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Un’elevata qualità diagnostica unita a una sensibile riduzione della dose di radiazioni erogata al paziente e a una maggior velocità nell’esecuzione degli esami: sono questi i principali punti di forza di Revolution Evo, il nuovo tomografo computerizzato (TC), installato presso l’ospedale “Umberto I” di Lugo, operativo da circa un mese e presentato stamane in una conferenza stampa cui hanno partecipato il sindaco di Lugo Davide Ranalli, il direttore medico del presidio ospedaliero dottoressa Marisa Bagnoli e il direttore dell’Unità operativa di Radiologia Carlo Orzincolo (dopo la presentazione, nelle scorse settimane, di un'analoga apparecchiatura all'Ospedale di Ravenna e del potenziamento della Risonanza magnetica all'Ospedale di Faenza).

Del valore di 500.000 euro, la TC verrà utilizzata – come spiegato dal dottor Orzincolo - per applicazioni in diversi campi della radiologia e neuroradiologia. La nuova apparecchiatura è infatti un sistema ad alta risoluzione e bassa dose radiogena, pensata per soddisfare le esigenze del presente ma predisposta per anticipare le sfide del futuro. È progettata per supportare la più ampia gamma di applicazioni ed esaminare i tipi di pazienti più diversi ed in particolare nei traumi, per i problemi di tipo chirurgico, urologico, internistico, cardiologico, vascolare, neurologico, neurochirurgico, pneumologico ed ortopedico. Grazie a nuovi algoritmi di ricostruzione è possibile ridurre la dose radiogena erogata al paziente di oltre l’80 per cento rispetto alle tecnologie tradizionali, mantenendo la stessa qualità delle immagini: un miglioramento rilevante soprattutto per chi si sottopone agli esami in età pediatrica. Il nuovo sistema TC consente di personalizzare la dose di radiazioni in base alle caratteristiche fisiche del paziente, preservando dall’esposizione organi sensibili. Inoltre, grazie all’introduzione di uno specifico sistema, consente di calcolare e registrare la quantità di radiazioni assunta in caso di esami ripetuti nel tempo.

L’elevata risoluzione spaziale garantisce un’alta qualità dell’immagine: l’aumento del numero di strati e un numero maggiore di dati grezzi permettono di incrementare notevolmente la qualità diagnostica delle immagini per un ampio spettro di procedure: cardiologiche, angiologiche, neurologiche, neuroradiologiche, toraciche, dell’addome e muscolo scheletriche. Con opzioni più intelligenti e automatizzate per tutte le operazioni, la Tc, può ottimizzare l'efficienza del flusso di lavoro. Il nuovo tomografo permetterà all’ospedale “Umberto I” di ampliare e migliorare i propri servizi: ad esempio consente di eseguire un esame total body in meno di dieci secondi ed esami più diagnostici e precisi per pazienti con protesi metalliche.

Presso l’unità operativa di Radiologia dell’Ospedale di Lugo vengono effettuati ogni anno circa centomila esami di diagnostica per immagini, di cui 15.500 tac, 4.600 risonanze magnetiche, 14mila ecografie, 66mila esami radiologici. Nell’ambito dell’unità operativa di Radiologia, che coincide con l’ambito provinciale ravennate, gli esami sono stati, nel 2017, 411.247, di cui circa 64mila tac.

Presso la Radiologia dell’Ospedale di Lugo lavorano 9 medici, 27 tecnici di radiologia compreso il coordinatore, 7 infermieri e 2 operatori sociosanitari (oss). L’Unità operativa è suddivisa in quattro sezioni:

  • Radiologia convenzionale e di Pronto soccorso con apparecchiature di radiologia digitale, anche dedicate al pronto soccorso e apparecchio a telecomando digitale;
  • Sezione ecografica dotata di due ecografi;
  • Sezione TC con il nuovo apparecchio 128 strati;
  • Sezione Risonanza Magnetica con un apparecchio da 1,5 tesla.

Nel corso della conferenza stampa il dottor Orzincolo ha inoltre annunciato che “di qui a poche settimane entrerà in funzione una nuova apparecchiatura diagnostica, un telecomandato digitale del valore di 200mila euro, e successivamente un’apparecchiatura diagnostica sarà spostata al Pronto soccorso in modo da potenziare il percorso del paziente in emergenza. Vi è inoltre un progetto di miglioramento m irato a potenziare la presenza di un tecnico e di un medico in guardia attiva in ospedale. Già ora le nostre macchine – ha concluso il professionista – lavorano 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana nonché la domenica mattina”.

La dottoressa Bagnoli ha evidenziato come anche nel periodo di installazione della nuova Tc, durato circa un mese, per non sospendere l’attività e non spostare pazienti, è stata attivata un tac mobile a supporto dell’ospedale, e come il presidio di Lugo sia sempre più infrastrutturato grazie ad investimenti sia edilizi sia tecnologici.

Conclusioni a cura del Sindaco di Lugo Davide Ranalli: “Siamo di fronte a un nuovo investimento che potenzia le dotazioni tecnologiche dell’ospedale di Lugo per la diagnostica, e questa è una bella notizia -. Un investimento che, come i tanti fatti negli ultimi anni, dimostra come ci sia la volontà di potenziare e qualificare l’ospedale di Lugo, così come quelli di Faenza e Ravenna. Una qualificazione che continuerà, come dimostrano gli impegni assunti pubblicamente dall’azienda, come la riprogettazione della rianimazione: non esiste infatti un ospedale qualificato senza un reparto di rianimazione qualificata, e a questa esigenza l’azienda ha dato una risposta positiva. Se questo sta avvenendo, è grazie a una precisa volontà politica: come sindaci abbiamo sempre sollecitato l’Ausl della Romagna affinché si muovesse in questa direzione, e oggi ne raccogliamo i frutti. Il nostro territorio, a differenza di altri, ha avuto il coraggio e la determinazione di affrontare una sfida importante come la riorganizzazione e l’unificazione delle aziende sanitarie, con lo scopo di razionalizzare le risorse e migliorare la qualità dei servizi. Oggi chiediamo che questo sforzo sia riconosciuto dalla Regione e dalle istituzioni in termini di ripartizione delle risorse, poiché abbiamo dimostrato una capacità organizzativa e operativa certamente non comune e soprattutto non scontata”.

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Continua l’opera di infrastrutturazione e rinnovamento, edilizio e tecnologico, dell’Ospedale “Per gli Infermi” di Faenza. Nelle ultime settimane la Risonanza Magnetica Nucleare (Rmn) presente all’ospedale è stata completamente rinnovata con un nuovo software che l’ha rese più performante. Procedono inoltre i lavori di ampliamento e ristrutturazione complessiva dell’Ospedale. Tutto raccontato stamane in una conferenza stampa cui hanno partecipato il sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi, il direttore medico dell’Ospedale dottor Davide Tellarini, il direttore dell’Unità operativa di Radiologia dottor Carlo Orzincolo.

La Risonanza Magnetica

Va in primo luogo ribadito che la Radiologia di Faenza, diretta dal dottor Carlo Orzincolo, è funzionalmente inserita nella rete delle Radiologie dell’ambito territoriale ravennate insieme a quella di Ravenna e Cervia e a quella di Lugo, che ricomprende anche le unità semplici di Angiologia e Interventistica vascolare e di Neuroradiologia. Rete che, nel 2017, ha erogato oltre 411mila prestazioni, di cui circa trentamila risonanze magnetiche.

La Radiologia di Faenza consta di 9 medici, 27 tecnici di radiologia, 7 infermieri e 5 oss ed è suddivisa in cinque sezioni:

  • Sezione Rx e Pronto soccorso: dotata di apparecchiature Rx, anche digitali dirette (telecomando, diagnostica diretta e diagnostica di Pronto Soccorso);
  • Sezione ecografica: con 3 ecografi
  • Sezione di densitometria;
  • Sezione Tomografia computerizzata: con apparecchiato Tac a 16 strati;
  • Sezione Risonanza: con l’apparecchio che è stato rinnovato.

Nel dettaglio di quest’ultimo aspetto, attraverso l’aggiornamento appena effettuato, il presidio faentino ha ora a disposizione un apparecchio innovativo, caratterizzato da una maggior velocità di esecuzione degli esami; minor dose di radiazioni per il paziente; maggior performatività e dunque accuratezza negli esami. Costo dell’aggiornamento, 500mila euro. Nel 2017 presso l’ospedale “Per gli Infermi” sono state eseguite 8.849 risonanze.

Il dottor Orzincolo ha inoltre aggiunto che, nel giro di pochi mesi, vi sarà un’ulteriore implementazione delle tecnologie elettrobiomedicali, presso l’ospedale. E per la precisione sarà aggiornata l’attuale Tac con un nuovo apparecchio a 128 strati (come quello inaugurato martedì scorso all’ospedale di Ravenna) che garantirà esami più veloci, miglior qualità dei referti e migliori condizioni per il paziente; si aggiunge una apparecchiatura per rendere più veloci e performanti gli esami rx del pronto soccorso, che sarà collocata nel rinnovato Pronto soccorso non appena operativo.

Il professionista ha inoltre ulteriormente precisato che è operativo a Faenza (così come peraltro in altre strutture del ravennate) un protocollo che prevede l’esecuzione di esami (compresa la Risonanza magnetica) 7 giorni a settimana e per 12 ore al giorno.

I lavori

E a proposito del Pronto soccorso, i lavori ripartono col vento in poppa, come evidenziato dal dottor Tellarini. La ditta che li stava eseguendo, e che ha costretto ad uno stop per proprie problematiche interne, ha infatti ottenuto dal Tribunale di Rovigo l’approvazione del Concordato in Continuità. Questo consente di riprendere i lavori e di avere un nuovo cronoprogramma. E’ stata rimontata proprio in questi giorni la camera calda provvisoria, in modo da pater riprendere il cantiere, che dovrebbe concludersi il 30 settembre. A quel punto avrà luogo la collocazione degli arredi e delle apparecchiature elettromedicali, che sono già state acquisite, per cui, dopo i necessari collaudi, è ragionevole prevedere che entro ottobre – novembre 2018, e comunque non oltre inizio 2019, il nuovo Pronto soccorso possa aprire i battenti. In autunno partiranno i lavori per la Farmacia interna.

A queste opere si associano i lavori di ristrutturazione generale della struttura, con un intervento in corso di appalto del valore di 7.261.800 euro. L’intervento è suddiviso in quattro parti. La prima è la sostituzione di coperture vecchie e vetuste e manutenzione di tetti per complessivi 3.500 metri quadrati circa. Le altre tre fasi contemplano: costruzione dei collegamenti verticali e degli accessi dell’area Est, realizzazione dei locali dell’Endoscopia digestiva e della Pediatria (lavori per complessivi 1.200 metri quadri circa); ristrutturazione e miglioramento sismico (circa 1.500 metri quadrati); adeguamento e restauro di varie parti tra cui le scale storiche e il campanile.

 

Soddisfazione per lo stato della situazione è stato espresso dal sindaco Malpezzi, in particolare per la continua infrastrutturazione dell’ospedale. “Voglio ricordare – ha detto il sindaco – che quella risonanza magnetica è stata donata nel 2005 dal comitato delle Valli del Lamone e del Senio, e costò 1.350.000 euro. Quindi con l’occasione torniamo a ringraziare la comunità faentina per la propria generosità, e anche l’Azienda che con questo investimento proprio ha di fatto rinnovato completamente quell’apparecchio. L’innovazione tecnologica è fondamentale, così come la gestione efficace delle apparecchiature, e in questo ospedale in cui si lavora e le si fa lavorare 7 giorni a settimana, questo accade”.

 

Approfondimento tecnico sulla Risonanza Magnetica

L’aggiornamento della Risonanza Magnetica alla versione TM4G& Dot del Reparto di Radiologia consente di prolungare il ciclo di vita del sistema stesso, consentendo di effettuare un balzo in avanti in termini di qualità e produttività nell’ambito di tomografi a Risonanza Magnetica; l’aggiornamento sia di tipo Hardware che di tipo Software ha toccato numerosi parti del sistema RM e si tramuta in una serie di progressi tecnologici tra cui in primis la Catena di Radiofrequenza completamente digitale e i Gradienti. Tale aggiornamento ha portato la Catena di Radiofrequenza a 48 canali Riceventi Indipendenti ed il Sistema Gradienti ad una intensità massima per singolo asse pari a 45 mt/m e slew rate massimo fino a 200 mt/m/msec,; tali valori allo stato dell’arte per effettuare esami di Risonanza Magnetica portano una qualità di immagini e dettaglio anatomico dei distretti da studiare superiore alla versione precedente.

I valori di cui sopra combinati ai nuovi protocolli, in primis quelli volumetrici, che sono ora disponibili sulla consolle della macchina, consentono di approcciare nuove tipologie di studio ed effettuare ricostruzioni su tutti i piani dello spazio in alta risoluzione per visualizzare strutture anatomiche e patologie di piccola dimensione. Negli studi che richiedevano solitamente il trattenimento del respiro da parte del paziente, beneficiano oggi di una riduzione cospicua della scansione o addirittura dell’esecuzione di esami “free-breathing”.

Le nuove sequenze RESOLVE, hanno incrementato l’accuratezza diagnostica degli studi cosiddetti in “diffusione”  con risoluzione spaziale più elevata, che permette una miglior caratterizzazione delle lesioni oncologiche.

Non da meno è importante sottolineare come le nuove bobine in dotazione, che vengono posizionate sul distretto anatomico da studiare, oltre che essere più performanti nella ricezione dei segnali provenienti dal corpo sono maneggevoli, flessibili e combinabili tra loro, in modo da potersi adeguare all’anatomia del paziente da esaminare, massimizzando il comfort dello stesso.

Di rilevanza, tra di esse, quella del distretto testa-collo che rispetto alla precedente è più “aperta” per garantire la massima luminosità all’interno del gantry e ridurre pertanto l’eventuale sentore di claustrofobia e ansietà. La nuova bobina che si posiziona per lo studio dell’addome è costituita di materiale molto leggero e pertanto ne comporta un migliore comfort e collaborazione dai pazienti durante l’esame.

Infine, l’elevato livello di automatizzazione nell’esecuzione degli esami, DOT, aiuta l’operatore a velocizzare la durata dell’intero esame quindi, a minimizzare il posizionamento dei pacchetti da scansionare.

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Eccellenze dell'informazione scientifica: a Roma premiata la rivista “Medico e Bambino”. Con il progetto dal titolo “L’etica delle responsabilità” la rivista ‘Medico e Bambino’ – periodico diretto dal dottor Federico Marchetti, primario dell’Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna,  e che rappresenta un punto di riferimento importante nella formazione medica continua del pediatra italiano - si è aggiudicata il primo premio tra i progetti digitali della seconda edizione di “Le Eccellenze dell’Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente”, evento patrocinato da FNOMCeO e da FareRete onlus.

La cerimonia di premiazione si è svolta ieri a Roma. A ritirare il premio - che mira al riconoscimento della qualità dei progetti di informazione scientifica valorizzando quelli che hanno generato un reale beneficio per la salute dei cittadini e un decisivo progresso verso l’affermazione della centralità del paziente - è stato lo stesso dottor Federico Marchetti.

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L’Associazione “Rimini Solidale Onlus” torna a donare all’Ospedale di Rimini. Rivolgendosi ai pazienti più piccoli e delicati, i neonati prematuri. La Onlus - che da ormai dieci anni è impegnata in favore delle strutture sanitarie riminesi ha infatti donato un ecografo con sonda lineare per posizionamento eco guidato dei cateteri venosi centrali in Terapia Intensiva Neonatale, che è stato inaugurato alla presenza del presidente della “Rimini Solidale” Maurizio Focchi, della vicepresidente Micaela Dionigi, del direttore medico dei Presidi Ospedalieri riminesi Romeo Giannei, della dottoressa Gina Ancora (direttore della TIN dell’Ospedale di Rimini) e della dottoressa Paola Lombardini (direttore settore Acquisti dell’Ausl Romagna).

Approfondimento clinico

Come spiegato dalla dottoressa Ancora, la cannulazione di vene/arterie è fondamentale nella cura del paziente in TIN per la somministrazione di liquidi e farmaci e per scopi di monitoraggio. La pratica di usare l'anatomia di superficie e la palpazione per identificare la posa di vie venose/arteriose si basa sulla posizione presunta del vaso e l’inserimento alla cieca dell'ago fino a quando del sangue non viene aspirato.

Sebbene l'inserimento di cateteri vascolari sia una manovra frequentemente eseguita in terapia intensiva, e sia parte integrante della formazione e della pratica medica dell'intensivista, essa si associa spesso a complicanze ed il tasso di successo va dal 60 al 95 per cento. Una stima del 2003 ha citato l'inserimento di circa 5 milioni di cateteri venosi centrali (nella vena giugulare interna, sottoclaveare e femorale venosa) ogni anno negli Stati Uniti, con un tasso di complicanze meccaniche fra il 5 ed il 19 per cento. Tali complicazioni possono verificarsi più spesso con operatori meno esperti, con anatomie difficili del paziente, situazioni procedurali rapide (in emergenza) e la presenza di comorbidità (coagulopatia, enfisema polmonare, ecc...). Riguardo i cateteri venosi centrali, le complicanze meccaniche includono la puntura arteriosa accidentale, la formazione di un ematoma, di un emotorace, di pneumotorace, di fistole artero-venose, di embolia gassosa venosa, di lesioni nervose, di lesioni del dotto toracico sul lato sinistro, di dissezione endoluminale e la puntura dell’aorta. L'incidenza di complicanze meccaniche aumenta di sei volte quando più di tre tentativi vengono fatti dallo stesso operatore.

L’uso dell’ecografia per la visualizzazione della vena da pungere, che si trova in profondità e che quindi non è visibile superficialmente, migliora notevolmente il tasso di successo nel posizionare un catetere venoso centrale e riduce il tasso di complicanza quali infezioni e trombosi. Ad oggi le linee guida internazionali parlano di posizionare tutti gli accessi venosi tramite ecografia. La venipuntura guidata da ultrasuoni sta rapidamente diventando la tecnica standard per raggiungere una linea centrale in neonati e bambini. L'ecografia offre la possibilità di scegliere l'accesso venoso più appropriato e più sicuro, oltre a eseguire una procedura sicura al 100 per cento.

Approfondimento tecnico

L’ecografo donato dalla Rimini Solidale Onlus, del valore commerciale di circa 23mila euro, è un apparecchio portatile modello Sonosite M-Turbo completo di carrello ergonomico, con garanzia di durata di cinque anni. La dotazione di sonda lineare consente di operare con maggior sicurezza per l’applicazione dei cateteri venosi centrali, specialmente in pazienti di picole dimensioni come sono i neonati, specie se pretermine

La “Rimini Solidale Onlus” e l’Ospedale “Infermi” di Rimini

Nell’ormai lontana giornata del 9 giugno 2008, quasi dieci anni fa esatti, si svolse l'inaugurazione della Tomografia Computerizzata a 64 strati, meglio nota come Tac Multistrati. Si trattava della prima donazione dell'associazione, nata nel 2007 ad opera di un gruppo di importanti e lungimiranti imprenditori riminesi, proprio con lo scopo di sostenere la sanità del territorio riminese. Si trattava anche della prima apparecchiatura di quel tipo, rivoluzionario, introdotta nell'Azienda USL.

In quella circostanza il presidente della “Rimini Solidale Onlus”, dottor Maurizio Focchi, disse che “il rapporto tra la nostra associazione e l’A.Usl non si conclude qui”. Parole profetiche. Negli anni successivi l'associazione ha donato:

Anno 2008 e successi –  Apparecchiature di supporto alla Tac multistrato

Anno 2011 - Mammografo mobile

Anno 2013 – Laser confocale per la Dermatologia

Anno 2015 - Sistema per biopsia mammaria per la Senologia

Anno 2017 – Sistema formativo con simulazione attiva per mamma bambino per la TIN.

Quindi la donazione di oggi.

Il dottor Giannei ha sottolineato con grande forza la stretta collaborazione tra società civile e sanità riminese, “che negli anni ha consentito di qualificare notevolmente la nostra offerta sanitaria”. Il presidente della Rimini Solidale Focchi ha aggiunto che “siamo un gruppo di persone che ama la sua sanità e che ha deciso, nel corso degli anni, di dare il proprio contributo. Stiamo continuando a farlo, e ne siamo felici, poiché vediamo che gli apparecchi che utilizziamo si inseriscono in una realtà sanitaria di alta livello e nella quale possono essere utilizzati, e sono utilizzati, al meglio”.

ZOOM SULL’ATTIVITA’ DELLA TIN

L'Unità Operativa “Neonatologia – Terapia Intensiva Neonatale” (TIN) fornisce assistenza a circa 3.500 nati di cui circa 50 all’anno con un peso al di sotto del chilo e mezzo, che restano in ospedale per un periodo di 2-3 mesi. Non tutte le famiglie sono riminesi: talune scelgono la struttura dell'”Infermi” pur provenendo da altri territori.

I neonati in Tin possono contare su un rapporto ottimale paziente/infermiere (1 infermiere ogni 2 neonati critici, secondo quanto riportato dagli standard regionali). E’ disponibile la strumentazione all’avanguardia per il trattamento di patologie rare tra cui l’ipertensione polmonare che richiede terapia con ossido di azoto o la encefalopatia ipossico-ischemica che richiede trattamento con ipotermia cerebrale. E' disponibile una termoculla compatibile con l’apparecchiatura di risonanza magnetica e che è in grado quindi di eseguire la risonanza magnetica cerebrale anche a neonati in fase critica assistiti da un respiratore meccanico.

La continuità dell’assistenza feto-neonatale è garantita dalla integrazione tra l’equipe ostetrica e quella neonatale: sono strutturati incontri a cadenza fissa tra il personale per il passaggio delle informazioni dall’ostetrico al neonatologo e per il ritorno delle informazioni sul neonato al medico ostetrico. E’ inoltre a disposizione dell’utenza l’ambulatorio specialistico di dismorfologia, infettivologia, follow-up neurologico e l’ambulatorio per l’ecografia cerebrale, cardiaca, delle anche e renale.

L'Unità Operativa riminese è una delle poche ad avere un medico e un’infermiera certificati NIDCAP: una forma di assistenza al neonato ed ai suoi genitori che individualizza le cure in base all’ascolto e alla rilevazione di bisogni del paziente e della sua famiglia. E’ stato dimostrato in letteratura che questo approccio è in grado di incidere positivamente sullo sviluppo a distanza del neonato anche molto pretermine.

Dal punto di vista della umanizzazione delle cure, la TIN è uno dei pochi reparti aperto alle famiglie 24 ore su 24, avvalendosi della collaborazione di una psicologa che può seguirle dalla  degenza in Ostetricia a quella in TIN.

A margine dell’inaugurazione la dottoressa Ancora ha colto l’occasione per ribadire, anche a nome delle società scientifiche dei neonatologi, l’importanza del parto in sicurezza e in punti nascita che hanno tutte le caratteristiche per essere sicuri. Proprio due giorni fa si è tra l’altro tenuta a Bologna una conferenza stampa su questo tema in cui sono state illustrate le "5 proposte per migliorare la sicurezza di madre e neonato" rispetto ai punti nascita, peraltro già oggetto di una conferenza stampa due giorni fa a Bologna. "In Emilia Romagna - recita il relativo manifesto - i dati sull'assistenza materna e neonatale sono buoni ma si può fare di più".

Ecco le 5 proposte: "Attenta valutazione delle gravidanze": quelle a basso rischio è appropriato vengano assistite dalle ostetriche, quelle a rischio devono essere seguite anche da medico specialista.

In secondo luogo "Assistenza alla gravidanza e al puerperio il più possibile vicine alla residenza", comprendendo anche l'assistenza domiciliare.

Terza proposta: "Tutti i parti devono essere assistiti presso le strutture in cui nascano almeno mille bambini ogni anno": quando il parto diventa complicato in maniera imprevista solo la presenza di un gruppo di professionisti con buona esperienza e abituati all'emergenza garantisce a mamma e bambino la miglior assistenza possibile.

Quarto: "Nelle gravidanze a rischio il parto deve svoglersi in strutture di secondo livello, in cui è presente una terapia intensiva neonatale".

Infine, quinta ed ultima proposta, "Per garantire il benessere della donna e del nascituro" l'assistenza deve essere attenta alle esigenze e alle tradizioni delle singole coppie mamma-bambino, gli ambienti devono essere confortevoli e permettere la permanenza di una persona scelta dalla donna, deve essere inoltre garantito il contatto pelle-pelle tra mamma e bimbo nelle prime due ore dopo il parto anche per avviare un buon allattamento al seno.


                                               

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Un’elevata qualità diagnostica unita a una sensibile riduzione della dose di radiazioni erogata al paziente e a una maggior velocità nell’esecuzione degli esami: sono questi i principali punti di forza di Revolution Evo, il nuovo tomografo computerizzato (TC), installato presso l’ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna, e inaugurato alla presenza del sindaco Michele de Pascale, del direttore generale Marcello Tonini, del direttore sanitario Stefano Busetti, del direttore della Radiologia Carlo Orzincolo e degli operatori.

Del valore di 500.000 euro, la Tac verrà utilizzata per applicazioni in diversi campi: neurologico, vascolare, cardio-toracico, total body. La nuova apparecchiatura è infatti – come spiegato dal dottor Orzincolo - un sistema TC (di tomografia computerizzata) ad alta risoluzione e bassa dose radiogena, pensata per soddisfare le esigenze del presente ma predisposta per anticipare le sfide del futuro. È progettata per supportare la più ampia gamma di applicazioni ed esaminare i tipi di pazienti più diversi: da quelli con traumi complessi o problemi cardiaci, a quanti siano in attesa di trattamento nei reparti di Pronto soccorso con flussi di lavoro intensi.

“Grazie a nuovi algoritmi di ricostruzione è possibile ridurre la dose radiogena erogata al paziente di oltre l’80 per cento rispetto alle tecnologie tradizionali, mantenendo la stessa qualità delle immagini – ha aggiunto il professionista -: un miglioramento rilevante soprattutto per chi si sottopone agli esami in età pediatrica. Il nuovo sistema TC consente di personalizzare la dose di radiazioni in base alle caratteristiche fisiche del paziente, preservando dall’esposizione organi sensibili. Inoltre, grazie all’introduzione di uno specifico sistema, consente di calcolare e registrare la quantità di radiazioni assunta in caso di esami ripetuti nel tempo”.

L’elevata risoluzione spaziale garantisce un’alta qualità dell’immagine, consentendo di ricostruire 128 strati: l’aumento del numero di strati e un numero maggiore di dati grezzi permettono di incrementare notevolmente la qualità diagnostica delle immagini per un ampio spettro di procedure, cardiologiche, angiologiche, neurologiche, toraciche, dell’addome e muscolo scheletriche.

Con opzioni più intelligenti e automatizzate per tutte le operazioni, la Tac, può ottimizzare l'efficienza del flusso di lavoro. Il nuovo tomografo permetterà all’ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna di ampliare e migliorare i propri servizi: ad esempio consente di eseguire un esame total body in meno di dieci secondi, un esame cardio in soli 5 battiti ed esami più sicuri e precisi per pazienti con protesi metalliche. Proprio in questi giorni, inoltre, entra in funzione anche una nuova apparecchiatura per la diagnostica angiografica, che a sua volta consentirà di dare una risposta sempre più completa ai bisogni di cura dei ravennati.

Presso l’unità operativa di Radiologia dell’Ospedale di Ravenna vengono effettuati ogni anno circa 175.000 esami di diagnostica per immagini, di cui 26.000 tac. Nell’ambito dell’intera provincia ravennate, gli esami sono stati, nel 2017, 411.247.

Il dottor Busetti ha ribadito come, dopo l'inaugurazione del nuovo reparto di Neurologia, lo scorso 22 maggio, questa nuova apparecchiatura “unica in Romagna a 128 strati” sia un ulteriore tassello del potenziamento, in strutture, personale e, appunto, tecnologie, dell’Ospedale di Ravenna. Gli ha fatto eco il direttore generale auspicando, da parte degli operatori, un modo di lavorare sempre più basato sul confronto reciproco e l’integrazione in modo da “mettere a frutto, al massimo, l’attività dei tavoli di lavoro per il bene dei pazienti”.

Conclusioni a cura del sindaco de Pascale, il quale ha evidenziato come “quello delle Radiologie del Ravennate, che coordinano la propria attività dando una risposta più completa alla cittadinanza, sia importante e possa essere colto anche in altri ambiti di intervento. Con questa apparecchiatura l’ospedale di Ravenna si conferma, e anche per il futuro, avanguardia sul fronte delle tecnologie biomedicali”.

 

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Importanti novità nel campo della terapia dei tumori al polmone: Sono stati recentemente pubblicati sulle più prestigiose riviste mondiali i risultati di due studi clinici internazionali che hanno coinvolto il dipartimento Oncoematologico dell’Ausl Romagna, diretto dal dottor Federico Cappuzzo, tra gli autori di entrambe i lavori.

Il primo studio, presentato al congresso Americano di Oncologia di Chicago e pubblicato sul New England Journal of Medicine e rivolto a pazienti affetti da carcinoma polmonare in fase avanzata, ha dimostrato come l’aggiunta di un nuovo immunoterapico, l’atezolizumab, alla chemioterapia tradizionale aumenta in modo significativo la durata di vita dei pazienti rallentando l’evoluzione della malattia. “Si tratta di uno studio - commenta il dottor Federico Cappuzzo - che conferma come oggi l’immunoterapia sia il nuovo trattamento di riferimento per i pazienti con tumore al polmone, sia come agente singolo in pazienti selezionati, sia in associazione alla chemioterapia”.

Il secondo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, era rivolto a pazienti affetti da tumore al polmone che presentavano una particolare anomalia genetica, il riarrangiamento del gene ALK, evento che si verifica in circa il 5 per cento dei pazienti. Lo studio ha analizzato l’effetto sulla sopravvivenza del crizotinib, il primo farmaco approvato in Italia per il trattamento del tumore polmonare ALK positivo, ed ha dimostrato come questo farmaco ha modificato positivamente la storia naturale della malattia, allungando significativamente la durata di vita. “Lo studio - commenta il priamario - fa comprendere quanto sia importante testare i nostri pazienti per la presenza del riarrangiamento di ALK e quanto sia importante assicurare le più moderne terapie a questi pazienti in quanto non solo vi è un effetto positivo sulla sopravvivenza ma anche sulla qualità di vita. I farmaci anti-ALK sono farmaci orali con una tossicità molto modesta, nettamente minore rispetto ai classici chemioterapici. Siamo orgogliosi di questa doppia pubblicazione – conclude il dottor Cappuzzo – che testimonia l’alto livello espresso dal nostro dipartimento, non solo nel prendersi quotidianamente cura dei pazienti, ma anche nel fare ricerca e sperimentazione”.

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La fibrosi cistica è una malattia genetica ereditaria che richiede una terapia estremamente complessa e continuativa, affidata a centri specializzati di riferimento a livello regionale, tra i quali rientra anche quello dell’Ospedale “Bufalini” di Cesena. Le cure e il trapianto d’organo hanno fortemente migliorato le aspettative di vita, e oggi la malattia ha perso il suo carattere prevalente di malattia dei bambini, con decorso inevitabilmente grave e mortale, per diventare una malattia cronica dell’età adulta. 

Attualmente il Centro Regionale Fibrosi Cistica di Cesena segue circa 190 pazienti di età compresa tra i 2 mesi e i 60 anni: di questi circa la metà ha più di 18 anni. Circa 100 provengono dalla Romagna, i restanti dalle province di Ferrara, Bologna, Modena, Repubblica di San Marino e dalla regione Marche.

Per dare continuità all’assistenza e consolidare il percorso di presa in carico dei pazienti adulti che sempre più numerosi vengono seguiti dal Centro cesenate, è stato assegnato un nuovo medico infettivologo che è operativo dal 7 maggio scorso.

 

Nella sua attività lo specialista neoassunto collaborerà anche con i colleghi dell’Unità Operativa di Malattie Infettive che già da diversi anni lavorano in forte integrazione con i professionisti del Centro. “La collaborazione con il reparto di Malattie Infettive  – spiega la dottoressa Fiorella Battistini responsabile del Centro Fibrosi Cistica di Cesena - è iniziata nel 2011 e si è resa necessaria per l’evolversi della storia naturale della malattia che ha portato ad un importante aumento della sopravvivenza del paziente, frutto di un’assistenza specialistica, di nuovi protocolli farmacologici e della recente possibilità di trapianto di organi”.

“Oggi – afferma il direttore del Presidio Bufalini dottoressa Virna Valmori – il numero di pazienti adulti rappresenta il 50 per cento degli assistiti. Con l’assegnazione nello staff del Centro di un nuovo professionista dedicato e integrato con i professionisti del reparto di Malattie Infettive, abbiamo raggiunto l’obiettivo di garantire una presenza professionale costante e assicurare la continuità della presa in carico”. A completamento del team professionale si è inoltro provveduto all’assegnazione in via esclusiva del personale infermieristico.

“Avere un centro che aggiunge al personale già in forza un nuovo medico dedicato ai pazienti adulti e due infermiere dedicate esclusivamente alla fibrosi cistica è un grande passo in avanti – dichiara il dottor Alberto Bastianelli, Presidente di Lega Italiana Fibrosi Cistica Romagna che da sempre collabora fattivamente con il Centro cesenate – che oggi ci garantisce livelli di cura e assistenza ottimali e ci colloca tra i centri più importanti d’Italia”.

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Importanti riconoscimenti internazionali per le politiche di presa in carico delle persone anziane affette da demenza messe in campo nel Riminese. Due video realizzati nell’ambito dei Meeting Center attivi a Rimini e Riccione, hanno infatti ricevuto il primo e secondo premio conferiti nell’ambito della Conferenza Internazionale “BestCare4Dem” che si è svolta giovedì e venerdì scorsi ad Amsterdam.

La conferenza di Amsterdam, il cui sottotitolo è “Condividere un efficace sostegno della comunità nella demenza”, si pone l’obiettivo di presentare una panoramica delle ultime novità per la cura e il sostegno delle persone con demenza che vivono a domicilio e dei loro caregivers. Fra queste novità un posto speciale è stato riservato alle nuove opportunità di assistenza diurna come i Meeting Center o Centri d’Incontro. Nati in Olanda nel 1994, i Meeting Center sono strutture aggregative riservate a persone con demenza in fase iniziale e ai loro familiari, che hanno dimostrato una notevole efficacia nel ridurre i sintomi psicologici e comportamentali, nel sostenere le abilità cognitive e nell’aumentare la qualità di vita e il benessere dei pazienti e una positiva influenza sul tono dell’umore e il carico assistenziale dei caregivers.

Rimini e Riccione sono state fra le prime città Italiane a inaugurare – nel 2015 – i Centri d’Incontro, nati grazie alla collaborazione del Centro per i disturbi cognitivi e demenze (CDCD) di Rimini-Riccione (AUSL della Romagna) con l’Università di Bologna, l’ASP Valloni-Marecchia, i Comuni di Rimini e Riccione e l’Associazione Alzheimer Rimini o.n.l.u.s. Nei mesi scorsi all’interno dei due Centri d’Incontro sono stati realizzati due video, intitolati rispettivamente Racconto il mare (Rimini) e Amarcord sal mèn (Riccione), che raccontano attraverso musica e immagini il lavoro quotidiano che si effettua nei Centri privilegiando la comunicazione non verbale, la gestualità e altre forme artistiche di espressione.

Nella prima giornata della Conferenza i due video – già selezionati fra i tre migliori lavori nella categoria Poesia – hanno ricevuto alla Conferenza di Amsterdam il primo (Amarcord sal mèn) e il secondo premio (Racconto il mare). La piccola ma significativa delegazione riminese – formata da collaboratori che operano tutti all’interno dei Centri d’Incontro – ha ricevuto gli applausi del pubblico e un prestigioso riconoscimento che sottolinea l’eccellenza della “rete” per l’assistenza alle persona con demenza nella provincia di Rimini.

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Un progetto dell'Ospedale di Faenza riconosciuto tra i più innovativi nella ricerca indipendente dall'Oncology Science Conference, che si è tenuta a Milano il 20 e 21 maggio scorsi.

In questa occasione, coordinati da un Board scientifico di altissimo rilievo, i ricercatori si sono confrontati sulle diverse problematiche di conduzione, finanziamento e sviluppo delle idee innovative in campo oncologico. Tra le decine di progetti finanziati nei diversi ambiti di cura dei principali tumori, i ricercatori e il Board hanno premiato i due progetti ritenuti più interessanti.

E uno dei due è un progetto del dottor Stefano Tamberi, responsabile del servizio di Oncologia di Faenza, nell’ambito del Dipartimento Onco-ematologico dell'A.USL Romagna. Si tratta di un progetto di ricerca che vedrà coinvolti più centri italiani, e mirato a verificare l'efficacia dell'immunoterapia nel trattamento del carcinoma del retto. Il riconoscimento ottenuto dall'Oncology Science Conference permetterà il finanziamento di una borsa di studio per un giovane ricercatore, ponendo l'A.USL Romagna e la sua oncologia tra i principali promotori di innovazione in campo oncologico.

La ricerca indipendente è quella i cui dati rimangono di proprietà del ricercatore, e in cui le aziende farmaceutiche supportano solo una parte del finanziamento necessario; si tratta di un momento importante per lo sviluppo delle conoscenze, poiché è svincolata da logiche di registrazione dei farmaci e permette di rispondere a quesiti clinici altrimenti non indagati.

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Due importanti riconoscimenti di rilievo regionale e nazionale sono stati conferiti all’Azienda USL della Romagna, nei giorni scorsi nell’ambito di iniziative istituzionali, organizzate rispettivamente presso l’Agenzia regionale Intercent-ER  e  il forum PA 2018.

Il Primo riconoscimento è il “Premio Green Public Procurement 2018”, inerente l'approccio che le Amministrazioni Pubbliche adottano negli appalti per gli acquisti, utilizzando criteri ambientali, con  l'obiettivo di privilegiare le acquisizioni di beni e servizi che riducano l'impatto ambientale, e contestualmente di  contenere la spesa pubblica non solo a livello di costo di produzione del bene ma lungo tutto il suo ciclo di vita.

IlSocially Responsible Public Procurement (SRPP) è il  programma promosso nell’ambito del Piano nazionale, dall’Agenzia regionale  Intercent-ER  per favorire “Acquisti Pubblici Socialmente Responsabili” allo scopo di sviluppare  pratiche di sostenibilità applicate agli appalti pubblici. Serve infatti ad orientare la scelta delle PA  nei processi di acquisto, verso prodotti e servizi "responsabili" dal punto di vista sociale, superando l'approccio tradizionalmente basato sui requisiti solo economici e introducendo una nuova dimensione etico-sociale accanto a quella dei cosiddetti “acquisti verdi”. Tra gli aspetti etico-sociali che possono essere presidiati nell'ambito delle procedure di gara, figurano ad esempio, la promozione delle pari opportunità, la tutela della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro, l'impiego di categorie svantaggiate, gli investimenti effettuati nella comunità e nel territorio di riferimento. Gli interventi messi in atto dall'Agenzia regionale in materia sono dettagliati attraverso la descrizione dei requisiti “verdi” minimi e opzionali che i beni/servizi devono possedere.

In particolare l’Azienda USL della Romagna si è distinta per aver partecipato in ampia misura, ad appalti dell’Agenzia che contenevano una particolare attenzione alla tutela ambientale, relativamente all'acquisizione di beni legati ai servizi alberghieri, all'accoglienza, ma anche alle utenze e a fornitori di servizi i quali, a loro volta, assicurano un approccio di attenzione all'ambiente.

La cerimonia di consegna si è svolta nel corso dell’evento “Green Public Procurement in Emilia-Romagna: a che punto siamo?” - organizzato a Bologna dalla Regione Emilia-Romagna e Intercent-ER il 19 aprile scorso . Il riconoscimento è stato conferito alle 5 Amministrazioni che più si sono distinte – ciascuna per la propria categoria di Ente – nell’acquisto di beni e servizi eco-sostenibili tramite le Convenzioni quadro di Intercent-ER per il biennio 2016-2017: L’Azienda USL della Romagna si è distinta quale unica Azienda sanitaria della regione.

L’attestato celebrativo è stato consegnato insieme ad uno specifico logo, ritirato per l’azienda Usl della Romagna dalla dott.ssa Paola Lombardini, Direttore dell’Area dipartimentale economica. Per ogni Amministrazione vincitrice è stato inoltre simbolicamente donato un albero, che sarà piantato nei terreni di Villa Berceto, nell’omonimo Comune in provincia di Parma. Una realtà che rappresenta un’esperienza di successo nell’utilizzo di terreni confiscati alla criminalità organizzata di tipo mafioso, oggi destinata a finalità sociali con il sostegno della Regione Emilia-Romagna.

L’altro premio, di rilievo nazionale, consegnato il 24 maggio scorso nell’ambito del  Forum PA 2018, per la Sezione "Gestione logistica dei patrimoni ospedalieri”,  riguarda il riconoscimento come “ Best Practice nella gestione del patrimonio pubblico” al progetto di Magazzino unico economale e farmaceutico dell’Azienda Usl della Romagna.

Il Premio promosso  da “PATRIMONI PA net”, “Terotec” e “Forum Pa”, intende valorizzare le esperienze, le proposte ed i progetti più innovativi promossi e sviluppati in partnership tra Enti Pubblici ed Imprese private per la promozione e la diffusione di una nuova cultura/prassi manageriale tra gli operatori pubblici e gli operatori privati, nella gestione dei patrimoni pubblici.

Il progetto Magazzino unico economale e farmaceutico dell’Azienda Usl della Romagna, attraverso uno specifico bando, è stato  selezionato tra una serie di esperienze particolarmente innovative di Enti Pubblici o di interesse pubblico, valutate da un’apposita Commissione rispetto a tre parametri-chiave:

l'innovazione tecnica-organizzativa-procedurale, l'impatto sui cittadini, la potenziale trasferibilità.

L'esame delle esperienza della sanità romagnola -  si legge nella relazione che motiva il riconoscimento - “ha portato  ad apprezzarne la comune rilevanza e significatività rispetto al contesto culturale ed operativo degli Enti Pubblici, riconoscendola come vera e propria "Best Practice" settoriale che per propria genesi e storia ha già potuto produrre e mostrare tangibili risultati sul campo in termini: di innalzamento dei livelli di qualità e di valore dei beni; di riqualificazione ed efficientamento dei beni; di razionalizzazione dei costi e delle procedure di gestione dei beni;- di rapporto costi-benefici sotto il profilo economico, sociale, funzionale, gestionale; di impatto sui cittadini utenti finali dei beni; di potenziale trasferibilità in altri contesti patrimoniali”

A ritirare il premio in rappresentanza dell’Azienda Usl della Romagna era presente il dottor Gianluca Prati, Responsabile della Gestione Logistica e Magazzino Aziendale.

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