ha sorpreso molto perché, per età e per carattere, mio nonno è sempre stato abbastanza allergico alla tecnologia. E infatti la telefonata è sicuramente partita per sbaglio: lo avevo chiamato ieri sera, quindi forse il telefono è stato spostato e il dito di qualcuno ha accidentalmente fatto partire una telefonata.

Sta di fatto che quando ho risposto ho capito che era una telefonata involontaria e che il telefono era probabilmente appoggiato da qualche parte vicino al suo letto, permettendomi di sentire che mio nonno stava parlando con quella che ho immaginato fosse un'infermiera. Così, mi sono messo ad "origliare". E' qualcosa che in genere detesto, ma sa com'è: viviamo tempi assurdi, e ho scoperto che il sentire la normalità di un dialogo, specialmente se ti porta la voce un tuo caro che non puoi vedere e che è in una brutta situazione, può regalarti una tentazione irresistibile.

E insomma, vi scrivo per ringraziare quella persona. Non ne ho sentito il nome, ma gli ha fatto alcune iniezioni e gli ha portato la colazione, e mi pare di aver capito che è di Imola. La gentilezza e l'umanità che ha avuto nei confronti di mio nonno mi ha emozionato. Vi dirò cose che certamente sapete già, con cui avete a che fare tutti i giorni: pensare a un proprio caro in una struttura sanitaria, da solo con le proprie paure, senza la possibilità di ricevere visite, è una cosa decisamente brutta. Ci si sente piccoli, impotenti, e ci si chiede come si trovi, come sia trattato e se abbia modo, oltre alle nostre telefonate, di distrarsi un po' dai cattivi pensieri. Sentire una voce gentile che gli chiede come ha dormito, che lo distrae con delle domande che non c'entrano per forza con il suo quadro clinico, sentire il sorriso in una voce, anche da un telefono attivo per sbaglio, è stato bellissimo. Ha in qualche modo ridotto la distanza che sento quando penso a mio nonno, ed è una cosa che mi ha fatto felice (che in tempi come questi non è banale).

Mia madre è infermiera, ascolto da anni racconti della vita in ospedale e ho sempre pensato che anche solo dietro la decisione di fare un mestiere così complesso devono esserci bontà d'animo, coraggio e generosità. Ma so anche che, come succede in tutte le categorie, questa non è comunque una verità assoluta, e non sono qualità da dare per scontate. Sono certo che riceviate molti ringraziamenti e gratificazioni dalle persone che avete in cura e dai loro parenti, ma immagino anche che siate per molti versi esposti alle critiche: la vostra è una posizione difficile, che spesso raccoglie per prima le frustrazioni di chi si trova ad affrontare il passaggio più spaventoso di questa vita. Bhè, quello che sto cercando di fare è dire grazie a quella persona, e a tutti coloro che fanno il vostro mestiere con l'empatia e l'anima che ho sentito nei suoi modi. Siete una delle parti più belle di questo paese, e spero che questa situazione consegni a tutti questa consapevolezza.

Marco

Ultima modifica il Giovedì, 07 Maggio 2020 13:17
a cura della

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