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Anche per quest'anno l'Ausl della Romagna ha pubblicato il proprio bando per i giovani interessati a svolgere il servizio civile presso le strutture aziendali. Sono tre i progetti, uno su Ravenna, uno su Rimini e uno su Forlì - Cesena, per complessivi 17 posti. Tutte le informazioni dettagliate sul servizio e sulla eventuale domanda, che va presentata entro le ore 18 del 28 settembre prossimo, sono consultabili nelle allegate locandine, nonchè al seguente link.

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Sei un imprenditore turistico e vuoi conoscere meglio il marketing per promuovere la tua azienda e magari, contemporaneamente, fare anche una bella azione? In libreria c’è quel che fa per te. Sì perché è stato stampato ed è disponibile nei negozi di libri di Rimini, il volume “Marketing turistico. Rendi visibile la tua struttura ricettiva online”. Edito da Dario Flavoccio Editore, il testo è opera di Alex Alessandrini, esperto di marketing ma anche papà di una bimba nata fortemente pretermine all’Ospedale “Infermi” di Rimini e curata presso la Terapie Intensiva Neonatale diretta dalla dottoressa Gina Ancora.

“In quell’occasione ho deciso di fare qualcosa di concreto per questi bimbi e per l’associazione ‘La prima coccola’ che aiuta e sostiene noi genitori di questi ‘piccoli guerrieri’ e anche il reparto in cui vengono curati – racconta l’autore -. Quel qualcosa di concreto è diventato il mio libro, che è stato pubblicato nel giugno scorso, e grazie al quale sono già stato in grado di devolvere 1.093 euro al reparto”.

Pochi giorni fa la simbolica consegna dell’assegno (di cui si allega foto), con la dottoressa Ancora, Alessandrini e i soci de “La prima coccola”; “ma il libro è ancora in libreria – sottolinea il papà-autore – e tutti i proventi saranno devoluto al reparto”.

Il libro è naturalmente utile per le aziende turistiche, ma può rappresentare un testo importante anche per chi si approccia in generale o studia il marketing. Prezzo di copertina 28 euro (ma  è in promozione on line a euro 23,80 e la versione ebook viene costa euro 19,90: maggiori informazioni al seguente link: https://www.amazon.it/Marketing-turistico-visibile-struttura-ricettiva/dp/8857906868/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1533725462&sr=8-1&keywords=alex+alessandrini ), ma soprattutto, la consapevolezza di aver fatto una cosa bella per il reparto e per i suoi piccoli pazienti.                                                        

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Durante il periodo estivo è prevista una riduzione degli orari di apertura di acluni uffici e degli ambulatori dell'Ausl Romagna, ambito di Forlì.
 
Elenchiamo di seguito alcune variazioni di orario, o chiusure :
 
- Martedì 14 agosto 2018, gli Ambulatori dell'U.O. Cardiologia di Forlì chiuderanno alle ore 13.30.
- Gli ambulatori del preoperatorio centralizzato dell'Ospedale di Forlì resteranno chiusi dal 13 al 17 agosto 2018
- I servizi dell'U.O. Malattie Infettive di Forlì, Day-Hospital e Ambulatori, rimarranno chiusi per ferie estive dal 1° al 18 agosto 2018 compresi. In tale periodo, verranno erogate solo prestazioni urgenti e consulenze interne.
- Il Servizio Protesi e Ausili di Forlì, nel mese di agosto 2018, risponderà al telefono (n. 0543 731869) esclusivamente nelle giornate di lunedì e giovedì mattina, dalle ore 10.00 alle ore 12.30.
- Dal 30 luglio al 31 agosto 2018 compresi, il Servizio di Diabetologia di Forlì anticiperà la chiusura alle ore 15.00, mentre dal 13 al 17 agosto, l’attività terminerà alle ore 13:00.
- Da lunedì 13 a giovedì 16 agosto 2018, la Segreteria Patenti di Forlì resterà chiusa al pubblico. Saranno sospesi anche i contatti telefonici. L’attività riprenderà lunedì 20 agosto 2018.
 
Per quanto riguarda, infine, il servizio di continuità assistenziale (guardia medica) per l'ambito forlivese sarà operativo martedì 14 agosto e mercoledì 15 agosto, dalle ore 8 alle ore 20.
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Una storia commovente quella che riguarda 10 cuccioli di cane abbandonati ieri presso il canile comunale di Riccione, ma che nelle ore successive hanno “ritrovato” la loro mamma, grazie agli operatori dell’Unità operativa “Sanità Animale” di Rimini dell’Ausl Romagna (diretta dal dottor Roberto Angelini). Storia che però poteva anche finire male poiché i cuccioli non si sono nutriti finchè gli operatori non hanno avvicinato loro la cagna che subito hanno riconosciuto come madre.

Procedendo con ordine. Nella mattinata di ieri il personale del Canile di Riccione ha ritrovato sulla propria porta un contenitore con i 10 cuccioli nati da pochi giorni. Subito ha attivato il servizio Ausl ed è stato fatto un tentativo per nutrirli, ma i cagnetti hanno rifiutato il cibo. A quell’età infatti gli animali raramente si nutrono se non direttamente dalle mammelle delle proprie madri.

Personale del servizio veterinario, visto il rischio per la vita dei piccoli, ha iniziato con urgenza, in collaborazione con gli operatori del canile, le indagini indirizzandosi verso zone e soggetti già costantemente monitorati e vigilati, in seguito a ripetuti episodi di inosservanza delle norme sulla detenzione di animali d'affezione. Nella tarda mattinata di ieri, a San Giovanni in Marignano, è stata trovata una cagna che vagava a sua volta in stato di abbandono, che a occhio appariva nelle condizioni di aver partorito da poco, e che era priva del microchip di riconoscimento previsto dalla legge. Gli operatori l’hanno recuperata e portata al canile di Riccione: non appena è stata avvicinata ai cuccioli si è posta nella postura per l’allattamento, e i cagnolini si sono attaccati alle mammelle iniziando finalmente a mangiare.

Gli operatori Ausl hanno effettuato un prelievo di sangue dagli animali in modo da accertare in maniera incontrovertibile, grazie ad analisi di laboratorio che però richiederanno qualche giorno, l’effettiva parentela, che però visti i comportamenti è si può dire pressochè certa. Contestualmente la Polizia municipale di San Giovanni in Marignano sta proseguendo le indagini per risalire al proprietario dei cani, per il quale potrebbero ricorrere gli estremi per una denuncia di tipo penale per abbandono di animale.

“Una situazione specifica che si inserisce in un momento particolarmente difficile sul fronte dell’abbandono di cani, che vede l’unità operativa dell’Azienda sanitaria, così come i canili del territorio provinciale e le Amministrazioni comunali, particolarmente in difficoltà per provare a risolvere i problemi continuati ed impellenti” spiega il dottor Angelini.

Plauso all’operazione da parte del sindaco di San Giovanni in Marignano Daniele Morelli: “Un grazie agli operatori dell’unità operativa Sanità animale di Rimini dell’Ausl Romagna e alla nostra Polizia Municipale, una storia a lieto fine, in un momento particolarmente difficile sul fronte dell’abbandono. Abbandonare un animale rappresenta un gesto di inciviltà che spesso può significare la morte dei nostri amici a quattro zampe. Ricordo che l’abbandono di animali è un reato di cui deve rispondere chiunque abbandoni animali domestici. Un animale domestico deve essere considerato un componente della famiglia sempre e per sempre. Aiutiamo insieme a costruire un futuro migliore per i nostri amici a quattro zampe”.

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Quando le oncologie del territorio romagnolo chiamano, l’Istituto Oncologico Romagnolo risponde: e il 19 luglio 2018 una delegazione dello IOR è giunta presso l’Ospedale Infermi di Rimini per consegnare alla Breast Unit coordinata dal dottor Lorenzo Menghini il nuovo ecotomografo Aplio 500, una strumentazione all’avanguardia del valore di 56.730 euro che permetterà ai professionisti della Senologia diagnosi sempre più precise e tempestive per le pazienti del territorio colpite da carcinoma alla mammella. Stamane il simbolico taglio del nastro coi vertici di Ior e Ausl, col direttore medico dei presidi sanitari riminesi dottor Romeo Giannei e col personale di reparto.

L’importanza di individuare precocemente una neoplasia è ormai cosa nota in oncologia, come spiega il Direttore Generale IOR, Fabrizio Miserocchi. “Lesioni molto piccole comportano probabilità di guarigione molto più alte e, soprattutto, un percorso terapeutico molto meno invasivo. Solitamente per questo tipo di patologie è sufficiente una quadrantectomia, intervento chirurgico meno radicale della mastectomia, che prevede una successiva ricostruzione con tempi di risoluzione maggiormente dilatati. Inoltre, più piccola la lesione, minore la probabilità di doversi sottoporre a sessioni di chemioterapia post-intervento. Insomma, da una diagnosi precoce ne beneficia non solo l’aspettativa di vita, ma anche la qualità di vita della paziente: un aspetto non certo secondario. L’ecotomografo Aplio 500 donato dall’Istituto Oncologico Romagnolo va quindi ad aggiungere l’eccellenza di una strumentazione di ultima generazione a un servizio, quello offerto dalla Breast Unit di Rimini, già ben strutturato e attestato su alti livelli: una conferma in più di quanto il motto attorno a cui lo IOR ha incentrato tutta la propria attività, “vicino a chi soffre, insieme a chi cura”, sia quanto mai vissuto come un imperativo concreto.”

“Eseguiamo qualcosa come 20 mila ecografie, 1.000 biopsie ecoguidate, 700 agoaspirati l’anno – spiega il dottor Menghini –, diagnosticando circa 400 casi di tumore al seno. Sul territorio a cui ci rivolgiamo vi sono circa 140mila donne dai 25 anni in su che ormai conoscono a menadito il numero del nostro call center dedicato, 0541/707070, da chiamare in caso di approfondimenti diagnostici o consulenze senologiche. Di queste, 65 mila sono in fascia di screening, tra i 45 e i 74 anni. Questi numeri fanno ben capire la mole di lavoro che il nostro servizio produce: d’altronde Rimini è solo il centro principale, ma abbiamo anche due sedi distaccate a Novafeltria e Cattolica; il centro riminese si avvale, inoltre, del prestigioso riconoscimento Eusoma che denota alta qualità delle cure. Per questo motivo la donazione ricevuta dall’Istituto Oncologico Romagnolo è tanto preziosa, impattando su numeri così elevati: il ringraziamento dei professionisti che potranno usufruire del nuovo macchinario è probabilmente ben poca cosa in confronto a quello delle donne del nostro territorio, a cui potremo riscontrare anche lesioni di pochi millimetri e asintomatiche prima che si trasformino in un problema ben più serio”.

Le prestazioni e l’efficacia dell’ecografia quale strumento diagnostico e di prevenzione risiedono certamente nell’abilità dell’operatore e del tecnico che la utilizzano, ma anche nella precisione della macchina utilizzata, e per questo poter disporre di un macchinario al top di gamma rende il servizio ancora più all’avanguardia nella lotta contro la neoplasia mammaria. Occorre tener conto che questa strumentazione non servirà solamente per effettuare esami strumentali, ma permetterà di effettuare biopsie e agoaspirati in ecoguida anche su lesioni di pochi millimetri.

“La collaborazione con la società civile e col mondo associativo e del volontariato per l’offerta di servizi clinici e sanitari sempre all’avanguardia è un orientamento molto seguito da questa Direzione Generale – premette il dottor Marcello Tonini, direttore generale Ausl Romagna -. Lo Ior, per storia e per presenza sul territorio, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la nostra Azienda che, tra l’altro, sta alacremente lavorando con tutti i soggetti interessati, per la costruzione della rete oncologica romagnola, basata su collaborazioni e sinergie nell’ottica di rispondere, nella maniera e con le forme più adatte alle varie circostanze, alle necessità di presa in carico dei cittadini. Dovuti i ringraziamenti allo Ior per questa ulteriore, importante donazione, rispetto alla quale, come nostra consuetudine, ci impegniamo all’utilizzo più efficiente possibile e a rendicontare in merito ai donatori”.

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Parola d’ordine, migliore accoglienza per i pazienti. Siano essi degenti o ambulatoriali. E’ questa la motivazione principale che ha motivato una serie di lavori che ha portato alla realizzazione dei nuovi ambulatori e camere di degenza per le unità operative di medicina e di gastroenterologia, che si sono inaugurati questa mattina con la partecipazione dell’assessore Jamil Sadegolvaad del Comune di Rimini, del direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti, del direttore dei presidi ospedalieri della provincia di Rimini Romeo Giannei, dei direttori delle Unità operative di Gastroenterologia – Endoscopia digestiva Mauro Giovanardi e di Medicina Giorgio Ballardini, e della responsabile dell’unità semplice di Diabetologia Anna Carla Babini.

I lavori

Si è trattato di una ristrutturazione che si inserisce nell’ambito della riqualificazione generale dell’edificio denominato “monoblocco” situato presso l’Ospedale Infermi di Rimini, nel quale sono stati effettuati negli ultimi anni, diversi interventi di ristrutturazione edile, strutturale, impiantistica e di adeguamento alle normative per la prevenzione incendi nei vari piani, nell’ottica di una ottimizzazione funzionale e tecnologica degli spazi esistenti.

L'area di intervento è compresa tra la scala “B” e la scala “Ovest” dell'edificio e il progetto riguarda la ristrutturazione dei locali lasciati liberi dal reparto di medicina II. Parte dei nuovi locali (900 metri quadrati) sono destinati a sette ambulatori: sei per la medicina con attività di Diabetologia, Endocrinologia, Epatologia, Day Hospital ed un ambulatorio per visite di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (M.I.C.I.) e Day Hospital di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva.

Il Day Hospital è dotato di quattro posti letto e due poltrone. Sono inoltre presenti tutti gli spazi di supporto: medicheria, due locali infermieri, locale coordinatore, locale addestramento, segreteria, servizi igienici, locale dietista, sale attesa, sala riunioni, locale associazione, distribuzione farmaci/dispositivi.

L'altra parte dei locali ristrutturati (270 metri) è destinata ad ulteriori dieci posti letto, suddivisi in cinque stanze a due letti l’una e relativi spazi di supporto, per il reparto attiguo di Medicina.

Sono garantiti, inoltre, i rapporti aeroilluminanti e di oscurabilità degli ambienti di degenza e dei locali di lavoro; le camere sono dotate di appositi impianti, collegamenti elettrici e travi testaletto complete di impianti gas medicinali e impianti di chiamata degli infermieri.

I lavori sono durati circa un anno, seguiti dall’Unità operativa Attività Tecniche (diretta dall’architetto Enrico Sabatini), e sono stati completamente finanziati dall'Ausl della Romagna per un importo di euro 800mila. Inoltre sono stati acquistati parte degli arredi per un importo di euro 15mila.

L’attività clinica

L’area ambulatoriale e di Day Hospital della medicina contempla la presenza media, al mattino, di 5-6 medici, divisi nelle varie attività e 1 o 2 al pomeriggio, 5 giorni alla settimana e 1 o 2 al sabato mattina. Il personale infermieristico è rappresentato da una coordinatrice, 9 infermieri e una dietista e un amministrativo.

Nel 2017 sono stati 11.240 i pazienti afferenti ai servizi, per un totale di 21.034 accessi e 23.200 prestazioni. I pazienti diabeti rappresentano circa il 50 per cento: 5.740 (sempre nel 2017), con 12.000 accessi e circa 14.000 prestazioni. Altri 5.500 pazienti, con 9.034 accessi e 9.632 prestazioni afferiscono invece all’area epatologica ed endocrinologica.

Le prestazioni fornite sono: Visite diabetologiche (controlli, prime visite, visite podologiche, gravidanza a rischio), screening e trattamento del piede diabetico (per l’intero ambito provinciale), Dietologia, Educazione terapeutica, visite endocrinologiche, visite post chirurgiche, ecografia tiroide ed ago aspirati (circa 450 all’anno), visite epatologiche, gestione percorso trapianto di fegato, ambulatorio Epatocarcinoma, attività eco interventistica (biopsie epatiche alcolizzazioni, trattamento con radiofrequenze) ecografia, Fibroscan, Ecografia con contrasto.

L’accesso ai letti è legato essenzialmente al trattamento e prevenzione delle complicanze della cirrosi epatica (infusione di albumina, paracentesi), alla diagnostica invasiva (biopsie epatiche) ai trattamenti percutanei di alcolizzazione di tumori del fegato, all’esecuzione di test dinamici endocrinologici, al trattamento in acuto di chetoacidosi diabetiche per evitare il ricovero.

In questa area si concentrano le attività diabetologiche legate al diabete in gravidanza e le alte tecnologie del diabete, la dietetica avanzata (counting dei carboidrati) il piede diabetico.

Sono inoltre disponibili una sala riunioni per momenti educativi ed aggiornamenti di gruppo e uno sportello della farmacia interna per il ritiro di farmaci e dispositivi per diabetici.

La Gastroenterologia ha un posto letto di D.H., che utilizza in gran parte per il trattamento infusionale con farmaci biologici di pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali. In questo momento i pazienti attivamente trattati sono 51. Presso il nuovo Day Hospital sarà trasferito anche l'ambulatorio dedicato delle malattie infiammatorie croniche intestinali, presso cui sono seguiti 950 pazienti di cui il 40 per cento affetti da morbo di Crohn e il 60 per cento da Rettocolite Ulcerosa.

Nel 2017 sono state eseguite oltre 1.000 visite di controllo  e 90 prime prime visite.

Dopo l’introduzione del dottor Giannei, l’assessore Sadegolvaad ha evidenziato come “sia stata fatta tanta strada da quando l’ospedale è stato fondato, ormai tanti anni fa. E’ profondamente migliorato e si è innovato, grazie a spazi sempre più accoglienti e alle capacità e abnegazione di medici e operatori. E’ importante evidenziare quanto l’Azienda sanitaria e la Regione impegnino risorse per un’offerta sanitaria sul territorio sempre più adeguata e all’avanguardia”.

Il dottor Busetti ha aggiunto che “queste opere hanno un valore aggiunto intrinseco, al quale si aggiunge il fatto di essere solo un primo tassello di una serie di interventi che miglioreranno ulteriormente l’offerta sanitaria riminese”.

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L’Associazione “Rimini Solidale Onlus” torna a donare all’Ospedale di Rimini. Rivolgendosi ai pazienti più piccoli e delicati, i neonati prematuri. La Onlus - che da ormai dieci anni è impegnata in favore delle strutture sanitarie riminesi ha infatti donato un ecografo con sonda lineare per posizionamento eco guidato dei cateteri venosi centrali in Terapia Intensiva Neonatale, che è stato inaugurato alla presenza del presidente della “Rimini Solidale” Maurizio Focchi, della vicepresidente Micaela Dionigi, del direttore medico dei Presidi Ospedalieri riminesi Romeo Giannei, della dottoressa Gina Ancora (direttore della TIN dell’Ospedale di Rimini) e della dottoressa Paola Lombardini (direttore settore Acquisti dell’Ausl Romagna).

Approfondimento clinico

Come spiegato dalla dottoressa Ancora, la cannulazione di vene/arterie è fondamentale nella cura del paziente in TIN per la somministrazione di liquidi e farmaci e per scopi di monitoraggio. La pratica di usare l'anatomia di superficie e la palpazione per identificare la posa di vie venose/arteriose si basa sulla posizione presunta del vaso e l’inserimento alla cieca dell'ago fino a quando del sangue non viene aspirato.

Sebbene l'inserimento di cateteri vascolari sia una manovra frequentemente eseguita in terapia intensiva, e sia parte integrante della formazione e della pratica medica dell'intensivista, essa si associa spesso a complicanze ed il tasso di successo va dal 60 al 95 per cento. Una stima del 2003 ha citato l'inserimento di circa 5 milioni di cateteri venosi centrali (nella vena giugulare interna, sottoclaveare e femorale venosa) ogni anno negli Stati Uniti, con un tasso di complicanze meccaniche fra il 5 ed il 19 per cento. Tali complicazioni possono verificarsi più spesso con operatori meno esperti, con anatomie difficili del paziente, situazioni procedurali rapide (in emergenza) e la presenza di comorbidità (coagulopatia, enfisema polmonare, ecc...). Riguardo i cateteri venosi centrali, le complicanze meccaniche includono la puntura arteriosa accidentale, la formazione di un ematoma, di un emotorace, di pneumotorace, di fistole artero-venose, di embolia gassosa venosa, di lesioni nervose, di lesioni del dotto toracico sul lato sinistro, di dissezione endoluminale e la puntura dell’aorta. L'incidenza di complicanze meccaniche aumenta di sei volte quando più di tre tentativi vengono fatti dallo stesso operatore.

L’uso dell’ecografia per la visualizzazione della vena da pungere, che si trova in profondità e che quindi non è visibile superficialmente, migliora notevolmente il tasso di successo nel posizionare un catetere venoso centrale e riduce il tasso di complicanza quali infezioni e trombosi. Ad oggi le linee guida internazionali parlano di posizionare tutti gli accessi venosi tramite ecografia. La venipuntura guidata da ultrasuoni sta rapidamente diventando la tecnica standard per raggiungere una linea centrale in neonati e bambini. L'ecografia offre la possibilità di scegliere l'accesso venoso più appropriato e più sicuro, oltre a eseguire una procedura sicura al 100 per cento.

Approfondimento tecnico

L’ecografo donato dalla Rimini Solidale Onlus, del valore commerciale di circa 23mila euro, è un apparecchio portatile modello Sonosite M-Turbo completo di carrello ergonomico, con garanzia di durata di cinque anni. La dotazione di sonda lineare consente di operare con maggior sicurezza per l’applicazione dei cateteri venosi centrali, specialmente in pazienti di picole dimensioni come sono i neonati, specie se pretermine

La “Rimini Solidale Onlus” e l’Ospedale “Infermi” di Rimini

Nell’ormai lontana giornata del 9 giugno 2008, quasi dieci anni fa esatti, si svolse l'inaugurazione della Tomografia Computerizzata a 64 strati, meglio nota come Tac Multistrati. Si trattava della prima donazione dell'associazione, nata nel 2007 ad opera di un gruppo di importanti e lungimiranti imprenditori riminesi, proprio con lo scopo di sostenere la sanità del territorio riminese. Si trattava anche della prima apparecchiatura di quel tipo, rivoluzionario, introdotta nell'Azienda USL.

In quella circostanza il presidente della “Rimini Solidale Onlus”, dottor Maurizio Focchi, disse che “il rapporto tra la nostra associazione e l’A.Usl non si conclude qui”. Parole profetiche. Negli anni successivi l'associazione ha donato:

Anno 2008 e successi –  Apparecchiature di supporto alla Tac multistrato

Anno 2011 - Mammografo mobile

Anno 2013 – Laser confocale per la Dermatologia

Anno 2015 - Sistema per biopsia mammaria per la Senologia

Anno 2017 – Sistema formativo con simulazione attiva per mamma bambino per la TIN.

Quindi la donazione di oggi.

Il dottor Giannei ha sottolineato con grande forza la stretta collaborazione tra società civile e sanità riminese, “che negli anni ha consentito di qualificare notevolmente la nostra offerta sanitaria”. Il presidente della Rimini Solidale Focchi ha aggiunto che “siamo un gruppo di persone che ama la sua sanità e che ha deciso, nel corso degli anni, di dare il proprio contributo. Stiamo continuando a farlo, e ne siamo felici, poiché vediamo che gli apparecchi che utilizziamo si inseriscono in una realtà sanitaria di alta livello e nella quale possono essere utilizzati, e sono utilizzati, al meglio”.

ZOOM SULL’ATTIVITA’ DELLA TIN

L'Unità Operativa “Neonatologia – Terapia Intensiva Neonatale” (TIN) fornisce assistenza a circa 3.500 nati di cui circa 50 all’anno con un peso al di sotto del chilo e mezzo, che restano in ospedale per un periodo di 2-3 mesi. Non tutte le famiglie sono riminesi: talune scelgono la struttura dell'”Infermi” pur provenendo da altri territori.

I neonati in Tin possono contare su un rapporto ottimale paziente/infermiere (1 infermiere ogni 2 neonati critici, secondo quanto riportato dagli standard regionali). E’ disponibile la strumentazione all’avanguardia per il trattamento di patologie rare tra cui l’ipertensione polmonare che richiede terapia con ossido di azoto o la encefalopatia ipossico-ischemica che richiede trattamento con ipotermia cerebrale. E' disponibile una termoculla compatibile con l’apparecchiatura di risonanza magnetica e che è in grado quindi di eseguire la risonanza magnetica cerebrale anche a neonati in fase critica assistiti da un respiratore meccanico.

La continuità dell’assistenza feto-neonatale è garantita dalla integrazione tra l’equipe ostetrica e quella neonatale: sono strutturati incontri a cadenza fissa tra il personale per il passaggio delle informazioni dall’ostetrico al neonatologo e per il ritorno delle informazioni sul neonato al medico ostetrico. E’ inoltre a disposizione dell’utenza l’ambulatorio specialistico di dismorfologia, infettivologia, follow-up neurologico e l’ambulatorio per l’ecografia cerebrale, cardiaca, delle anche e renale.

L'Unità Operativa riminese è una delle poche ad avere un medico e un’infermiera certificati NIDCAP: una forma di assistenza al neonato ed ai suoi genitori che individualizza le cure in base all’ascolto e alla rilevazione di bisogni del paziente e della sua famiglia. E’ stato dimostrato in letteratura che questo approccio è in grado di incidere positivamente sullo sviluppo a distanza del neonato anche molto pretermine.

Dal punto di vista della umanizzazione delle cure, la TIN è uno dei pochi reparti aperto alle famiglie 24 ore su 24, avvalendosi della collaborazione di una psicologa che può seguirle dalla  degenza in Ostetricia a quella in TIN.

A margine dell’inaugurazione la dottoressa Ancora ha colto l’occasione per ribadire, anche a nome delle società scientifiche dei neonatologi, l’importanza del parto in sicurezza e in punti nascita che hanno tutte le caratteristiche per essere sicuri. Proprio due giorni fa si è tra l’altro tenuta a Bologna una conferenza stampa su questo tema in cui sono state illustrate le "5 proposte per migliorare la sicurezza di madre e neonato" rispetto ai punti nascita, peraltro già oggetto di una conferenza stampa due giorni fa a Bologna. "In Emilia Romagna - recita il relativo manifesto - i dati sull'assistenza materna e neonatale sono buoni ma si può fare di più".

Ecco le 5 proposte: "Attenta valutazione delle gravidanze": quelle a basso rischio è appropriato vengano assistite dalle ostetriche, quelle a rischio devono essere seguite anche da medico specialista.

In secondo luogo "Assistenza alla gravidanza e al puerperio il più possibile vicine alla residenza", comprendendo anche l'assistenza domiciliare.

Terza proposta: "Tutti i parti devono essere assistiti presso le strutture in cui nascano almeno mille bambini ogni anno": quando il parto diventa complicato in maniera imprevista solo la presenza di un gruppo di professionisti con buona esperienza e abituati all'emergenza garantisce a mamma e bambino la miglior assistenza possibile.

Quarto: "Nelle gravidanze a rischio il parto deve svoglersi in strutture di secondo livello, in cui è presente una terapia intensiva neonatale".

Infine, quinta ed ultima proposta, "Per garantire il benessere della donna e del nascituro" l'assistenza deve essere attenta alle esigenze e alle tradizioni delle singole coppie mamma-bambino, gli ambienti devono essere confortevoli e permettere la permanenza di una persona scelta dalla donna, deve essere inoltre garantito il contatto pelle-pelle tra mamma e bimbo nelle prime due ore dopo il parto anche per avviare un buon allattamento al seno.


                                               

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Tre di loro hanno preso servizio all’ospedale Cesena ed uno, il dottor Alessandro Valentino, lo farà il primo luglio. Sono gli ultimi quattro primari nominati per il “Maurizio Bufalini”: Valentino per l’unità operativa Pronto Soccorso e Medicina D’Urgenza, il dottor Marco Marconi per l’unità operativa Cardiologia, il dottor Patrizio Giovanni Maria Antonazzo per l’unità operativa Ostetricia e Ginecologia e il dottor Luca Ansaloni per l’unità operativa Chirurgia D’urgenza.

Il dottor Luca Ansaloni, 55 anni, arriva dall’ospedale di Bergamo dove era responsabile dell’Unità di Chirurgia I dal 2010. Laureato all’Università di Bologna nel 1989, Ansaloni ha poi conseguito la specializzazione in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso nel 1994. Dal 1990 al 1997 ha operato all'estero, maturando esperienze professionali significative negli ospedali dell’Uganda e del Kenya. Dopo aver conseguito il diploma in Medicina Tropicale ed Igiene presso l’università di Liverpool è tornato in Italia, dove ha lavorato come dirigente medico di Chirurgia generale a Chioggia e a Ravenna e, successivamente è stato per quasi dieci anni Dirigente Medico nell’Unità di Chirurgia Generale,d’Urgenza e dei Trapianti al S. Orsola di Bologna, dove è diventato Direttore di Struttura Semplice di Urgenza Chirurgica. Dal 2010 a oggi ha coperto la carica di Dirigente Responsabile dell’Unità di Chirurgia I dell’Ospedale di Bergamo. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali (più di 200 indicizzate su PubMed, con H-Index di 36 al 2017), dal 2013 è istruttore del Corso “Advanced Trauma Operative Management” (ATOM). È stato Professore a Contratto presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale, Università degli Studi di Milano dal 2010 al 2017 ed è attualmente Professore a Contratto del Corso di Fondamenti di Anatomia ed Istologia nel Corso di Laurea triennale di Ingegneria delle tecnologie per la salute, Dipartimento di Ingegneria gestionale, dell'informazione e della produzione, Scuola di Ingegneria, Università degli Studi di Bergamo. È in possesso dell’Abilitazione Scientifica Nazionale per il Settore Concorsuale 06/C1 (Chirurgia Generale) sia come II Fascia (Professore Associato), che come I Fascia (Professore Ordinario). È membro di numerose società scientifiche nazionali ed internazionali: in particolare è stato il presidente della World Society Of Emergency Surgery (WSES) ed è l’attuale presidente della Società Italiana di Fisiopatologia Chirurgica (SIFIPAC). Il reparto di Chirurgia generale e d’urgenza del Bufalini ha 29 posti letto di degenza ordinaria su cui vengono effettuati circa 1.400 ricoveri e 1.100 interventi all’anno.“Mi sono sempre occupato di chirurgia d’urgenza legata al trauma – dichiara il dottor Ansaloni - L’idea è quella di lavorare per introdurre nuove tecnologie e metodiche da ‘prima linea’, continuando ad operare con impegno nel campo della chirurgia generale"

Il dottor Patrizio Antonio Maria Antonazzo, 44 anni, sposato con due figli, arriva dall’Ospedale “Luigi Sacco” Polo Universitario di Milano dove, fra le mansioni a lui affidate, ha svolto quella di responsabile di Sala Parto e del Percorso Assistenziale alla Gravidanza Fisiologica, oltre ad aver partecipato a vari gruppi di lavoro regionali, anche in qualità di coordinatore o referente. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia si è specializzato in Ginecologia e Ostetricia presso l’Università di Milano, dove poi ha svolto, fino al 2008, il Dottorato di Ricerca in ‘Scienze dello Sviluppo Prenatale, Diagnosi e Terapia Fetale’. Negli anni successivi ha prestato attività clinica presso l’Azienda Ospedaliera Civile di Vimercate- Milano e la Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano.Professore a contratto dell’Università degli Studi di Milano, membro del direttivo della Società Lombarda di Ostetricia e Ginecologia, è stato l’unico italiano selezionato per il programma Globe (Global Leadership in Obstetrics Excellence). E’ inoltre autore di numerose pubblicazioni ed ha al suo attivo la partecipazione a numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali. “L’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia è un centro Hub nel contesto dell’AUSL Romagna con quasi 2.000 parti/anno. “La mia attenzione è rivolta in particolare alla crescita fetale e al benessere materno. Una delle novità che abbiamo recentemente introdotto – spiega il dottor Antonazzo -  è la possibilità per i papà di entrare in sala operatoria anche durante il parto cesareo programmato, per condividere con la propria compagna l’esperienza della nascita del loro bambino”.

Il dottor Marco Marconi, 62 anni, riminese arriva dall’ospedale Ceccarini di Riccione,  dove fino ad oggi ha svolto l’incarico di direttore dell’unità operativa di Cardiologia. Ha oltre 30 anni di esperienza nel settore dell’elettrofisiologia cardiaca e dell’elettrostimolazione sia per quanto riguarda l’attività di sala operatoria (ha effettuato oltre 3000 impianti di dispositivi e oltre 500 studi elettrofisiologici ed ablazioni transcatetere) che per quanto riguarda l’attività scientifica e di ricerca sempre prevalentemente nel settore aritmologico. Si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Bologna dove ha poi conseguito le specializzazioni in Cardiologia e in Tecnologie Biomediche. Ha iniziato a lavorare presso le strutture sanitarie pubbliche riminesi nel 1983, ricoprendo  vari incarichi tra cui quello di responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia cardiaca ed Elettrostimolazione cardiaca. Il dottor Marconi ha frequentato corsi di aggiornamento e perfezionamento presso diverse realtà sanitarie italiane ed europee, in particolare per le procedure di Terapia delle aritmie con ablazione transcatetere radiofrequenza e di Impianto di sistemi di resincronizzazione cardiaca. L’U.O di Cardiologia dell’Ospedale Bufalini di Cesena è centro Hub per il trattamento delle aritmie cardiache. “Ho trovato un reparto di alto livello -  afferma il dottor Marconi - che si sviluppa in un contesto ospedaliero che vanta specializzazioni avanzate legate al trauma. lavoreremo al servizio dei reparti ospedalieri e, grazie ai vantaggi che derivano dal lavorare all’interno della rete cardiologica romagnola, allo sviluppo di nuove tecnologie e metodiche innovative meno invasive”.

Il dottor Alessandro Valentino, 49 anni, arriva dall’ospedale Cervesi di Cattolica dove dal 2012 ad oggi ha ricoperto l’incarico di responsabile del Punto di Primo Intervento. Si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Bologna e poi specializzato in Medicina Interna con Indirizzo in Medicina d’Urgenza all’Università di Modena. La sua carriera professionale inizia nella Marina Militare Italiana occupandosi di pianificazione dell’intervento sanitario in situazioni di maxiemergenza. Dopo una breve esperienza presso l’Ausl di Ferrara come medico di Pronto Soccorso e di Emergenza territoriale 118, nel 2002 inizia a lavorare all’ospedale di Riccione dove è rimasto fino ad oggi, dapprima come dirigente medico presso il DEA e dal 2012 con l’incarico di responsabile del Punto di Primo intervento. Numerose sono le attività di docenza svolte in ambito aziendale e regionale sui temi dell’emergenza. Nell’anno 2017 gli accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale “Bufalini” sono stati 59.055 dei quali 11.301 con fast track (vale a dire accesso diretto a specialisti); pazienti trattenuti in osservazione breve 3.494. Presso il Punto di primo intervento di Cesenatico ci sono stati 17.624 accessi e a quello di Bagno di Romagna 3.044. “Sento una grande responsabilità per il compito che mi aspetta – dichiara il dottor Valentino che entrerà in sevizio il prossimo 1 luglio –  lavorerò in un reparto dove i meccanismi sono ben collaudati e rodati”.

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La fibrosi cistica è una malattia genetica ereditaria che richiede una terapia estremamente complessa e continuativa, affidata a centri specializzati di riferimento a livello regionale, tra i quali rientra anche quello dell’Ospedale “Bufalini” di Cesena. Le cure e il trapianto d’organo hanno fortemente migliorato le aspettative di vita, e oggi la malattia ha perso il suo carattere prevalente di malattia dei bambini, con decorso inevitabilmente grave e mortale, per diventare una malattia cronica dell’età adulta. 

Attualmente il Centro Regionale Fibrosi Cistica di Cesena segue circa 190 pazienti di età compresa tra i 2 mesi e i 60 anni: di questi circa la metà ha più di 18 anni. Circa 100 provengono dalla Romagna, i restanti dalle province di Ferrara, Bologna, Modena, Repubblica di San Marino e dalla regione Marche.

Per dare continuità all’assistenza e consolidare il percorso di presa in carico dei pazienti adulti che sempre più numerosi vengono seguiti dal Centro cesenate, è stato assegnato un nuovo medico infettivologo che è operativo dal 7 maggio scorso.

 

Nella sua attività lo specialista neoassunto collaborerà anche con i colleghi dell’Unità Operativa di Malattie Infettive che già da diversi anni lavorano in forte integrazione con i professionisti del Centro. “La collaborazione con il reparto di Malattie Infettive  – spiega la dottoressa Fiorella Battistini responsabile del Centro Fibrosi Cistica di Cesena - è iniziata nel 2011 e si è resa necessaria per l’evolversi della storia naturale della malattia che ha portato ad un importante aumento della sopravvivenza del paziente, frutto di un’assistenza specialistica, di nuovi protocolli farmacologici e della recente possibilità di trapianto di organi”.

“Oggi – afferma il direttore del Presidio Bufalini dottoressa Virna Valmori – il numero di pazienti adulti rappresenta il 50 per cento degli assistiti. Con l’assegnazione nello staff del Centro di un nuovo professionista dedicato e integrato con i professionisti del reparto di Malattie Infettive, abbiamo raggiunto l’obiettivo di garantire una presenza professionale costante e assicurare la continuità della presa in carico”. A completamento del team professionale si è inoltro provveduto all’assegnazione in via esclusiva del personale infermieristico.

“Avere un centro che aggiunge al personale già in forza un nuovo medico dedicato ai pazienti adulti e due infermiere dedicate esclusivamente alla fibrosi cistica è un grande passo in avanti – dichiara il dottor Alberto Bastianelli, Presidente di Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna che da sempre collabora fattivamente con il Centro cesenate – che oggi ci garantisce livelli di cura e assistenza ottimali e ci colloca tra i centri più importanti d’Italia”.

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La collaborazione di Ausl Romagna Cultura con il Dipartimento universitario dei Beni Culturali di Ravenna assume caratteristiche "internazionali" con l'arrivo, nella giornata di martedì 05/06/2018, di una delegazione di antropologi ungheresi, del Museo di Storia Naturale di Budapest (Ungheria), presenti oggi all'ospedale  "Morgagni - Pierantoni" di Forlì.
Il gruppo di docenti, la prof.ssa Ildikò Pap, il dottor Tamás Hajdu e il dottor Tamás Szeniczey, afferenti al Department of Anthropology, Hungarian Natural History Museum, Budapest  e del Eötvös Loránd University-Department of Biological Anthropology, Budapest,  erano accompagnati dal dottor Mirko Traversari  e dal dottor  Antonino Vazzana del Laboratorio di Antropologia del Dipartimento dei Beni Culturali di Ravenna e per Ausl Romagna Cultura, dalla dottoressa Tiziana Rambelli.
" Gli studiosi ungheresi - spiega il prof.Traversari - sono venuti all'ospedale di Forlì per una collaborazione scientifica, relativa allo studio paleopatologico e antropologico su resti umani antichi, già attivata con il Laboratorio di Antropologia Fisica e DNA antico di Ravenna che, grazie alla convenzione con il Gruppo AUSL Romagna Cultura, si può avvalere anche della collaborazione dell'UO di Radiologia di Forlì, diretta dal dottor Mauro Bertocco, per la quale erano presentei il  radiologo dottor Enrico Petrella e il tecnico radiologo Lucia Marani."
La professoressa Ildikò  PAP ha conosciuto il dottor Traversari e il suo gruppo, grazie anche agli studi effettuati da questi ultimi sulle Mummie di Roccapelago (Modena), scoperte nel 2010 dall'archeologa forlivese Barbara Vernia. La scoperta era avvenuta nei locali dell’antica roccaforte medievale di Obizzo da Montegarullo ed è parso subito evidente che non si trattasse, come spesso accaduto, della mummificazione volontaria di un gruppo sociale (monaci, beati, membri di famiglie illustri), ma della conservazione naturale di parte della comunità sepolta tra la seconda metà del ‘500 e il ‘700.
A molte migliaia di chilometri di distanza, nel 1994, durante i lavori di restauro di una chiesa a Vac, nell'Ungheria settentrionale, vennero ritrovate 256 mummie, dimenticate per secoli, perfettamente conservate per cause naturali come le mummie di Roccapelago.Ora si trovano al Museo ungherese di storia naturale, a Budapest, ed hanno fornito agli studiosi validi elementi per la scoperta di nuovi metodi di lotta alla tubercolosi .
La similitudine del ritrovamento, e gli studi effettuati dagli studiosi italiani ed ungheresi, hanno messo in contatto i due team, che ora si sono incontrati, per proseguire le loro ricerche, a Forlì, non a caso città natale di Giovan Battista Morgagni, fondatore della patologia moderna, che dissezionava i cadaveri nel teatro anatomico dove era inciso ""Mors ubi gaudet succurrere vitae", cioè "dove la morte è lieta di prestare soccorso, giovare, alla vita"
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