Umanizzazione nel Covid Intensive Care di Rimini: un'opera donata da Eron, pareti con immagini olistiche ed un libro sul periodo dell'emergenza

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L'opera di Eron L'opera di Eron

In molti, il giorno dell’inaugurazione del Covid Intensive Care di Rimini, hanno notato che anche gli aspetti dell’umanizzazione sono stati curati, nella realizzazione degli spazi. Un approccio che da sempre caratterizza l’Ausl Romagna e Rimini. Quindi le pareti sono state decorate con murales che rappresentano il mare, con un approccio olistico al benessere e, soprattutto, c’è un pannello donato dal writer riminese Eron. Inoltre, per non dimenticare il periodo più duro dell’epidemia, è nato un piccolo ed emozionante libro.

Grande la generosità dell’artista italiano Eron: contattato per l’acquisto di un suo recente dipinto, da installare nel nuovo reparto Covid19 dell’ospedale Infermi di Rimini, ha deciso di donarlo in segno di gratitudine per il lavoro che svolgono tutti i giorni gli operatori sanitari ma anche tutti coloro (direzione lavori, ditte, operai…) che nelle settimane scorse hanno lavorato letteralmente giorno e notte per completare il nuovo reparto in tempi record. L’opera, dal titolo “Follow 4620” è dipinta a spray su una tela di circa un metro per due, ed appartiene alla serie di opere con il sole a forma di cuore a cui l’artista sta lavorando da qualche anno.

Da parte della responsabile aziendale del Fundraising Elisabetta Montesi, a nome della Direzione Aziendale un sentito ringraziamento all'artista.

Eron (Rimini 1973), è un artista italiano considerato tra i più dotati e virtuosi interpreti dell’arte figurativa e della pittura contemporanea internazionale (Enciclopedia Italiana Treccani) ed è uno dei più noti esponenti del graffitismo italiano e della street art a cavallo fra XX e XXI  secolo. Le sue opere toccano spesso temi politici e sociali attraverso una ricerca  pittorica che unisce potenza, delicatezza, poesia e armonia visiva. Le sue opere sono state esposte in gallerie e musei di tutto il mondo tra cui: Chelsea Art Museum New York, Biennale di Venezia, Saatchi Gallery Londra, Galleria Patricia Armocida Milano, PAC Padiglione Arte Contemporanea di Milano, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, Horizon One Gallery, Museo d’Arte Moderna di El Cairo Egypt, Civic Centre Ozumba Mbdiwe, Lagos, Nigeria, Palazzo delle Esposizioni, Roma, Museum for Urban Contemporary Art Berlino, Italian Cultural Institute New York, solo per citarne alcuni.

Il percorso di umanizzazione del reparto è stato seguito (così come i relativi lavori peraltro) dall’unità operativa Attività tecniche dell’Ausl Romagna (diretta dall’architetto Enrico Sabatini) e in particolare dall’architetto Andrea Gozzoli e da Roberta Pezzi che ha posto in essere un approccio olistico, curando nei dettagli la scelta delle immagini, l’impostazione grafica fino alla stampa e alla posa.

E sempre nell’ambito percorso di umanizzazione rientra anche il volume “Tu porterai il tuo cuore - Lettere dal fronte Covid 19”, curato dal direttore dell’unità operativa di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Rimini Giuseppe Nardi. Edito da “Antonio Delfino Editore”, il libro raccoglie i messaggi scambiati all’interno di una chat privata tra medici e infermieri, nata come mero strumento di lavoro e pian piano diventata un mezzo per parlare al cuore di chi combatteva, e combatte, una battaglia durissima, destinata a segnare la vita di tutti.

Il primo caso di Rimini emerge il 25 febbraio, ma già il 23 – emerge dall’opera - la vita dei rianimatori riminesi viene sconvolta, quando salta fuori che 4 di loro, che erano stati ad una formazione in Lombardia, avevano avuto un contatto con un paziente covid.

Di lì il tempo ha iniziato a cavalcare impazzito per settimane. Quelle del “Contagio”, raccontate in un capitolo che si intitola proprio così, e declinate in particolare rispetto alle azioni che il reparto, così come tante strutture sanitarie aziendali, hanno messo in atto per farvi fronte: una vera e propria “Resistenza”, titolo di un altro capitolo, il più lungo, nel quale viene raccontato ciò che si è fatto ma anche (soprattutto) le implicazioni umane, per i professionisti, i pazienti, i loro congiunti e conseguentemente, in un circolo che in tutti i modi si è cercato di rendeere virtuoso, sono di nuovo ricadute sui professionisti.

L’ultimo messaggio pubblicato porta la data del 31 marzo: l’emergenza è ancora nel pieno ma c’è un segnale positivo: “I ricoveri cominciano a diminuire”, e quindi ci si può permettere il “lusso” di sperare. E di ringraziarsi, come fa il dottor Nardi coi “suoi”. “Non è finita – scrive – la battaglia contro il Covid sarà ancora lunga, ma quello che avete creato in questi giorni in questo posto è stato per me e spero per tuti voi, indimenticabile. Grazie”. Altre parole non servono.

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