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Il trauma è la prima causa di morte e di disabilità nelle persone di età inferiore a 40 anni. Un “bollettino di guerra” che potrebbe e che dovrebbe essere evitato. Per aiutare i più giovani a conoscere e prevenire i politraumi, in particolare da incidente stradale, è nata l’iniziativa "Preveni..Amo", che vedrà partecipare medici del Trauma Center dell'Ausl Romagna, professionisti dell'Ospedale di Ravenna  e Cesena, esperti della Polizia Municipale di Ravenna e di Cesena, a confronto diretto con gli studenti delle scuole superiori ravennati.

Un format unico, che sta avendo un grande successo con i ragazzi, che si sta replicando  in tutte le principali città romagnole.

L’incontro ravennate si terrà Sabato 17 Novembre, a partire dalle 9.30 presso Palazzo dei Congressi, Largo Firenze 9 – Ravenna (in allegato la locandina e il pieghevole), alla presenza del Sindaco Michele De Pascale, di Stefano Busetti Direttore Sanitario AUSL Romagna e di Agostina Melucci Dirigente UST Ravenna. Parteciperà un ricco panel di esperti, tra cui Federico Caricasulo  Pilota Yamaha Racing, Andrea Giacomini  Comandante Polizia Municipale di Ravenna, Eralda Baravelli e Luca Venturini della Polizia Municipale di Ravenna e Cesena.

Numerosi saranno ovviamente i medici del Trauma Center dell’Ospedale “Bufalini” di Cesena e di reparti legati all’emergenza – urgenza; tra loro: Vanni Agnoletti, Luca Ansaloni, Federico Coccolini, Emiliano Gamberini, Carlo Lusenti, Costanza Martino, Luigino Tosatto, Alessandro Valentino, nonché alcuni colleghi dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, Alberto Belluati, Maurizio Fusari, Maria Pazzaglia e del Trauma Center di Parma: Fausto Catena e Gian Luigi De’ Angelis.

“Gli incidenti stradali – spiegano gli organizzatori - rappresentano una grave e continua emergenza sociale a livello globale; attualmente in Europa causano circa 26.000 morti, mentre in Italia sono più di 3.000 le vittime di incidente e quasi 250.000 i feriti. Ogni giorno si verificano in media più di 480 incidenti stradali, che provocano la morte di quasi 9 persone e il ferimento di più di 680. Gli incidenti sono la prima causa di morte nel mondo per i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. In particolare sono i ragazzi tra i 20 e 24 anni ad essere in percentuale maggiormente colpiti. La morte, inoltre, non è che la punta dell’iceberg. Gli incidenti stradali, infatti, sono anche la principale causa di disabilità nello stesso gruppo di individui, rendendo impossibile per i sopravvissuti e talvolta per le loro famiglie il ripristino delle normali condizioni di salute e modificando dunque sostanzialmente la qualità di vita. Sebbene secondo gli ultimi dati Eurostat il numero di incidenti stradali stia diminuendo negli anni, tale diminuzione non è ancora in linea con gli obiettivi fissati per il 2020. In Romagna l’incidenza dei traumi ‘maggiori’ è di circa  1.000 all’anno, di cui 500 afferiscono al Trauma Center di Cesena da tutti i territori romagnoli; di questi ultimi il 50 per cento viene ricoverato in Terapia Intensiva.  La mortalità in terapia intensiva è del 10 per cento ed uno su tre dei pazienti dimessi ha esito di disabilità.

Da qui – proseguono gli organizzatori - è nato l’obiettivo del Sistema di Assistenza Integrata Traumi (Siat) della Romagna, diretto dal dottor  Agnoletti, insieme alla associazione Astra Onlus,  per lavorare insieme al cittadino nella sensibilizzazione sul tema trauma e soprattutto alla sua prevenzione. ‘Preveni…Amo’ è stato ideato e fortemente voluto da medici che sono in contatto, ogni giorno, con il dramma del trauma. All'appuntamento di sabato verranno illustrati agli studenti delle scuole superiori quelle che sono le più comuni conseguenze, i comportamenti da tenere e le linee guida più aggiornate per la loro prevenzione. Non mancheranno testimonianze dirette di sportivi che hanno affrontato nella loro disciplina grandi rischi e di quello che hanno portato della propria esperienza nella vita di tutti i giorni. Saranno proiettati anche dei video clip per entrare in sintonia con il linguaggio utilizzato dai giovani".

L’obiettivo dei medici - che solitamente si occupano della cura quando l’incidente è ormai avvenuto e che in queste occasioni tentano invece di prevenirlo - è di mostrare le conseguenze tragiche dell’incidente in maniera concreta e senza filtri. I giovani, infatti, hanno un concetto del tempo distorto: iperconcreti riguardo al presente sottovalutando i rischi, il che si aggiunge alla tendenza tipica delle culture moderne ad “occultare” la morte e la sofferenza, a nascondere la malattia, la fatica.

Uno degli strumenti, oltre alle testimonianze, è l’uso dei video,  girati nelle realtà ospedaliere coinvolte nella cura del malato traumatico; vengono mostrati i professionisti della rete traumi SIAT Romagna all’opera tra pronto soccorso, sala operatoria e rianimazione, mantenendo così viva l’attenzione dei ragazzi.

Per facilitare la comunicazione con un pubblico di giovane età, inoltre, i medici del Trauma Center hanno provveduto alla creazione di una pagina Facebook  (https://www.facebook.com/Preveniamo )  sulla quale condividere contenuti video ed informativi relativi all’evento.

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Le difficoltà di comunicazione di bambini e adulti con autismo, l’incapacità di gestire sensazioni dolorose o insolite e la tendenza a esprimere in queste circostanze comportamenti disfunzionali, rendono difficile sia ai caregiver, sia agli operatori (Sanità, Cooperazione sociale), interpretare i sintomi di malessere fisico in questa popolazione e portare l’aiuto necessario.

Per la qualità della cura la compliance è un elemento molto importante. Ma nel caso di pazienti affetti da sindrome da spettro autistico, anche la compliance è più difficile da perseguire. Grazie al progetto “Mi curo senza paura” promosso da Angsa (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) l’Ospedale e Servizi Territoriali di Ravenna faranno un importante passo avanti in questa direzione. Il tutto è stato presentato stamane in una conferenza stampa cui hanno partecipato: Noemi Cornacchia (Presidenet Angsa); Roberta Mazzoni (Direttore Distretto di Ravenna); Cinzia Ravaioli (Direzione Medica Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna); Federico Marchetti (Direttore Dipartimento Materno Infantile di Ravenna – Ausl Romagna); Maria Pazzaglia (Direttore Dipartimento Emergenza Urgenza Ausl Romagna); Antonella Mastrocola (Direttore Unità Operativa “Centro di Salute Mentale” di Ravenna); Valeria Savoia (Direttore Unità operativa “Neuropsichiatria Infantile” Ravenna).

La sezione ravennate di Angsa, in collaborazione con la Fondazione Bambini e Autismo Onlus di Pordenone ha svolto infatti una formazione specifica a medici, psicologi, infermieri, educatori e assistenti sociali per meglio comprendere le reazioni e gestire i comportamenti che una persona affetta da disturbo dello spettro autistico può presentare nella erogazione delle cure. La Fondazione ha ideato e messo a punto un’applicazione “Vi.Co Hospital” che contiene tutti i più comuni esami e visite mediche, tradotti visivamente step by step al fine di supportare, attraverso diversi e alternativi canali comunicativi la comprensione della procedura da parte dell’utente. L’associazione inoltre donerà alcuni i-pad comprensivi dell’applicazione “Vi.Co Hospital” e una serie di manifesti informativi sulle strategie di comunicazione nei confronti di questa popolazione da utilizzarsi nelle strutture sanitarie (si allegano il manifesto e il progetto).

Le strutture sanitarie che partecipano al progetto, in questa prima fase sono: il Pronto Soccorso, la Pediatria, il Centro di Salute Mentale, i Poliambulatori e il Servizio Odontoiatrico collocati presso il CMP, la Neuropsichiatria Infantile.

Il numero di bambini presi in carico dall’Ausl Romagna per disturbi dello spettro autistico nel Ravennate sono circa 270 (di cui la metà circa nella fascia d’età 0 – 6 anni), su un totale di circa 870 in tutta la Romagna.

“Rivolgo autentici ringraziamenti all'associazione per questa opportunità di migliorare a nostra offerta di salute complessiva – ha detto la dottoressa Mazzoni - con l'impegno di utilizzare al meglio questa risorsa e, in prospettiva, di ampliarla a tutte le realtà aziendali”.

“Questo progetto – ha aggiunto la presidente Cornacchia - rappresenta un primo passo per richiamare l’attenzione sulle persone con autismo o altre disabilità intellettiva, che sono al pari degli altri cittadini-utenti. Si tratta di persone che fanno fatica o sono nell'impossibilità di comunicare i loro bisogni e alcuni non sono in grado di manifestare il loro dolore. E’ dunque importante, per i pazienti, ma anche per gli operatori sanitari, avere uno strumento in più per prendersi meglio cura di loro evitando errori. E ci auguriamo che si tratti solo del primo passo per una sempre maggiore integrazione delle cure”.

Assicurazioni in tal senso, nonché ovviamente ringraziamenti per l’importante donazione e collaborazione, sono giunte da tutti gli intervenuti: alcune misure per facilitare l’accesso, la presa in carico e l’umanizzazione delle cure in particolare per soggetti svantaggiati, ivi comprese le persone con disturbi delle spettro autistico, sono già presenti in Azienda, ma la formazione e gli strumenti messi a disposizione dell’Angsa consentono di fare un ulteriore salto di qualità e di mettere le basi per compierne di ulteriori.

 

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L’apparecchiatura inaugurata stamane è un avanzato sistema radiologico con il quale è possibile eseguire una serie completa di interventi vascolari ed extravascolari: intervenire cioè nei casi di problemi dei vasi sanguigni principali. Le immagini ad alta risoluzione che l’angiografo è in grado di produrre, e la sua eccezionale flessibilità, sono indicati per procedure miste e specifiche come l'angioplastica percutanea, cioè un intervento di natura cardiologica non invasivo. Altro esempio dell’utilizzo dell’apparecchio, anche in urgenza, la perfusione della milza dopo grossi incidenti, in modo da salvare l’organo invece di asportarlo. E di questo siamo estremamente orgogliosi”.

Un particolare rilevatore di cui l’angiografo è munito, acquisisce le informazioni a una risoluzione quattro volte superiore rispetto ai tradizionali sistemi radiologici, rendendo più sicuro il processo decisionale. Visualizza inoltre perfettamente piccoli dettagli e oggetti minuti durante gli interventi cardiaci e vascolari.

Come illustrato dal dottor Domenico Palmarini, dell’equipe della Radiologia, diretta dal dottor Carlo Orzincolo, l’angiografo effettua in pochi secondi visualizzazioni tridimensionali esaurienti delle patologie e in qualsiasi regione anatomica, comprese le aree cerebrale, addominale e periferica, anche compensando eventuali movimenti del paziente.

Questa nuova tecnologia, in sintesi, fornisce immagini di qualità per una vasta gamma di procedure cliniche e garantisce una visibilità eccellente a livelli estremamente bassi della dose di radiazione per pazienti di qualsiasi corporatura.

Le attività manuali risultano ridotte e le operazioni che richiedono tempo vengono svolte con più efficienza. L'uso del sistema infonde fiducia e permette di arrivare velocemente alla formulazione di una diagnosi. Inoltre l’angiografo fornisce immagini di qualità paragonabile a quelle delle tac e delle risonanze, pur nella sala interventisticae consentendo ai medici di valutare i tessuti molli, prima, durante o dopo l’intervento.

I sensori offrono una guida 3D dell'ago in tempo reale e permettono di eseguire procedure percutanee nel laboratorio di interventistica, con informazioni in tempo reale sul percorso dell'ago e il target. Sono circa 1.700 l’anno gli interventi previsti con l’angiografo.

Presso l’unità operativa di Radiologia dell’Ospedale di Ravenna vengono effettuati ogni anno circa 175.000 esami di diagnostica per immagini; nell’intera provincia di Ravenna si superano le 400 mila.

Il dottor Orzincolo, ha infatti precisato che “la Radiologia dell’Ospedale di Ravenna ha apparecchiature di altissimo livello: pochi mesi fa abbiamo inaugurato una nuova tac acquisita dall’Azienda, ora questa magnifica donazione, del valore di circa 700mila euro. Abbiamo delle vere e proprie ‘Ferrari’ e siamo in procinto di aumentare il numero dei professionisti di radiologia in modo da incrementare ancora e ulteriormente le nostre prestazioni. Siamo inoltre inseriti in un sistema apparecchiature per la diagnostica per immagini, distribuite negli ospedali di Faenza, Lugo e Cervia, nonché al Cmp di Ravenna, oltre che qui in ospedale. Tutto questo consente di dare risposte adeguate ai bisoni di salute della cittadinanza”.

Il massimo impegno della Direzione aziendale rispetto all’Ospedale “Santa Maria delle Croci” e alla sanità ravennate nel suo insieme, anche in ordine al reperimento di risorse umane, è stato altresì ribadito dal direttore sanitario aziendale dottor Stefano Busetti.

Autentici e sentiti da parte di tutti, i ringraziamenti alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, che ha effettuato la donazione: “Storicamente la nostra Fondazione è vicina alla sanità ravennate – ha detto il presidente Giuseppe Ernesto Alfieri – da quando contribuimmo alla costruzione dell’ingresso dell’ospedale, alla più recente donazione di un apparecchio per la brachiterapia, ad oggi. E anche in futuro saremo vicini all’ospedale per altre innovative cure in campo ematologico”.

Conclusioni a cura del sindaco di Ravenna, Michele de Pascale: "Un ringraziamento sincero da parte di tutta la nostra comunità alla Fondazione Cassa di Risparmio per due motivi fondamentali. Il primo perché continua ad investire risorse anche in questo momento in cui l’economia del nostro Paese attraversa una situazione difficile. La buona gestione della Cassa e della sua fondazione ha garantito in questi anni in tutti i settori di intervento, dalla sanità, all’università alla cultura, un motore di sostegno delle finalità pubbliche importante. Il secondo punto è che la Fondazione Cassa di Risparmio si muove sempre con uno spirito di condivisione con le istituzioni pubbliche del territorio, con un atteggiamento di confronto e di definizione congiunta delle priorità. Oggi inauguriamo un intervento considerevole in ambito radiologico, parte di un sistema di cura che coinvolge altre funzioni che l’ospedale svolge per sé e anche per un territorio ampio, oltre quello della nostra provincia".

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Soprattutto nei bambini, quando diventano pazienti, la compliance è importante per le cure. E avere meno dolore quando si fa un prelievo è importantissimo da questo punto di vista.

Stamattina, venerdì 9 novembre, una delegazione dell’Istituto Oncologico Romagnolo si è dunque recata presso l’Ospedale "Infermi" di Rimini per consegnare ufficialmente al servizio di Oncoematologia Pediatrica, diretto dalla dottoressa Roberta Pericoli (nell'ambito della Pediatria diretta dal dottor Gianluca Vergine), una nuova strumentazione che faciliterà il percorso di cura dei piccoli pazienti che lottano contro il cancro. Si tratta dell’ecografo per venipuntura VIVO 500S, acquistato grazie al progetto di crowdfunding “Schiacciamo il Cancro!”. L’iniziativa di raccolta fondi, promossa dalla trasmissione di approfondimento cestistico di Teleromagna “Panorama Basket” condotta da Franceska Picari e Enrico Pasini, presente alla cerimonia, che ha coinvolto la maggior parte delle squadre di pallacanestro del territorio in una gara di solidarietà, era partita con l’obiettivo di raggiungere 5.000 euro sulla piattaforma dedicata Eticarim: ma la generosità di chi ha sposato la causa è stata tale che la campagna ha chiuso con un incasso maggiore agli 8.000 euro, cifra che ha permesso di acquistare un top di gamma da mettere a disposizione dell’equipe riminese. Grande è stata anche la mobilitazione dei tifosi: persone come Agnese Bollina, supporter della Rekico Faenza che ha deciso di devolvere tutte le offerte ricevute per il funerale della madre alla causa. Un contributo di cuore, che va oltre il pur considerevole valore economico di 1.080 euro, come dimostrato dalla sua emozionata presenza alla cerimonia.

"L’ecografo per venipuntura VIVO 500S si basa sul principio che l’emoglobina umana possiede una maggiore capacità di assorbimento dei raggi infrarossi rispetto ad altri tessuti – spiega il Direttore Generale IOR, Fabrizio Miserocchi – la tecnologia che utilizza questa strumentazione permette quindi di evidenziare i vasi dei piccoli pazienti, rendendo così più semplice il compito del personale sanitario che deve effettuare i prelievi o somministrare le terapie necessarie affinché il percorso di cura si concluda con la completa guarigione del ragazzo. Non dimentichiamo che le vene dei bimbi risultano spesso stressate e difficili da reperire: questo comporta che anche l’infermiera più esperta possa sbagliare e non ‘fare centro’ al primo colpo. Il momento della puntura è sempre un trauma, come tutti noi ricorderemo benissimo dalla nostra infanzia. Sottoporre questi ragazzi, già stressati da una diagnosi inattesa che comporta un cambio di vita radicale, a un dolore fisico inutile, non aiuta ad instaurare quella fiducia che deve nascere tra medico e paziente, necessaria alla buona riuscita delle terapie: per non parlare dei genitori, comprensibilmente scossi, che vedono il proprio figlio soffrire. Per questi motivi penso che oggi siamo qui a celebrare davvero un grande successo, ottenuto grazie ad una squadra che si è dimostrata davvero imbattibile: quella del basket romagnolo".

Gli han fatto eco la dottoressa Pericoli e l’infermiera Antonella Rinaldi: "L’ecografo che oggi riceviamo permetterà non solo di ovviare al problema della reperibilità della vena, ma in certi casi può addirittura permettere al bimbo di evitare un intervento chirurgico in anestesia generale per il posizionamento di un catetere venoso centrale. Sapere di lavorare arrecando meno dolore fisico possibile ai bambini è importante anche per noi. Si crea un rapporto di fiducia coi piccoli pazienti che ci consente di lavorare più serenamente: un circolo virtuoso aiutato anche dal fatto che nell'apparecchio è presente una fonte di luce, che ci aiuta a distrarre il piccolo nel momento della collocazione dell'ago".

Autentici e sentiti i ringraziamenti allo Ior e a tutti i donatori, da parte della direzione dell'Ausl Romagna rappresentata dal dottor Romeo Giannei, direttore degli Ospedali del Riminese: "I livelli delle tecnologie salgono costantemente e si rende necessaria l'acquisizione di sempre nuove apparecchiature - ha evidenziato - naturalmente l'Ausl Romagna ha i suoi piani di investimento nelle tecnologie, ma l'apporto del volontariato, e lo Ior è un nostro partner imprescindibile, si fa sempre più importante. Faremo sempre del nostro meglio per utilizzare le apparecchiature che ci vengono donate sempre al meglio, con l'auspicio che lo Ior continui a starci vicino".
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Per un bimbo stare in ospedale è già di per se’ una sofferenza. Se poi l’accesso è dovuto ad un piccolo trauma, che magari provoca un po’ di dolore, e c’è anche un po’ da aspettare perché in sala d’attesa ci sono altri bambini che attendono di ricevere le cure, la cosa rischia di diventare davvero pesante.

D’altra parte l’accoglienza per i pazienti, specialmente per i più fragili (bambini, anziani…) è una politica importante, sposata dalla Regione Emilia Romagna, e per la quale già da anni l’Azienda USL sostiene investimenti.

Quando, infine, questi aspetti si possono affrontare al meglio grazie alla vicinanza della società civile, il risultato è davvero bello e importante.

E proprio questo è il caso della donazione di mobili ludici per arredare e arricchire l’Ambulatorio di Urgenze Pediatriche dell’Ospedale di Rimini ad opera di Vincenzo e Veronica Lippoli, titolari della Falegnameria Lippoli che produce arredi su misura.

Si tratta di arredi realizzati in legno e tinteggiati con apposite vernici all’acqua e biologiche. E nel dettaglio sono stati collocati – e inaugurati stamane alla presenza dei donatori, del dottor Gianluca Vergine (direttore della Pediatria dell’”Infermi”), della dr.ssa Laura Viola (responsabile Ambulatorio Urgenze Pediatriche), della Direzione Medica Ospedaliera e della dottoressa Elisabetta Montesi (responsabile aziendale Fundraising) – i seguenti mobili del valore complessivo, di produzione, di oltre mille euro:

• casetta in listelli di massello di abete di doppio colore in stile marino, di un metro e mezzo circa di lato e un metro e mezzo di altezza, con ingresso e due finestre;

• ponticello in legno con sagoma tonda senza gradini e di altezza di circa 20 centimetri;

• pannello montessoriano senza elementi sonori;

• 3 mensole da fissare al muro per riporre i libri.

L’Azienda Usl della Romagna, dalla Direzione al direttore della Pediatria riminese dottor Gianluca Vergine, ringraziano la famiglia Lippoli per la generosa donazione che contribuisce al miglioramento continuo della qualità dell’ambiente ospedaliero, quale presupposto per l’erogazione di standard elevati di cura.                                                   

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“Grazie a voi tutti che vi siete presi cura di lui con grande professionalità e non solo”. Con queste parole la figlia di un paziente, Giancarlo Mattazzi, curato presso la Medicina II dell’Ospedale “Infermi” di Rimini, si è espressa nel corso di una piccola cerimonia, svoltasi stamane, per inaugurare una nuova sala riunioni, nell’ambito del reparto, al cui arredo ha contribuito un lascito del signor Mattazzi.

Un ambiente di lavoro accogliente, infatti, mette professionisti ed operatori aziendali nelle condizioni di dare il proprio meglio, a favore dei pazienti. In quest’ottica già da diversi anni la Direzione Aziendale pone la massima attenzione all’accoglienza dei propri ambienti, a favore – appunto – di operatori e pubblico, tenendo in debita considerazione l’umanizzazione degli ambienti, con un adeguato sforzo progettuale ed infrastrutturale. Quando poi, come in questo caso, a tale sforzo si aggiunge anche la vicinanza della società civile, il risultato che si più raggiungere diventa davvero buono e importante, come hanno sottolineato il dottor Romeo Giannei (direttore medico degli Ospedali del Riminese) e il dottor Giorgio Ballardini (primario del reparto), nei loro interventi, esprimendo inoltre l’auspicio che questo virtuoso processo di realizzazioni e di contatti con la società civile, prosegua ancora a lungo.

Col lascito del signor Mattazzi sono stati acquisiti uno schermo da 75 pollici ed un Pc, attivi con collegamenti wireless. La sala così attrezzata consentirà incontri educativi con i pazienti, in particolare diabetici, favorirà incontri tra gli operatori, formazione, possibilità di videoconferenze.

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Un gesto di vicinanza al reparto molto significativo, quello effettuato dall’Associazione “ADOCM – Crisalide”, che ha donato una importante apparecchiatura al Servizio di Senologia dell’Ospedale “Infermi” di Rimini. Apparecchiatura che è stata inaugurata stamane non casualmente: ottobre infatti è, come noto, il “Mese della prevenzione del Tumore della Mammella” e questa iniziativa va ad inserirsi tra le tante lodevolmente organizzate dall’Associazione, cui vanno gli autentici e non formali ringraziamenti dell’Azienda Usl, espressi in particolare dal direttore medico di tutti i presidi ospedalieri del Riminese dottor Romeo Giannei, che ha svolto il ruolo di chairmen del piccolo evento, cui hanno particapto,

oltre naturalmente alle signore dell’associazione, con la presidente Pia Vignali, e all’assessore Jamil Sadogholvaad in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, il responsabile del servizio di Senologia dottor Lorenzo Menghini, la dottoressa Iliaria Panzini (Ufficio Ricerca Clinica e organizzativa del’Ausl Romagna) e la dottoressa Elisabetta Montesi (Responsabile dell’Ufficio di Fundrising dell’Ausl Romagna).

L’apparecchiatura in oggetto è un “Confirm – Mammotome”, per la radiografia digitale dei campioni tissutali prelevati mediante biopsia stereotassica, la cui funzione è rendere sempre più accurata e rapida la manovra bioptica di lesioni oncologiche della mammella. Il valore dell’apparecchio è di circa sessantamila euro. “Grazie a questa apparecchiatura – ha spiegato il dottor Menghini – gli esami sulle pazienti potranno essere eseguiti in maniera più accurata ed appropriata e con minori disagi per le pazienti stesse che saranno sottoposte ad un minor numero di prelievi”.

Attività del servizio di Senologia che, tra l’altro, proprio nei giorni scorsi ha avuto il rinnovo del prestigioso riconoscimento Eusoma, che denota alta qualità delle cure: ogni anno vengono eseguite circa 20 mila ecografie, 1.000 biopsie ecoguidate, 700 agoaspirati, diagnosticando circa 400 casi di tumore al seno. Sul territorio vi sono circa 65 mila in fascia di screening, cioè tra i 45 e i 74 anni con chiamate periodiche a seconda dell’età. “Un punto importante che hanno notato i commissari Eusoma quando sono venuti a fare il loro sopralluogo a Rimini – ha aggiunto la dottoressa Panzini – è stato proprio il costruttivo rapporto con le Associazioni”.

Non è questa la prima donazione effettuata dall’associazione al Servizio di Senologia, in virtù di un virtuoso rapporto di collaborazione e vicinanza che va avanti ormai da anni, come tra l’altro evidenziato dalla presidente, signora Vignali: “Nella nostra attività – ha detto, dopo aver ringraziato tutti coloro, associazioni, gruppi e singoli cittadini, che hanno contribuito alla donazione – cerchiamo di puntare molto sulla prevenzione. Per questo motivo inizieremo tra breve nelle scuole superiori una campagna di sensibilizzazione alle ragazze per iniziare molto presto l’autopalpazione del seno”. Ulteriori notizie su “ADOCM – Crisalide”, al sito www.tumorealseno.it

L’assessore Sadegholvaad ha evidenziato “l’importanza della vicinanza tra società civile e strutture del sistema sanitario nazionale, che è un elemento importante della nostra società che va difeso. Iniziate come questa sono lodevoli e anche da parte nostra un autentico ringraziamento all’Associazione e auspicio di buon lavoro agli operatori che utilizzeranno l’apparecchiatura”.

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La rete delle associazioni riminesi ha risposto in modo concreto alla richiesta del reparto di OtorinoLaringoiatria dell’Ospedale Infermi di Rimini: serviva una strumentazione all’avanguardia per diagnosticare o addirittura anticipare una malattia neoplastica  del cavo orale, ed ecco che in poco meno di un anno la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) Sezione di Rimini insieme allo IOR (istituto Oncologico Romagnolo), all’UIMdV (Unione Mutilati della Voce) di Rimini ed all’AOVAM (Associazione Oncologica e del Volontariato Valmarecchia) di Novafeltria e ad altri soggetti del volontariato, ha raccolto la cifra necessaria per l’acquisto del video-endoscopio con tecnologia NBI (per un valore di circa 60.000 euro).

L’apparecchio è stato consegnato al reparto e stamane si è svolta una cerimonia di inaugurazione alla presenza dei rappresentanti delle varie associazioni, nonché del dottor Valerio Fornasari (direttore del reparto) e del dottor Romeo Giannei, direttore medico dei presidi ospedalieri del Riminese.

Il progetto, il cui significativo nome è “Dare voce a Rimini….. con la NBI” è un esempio virtuoso di collaborazione tra associazioni del territorio, Ausl Romagna, medici ed infermieri del reparto, e soprattutto impegno di singoli cittadini ed aziende che hanno permesso di raggiungere questo importante risultato. 

Per quanto riguarda le caratteristiche specifiche dell’apparecchio, si tratta  di un Sistema Videoendoscopico VISERA ELITE II OLYMPUS.  E’ un rinolaringoscopio  flessibile,  integrato da un sistema di registrazione video, salvataggio foto,  ed è lo strumento clinico più accurato per il follow-up dei cancri laringei. Il suo uso  è già iniziato e solo a Rimini potranno essere circa 35.000 soggetti ad usufruirne.

Nota clinica

I tumori delle vie aero-digestive superiori (VADS) interessano i distretti cavo orale faringe ipofaringe laringe, strutture accomunate da prossimità anatomica, da un rivestimento epiteliale di tipo squamoso e dalla suscettibilità ad alcuni fattori di rischio, quali in particolare alcol, fumo ed esposizione a papilloma virus. Nella maggior parte dei casi si tratta di carcinomi squamocellulari (SCC) e la sede più frequentemente colpita è il laringe, particolarmente nei soggetti maschili.

Negli ultimi anni si è affermata a livello internazionale anche in ambito ORL una innovativa metodica video endoscopica che consente un notevole potenziamento nell’identificazione di tumori in fase iniziale e di sviluppo o addirittura di lesioni in fase pre-neoplastica. 

In particolare combinando luci di lunghezza d’onda diversa, l’endoscopia NBI (a banda Stretta di immagine) consente di evidenziare il reticolo vascolare a livello mucoso e sottomucoso identificando le lesioni sospette.  Infatti le cellule tumorali hanno maggior bisogno di nutrimento rispetto a quelle sane e quindi lo sviluppo di una rete di capillari aumentati in numero e disposti secondo pattern anomali rende sospette lesioni che alla sola analisi con luce bianca sarebbero potute sfuggire

Da parte del dottor Fornasari e del dottor Giannei, i sentiti ringraziamenti alle associazioni autrici della donazione. I vari referenti delle associazioni, e in particolare Fabrizio Miserocchi, direttore dello Ior, hanno sottolineato l’importanza di operare insieme per una comune causa ed espresso l’auspicio che, anche in futuro, si possa continuare a lavorare in questo senso.

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Voli da brivido, ma assolutamente sicuri, per una buona causa. I piloti dell’associazione “27 Aerobatics” hanno infatti utilizzato il ricavato di alcune manifestazioni di volo acrobatico per l’acquisto di un’apparecchiatura donata all’Ospedale “Infermi” di Rimini, servizio di Oncoematologia Pediatrica. Si tratta di un laser utilizzato per curare le ulcere delle mucose del cavo orale, che spesso affliggono i piccoli pazienti sottoposti a chemioterapia. Nei giorni scorsi la consegna alla presenza di Paolo Sapignoli, in rappresentanza dell’associazione che ha donato, della direzione medica dell’Ospedale (dottori Gianfranco Cicchetti e Marzia Giovagnoli) del primario della Pediatria Gianluca Vergine e della responsabile del servizio Roberta Pericoli.

                                  

“Le terapie che effettuiamo per i nostri pazienti hanno anche alcuni effetti collaterali. Tra cui mucositi, che portano a lesioni nelle mucose del cavo orale – spiega la dottoressa Pericoli –; sono lesioni molto dolorose che rendono difficilissimo mangiare, tanto che è necessario il ricovero per la nutrizione parenterale”. Le lesioni possono durare fino a 10 giorni e colpiscono una trentina di bimbi l’anno. “Con questa apparecchiatura effettuiamo rivascolarizzazione dell’area colpita e nel giro di 1/2 giorni la ferita migliora fortemente e il bimbo riesce a tornare a mangiare, evitando il ricovero ospedaliero”.

“Ringrazio l’associazione per la determinazione che ha portato alla donazione – aggiunge il dottor Vergine – che è fondamentale per queste patologie. Auspico che sia l’inizio di una collaborazione”. Medesimo auspicio anche dalla direzione medica: “La vicinanza della società civile e del mondo del volontariato – dice il dottor Cicchetti – è molto importante per la nostra Azienda”.

“La nostra associazione raggruppa piloti di aereo di professione – racconta Sapignoli -. E nel  nostro tempo libero pratichiamo il volo acrobatico con aerei ad elica, realizzati tutti in fibra di carbonio, appositamente per questo tipo di manifestazioni. Sono assolutamente sicuri e trasportiamo anche passeggeri che, a fronte del pagamento di un biglietto, desiderano provare l’emozione del volo acrobatico. Ma nei nostri obiettivi è anche diffondere la passione per il volo ed occuparci di cause positive. Per questo motivo abbiamo deciso di devolvere il ricavato di alcuni trasporti svoltisi in agosto all’aeroporto di Fano, nonché alcuni fondi della nostra associazione, all’acquisto del laser. E’ nostra intenzione proseguire su questa strada e voglio ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, tra cui in particolare l’Ufficio del Turismo del Comune di Rimini che ci ha dato una grossa mano nella promozione”.                                              

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Un altro tangibile segno della vicinanza della società civile al reparto di Pediatria dell’Ospedale di Rimini. Grazie ad una raccolta di fondi condotta sul territorio, anche attraverso i principali social media e con la collaborazione della Croce Rossa Italiana di Riccione, presieduta dal dottor Antonio Manzo,  è stato infatti donato un carrello pediatrico al reparto.

Si tratta di un carrello - modello Broselow della ditta Linkar - che verrà utilizzato nell’Ambulatorio Urgenze Pediatriche e che serve a contenere tutti i farmaci e dispositivi necessari all'assistenza del bambino. Caratteristica saliente di questo nuovo strumento di lavoro è l'organizzazione dei cassetti con codici colorati in base al peso del bambino: ad ogni cassetto corrispondono determinati presidi della misura idonea e pertanto a tutto vantaggio della massima rapidità d’intervento da parte degli operatori. Il carrello pediatrico ha il valore di circa duemila euro.

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