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Eccellenze dell'informazione scientifica: a Roma premiata la rivista “Medico e Bambino”. Con il progetto dal titolo “L’etica delle responsabilità” la rivista ‘Medico e Bambino’ – periodico diretto dal dottor Federico Marchetti, primario dell’Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna,  e che rappresenta un punto di riferimento importante nella formazione medica continua del pediatra italiano - si è aggiudicata il primo premio tra i progetti digitali della seconda edizione di “Le Eccellenze dell’Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente”, evento patrocinato da FNOMCeO e da FareRete onlus.

La cerimonia di premiazione si è svolta ieri a Roma. A ritirare il premio - che mira al riconoscimento della qualità dei progetti di informazione scientifica valorizzando quelli che hanno generato un reale beneficio per la salute dei cittadini e un decisivo progresso verso l’affermazione della centralità del paziente - è stato lo stesso dottor Federico Marchetti.

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L’Associazione “Rimini Solidale Onlus” torna a donare all’Ospedale di Rimini. Rivolgendosi ai pazienti più piccoli e delicati, i neonati prematuri. La Onlus - che da ormai dieci anni è impegnata in favore delle strutture sanitarie riminesi ha infatti donato un ecografo con sonda lineare per posizionamento eco guidato dei cateteri venosi centrali in Terapia Intensiva Neonatale, che è stato inaugurato alla presenza del presidente della “Rimini Solidale” Maurizio Focchi, della vicepresidente Micaela Dionigi, del direttore medico dei Presidi Ospedalieri riminesi Romeo Giannei, della dottoressa Gina Ancora (direttore della TIN dell’Ospedale di Rimini) e della dottoressa Paola Lombardini (direttore settore Acquisti dell’Ausl Romagna).

Approfondimento clinico

Come spiegato dalla dottoressa Ancora, la cannulazione di vene/arterie è fondamentale nella cura del paziente in TIN per la somministrazione di liquidi e farmaci e per scopi di monitoraggio. La pratica di usare l'anatomia di superficie e la palpazione per identificare la posa di vie venose/arteriose si basa sulla posizione presunta del vaso e l’inserimento alla cieca dell'ago fino a quando del sangue non viene aspirato.

Sebbene l'inserimento di cateteri vascolari sia una manovra frequentemente eseguita in terapia intensiva, e sia parte integrante della formazione e della pratica medica dell'intensivista, essa si associa spesso a complicanze ed il tasso di successo va dal 60 al 95 per cento. Una stima del 2003 ha citato l'inserimento di circa 5 milioni di cateteri venosi centrali (nella vena giugulare interna, sottoclaveare e femorale venosa) ogni anno negli Stati Uniti, con un tasso di complicanze meccaniche fra il 5 ed il 19 per cento. Tali complicazioni possono verificarsi più spesso con operatori meno esperti, con anatomie difficili del paziente, situazioni procedurali rapide (in emergenza) e la presenza di comorbidità (coagulopatia, enfisema polmonare, ecc...). Riguardo i cateteri venosi centrali, le complicanze meccaniche includono la puntura arteriosa accidentale, la formazione di un ematoma, di un emotorace, di pneumotorace, di fistole artero-venose, di embolia gassosa venosa, di lesioni nervose, di lesioni del dotto toracico sul lato sinistro, di dissezione endoluminale e la puntura dell’aorta. L'incidenza di complicanze meccaniche aumenta di sei volte quando più di tre tentativi vengono fatti dallo stesso operatore.

L’uso dell’ecografia per la visualizzazione della vena da pungere, che si trova in profondità e che quindi non è visibile superficialmente, migliora notevolmente il tasso di successo nel posizionare un catetere venoso centrale e riduce il tasso di complicanza quali infezioni e trombosi. Ad oggi le linee guida internazionali parlano di posizionare tutti gli accessi venosi tramite ecografia. La venipuntura guidata da ultrasuoni sta rapidamente diventando la tecnica standard per raggiungere una linea centrale in neonati e bambini. L'ecografia offre la possibilità di scegliere l'accesso venoso più appropriato e più sicuro, oltre a eseguire una procedura sicura al 100 per cento.

Approfondimento tecnico

L’ecografo donato dalla Rimini Solidale Onlus, del valore commerciale di circa 23mila euro, è un apparecchio portatile modello Sonosite M-Turbo completo di carrello ergonomico, con garanzia di durata di cinque anni. La dotazione di sonda lineare consente di operare con maggior sicurezza per l’applicazione dei cateteri venosi centrali, specialmente in pazienti di picole dimensioni come sono i neonati, specie se pretermine

La “Rimini Solidale Onlus” e l’Ospedale “Infermi” di Rimini

Nell’ormai lontana giornata del 9 giugno 2008, quasi dieci anni fa esatti, si svolse l'inaugurazione della Tomografia Computerizzata a 64 strati, meglio nota come Tac Multistrati. Si trattava della prima donazione dell'associazione, nata nel 2007 ad opera di un gruppo di importanti e lungimiranti imprenditori riminesi, proprio con lo scopo di sostenere la sanità del territorio riminese. Si trattava anche della prima apparecchiatura di quel tipo, rivoluzionario, introdotta nell'Azienda USL.

In quella circostanza il presidente della “Rimini Solidale Onlus”, dottor Maurizio Focchi, disse che “il rapporto tra la nostra associazione e l’A.Usl non si conclude qui”. Parole profetiche. Negli anni successivi l'associazione ha donato:

Anno 2008 e successi –  Apparecchiature di supporto alla Tac multistrato

Anno 2011 - Mammografo mobile

Anno 2013 – Laser confocale per la Dermatologia

Anno 2015 - Sistema per biopsia mammaria per la Senologia

Anno 2017 – Sistema formativo con simulazione attiva per mamma bambino per la TIN.

Quindi la donazione di oggi.

Il dottor Giannei ha sottolineato con grande forza la stretta collaborazione tra società civile e sanità riminese, “che negli anni ha consentito di qualificare notevolmente la nostra offerta sanitaria”. Il presidente della Rimini Solidale Focchi ha aggiunto che “siamo un gruppo di persone che ama la sua sanità e che ha deciso, nel corso degli anni, di dare il proprio contributo. Stiamo continuando a farlo, e ne siamo felici, poiché vediamo che gli apparecchi che utilizziamo si inseriscono in una realtà sanitaria di alta livello e nella quale possono essere utilizzati, e sono utilizzati, al meglio”.

ZOOM SULL’ATTIVITA’ DELLA TIN

L'Unità Operativa “Neonatologia – Terapia Intensiva Neonatale” (TIN) fornisce assistenza a circa 3.500 nati di cui circa 50 all’anno con un peso al di sotto del chilo e mezzo, che restano in ospedale per un periodo di 2-3 mesi. Non tutte le famiglie sono riminesi: talune scelgono la struttura dell'”Infermi” pur provenendo da altri territori.

I neonati in Tin possono contare su un rapporto ottimale paziente/infermiere (1 infermiere ogni 2 neonati critici, secondo quanto riportato dagli standard regionali). E’ disponibile la strumentazione all’avanguardia per il trattamento di patologie rare tra cui l’ipertensione polmonare che richiede terapia con ossido di azoto o la encefalopatia ipossico-ischemica che richiede trattamento con ipotermia cerebrale. E' disponibile una termoculla compatibile con l’apparecchiatura di risonanza magnetica e che è in grado quindi di eseguire la risonanza magnetica cerebrale anche a neonati in fase critica assistiti da un respiratore meccanico.

La continuità dell’assistenza feto-neonatale è garantita dalla integrazione tra l’equipe ostetrica e quella neonatale: sono strutturati incontri a cadenza fissa tra il personale per il passaggio delle informazioni dall’ostetrico al neonatologo e per il ritorno delle informazioni sul neonato al medico ostetrico. E’ inoltre a disposizione dell’utenza l’ambulatorio specialistico di dismorfologia, infettivologia, follow-up neurologico e l’ambulatorio per l’ecografia cerebrale, cardiaca, delle anche e renale.

L'Unità Operativa riminese è una delle poche ad avere un medico e un’infermiera certificati NIDCAP: una forma di assistenza al neonato ed ai suoi genitori che individualizza le cure in base all’ascolto e alla rilevazione di bisogni del paziente e della sua famiglia. E’ stato dimostrato in letteratura che questo approccio è in grado di incidere positivamente sullo sviluppo a distanza del neonato anche molto pretermine.

Dal punto di vista della umanizzazione delle cure, la TIN è uno dei pochi reparti aperto alle famiglie 24 ore su 24, avvalendosi della collaborazione di una psicologa che può seguirle dalla  degenza in Ostetricia a quella in TIN.

A margine dell’inaugurazione la dottoressa Ancora ha colto l’occasione per ribadire, anche a nome delle società scientifiche dei neonatologi, l’importanza del parto in sicurezza e in punti nascita che hanno tutte le caratteristiche per essere sicuri. Proprio due giorni fa si è tra l’altro tenuta a Bologna una conferenza stampa su questo tema in cui sono state illustrate le "5 proposte per migliorare la sicurezza di madre e neonato" rispetto ai punti nascita, peraltro già oggetto di una conferenza stampa due giorni fa a Bologna. "In Emilia Romagna - recita il relativo manifesto - i dati sull'assistenza materna e neonatale sono buoni ma si può fare di più".

Ecco le 5 proposte: "Attenta valutazione delle gravidanze": quelle a basso rischio è appropriato vengano assistite dalle ostetriche, quelle a rischio devono essere seguite anche da medico specialista.

In secondo luogo "Assistenza alla gravidanza e al puerperio il più possibile vicine alla residenza", comprendendo anche l'assistenza domiciliare.

Terza proposta: "Tutti i parti devono essere assistiti presso le strutture in cui nascano almeno mille bambini ogni anno": quando il parto diventa complicato in maniera imprevista solo la presenza di un gruppo di professionisti con buona esperienza e abituati all'emergenza garantisce a mamma e bambino la miglior assistenza possibile.

Quarto: "Nelle gravidanze a rischio il parto deve svoglersi in strutture di secondo livello, in cui è presente una terapia intensiva neonatale".

Infine, quinta ed ultima proposta, "Per garantire il benessere della donna e del nascituro" l'assistenza deve essere attenta alle esigenze e alle tradizioni delle singole coppie mamma-bambino, gli ambienti devono essere confortevoli e permettere la permanenza di una persona scelta dalla donna, deve essere inoltre garantito il contatto pelle-pelle tra mamma e bimbo nelle prime due ore dopo il parto anche per avviare un buon allattamento al seno.


                                               

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Francesca Romana Perrotta in concerto per la Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bufalini di Cesena giovedì 28 giugno, alle ore 21, al Bike Bar Cinetico di Montaletto di Cervia (via dell’Industria 3).

L’evento benefico è promosso dall’Associazione “Crescere a piccoli passi” Genitori della Terapia Intensiva Neonatale di Cesena e della Neonatologia di Forlì. Il ricavato del concerto sarà devoluto alla raccolta fondi promossa nell’ambito di “Pediatria a Misura di Bambino” per il progetto di umanizzazione della Terapia Intensiva Pediatrica e Neonatale di Cesena che prevede la realizzazione della “Family-room”, una nuova camera di degenza per i neonati prematuri e i loro genitori. “L’obbiettivo – spiega il dottor Marcello Stella direttore dell’Unità Operativa Pediatria e  Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica del Bufalini -  è quello di avvicinare nel modo migliore i genitori ai figli senza interferenza di medici ed infermieri, nell’ultima fase del ricovero, prima della dimissione. I genitori possono così riappropriarsi del loro ruolo in autonomia e con la sicurezza di essere in ospedale, potendo chiedere aiuto in qualsiasi momento 24 ore su 24. La Familiy Room, nei paesi nordici in cui è già realtà, ha consentito una maggior consapevolezza da parte dei genitori delle proprie capacità e dei rischi legati alla patologia motivo del ricovero.”

"Ho da sempre improntato le mie canzoni su tematiche femminili, dando voce alle donne della storia in modo completo, andando oltre a quello che insegnano sui libri di scuola – racconta la cantautrice salentina, che da sempre vive in Romagna, con una carriera ricca di premi prestigiosi e diverse collaborazioni importanti. “Mi piace dare valore al talento femminile e a tutte le caratteristiche della donna, sia a quelle preziose che a quelle più maledette, insite spesso nell'animo femminile. Essendo anche io madre e narrando spesso di figure materne, sono molto onorata e felice di contribuire a questa iniziativa, affinché ci sia maggiore qualità, dignità e cura per i bambini appena nati e per le mamme che affrontano un viaggio meraviglioso ma complesso".

 

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In occasione della fiera di San Giovanni, nel centro storico di Cesena fino al 24 giugno, la Centrale del Latte di Cesena lancia una nuova iniziativa di solidarietà a favore dei piccoli ricoverati dell’Ospedale Bufalini di Cesena. L’Azienda ha infatti deciso di devolvere durante i giorni della fiera, parte dell’incasso ottenuto dalla vendita dello storico e gustosissimo gelato soft che da sempre richiama adulti e bambini da tutta la Romagna: per ogni gelato soft acquistato infatti, saranno donati 0,50 € per i progetti di “Pediatria a Misura di Bambino” dell’Ospedale M. Bufalini di Cesena.

Un’iniziativa che conferma la sensibilità e l’impegno di Centrale del Latte di Cesena nei confronti del territorio locale, da sempre a sostegno delle iniziative volte a premiare e aiutare i bambini e ragazzi.Ecco che in questo modo anche tutti gli appassionati del fresco gelato soft della Centrale del Latte di Cesena, con un piccolo gesto di gusto aiuteranno l’Azienda nell’ottenere un concreto aiuto a chi è più in difficoltà.

“Crediamo molto al tessuto sociale del territorio – dichiara il Direttore della Centrale del Latte di Cesena, Daniele Bazzocchi – e ci piace pensare che anche con piccoli gesti come questo si possa far felice chi spesso soffre. Il nostro gelato soft è da sempre sinonimo di gusto e piacevolezza in tutta la Romagna e in particolar modo in occasione di San Giovanni, nella nostra città: quest’anno invito tutti a tornare a gustarlo sapendo che oltre a un momento di piacere faremo sorridere anche i bimbi di “Pediatria a Misura di Bambino” dell’Ospedale M. Bufalini di Cesena”.

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Un nuovo lettino elettrico per le visite che vengono effettuate nell’Ambulatorio di Pronto Soccorso Pediatrico. Questo il contenuto della generosa donazione a favore dell’Unità Operativa di Pediatria del Presidio Ospedaliero di Ravenna da parte dei Familiari di Marcella Barbieri e di Christian Casadio -   in ricordo dei loro cari scomparsi prematuramente nel luglio scorso a seguito di un incidente - e dell’Associazione AGEBO che svolge la sua attività in pediatria.

La consegna è avvenuta qualche giorno fa in reparto alla presenza dei donatori e del direttore dell’Unità Operativa di Pediatria dottor Federico Marchetti che ha calorosamente ringraziato per la generosità e la sensibilità dimostrata, sia a nome del personale della Pediatria, sia a nome della Direzione Sanitaria del Presidio Ospedaliero di Ravenna.

 

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Mattinata festosa nel reparto di Pediatria dell’ospedale Bufalini di Cesena grazie all’Associazione “Il Porto dei piccoli - Onlus” di Genova che per la gioia dei piccoli pazienti ha allestito lo spettacolo teatrale “Giorgino e l’ambulatorio sottomarino” con laboratori ludico-didattici.

Uno degli obiettivi dell’Associazione, infatti, è quello di fornire occasioni di svago e di evasioni per i bambini in cura attraverso molteplici attività ludiche e didattiche aventi come denominatore comune il mare con le sue tradizioni ed emozioni .

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Generosa donazione all’ospedale Bufalini da parte della Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna onlus che ha deciso di devolvere una serie di beni e attrezzature del valore di oltre 3200 euro a sostegno del Centro Regionale Fibrosi Cistica.

La consegna ufficiale è avvenuta oggi al Centro Regionale di Fibrosi Cistica dove erano presenti tra gli altri il presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna onlus dott. Alberto Bastianelli e la responsabile del Centro Fibrosi Cistica di Cesena dottoressa Fiorella Battistini. “Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna onlus – spiega il dott. Bastianelli presidente LIFC Romagna - ricorda ogni anno Selene Finanziere, affetta da fibrosi cistica, pittrice e amante dell’arte. Il 18 novembre 2017 nell’ambito della mostra Rimini P’Arte, in collaborazione con il progetto Cartello che promuove l’arte contemporanea, gli artisti Stefano Cecchini, Davide Frisoni, Luca Giovagnoli, Giovanni Lombardini, Filippo Manfroni, Stefano Ronci e Francesco Zavatta hanno realizzato una grande opera d’arte a sette mani. Il quadro è stato messo all’asta e il ricavato è stato utilizzato da LIFC Romagna  a sostegno del Centro Regionale Fibrosi Cistica dell’Ospedale M. Bufalini di Cesena con l’acquisto di uno spirometro portatile (strumento indispensabile per valutare la funzionalità polmonare), una cyclette affinché i pazienti ricoverati possano eseguire attività fisica controllata, quattro televisioni e altre apparecchiature che vanno a rendere più confortevole la permanenza in ospedale dei pazienti affetti da fibrosi cistica”. Una parte dei beni e delle attrezzature donate saranno utilizzate nei reparti di Pediatria e Medicina d’Urgenza, dove a seconda dell’età, vengono ricoverati i pazienti affetti da fibrosi cistica che necessitano di cure specialistiche e lunghi periodi di ricovero.

La Direzione dell’Azienda USL Romagna e tutti i professionisti coinvolti ringraziano la Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna onlus e tutti coloro che hanno contribuito a questa generosa donazione che consente di migliorare la qualità dell’assistenza e della cura dei pazienti affetti da fibrosi cistica.

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Un’elevata qualità diagnostica unita a una sensibile riduzione della dose di radiazioni erogata al paziente e a una maggior velocità nell’esecuzione degli esami: sono questi i principali punti di forza di Revolution Evo, il nuovo tomografo computerizzato (TC), installato presso l’ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna, e inaugurato alla presenza del sindaco Michele de Pascale, del direttore generale Marcello Tonini, del direttore sanitario Stefano Busetti, del direttore della Radiologia Carlo Orzincolo e degli operatori.

Del valore di 500.000 euro, la Tac verrà utilizzata per applicazioni in diversi campi: neurologico, vascolare, cardio-toracico, total body. La nuova apparecchiatura è infatti – come spiegato dal dottor Orzincolo - un sistema TC (di tomografia computerizzata) ad alta risoluzione e bassa dose radiogena, pensata per soddisfare le esigenze del presente ma predisposta per anticipare le sfide del futuro. È progettata per supportare la più ampia gamma di applicazioni ed esaminare i tipi di pazienti più diversi: da quelli con traumi complessi o problemi cardiaci, a quanti siano in attesa di trattamento nei reparti di Pronto soccorso con flussi di lavoro intensi.

“Grazie a nuovi algoritmi di ricostruzione è possibile ridurre la dose radiogena erogata al paziente di oltre l’80 per cento rispetto alle tecnologie tradizionali, mantenendo la stessa qualità delle immagini – ha aggiunto il professionista -: un miglioramento rilevante soprattutto per chi si sottopone agli esami in età pediatrica. Il nuovo sistema TC consente di personalizzare la dose di radiazioni in base alle caratteristiche fisiche del paziente, preservando dall’esposizione organi sensibili. Inoltre, grazie all’introduzione di uno specifico sistema, consente di calcolare e registrare la quantità di radiazioni assunta in caso di esami ripetuti nel tempo”.

L’elevata risoluzione spaziale garantisce un’alta qualità dell’immagine, consentendo di ricostruire 128 strati: l’aumento del numero di strati e un numero maggiore di dati grezzi permettono di incrementare notevolmente la qualità diagnostica delle immagini per un ampio spettro di procedure, cardiologiche, angiologiche, neurologiche, toraciche, dell’addome e muscolo scheletriche.

Con opzioni più intelligenti e automatizzate per tutte le operazioni, la Tac, può ottimizzare l'efficienza del flusso di lavoro. Il nuovo tomografo permetterà all’ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna di ampliare e migliorare i propri servizi: ad esempio consente di eseguire un esame total body in meno di dieci secondi, un esame cardio in soli 5 battiti ed esami più sicuri e precisi per pazienti con protesi metalliche. Proprio in questi giorni, inoltre, entra in funzione anche una nuova apparecchiatura per la diagnostica angiografica, che a sua volta consentirà di dare una risposta sempre più completa ai bisogni di cura dei ravennati.

Presso l’unità operativa di Radiologia dell’Ospedale di Ravenna vengono effettuati ogni anno circa 175.000 esami di diagnostica per immagini, di cui 26.000 tac. Nell’ambito dell’intera provincia ravennate, gli esami sono stati, nel 2017, 411.247.

Il dottor Busetti ha ribadito come, dopo l'inaugurazione del nuovo reparto di Neurologia, lo scorso 22 maggio, questa nuova apparecchiatura “unica in Romagna a 128 strati” sia un ulteriore tassello del potenziamento, in strutture, personale e, appunto, tecnologie, dell’Ospedale di Ravenna. Gli ha fatto eco il direttore generale auspicando, da parte degli operatori, un modo di lavorare sempre più basato sul confronto reciproco e l’integrazione in modo da “mettere a frutto, al massimo, l’attività dei tavoli di lavoro per il bene dei pazienti”.

Conclusioni a cura del sindaco de Pascale, il quale ha evidenziato come “quello delle Radiologie del Ravennate, che coordinano la propria attività dando una risposta più completa alla cittadinanza, sia importante e possa essere colto anche in altri ambiti di intervento. Con questa apparecchiatura l’ospedale di Ravenna si conferma, e anche per il futuro, avanguardia sul fronte delle tecnologie biomedicali”.

 

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Tre di loro hanno preso servizio all’ospedale Cesena ed uno, il dottor Alessandro Valentino, lo farà il primo luglio. Sono gli ultimi quattro primari nominati per il “Maurizio Bufalini”: Valentino per l’unità operativa Pronto Soccorso e Medicina D’Urgenza, il dottor Marco Marconi per l’unità operativa Cardiologia, il dottor Patrizio Giovanni Maria Antonazzo per l’unità operativa Ostetricia e Ginecologia e il dottor Luca Ansaloni per l’unità operativa Chirurgia D’urgenza.

Il dottor Luca Ansaloni, 55 anni, arriva dall’ospedale di Bergamo dove era responsabile dell’Unità di Chirurgia I dal 2010. Laureato all’Università di Bologna nel 1989, Ansaloni ha poi conseguito la specializzazione in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso nel 1994. Dal 1990 al 1997 ha operato all'estero, maturando esperienze professionali significative negli ospedali dell’Uganda e del Kenya. Dopo aver conseguito il diploma in Medicina Tropicale ed Igiene presso l’università di Liverpool è tornato in Italia, dove ha lavorato come dirigente medico di Chirurgia generale a Chioggia e a Ravenna e, successivamente è stato per quasi dieci anni Dirigente Medico nell’Unità di Chirurgia Generale,d’Urgenza e dei Trapianti al S. Orsola di Bologna, dove è diventato Direttore di Struttura Semplice di Urgenza Chirurgica. Dal 2010 a oggi ha coperto la carica di Dirigente Responsabile dell’Unità di Chirurgia I dell’Ospedale di Bergamo. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali (più di 200 indicizzate su PubMed, con H-Index di 36 al 2017), dal 2013 è istruttore del Corso “Advanced Trauma Operative Management” (ATOM). È stato Professore a Contratto presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale, Università degli Studi di Milano dal 2010 al 2017 ed è attualmente Professore a Contratto del Corso di Fondamenti di Anatomia ed Istologia nel Corso di Laurea triennale di Ingegneria delle tecnologie per la salute, Dipartimento di Ingegneria gestionale, dell'informazione e della produzione, Scuola di Ingegneria, Università degli Studi di Bergamo. È in possesso dell’Abilitazione Scientifica Nazionale per il Settore Concorsuale 06/C1 (Chirurgia Generale) sia come II Fascia (Professore Associato), che come I Fascia (Professore Ordinario). È membro di numerose società scientifiche nazionali ed internazionali: in particolare è stato il presidente della World Society Of Emergency Surgery (WSES) ed è l’attuale presidente della Società Italiana di Fisiopatologia Chirurgica (SIFIPAC). Il reparto di Chirurgia generale e d’urgenza del Bufalini ha 29 posti letto di degenza ordinaria su cui vengono effettuati circa 1.400 ricoveri e 1.100 interventi all’anno.“Mi sono sempre occupato di chirurgia d’urgenza legata al trauma – dichiara il dottor Ansaloni - L’idea è quella di lavorare per introdurre nuove tecnologie e metodiche da ‘prima linea’, continuando ad operare con impegno nel campo della chirurgia generale"

Il dottor Patrizio Antonio Maria Antonazzo, 44 anni, sposato con due figli, arriva dall’Ospedale “Luigi Sacco” Polo Universitario di Milano dove, fra le mansioni a lui affidate, ha svolto quella di responsabile di Sala Parto e del Percorso Assistenziale alla Gravidanza Fisiologica, oltre ad aver partecipato a vari gruppi di lavoro regionali, anche in qualità di coordinatore o referente. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia si è specializzato in Ginecologia e Ostetricia presso l’Università di Milano, dove poi ha svolto, fino al 2008, il Dottorato di Ricerca in ‘Scienze dello Sviluppo Prenatale, Diagnosi e Terapia Fetale’. Negli anni successivi ha prestato attività clinica presso l’Azienda Ospedaliera Civile di Vimercate- Milano e la Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano.Professore a contratto dell’Università degli Studi di Milano, membro del direttivo della Società Lombarda di Ostetricia e Ginecologia, è stato l’unico italiano selezionato per il programma Globe (Global Leadership in Obstetrics Excellence). E’ inoltre autore di numerose pubblicazioni ed ha al suo attivo la partecipazione a numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali. “L’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia è un centro Hub nel contesto dell’AUSL Romagna con quasi 2.000 parti/anno. “La mia attenzione è rivolta in particolare alla crescita fetale e al benessere materno. Una delle novità che abbiamo recentemente introdotto – spiega il dottor Antonazzo -  è la possibilità per i papà di entrare in sala operatoria anche durante il parto cesareo programmato, per condividere con la propria compagna l’esperienza della nascita del loro bambino”.

Il dottor Marco Marconi, 62 anni, riminese arriva dall’ospedale Ceccarini di Riccione,  dove fino ad oggi ha svolto l’incarico di direttore dell’unità operativa di Cardiologia. Ha oltre 30 anni di esperienza nel settore dell’elettrofisiologia cardiaca e dell’elettrostimolazione sia per quanto riguarda l’attività di sala operatoria (ha effettuato oltre 3000 impianti di dispositivi e oltre 500 studi elettrofisiologici ed ablazioni transcatetere) che per quanto riguarda l’attività scientifica e di ricerca sempre prevalentemente nel settore aritmologico. Si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Bologna dove ha poi conseguito le specializzazioni in Cardiologia e in Tecnologie Biomediche. Ha iniziato a lavorare presso le strutture sanitarie pubbliche riminesi nel 1983, ricoprendo  vari incarichi tra cui quello di responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia cardiaca ed Elettrostimolazione cardiaca. Il dottor Marconi ha frequentato corsi di aggiornamento e perfezionamento presso diverse realtà sanitarie italiane ed europee, in particolare per le procedure di Terapia delle aritmie con ablazione transcatetere radiofrequenza e di Impianto di sistemi di resincronizzazione cardiaca. L’U.O di Cardiologia dell’Ospedale Bufalini di Cesena è centro Hub per il trattamento delle aritmie cardiache. “Ho trovato un reparto di alto livello -  afferma il dottor Marconi - che si sviluppa in un contesto ospedaliero che vanta specializzazioni avanzate legate al trauma. lavoreremo al servizio dei reparti ospedalieri e, grazie ai vantaggi che derivano dal lavorare all’interno della rete cardiologica romagnola, allo sviluppo di nuove tecnologie e metodiche innovative meno invasive”.

Il dottor Alessandro Valentino, 49 anni, arriva dall’ospedale Cervesi di Cattolica dove dal 2012 ad oggi ha ricoperto l’incarico di responsabile del Punto di Primo Intervento. Si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Bologna e poi specializzato in Medicina Interna con Indirizzo in Medicina d’Urgenza all’Università di Modena. La sua carriera professionale inizia nella Marina Militare Italiana occupandosi di pianificazione dell’intervento sanitario in situazioni di maxiemergenza. Dopo una breve esperienza presso l’Ausl di Ferrara come medico di Pronto Soccorso e di Emergenza territoriale 118, nel 2002 inizia a lavorare all’ospedale di Riccione dove è rimasto fino ad oggi, dapprima come dirigente medico presso il DEA e dal 2012 con l’incarico di responsabile del Punto di Primo intervento. Numerose sono le attività di docenza svolte in ambito aziendale e regionale sui temi dell’emergenza. Nell’anno 2017 gli accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale “Bufalini” sono stati 59.055 dei quali 11.301 con fast track (vale a dire accesso diretto a specialisti); pazienti trattenuti in osservazione breve 3.494. Presso il Punto di primo intervento di Cesenatico ci sono stati 17.624 accessi e a quello di Bagno di Romagna 3.044. “Sento una grande responsabilità per il compito che mi aspetta – dichiara il dottor Valentino che entrerà in sevizio il prossimo 1 luglio –  lavorerò in un reparto dove i meccanismi sono ben collaudati e rodati”.

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Una serata per sorridere. Ma sorridere facendo anche qualcosa di buono contro il dolore cronico. Di qui il titolo “Un sorriso contro il dolore” della serata che si svolgerà giovedì prossimo, 21 giugno, alla Sala d’Attorre di Casa Melandri (via Ponte Marino, 2), organizzata dall’Ausl col patrocinio del Comune di Ravenna e in collaborazione con le associazioni “Cittadinanza Attiva”, “Ravenna Parkinson” e “Amrer”. Si tratta di una serata benefica e il  cui ricavato sarà utilizzato per finanziare l’acquisto  di una apparecchiatura innovativa per la Terapia Antalgica dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci”.

“Si tratta – spiega il dottor Massimo Innamorato, responsabile della Rete delle Terapie del Dolore dell’Ausl Romagna – di una macchina da stimolazione transcranica elettrica che utilizzeremo per i pazienti affetti da alcune tipologie di dolore cronico”.

Il dottor Innamorato sarà presente giovedì sera, per illustrare la parte clinica del progetto, dopo i saluti dalle Direzione Generale e Sanitaria e del primo cittadino del Comune di Ravenna Michele de Pascale.

Quindi lo spettacolo di Maurizio Ferrini, e a seguire gli interventi di Monica Ricci (referente del percorso di Neurostimolazione midollare dell’Ausl Romagna) e dei portavoce delle associazioni. La serata è ad offerta libera e la cittadinanza è invitata.

Zoom sull’apparecchiatura.

La “tDCS” (stimolazione transcranica a corrente diretta continua), nata in Italia e oggi usata in tutto il mondo, é una tecnica di facile applicazione con cui é possibile stimolare diverse parti del cervello in modo non invasivo, efficace, indolore e senza effetti collaterali significativi (le più frequenti percezioni riscontrate sono un leggero pizzicorio/prurito/calore all’inizio della stimolazione nei punti in cui sono posizionati gli elettrodi). Nonostante sia una tecnica “giovane”, molti studi la indicherebbero come un possibile prezioso strumento per il trattamento di condizioni quali la fibromialgia, la depressione maggiore senza resistenza ai farmaci, e il dolore cronico; ci sono inoltre indicazioni di probabile efficacia nel morbo di Parkinson, demenza di Alzheimer, dipendenze, riabilitazione post ictus o traumi.

La tDCS permette due tipi di stimolazioni: anodica e catodica. La stimolazione anodica provoca un’eccitazione dell’attività neuronale e quella catodica la inibisce o la riduce. La stimolazione tDCS consiste in una debole corrente elettrica continua ad una intensità costante, non percepibile dalla persona, che viene applicata allo scalpo tramite una coppia di elettrodi (uno eccitatorio, l’anodo, e uno inibitorio, il catodo). Gli elettrodi sono rivestiti da una spugna sintetica imbevuta di una soluzione salina per aumentare la conduttività (consentendo di attraversare le ossa craniche e raggiungere l’area cerebrale d’interesse) ed evitare possibili effetti fastidiosi causati dall’applicazione diretta di corrente.

Questa tecnica, attraverso il flusso di corrente da un elettrodo all’altro, modifica i potenziali di membrana dei neuroni permettendo di modulare l’eccitabilità della corteccia cerebrale e quindi l’attività neuronale del cervello, aumentando o diminuendo la funzionalità dell’area stimolata (producendo effetti a livello cognitivo e comportamentale) per un tempo che permane oltre la durata della stimolazione. La stimolazione anodica in particolare, depolarizza i neuroni aumentando l’eccitabilità corticale dell’area stimolata, mentre la stimolazione catodica iperpolarizza i neuroni con effetti inibitori, favorendo di fatto l’induzione di fenomeni di neuroplasticità. Se la stimolazione viene ripetuta più volte é possibile rendere tali modificazioni più stabili e durature. Generalmente viene ripetuta cinque volte alla settimana, per un massimo di venti sessioni complessive.

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