All'ospedale Infermi nuova tac per diagnosi di tumore al seno sempre più rapide e precoci

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Il rapporto dell’Osservatorio Nazionale Screening ha messo in luce uno degli effetti collaterali maggiormente temuti della pandemia di Covid-19: gli slittamenti dei programmi di prevenzione causa Covid si tradurranno in un ritardo di diagnosi per circa 3.300 carcinomi mammari. Un dato certamente allarmante, cui occorre rispondere nella maniera più decisa per giungere precocemente alla scoperta di una neoplasia. Una diagnosi tempestiva significa infatti terapie meno invasive, qualità di vita del paziente che si sottopone alle cure più alta e probabilità di giungere alla guarigione più alte.

Per questo motivo l’Istituto Oncologico Romagnolo ha deciso di scendere in campo al fianco della Breast Unit dell’Ospedale Infermi di Rimini: un reparto che ogni anno diagnostica circa 400 casi di tumore al seno grazie ad un’attività che comprende qualcosa come 40.000 mammografie, 20.000 ecografie, 1.000 biopsie ecoguidate e 700 agoaspirati. È nato così il “Progetto Tackle – Contrastiamo il cancro a Rimini”, una campagna di crowdfunding cui hanno aderito con forza anche altre realtà no-profit del territorio, come Associazione ADOCM Crisalide e l’Associazione Oncologica e del Volontariato dell’Alta Valmarecchia AOVAM, e che puntava all’acquisto di una tecnica di imaging innovativa di recente sviluppo, denominata CESM (Contrast-Enhanced Spectral Mammography), dal costo di 45.000 euro, al cui acquisto lo IOR ha preso parte con un contributo di 30.000 euro.

Il successo della campagna di raccolta fondi è stato celebrato oggi in due momenti distinti: il primo nel corso di una piccola cerimonia di inaugurazione, un taglio del nastro alla presenza dei principali protagonisti che hanno reso possibile la realizzazione del progetto; il secondo nel corso di una diretta, trasmessa contemporaneamente sulla pagina Facebook e sul canale Youtube dell’Istituto Oncologico Romagnolo, a cui hanno preso parte il Direttore IOR Fabrizio Miserocchi; il Direttore di Dipartimento di Oncologia ed Ematologia Clinica e Sperimentale dell’AUSL Romagna, dott. Fabio Falcini; il Responsabile della Breast Unit dell’Ospedale “Infermi” di Rimini, dott. Lorenzo Menghini; e il medico radiologo della medesima unità operativa, dott.ssa Sonia Santicchia.

Il live è servito anche per fare il punto della situazione della lotta contro la patologia che rappresenta la neoplasia più frequente per tutte le donne in qualsiasi fascia d’età. «Con lo IOR abbiamo sviluppato un rapporto di amicizia che va oltre il singolo progetto e che porterà sicuramente a collaborazioni future – ha rivelato la dott.ssa Sonia Santicchia – senza il suo apporto sarebbe stato difficile portare a casa questa innovazione in tempi tanto rapidi. Si tratta di una metodica diagnostica che si sta imponendo sempre di più nel campo della prevenzione del tumore al seno e ha molti punti in comune con la risonanza magnetica: utilizza anch’essa un farmaco come mezzo di contrasto e sfrutta la vascolarizzazione del parenchima mammario per individuare lesioni maligne. Tuttavia, rispetto alla risonanza, offre diversi vantaggi sia per i medici sia soprattutto per le pazienti, in quanto l’esecuzione dell’esame è molto più rapida e più facile da affrontare».

«La nostra attività comprende tutta la provincia di Rimini e si rivolge a tutte le donne dai 25 anni in su, che sono circa 150.000 – ha affermato il dott. Lorenzo Menghini – dopo il lockdown forzato siamo riusciti a recuperare tutti gli screening delle donne rimaste indietro con gli inviti entro il 10 gennaio grazie alla fondamentale attività aggiuntiva dei miei collaboratori. Quindi la prevenzione a Rimini non ha risentito dell’emergenza sanitaria: un risultato non scontato, che ci soddisfa, ma su cui continueremo a lavorare. Da questo punto di vista vorremmo mettere in campo degli interventi ancora più precoci, per diffondere la cultura della lotta contro il cancro anche nelle scuole: ricordiamo infatti che il carcinoma mammario rimane la neoplasia più frequente nelle donne in tutte le fasce d’età. Con lo IOR abbiamo in essere una collaborazione storica, dunque siamo sicuri di avere al nostro fianco un interlocutore sensibile che ci darà una mano».

«Si preannuncia un miglioramento qualitativo del lavoro della Breast Unit di Rimini, che era già un’eccellenza del nostro territorio – ha spiegato il Direttore Generale IOR, Fabrizio Miserocchi – il completamento di questo progetto mi rende orgoglioso per due motivi: in primis perché possiamo mettere a disposizione dei pazienti del territorio degli strumenti sempre più perfezionati, decisivi nella diagnosi purtroppo frequente di tumore alla mammella; in secondo luogo perché riusciamo a farlo insieme ad altre associazioni, come Crisalide e AOVAM, e alla gente, grazie alla formula del crowdfunding. Sappiamo quanto sia complicata la battaglia contro il cancro: vogliamo renderne il percorso di cura il migliore possibile. Questo è solo uno dei tanti risultati che abbiamo portato sul territorio di Rimini, ma di sicuro non ci fermiamo qui: ogni volta che ci sarà bisogno, lo IOR sarà a disposizione».

L’intervento del Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia Clinica e Sperimentale AUSL, il dott. Fabio Falcini, è servito anche per fare un punto della situazione sulla lotta contro il cancro al seno sul nostro territorio.

«Il tumore alla mammella si conferma tra le neoplasie più frequenti – ha spiegato – in Romagna presentiamo casistiche simili a quelle del Nord Italia, con un tasso di incidenza di 160 donne ogni 100.000 abitanti. Tuttavia la mortalità per questo tipo di malattia è tra le più basse: quasi sei punti in meno rispetto al dato nazionale, con una sopravvivenza media a 5 anni del 90,5%, un numero notevole in considerazione del fatto che in Europa si attesta intorno all’82%. Lo screening sul nostro territorio dunque funziona, come dimostra anche il tipo di incidenza dei tumori grandi (T2, T3 e T4), che si è ridotta del 26% negli ultimi 10 anni. Quest’ultimo dato in particolare si ripercuote sul tipo di intervento cui sottoponiamo le nostre pazienti: le mastectomie radicali sono calate del 39% a favore delle quadrantectomie, cosa che va a tutto beneficio della qualità di vita della donna costretta ad un percorso di terapie».

«Grazie a questa ulteriore acquisizione tecnologica – ha commentato nel corso della cerimonia la dott.ssa  Francesca Raggi, Direttrice dell’Ospedale Infermi – la Senologia di Rimini è in grado di offrire alle proprie pazienti e alla rete provinciale un decisivo strumento di diagnosi del tumore al seno che affianca e potenzia lo screening di primo livello e le indagini di secondo livello svolte nella nostra struttura. Siamo quindi grati alle tre associazioni, IOR, Crisalide e AOVAM, per la sensibilità dimostrata verso il nostro ospedale in un settore strategico, quello della lotta al cancro della mammella».

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Giugno 2021 17:13
a cura della

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