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Un progetto dell'Ospedale di Faenza riconosciuto tra i più innovativi nella ricerca indipendente dall'Oncology Science Conference, che si è tenuta a Milano il 20 e 21 maggio scorsi.

In questa occasione, coordinati da un Board scientifico di altissimo rilievo, i ricercatori si sono confrontati sulle diverse problematiche di conduzione, finanziamento e sviluppo delle idee innovative in campo oncologico. Tra le decine di progetti finanziati nei diversi ambiti di cura dei principali tumori, i ricercatori e il Board hanno premiato i due progetti ritenuti più interessanti.

E uno dei due è un progetto del dottor Stefano Tamberi, responsabile del servizio di Oncologia di Faenza, nell’ambito del Dipartimento Onco-ematologico dell'A.USL Romagna. Si tratta di un progetto di ricerca che vedrà coinvolti più centri italiani, e mirato a verificare l'efficacia dell'immunoterapia nel trattamento del carcinoma del retto. Il riconoscimento ottenuto dall'Oncology Science Conference permetterà il finanziamento di una borsa di studio per un giovane ricercatore, ponendo l'A.USL Romagna e la sua oncologia tra i principali promotori di innovazione in campo oncologico.

La ricerca indipendente è quella i cui dati rimangono di proprietà del ricercatore, e in cui le aziende farmaceutiche supportano solo una parte del finanziamento necessario; si tratta di un momento importante per lo sviluppo delle conoscenze, poiché è svincolata da logiche di registrazione dei farmaci e permette di rispondere a quesiti clinici altrimenti non indagati.

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Si informa che le sedi dei Corsi di Laurea di Infermieristica e Logopedia, attualmente site presso l'ex oratorio di via Mura Diamante Torelli, 67 a Faenza, verranno trasferite presso la sede di via San Giovanni Bosco, 1, sempre a Faenza. Il trasloco avrà inizio lunedì prossimo, 4 giugno, e si prevede il termine entro la fine del mese. Le operazioni di trasloco comporteranno purtroppo, in questo periodo, disservizi in particolare sui prinicipali canali di comunicazione: telefono ed e-mail. Ci si scusa con l'utenza per i disagi.

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Modalità di trattamento innovativa per una patologia rara, il “Midollo ancorato occulto”, all’ospedale di Faenza. Ad eseguirla è il dottor Vanni Veronesi, dell’unità operativa semplice di Chirurgia del Sistema Nervoso Periferico, diretta dal dottor Staffa, che l’ha recentemente utilizzata su un paziente ungherese.

Il tutto nell’ambito dello sviluppo delle funzioni della Neurochirurgia aziendale.

La patologia e l’intervento.

Nella sindrome del midollo ancorato occulto si possono avere diversi sintomi che però sono aspecifici. Principalmente i disturbi si localizzano agli arti inferiori con dolori, rigidità, formicolio, alterazione della sensibilità. I dolori possono essere presenti anche a livello lombare. In alcuni casi vi sono disturbi sfinteriali con necessità di urinare spesso, di giorno e di notte, e nei casi più gravi compare anche incontinenza urinaria.

“Il midollo ancorato, occulto e non, può presentarsi come patologia a sé stante oppure essere associato ad altre patologie – spiega il dottor Veronesi, uno dei pochissimi neurochirurghi in Italia a eseguire questa tecnica in anestesia locale e senza rimozione di tessuto osseo -. Prima di essere operato il paziente è sottoposto a una risonanza magnetica lombare particolare in posizione prona grazie alla quale, in virtù di un lavoro scientifico pubblicato nel 2013 da ricercatori dell’Università di Hiroshima, si può avere un riscontro strumentale al sospetto clinico di sindrome del midollo ancorato occulto. L’intervento, in anestesia locale, dura circa 25 minuti, dopo tre ore il paziente può mettersi in piedi e deambulare, il giorno successivo il paziente è dimesso. Con questa tecnica chirurgica mini-invasiva non vi sono i rischi e le complicanze della tecnica chirurgica tradizionale che prevede l’anestesia generale, la rimozione di parte delle vertebre e l’apertura delle meningi”.

I riscontri.

Nel 2016 i dati preliminari del protocollo diagnostico e chirurgico sono stati oggetto di una tesi di laurea in medicina e chirurgica presso l'Università di Milano. E' stata valutata la situazione di benessere globale percepita dal paziente dopo l’intervento, considerando l’impatto sulle attività quotidiane e quindi sulla qualità di vita in generale, ed è stato riscontrato un miglioramento nel 87% dei pazienti. Non vi sono state complicanze.

E la notizia si è diffusa, tanto che di qui a breve presso l’Ospedale di Faenza sarà visto un paziente francese per valutare se vi sono le indicazioni al trattamento chirurgico con la nuova tecnica. Intanto, comunque, “dal 2014, epoca in cui alla tecnica chirurgica mini-invasiva, eseguita sin dal 2010, è stata aggiunta la diagnostica strumentale mediante la risonanza magnetica lombare in posizione prona, sono stati operati più di un centinaio di pazienti provenienti da dodici regioni italiane – racconta ancora il dottor Veronesi -. La casistica comprende anche pazienti stranieri. In ottobre 2017 è stato operato un paziente ungherese di 33 anni, e nel 2015 è stato operato un giovane uomo bosniaco di 36 anni”.

Tale tecnica chirurgica innovativa – che verrà descritta per la prima volta a livello internazionale dai medici dell’Unità Operativa, Veronesi, Sacco, Mencarani oltre allo stesso dottor Staffa, in un lavoro scientifico che sarà pubblicato sulla prestigiosa rivista americana Operative Neurosurgery nel mese di luglio 2018 – non è certo l’unica tecnica mininvasiva per il trattamento di patologie della colonna vertebrale utilizzata a Faenza: per citare solo le principali, vertebroplastica o cifoplastica, in anestesia generale o locale, per il trattamento delle fratture vertebrali da fragilità ossea; discolisi mediante coblazione, in anestesia locale, per il trattamento di ernie discali contenute; stabilizzazioni vertebrali percutanee o con accessi mini-open, in anestesia generale, per patologie degenerative della colonna vertebrale.

Aggiunge la Direzione Aziendale: “L’Ospedale di Faenza ha un ruolo importante e ben definito nell’ambito della rete ospedaliera dell’Ausl Romagna, che nessuno intende disconoscere. Un ruolo mirato ad una adeguata ed efficace presa in carico dei pazienti del territorio cui si aggiungono prestazioni ed interventi innovativi e peculiari, come quello descritto e come, ad esempio, l’attività chirurgica egregiamente portata avanti dal dottor Ugolini. E più in generale, è continuo l’impegno per fornire ai residenti del distretto, prestazioni sempre più adeguate e in grado di rispondere in maniera integrata alle esigenze del territorio di riferimento”.

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Servizi di continuità assistenziale (meglio nota come guardia medica) potenziati in occasione del lungo ponte del primo maggio (sabato 28, domenica 29, lunedì 30 aprile e martedì primo maggio).

In primo luogo la centrale operativa della continuità assistenziale sarà potenziata con un medico in più per turno in tutte e quattro le giornate in orario diurno (ore 8 – 20).

Inoltre presso la sede di Ravenna (via Missiroli, 10 – ambulatorio aperto al pubblico dalle ore 8 alle ore 20) per tutte e quattro le giornate il personale medico sarà raddoppiato rispetto alla normale dotazione.

Infine, nelle medesime giornate, gli ambulatori di Faenza (via Golfieri, 9) e Lugo (via Dante, 10), saranno operativi oltre che dalle 14:30 alle 18:30, anche al mattino dalle 8,30 alle 14.

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