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Presentati oggi al Campus universitario i risultati delle indagini condotte sulla pagnotta millenaria forlivese, in presenza di una vasta platea di autorità,  studenti e cittadini. Il servizio realizzato dal Tg 3 oggi in onda alle 19, 30

Hanno introdotto il prof. Luca Mazzara, presidente del Consiglio del Campus di Forlì, e Valerio Melandri, assessore per la Promozione settore culturale, museale e dell'Alta Formazione universitaria. Successivamente sono intervenuti il Sovrintendente Giorgio Cozzolino e la dottoressa Romina Pirraglia, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e il dottor Mirko Traversari, antropologo fisico e paleopatologo. Ha condotto l'incontro la dottoressa Tiziana Rambelli , coordinatrice della comunicazione della Ausl Romagna Cultura. 

Gli scavi effettuati nel 2017 da Hera, per la realizzazione della rete di teleriscaldamento hanno  permesso di recuperare reperti archeologici di grande interesse: l’antica via Emilia e una necropoli romana che ha restituito 23 sepolture e arredi funebri. Le sepolture individuate sono state 23, di cui 21 cremazioni (14 dirette e 7 indirette) caratterizzate da varie tipologie tombali (fossa semplice, a pozzetto, in cassetta laterizia o copertura alla “capuccina”) e due inumazioni (una in fossa semplice e una a “cappuccina”). Una prima analisi del materiale di corredo delle sepolture scavate, ha permesso di collocare la frequentazione dell’area funeraria fra il I sec. a.C. e l’inizio del II sec. d.C.

Si tratta di una tipologia di rinvenimento molto raro - commenta riferendosi alla pagnotta la dott.ssa Romina Pirraglia, funzionario archeologo  che ha supervisionato le operazioni -per questo è stato necessario acquisire più informazioni possibili, anche sulla struttura interna della forma di pane, per meglio orientare le future operazioni di restauro e consolidamento. Le immagini digitali potranno inoltre servire per produrre modelli tridimensionali del prezioso ritrovamento”.

“In accordo con la Soprintendenza, abbiamo effettuati alcuni microprelievi” conclude il dott. Mirko Traversari, coordinatore delle operazioni - “che saranno destinati a future indagini chimico fisiche per meglio comprendere la composizione interna della pagnotta. Il reperto si è conservato grazie alla retrogradazione dell'amido e la pagnotta  era lievitata e poteva essere tranquillamente mangiata. La presenza di composti del silicio ha permesso di formulare tre ipotesi: impiego di un cerale con un alto contenuto di questo elemento, come il sorgo, il miglio o l'orzo;la presenza di argilla penetrata nel pane a causa della permanenza nella tomba; l'aggiunta di argilla all'impasto."

"Lo studio sulla pagnotta è  solo una tappa del progetto di studio e ricerca sulla necropoli forlivese e l' ipotesi  della futura realizzazione di in museo forlivese con questi reperti", ha concluso la dottoressa Romina Pirraglia 

 

 

Servizio sulla pagnotta di oltre 2.000 ani fa al Tg3 del 04.10.2019 https://youtu.be/vkjLMQB-70Y

Servizio sulla pagnotta di oltre 2.000 ani fa al Tg5 del 07.10.2019 https://youtu.be/ZLV-cB2qIIY

 

 

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La Paleopathology Association,  la più importante associazione internazionale di paleopatologia, che raggruppa circa duemila studiosi di tutti i Paesi, ha divulgato nella Paleopathology newsletter di Settembre 2019  una nota relativa al "V Meeting Nazionale del Gruppo Italiano di Paleopatologia", organizzato a Bertinoro nel 2019 dal dottor Mirko Traversari e dal dottor Luca Saragoni,  in collaborazione con il gruppo Ausl Romagna Cultura. In questa nota ribadisce che "Forlì dovrebbe essere considerato nella rete con altri centri di ricerca nazionali in Paleopatologia e questa sarà un'ulteriore opportunità per lo sviluppo di questo territorio ". Si tratta di un  importante riconoscimento internazionale a questa nascente realtà territoriale  che si propone, fra le altre cose, di valorizzare il territorio creando un network virtuoso con altri centri di eccellenza nazionali ed internazionali.

 Il quinto Meeting GIPaleo, tenutosi a maggio 2019, presso la prestigiosa cornice del Centro Residenziale Universitario di Bertinoro (Ce.U.B.), con la collaborazione del gruppo Ausl Romagna Cultura, aveva riunito Antropologi Fisici, Archeologi, Storici della Medicina e Conservatori, provenienti da ventuno Università italiane ed estere, sette Aziende ospedaliere, oltre a diversi Musei, Soprintendenze e Società scientifiche internazionali. Avevano portato il loro contributo al convegno anche il prof. Gino Fornaciari e il porf Ezio Fulcheri, fra i più importanti paleopatologi al mondo e veri e propri decani, se non addirittura i fondatori della disciplina in Italia.


 

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MOSTRA E CONVEGNO SU VECCHIE E NUOVE EPIDEMIE

 

 

MUSEO DELLA CITTA’ DI RIMINI, 5 ottobre – 1 dicembre 2019

 

 

La Mostra su “Vecchie e Nuove epidemie”, a cura di Walter Pasini e Angelo Beccarelli, in collaborazione con il Gruppo AUSL Romagna Cultura, che resterà aperta al pubblico, presso il Museo della Città,Via Luigi Tonini, 1, a Rimini, dal 5 ottobre al 1 dicembre, intende far conoscere ai visitatori le caratteristiche delle malattie epidemiche di ieri e di oggi, le misure adottate in passato dagli Stati per fronteggiarle e i progressi scientifici che hanno consentito di combatterle con successo.

 

Epidemie e pandemie – spiegano gli organizzatori - hanno accompagnato il cammino dell’umanità, provocando nei secoli milioni di malati e di morti. Alcune come la peste,il vaiolo, la sifilide, la tubercolosi, il colera, la pandemia influenzale del 1918-19 hanno avuto devastanti effetti sul piano demografico, sociale, sanitario ed economico. I porti sono stati per secoli i principali luoghi di ingresso delle malattie epidemiche per l’arrivo di uomini, merci e animali infetti e le autorità sanitarie del tempo hanno cercato di impedirne l’ingresso creando strutture deputate all’isolamento dei malati e dei sospetti tali: i lazzaretti. Oltre ai lazzaretti, nel corso dei secoli, gli Stati hanno adottato misure di prevenzione e controllo come le fedi e le patenti di sanità che consentivano l’attracco delle imbarcazioni, i cordoni sanitari, i bandi di sanità, la sospensione di fiere e mercati, la disinfezione delle lettere. Alla fine del ‘700 un medico inglese sperimentava con successo la vaccinazione contro il vaiolo che, grazie alla campagna di vaccinazione di massa promossa dall’OMS porterà nel 1980 all’eradicazione del vaiolo. Tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 sono stati scoperti i virus, batteri o protozoi responsabili delle principali malattie epidemiche. Le vaccinazioni hanno avuto un ruolo fondamentale nella prevenzione e controllo di molte malattie, la scoperta della penicillina è stata determinante nel controllo della sifilide, fognature efficienti ed acqua potabile fondamentali nella prevenzione del colera e di altre malattie trasmesse per via alimentare. Negli ultimi cinquant’anni alle tradizionali malattie epidemiche, si sono aggiunte altre malattie definite "emergenti" come l’AIDS, l’infezione da virus Ebola, da Zika virus, da coronavirus come la MERS-coV e altre ancora.”

Sono previste visite guidate per tutte le scuole o gruppi (previa prenotazione alla Dottoressa Antonella Chiadini al numero 335.8472461)
La mostra itinerante ha il Patrocinio della Presidenza della Repubblica, del Senato della Repubblica,della Camera dei Deputati, del Ministero della Salute e del Ministero dei Beni Culturali del Comune di Rimini, dell’Ausl Romagna, dell’ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Rimini, della Scuola Grande di San Marco - Polo Culturale-Museale Storia Medicina della SGSM di Venezia, appartenente all’Azienda Ulss 3 Serenissima di Venezia, dell’Accademia Italiana di Storia della Farmacia, dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Rimini.

 

 

La mostra sarà introdotta da un convegno su "VECCHIE E NUOVE EPIDEMIE", che si terrà sabato 5 ottobre dalle ore 10 -1 2,00 presso il Museo della Città di Rimini, Sala del Giudizio.

 

PROGRAMMA

 

Introduzione:

Maurizio Grossi, Presidente Ordine dei Medici della Provincia di Rimini

 

Intervengono

Sonia Muzzarelli e Stefano De Carolis, Gruppo Cultura AUSL Romagna

 

Moderatore:

Walter Pasini

 

Relatori:

Angelo Beccarelli, I lazzaretti

Stefano Arieti, Ebrei ed epidemie

Mario Po’, La Peste a Venezia,

Saverino La Placa, La Poliomielite

Francesco M. Galassi, Il mondo prima dei vaccini

Giancarlo Cerasoli, La Spagnola

Francesco Toni, Il Morbillo

Francesco Cristini, L’AIDS

 

 

 

Il dottor Walter Pasini parlerà della mostra nella puntata di “Tuttobene”, condotta da Roberto Feroli, che andrà in onda su Teleromagna nelle seguenti date: giovedì 17 ottobre alle 15:30, sabato 19 alle 22:45, domenica 20 alle 22:45.

Sarà in onda in tutta Italia, nelle emittenti in allegato, a partire da lunedì 14 ottobre.

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LA “PAGNOTTA”  DI 2.000 ANNI

RISULTATI PRELIMINARI DELLE ANALISI EFFETTUATE

Incontro aperto al pubblico in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, Ser.In.Ar e il Gruppo AUSL Romagna Cultura

Venerdì 4 ottobre, ore 16

AULA 12

Campus di Forlì-Università di Bologna

Viale Corridoni 20, Forlì

 

 

Conduce la dott.ssa Tiziana Rambelli , Coordinatrice della comunicazione del gruppo Ausl Romagna Cultura

Saluti di apertura

Prof. Luca Mazzara

Presidente del Consiglio di Campus di Forlì-Università di Bologna

Prof. Valerio Melandri

Assessore per la Promozione settore culturale, museale e dell'Alta Formazione universitaria-Comune di Forlì

Comunicazioni

Un raro rinvenimento come mezzo per richiamare l'attenzione sull'archeologia forlivese

Dott.ssa Romina Pirraglia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini

Un pane di 2.000 anni fa, attraverso gli occhi del laboratorio: i risultati delle analisi chimico fisiche e paleoradiologiche effettuate

Dott. Mirko Traversari, Antropologo fisico e Paleopatologo

A distanza di circa otto mesi dall’avvio delle analisi laboratoristiche e strumentali sulla pagnotta di pane rinvenuta nel 2017, all’interno di una delle sepolture intercettate in Piazzale della Vittoria emerse durante gli scavi effettuati da Hera, per la realizzazione della rete di teleriscaldamento, i ricercatori presenteranno i primi suggestivi risultati ottenuti dalle indagini paleoradiologiche e chimico fisiche condotte su questo raro reperto. Durante l’incontro, verranno inoltre illustrati gli aspetti storici e archeologici per meglio contestualizzare la scoperta. La conferenza stampa si concluderà con le prospettive future di ricerca e valorizzazione.

 

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Lo studio sulle reliquie di San Mercuriale, primo vescovo e patrono di Forlì,  protagonista di un servizio giornalistico sulla rivista "Medioevo", in questi giorni in edicola.

Il progetto "San Mercuriale", che ha preso avvio con la ricognizione scientifica del 19 settembre 2018, nasce grazie ad una proficua collaborazione tra ricercatori ed istituzioni. Protagonisti dell'iniziativa sono  il dottor Mirko Traversari, antropologo fisico e responsabile del progetto, il gruppo Ausl Romagna Cultura, la cui comunicazione è coordinata dalla dottoressa Tiziana Rambelli, e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna. La seconda fase di studio, conclusasi a maggio 2019,  seguiva la precedente, incentrata sui risultati autoptici e radiologici, ed era focalizzata sui progressi delle indagini genetiche tuttora in corso, ma soprattutto sulla datazione atomica delle reliquie e sulla ricostruzione digitale del volto di San Mercuriale.. “Le analisi preliminari sul DNA antico - spiega il dottor Traversari - sono state condotte su due elementi scheletrici, uno proveniente dal cranio conservato alla SS Trinità, il secondo sulle reliquie del corpo conservato a San Mercuriale; con il fine ultimo di associare geneticamente le reliquie. Le estrazioni multiple e le amplificazioni sono state orientate sulla regione ipervariabile 1 (HVR-1) del DNA mitocondriale (mtDNA), che ereditiamo in toto dalla madre, e sulle Short Tandem Repeats (STR) del cromosoma Y, che proviene dal padre. Le analisi hanno immediatamente evidenziato una diagenesi piuttosto pronunciata per entrambi i marcatori, con il verificarsi di diversi siti degradati (deaminati) nel mtDNA e la limitata amplificazione delle STR, segno di una scarsa presenza di DNA nucleare, entro cui risiete il cromosoma Y. Successive analisi, tutt’ora in corso, mireranno alla cattura dell'intero mtDNA, per consentire la definizione dell’aplogruppo di provenienza delle reliquie (ndr. Gli aplogruppi rappresentano geneticamente l'eredità per relazione di parentela matrilineare di tutte le popolazioni umane, le loro origini ed i processi migratori) E’ comunque possibile confermare la relazione genetica tra le reliquie conservate a San Mercuriale, con il cranio custodito alla SS Trinità.” “Le reliquie – prosegue l’antropologo - sono state sottoposte a datazione con il metodo del radiocarbonio mediante la tecnica della Spettrometria di Massa ad alta risoluzione (AMS), presso il Centro di Datazione e Diagnostica (CEDAD) dell’Università del Salento, con relativa calibrazione in età di calendario mediante l’utilizzo del software OxCal Ver. 3.10, basato sui dati atmosferici. La datazione emersa, colloca le reliquie entro un arco temporale che va dal II al III secolo d.C., nel rispetto delle comunque scarne indicazioni storiche sicuramente attribuibili alla figura del Santo. E’ stata inoltre ricostruito il volto mediante tecnica digitale in 3D secondo il protocollo di Manchester, grazie ai dati provenienti dalla TAC eseguita presso il presidio ospedaliero Morgagni-Pierantoni di Forlì. La ricostruzione, operata dalla dott.ssa Chantal Milani afferente al Dipartimento di Medicina Legale, Università degli Studi Sapienza di Roma, ha tenuto conto delle indagini antropologiche precedentemente condotte e, in fase di rendering artistico finale, dell’iconografia tarda attribuita al Santo. Il risultato ottenuto restituisce un uomo dallo sguardo mite, con un profilo fortemente caratterizzato da un naso importante e lievemente asimmetrico, caratteristica che curiosamente ritroviamo anche su rappresentazioni di Aan Mercuriale, come ad esempio la tela di Baldassarre Carrari (1460-1516), fra le prime di cui disponiamo, in cui il Santo viene rappresentato con un naso caratteristico. Il futuro terzo appuntamento, che sarà  stabilito a breve, completerà il quadro delle analisi, proponendo i risultati legati alla paleodieta del Santo, alla sua mobilità in vita e al completamento degli studi genetici, aspetti attualmente in corso di svolgimento.”           

 

 

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Grandissimo successo di pubblico al V Meeting GIPaleo, tenutosi sabato 18 maggio, presso la prestigiosa cornice del Centro Residenziale Universitario di Bertinoro (Ce.U.B.), con la collaborazione del gruppo Ausl Romagna Cultura.
Sono stati tantissimi a sfidare le non certo agevoli condizioni meteorologiche: curiosi, studenti, appassionati della materia, ma anche professionisti e ricercatori del settore hanno velocemente saturato la sala del Teatro, sede dell’incontro. 
La giornata è stata aperta dai saluti istituzionali, portati da Emma Petitti Assessore al Bilancio, Riordino istituzionale, Risorse umane e Pari opportunità della Regione Emilia Romagna, Gabriele Antonio Fratto nella duplice veste di Presidente della Provincia Forlì-Cesena e Sindaco di Bertinoro, Davide Drei Sindaco di Forlì e Paolo Masperi, Direttore del presidio Ospedaliero di Forlì. 
I rappresentanti delle istituzioni hanno dato il benvenuto ai partecipanti e ai numerosi relatori, sottolineando come queste importanti occasioni siano anche un mezzo di valorizzazione del nostro territorio, ricco di eccellenze anche nell’ambito della ricerca.
 La giornata è proseguita con le numerosissime relazioni, portate da esperti provenienti da tutta Italia e da esponenti di fama internazionale, fra cui Gino Fornaciari, Ezio Fulcheri, Emma Rabino Massa.
Presentato anche il recentissimo studio sulle reliquie e la ricostruzione del volto del primo Vescovo di Forlì,  San Mercuriale .
 “E’ stata una bellissima giornata, ricca di numerosissimi punti di vista, dalla forte connotazione interdisciplinare e dal solido rigore scientifico” spiegano Mirko Traversari e Luca Saragoni, organizzatori del Convegno. Soddisfatto anche il coordinatore nazionale GIPaleo, il professor Luca Ventura : “La presenza tra i relatori di giovani ricercatori, è un ottimo segnale di buona salute della paleopatologia nazionale,  che si sta sempre più dimostrando terreno inclusivo di altre discipline quali la Storia, l’Archeologia e l’Antropologia Fisica, senza mai perdere di vista il minimo comune denominatore che rimane l’Anatomia Patologica”. 
Il dottor Traversari ha concluso affermando che :“Possiamo ormai considerare il territorio forlivese in rete con gli altri poli di ricerca nazionale sulla Paleopatologia e questo spero possa essere un’ulteriore opportunità di  sviluppo del nostro territorio”.    
 
 
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" LA DATAZIONE EMERSA COLLOCA LE RELIQUIE ENTRO UN ARCO TEMPORALE CHE VA DAL II AL III SECOLO D.C E IL VOLTO RICOSTRUITO COINCIDE CON LE RAPPRESENTAZIONI DEL SANTO"

 
 Sabato 11 maggio, presso l’Abbazia di San Mercuriale, sono stati presentati in anteprima nazionale i risultati della seconda fase di studio sulle reliquie di San Mercuriale, primo Vescovo di Forlì. Dopo i saluti di mons. LIVIO CORAZZA, Vescovo di Forlì – Bertinoro, don ENRICO CASADIO, Abate di San Mercuriale, DAVIDE DREI, Sindaco di Forlì, LUCA MAZZARA, Presidente del Campus Universitario di Forlì, GERMANO CAPACCI, Presidente del Lions Terre di Romagna, TIZIANA RAMBELLI, in rappresentanza del gruppo Ausl Romagna Cultura e GABRIELLA TRONCONI per la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì , Mirko Traversari, antropologo fisico e paleopatologo ha illustrato le scoperte rilevate sulle reliquie. 
Il progetto, che ha preso avvio con la ricognizione scientifica del 19 settembre scorso, nasce grazie ad una proficua collaborazione tra ricercatori ed istituzioni. Protagonisti dell'iniziativa sono Mirko Traversari, antropologo fisico e responsabile del progetto, il gruppo Ausl Romagna Cultura, e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna, particolarmente attivo su attività di valorizzazione e tutela della città di Forlì, che si è dimostrato immediatamente sensibile all’importante iniziativa. Questa seconda fase di studio, che segue la precedente incentrata sui risultati autoptici e radiologici, è focalizzata sui progressi delle indagini genetiche tuttora in corso, ma soprattutto sulla datazione atomica delle reliquie e sulla ricostruzione digitale del volto di San Mercuriale. A qualche mese dal primo appuntamento, durante il quale sono stati presentati i risultati relativi allo studio antropologico, paleopatologico e paleoradiologico svolti sulle reliquie, questo secondo appuntamento rende conto alla popolazione e ai fedeli, sullo stato di avanzamento degli studi fino a questo momento. “Le analisi preliminari sul DNA antico - spiega il dottor Traversari - sono state condotte su due elementi scheletrici, uno proveniente dal cranio conservato alla SS Trinità, il secondo sulle reliquie del corpo conservato a San Mercuriale; con il fine ultimo di associare geneticamente le reliquie. Le estrazioni multiple e le amplificazioni sono state orientate sulla regione ipervariabile 1 (HVR-1) del DNA mitocondriale (mtDNA), che ereditiamo in toto dalla madre, e sulle Short Tandem Repeats (STR) del cromosoma Y, che proviene dal padre. Le analisi hanno immediatamente evidenziato una diagenesi piuttosto pronunciata per entrambi i marcatori, con il verificarsi di diversi siti degradati (deaminati) nel mtDNA e la limitata amplificazione delle STR, segno di una scarsa presenza di DNA nucleare, entro cui risiete il cromosoma Y. Successive analisi, tutt’ora in corso, mireranno alla cattura dell'intero mtDNA, per consentire la definizione dell’aplogruppo di provenienza delle reliquie (ndr. Gli aplogruppi rappresentano geneticamente l'eredità per relazione di parentela matrilineare di tutte le popolazioni umane, le loro origini ed i processi migratori) E’ comunque possibile confermare la relazione genetica tra le reliquie conservate a San Mercuriale, con il cranio custodito alla SS Trinità.” “Le reliquie – prosegue l’antropologo - sono state sottoposte a datazione con il metodo del radiocarbonio mediante la tecnica della Spettrometria di Massa ad alta risoluzione (AMS), presso il Centro di Datazione e Diagnostica (CEDAD) dell’Università del Salento, con relativa calibrazione in età di calendario mediante l’utilizzo del software OxCal Ver. 3.10, basato sui dati atmosferici. La datazione emersa, colloca le reliquie entro un arco temporale che va dal II al III secolo d.C., nel rispetto delle comunque scarne indicazioni storiche sicuramente attribuibili alla figura del Santo. E’ stata inoltre ricostruito il volto mediante tecnica digitale in 3D secondo il protocollo di Manchester, grazie ai dati provenienti dalla TAC eseguita presso il presidio ospedaliero Morgagni-Pierantoni di Forlì. La ricostruzione, operata dalla dott.ssa Chantal Milani afferente al Dipartimento di Medicina Legale, Università degli Studi Sapienza di Roma, ha tenuto conto delle indagini antropologiche precedentemente condotte e, in fase di rendering artistico finale, dell’iconografia tarda attribuita al Santo. Il risultato ottenuto restituisce un uomo dallo sguardo mite, con un profilo fortemente caratterizzato da un naso importante e lievemente asimmetrico, caratteristica che curiosamente ritroviamo anche su rappresentazioni di san Mercuriale, come ad esempio la tela di Baldassarre Carrari (1460-1516), fra le prime di cui disponiamo, in cui il Santo viene rappresentato con un naso caratteristico. Un futuro terzo appuntamento, completerà il quadro delle analisi, proponendo i risultati legati alla paleodieta del Santo, alla sua mobilità in vita e al completamento degli studi genetici, aspetti attualmente in corso di svolgimento.”           
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Il Festival della Scienza medica, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e da Genus Bononiae, Musei nella Città, in collaborazione con l'Università di Bologna e con il supporto del Gruppo Intesa Sanpaolo, ha registrato un crescente successo di pubblico nel corso degli anni e si prepara alla nuova edizione con un programma fittissimo: oltre 100 relatori, tra cui i premi Nobel John Gurdon, Aaron Ciechanover e Tomas Lindhal e 80 eventi, tra lezioni magistrali, convegni, incontri, spettacoli, assieme ai consueti appuntamenti dedicati alle scuole. Il tema portante di quest’anno, "L'intelligenza della salute" ha origine dalle ricerche in capo alla cosiddetta "epidemiologia cognitiva", che dimostra l’esistenza di una correlazione misurabile tra intelligenza e salute personale e collettiva (https://bolognamedicina.it/)


Il prof. Giorgio Ercolani, direttore della Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate dell'ospedale di Forlì e componente del comitato scientifico del Festival della Scienza Medica e il prof. Claudio Vicini, direttore del Dipartimento Testa-Collo dell'Ausl Romagna, parteciperanno al Festival della Scienza Medica di Bologna per parlare dell'esperienza ultradecennale della chirurgia robotica all'ospedale di Forlì nei rispettivi settori.

In particolare, il prof. Giorgio Ercolani interverrà sabato 11 maggio, alle ore 11, presso la Sala della Cultura del Palazzo Pepoli, (Museo della Storia di Bologna), in via Castiglione 8,  all'incontro "Più Robot e meno Burnout per prevenire effetti collaterali in chirurgia", mentre il prof.Claudio Vicini interverrà lo stesso giorno alle ore 11, 30 presso Casa Saraceni, in via Carlo Farini 15, per parlare di apnee ostruttive nel sonno.

Il primo robot chirurgico "Leonardo Da Vinci", donato dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, è entrato in funzione nel 2007 nell’ospedale forlivese (il primo ad entrare in attività in Emilia Romagna) ed è stato utilizzato in ben 608 interventi. Nel 2012, la stessa Fondazione, ne ha donato un secondo modello più avanzato, che è stato utilizzato, nel periodo compreso dal 2012 al 2019, in 1.470 operazioni, svolte in ben sette Unità operative dell’ospedale di Forlì (Chirurgia generale, gastroenterologica e mininvasiva, Chirurgia endocrina e bariatrica, Urologia, Chirurgia e terapie oncologiche avanzate, Chirurgia toracica, Otorinolaringoiatria, Ginecologia-Ostetricia).

Il robot chirurgico sarà "fisicamente" presente al festival di Bologna, per tutta la durata della manifestazione a Palazzo Pepoli. Grazie ad un clinico specialista sarà possibile vedere dal vivo e comprendere al meglio le funzionalità del sistema robotico da Vinci Xi . È considerata la piattaforma ad oggi più evoluta per la chirurgia mininvasiva presente sul mercato.

Anche "Sua Maestà Anatomica", il patologo forlivese Giovan Battista Morgagni, tornerà "idealmente", dopo quasi tre secoli, nelle sale dell'Università di Bologna per la proiezione di alcuni brani della docufiction a lui dedicata, in occasione del prestigioso Festival . Alcuni brani del lavoro cinematografico sul Padre della Patologia Moderna verranno infatti proiettati tra gli eventi in programma, presso la Sala degli Atti di palazzo Re Enzo, piazza del Nettuno 1, : https://bolognamedicina.it/programma-2019/docufiction-g-b-morgagni

“Sua Maestà Anatomica” e' stato un patologo forlivese che ha rivoluzionato la medicina e ha fondato la patologia moderna. Francesco Puccinotti, storico della medicina ottocentesco, scrisse con enfasi di Morgagni che: "... se tutte le scoperte anatomiche fatte da lui dovessero portare il suo nome, forse un terzo delle parti del corpo umano, si nominerebbe da lui...". L’iniziativa della docufiction nasce da un'idea del gruppo Ausl Romagna Cultura, all'interno del progetto "G.B.Morgagni Sua Maestà Anatomica", che aveva già visto, nel 2015, l’organizzazione di un convegno storico – scientifico in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, la realizzazione di un sito Internet dedicato (http://www.morgagnipatologo.it/ ), a cura del Liceo Scientifico e Classico di Forlì e con il contributo del Lions Terre di Romagna e la realizzazione del volume "Morgagni e Forlì" nel 2018, a cura di Giancarlo Cerasoli con le foto di Leonardo Michelini. La docufiction è stata girata dal regista Cristiano Barbarossa (già regista di Superquark ), con il contributo dell'Istituto Oncologico Romagnolo, Formula Servizi e Daniele Versari di Estados Cafè. Attore protagonista Riccardo Mei. Musiche originali di Roberto Costa. Il gruppo Ausl Romagna Cultura, costituito nel febbraio 2016 con delibera del Direttore Generale, ha come obiettivi la valorizzazione del patrimonio artistico, documentale e archivistico dell’AUSL Romagna, la diffusione della conoscenza delle figure dei grandi medici della Romagna, la realizzazione di iniziative di divulgazione scientifica e culturale dell’AUSL Romagna in collaborazione con enti e associazioni, nonché la promozione di progetti culturali in collaborazione con Università ed altri Enti. È suddiviso in tre aree: Storia della medicina, grandi medici romagnoli e divulgazione scientifica (coordinata dal dottor Stefano De Carolis),Patrimonio storico-artistico-archivistico AUSL della Romagna (coordinato dalla dott.ssa Sonia Muzzarelli) e Comunicazione (coordinato dalla dott.ssa Tiziana Rambelli).

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Ausl Romagna Cultura invita a :

 

MUSEI A
CIELO APERTO

Visite guidate, percorsi tematici,
letture, teatro, poesia e musica


S. AGATA SUL SANTERNO
4 maggio


FUSIGNANO
5 maggio


LAVEZZOLA di CONSELICE
11 maggio


BAGNACAVALLO
12 maggio


LUGO
1 e 2 giugno


S. SEVERO di COTIGNOLA

9 giugno

 

Da sabato 4 maggio torna in Bassa Romagna la rassegna “Musei a cielo aperto. Cimiteri monumentali” con visite guidate, percorsi tematici, letture, teatro, poesia e musica.La rassegna ha l’obiettivo di far conoscere i cimiteri locali per costruire una memoria diffusa e condivisa di un territorio attraverso la sua storia, la sua cultura e la sua arte. 

Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito. La direzione artistica di “Musei a cielo aperto” è di Paolo Gagliardi. La rassegna è organizzata dall’associazione “Storia e memoria della Bassa Romagna” con la collaborazione dei Comuni di Fusignano, Lugo, Conselice, Bagnacavallo, Cotignola, Sant'Agata sul Santerno; gode del patrocinio dei  Comuni coinvolti, dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, della Provincia di Ravenna e della Regione Emilia-Romagna e della collaborazione del gruppo Ausl Romagna Cultura.

 

 



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