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All’ospedale di Riccione una neonata di sole 6 settimane di vita è stata recentemente sottoposta con successo ad un delicato intervento chirurgico ad un occhio affetto da cataratta congenita, che le avrebbe irrimediabilmente compromesso la capacità visiva.

“La cataratta – spiega il dottor Andrea Mercanti, primario dell’unità operativa di Oculistica dell’Ambito Territoriale di Rimini - causa la perdita di trasparenza del cristallino, ovvero la lente naturale all’interno del nostro occhio. La patologia, che ancora oggi al mondo rappresenta una delle principali cause di perdita della vista - è solitamente un fenomeno fisiologico dovuto all’invecchiamento dell’occhio. Raramente – spiega il dottor Mercanti - si riscontra in giovane età ma nei bambini può verificarsi in forma congenita,alla nascita, ostacolando gravemente lo sviluppo della funzione visiva che avviene proprio a partire dai primi mesi di vita. E’ pertanto necessario intervenire chirurgicamente il prima possibile”.

La neonata è stata dunque sottoposta ad un intervento di lensectomia, tecnica chirurgica molto delicata che consiste nell’asportazione del cristallino catarattoso e della parte più anteriore del corpo vitreo. “Solitamente – precisa il dottor Mercanti -  nei pazienti adulti al posto del cristallino rimosso ne viene inserito uno artificiale; in questo caso, poichè il bulbo oculare della neonata è estremamente piccolo, è stata lasciata afachica, cioè senza cristallino intraoculare artificiale. La piccola paziente dovrà comunque essere sottoposta a un lungo percorso di riabilitazione visiva, mediante l’utilizzo di lente a contatto sino a quando sarà utile sottoporla ad un impianto di cristallino artificiale secondario”.

“Fondamentali per il buon esito dell’intervento – tiene a sottolineare il primario – risultano essere stati una diagnosi precoce attraverso i test di screening della funzione visiva in epoca neonatale e la stretta collaborazione multiprofessionale tra neonatologi, pediatri, oculisti ed anestesisti, tra Riccione e Rimini, riscontrabile solo in strutture sanitarie di livello”.

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L’Ausl della Romagna, in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti sezione Forlì-Cesena, la Bcc Ravennate, Forlivese e Imolese, e numerose realtà locali e singoli cittadini, si è fatta promotrice di un’importante raccolta fondi che ha permesso l’acquisizione e la donazione odierna di un “laser giallo per trattamenti sottosoglia” alla UO di Oculistica di Forlì, strumento innovativo per la cura delle maculopatie e di gravi patologie della retina."

Erano presenti alla donazione il dottor GIANLUCA ZATTINI, Sindaco di Forlì, il dottor MARCELLO TONINI, Direttore Generale Ausl Romagna, il dottor GIACOMO COSTA, Direttore della UOC Oculistica di Forlì, il prof. CLAUDIO VICINI, direttore del Dipartimento Testa Collo dell’Ausl Romagna, il dott. ANGELO CENCI, Banca di Credito Cooperativo Ravennate Forlivese e Imolese e il signor FABIO STRADA, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti sezione Forlì-Cesena. Alla presentazione dell’iniziativa era presente anche la dottoressa Elisabetta Montesi, responsabile del fund raising per l’Ausl Romagna.

L’UO di Oculistica di Forlì fornisce circa diecimila prestazioni all’anno - spiega il dottor Costa - e proprio grazie alla particolare attenzione data dal nostro Centro alla patologia glacumatosa, Forlì sarà sede organizzatrice, il 23 ottobre 2020, del 27° Congresso Nazionale di perimetria e diagnostica per immagini. I trattamenti laser per la retina sono parte integrante della storia della oculistica moderna. Dall’inizio degli anni ’70 lo sviluppo delle tecnologie laser ha migliorato la prognosi visiva di pazienti prima incurabili. Contemporaneamente però, la migliore conoscenza della fisiopatologia delle strutture oculari, la biologia molecolare, la continua ricerca e sviluppo di farmaci innovativi ha reso da circa 15 anni il “gold standard” per il trattamento delle forme essudative/vaso proliferative della retina la somministrazione di sostanze per via intravitreale, e i trattamenti laser convenzionali sono finiti in “seconda linea”, perché troppo invasivi, dolorosi e meno efficaci. Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla cronicizzazione e quindi dalla continua necessità di sottoporsi a trattamenti ripetuti, solitamente a cadenza mensile, che impegnano tempo e incidono inevitabilmente sulla qualità della vita dei nostri pazienti e dei loro famigliari.”

“Queste nuove necessità, associate all’avvento di nuove tecniche di imaging ad altissima risoluzione (Tomografia Ottica Coerente) - prosegue il medico - hanno permesso di dare un nuovo impulso allo sviluppo di tecnologie innovative per il trattamento di quelle che oggi, nei paesi industrializzati, sono purtroppo le principali cause di disabilità visiva, ovvero degenerazione maculare legata all’età, edema maculare diabetico e patologie vascolari retiniche occlusive che nell’insieme colpiscono un 20% della popolazione. Ecco quindi aprirsi la porta ad una nuova generazione di laser, i quali, utilizzando lunghezze d’onda da 577 nm Giallo, consentono di produrre un effetto terapeutico senza indurre un danno retinico permanente visibile come i vecchi fotocoagulatori Argon Verde. Il laser giallo sottosoglia che è stato donato, stando ai dati riportati in letteratura scientifica, è in grado, oltre a funzionare come un normale fotocoagulatore standard (ma senza procurare dolore), di ridurre significativamente il numero di trattamenti con farmaci intravitreali per le patologie retiniche con conseguente miglioramento della qualità di vita dei pazienti poiché consente anche il trattamento della zona “nobile” della retina senza arrecare danni permanenti.”

Anche il direttore del Dipartimento Testa Collo dell’Ausl Romagna (di cui fa parte anche l’Oculistica), il dottor Claudio Vicini, ha plaudito all’acquisizione di questa importante tecnologia, unica in Romagna, ribadendo la tradizione di condivisione dell’ospedale forlivese, che ha da tempo avviato anche un percorso sull’utilizzo del robot chirurgico con i colleghi degli altri ospedali romagnoli.

“Il dottor Costa - ha sottolineato il direttore generale Marcello Tonini - da una parte sta portando avanti un’importante tradizione dell’oculistica forlivese, ma dall’altra rappresenta anche, per il futuro, un esempio di trasversalità e condivisione delle professionalità e delle tecnologie. Ne approfitto per ringraziare tutte le istituzioni pubbliche e private che si sono attivate per creare queste virtuose sinergie per l’acquisizione dello strumento.”

Anche il Sindaco di Forlì ha ringraziato tutti per la donazione, di cui ha sottolineato l’importanza anche alla luce del futuro percorso del corso di laurea di Medicina in Romagna.

“La sfida è aperta - ha concluso il dottor Costa - e l’U.O. Oculistica di Forlì, la cui vocazione è da sempre il trattamento medico/chirurgico delle patologie della retina, ha deciso di dotarsi di questo laser, impegnandosi nello studio, nella ricerca e nella applicazione sul campo di queste nuove tecnologie. Solamente il contributo congiunto dell’Unione Ciechi di Forlì-Cesena, della Bcc Ravennate Imolese e Forlivese, dell’Azienda USL della Romagna e di quanti hanno creduto in questo progetto, ha permesso di raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati, installare il primo laser in uno dei nostri centri ospedalieri. Ad oggi sono già state effettuate diverse sedute laser, e si sta avviando un progetto per condividere le modalità di accesso alle prestazioni.”

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E’ stato consegnato oggi dall’associazione Diabete Romagna al reparto di Endocrinologia e Diabetologia dell’ospedale Bufalini di Cesena un retinografo per prevenire le pericolose complicanze alla vista legate al diabete. Si conclude così con successo la campagna di raccolta fondi dell’associazione Diabete Romagna “Guardiamo il diabete negli occhi” promosso su “insiemedoniamo.it” il portale di crowdfunding dedicato ai progetti per il sociale del Credito Valtellinese.
Lo strumento, del valore di oltre 14mila euro, sarà collocato nel reparto di diabetologia dell’ospedale Bufalini di Cesena. Il progetto, promosso dall’Associazione Diabete Romagna, è stato realizzato grazie al sostegno della Fondazione Romagna Solidale e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena che grazie all’Associazione tra Fondazioni di Origine bancaria dell’Emilia Romagna ha messo a disposizione € 10.000,00. Il progetto è stato possibile anche grazie al contributo di privati cittadini consapevoli delle pericolose complicanze legate ad una malattia subdola come il diabete.

Il diabete è la principale causa di cecità in età adulta tra i 20 e i 75 anni; può portare a gravi problemi agli occhi, tra cui l’appannamento della vista, la retinopatia, la cataratta e il glaucoma. È
stato calcolato che dopo 20 anni di malattia diabetica, circa il 70% dei soggetti diabetici ha sviluppato una retinopatia di vario grado. L’individuazione precoce di problemi agli occhi consente trattamenti più efficaci e può fermare la progressione di ulteriori danni alla vista. La donazione del retinografo consentirà una diagnosi precoce della retinopatia diabetica e una miglior assistenza da parte degli specialisti ospedalieri, in termini di prevenzione, diagnosi e cura.

Testimonial della campagna è stato l’atleta non vedente paralimpico Loris Cappanna e il suo atleta guida Andrea Soldati, padre di un bambino con diabete. L’emozionante video, realizzato dal regista dell’associazione Diabete Romagna, Stefano Marconi ritrae i due atleti uniti dal cordino che consente loro di correre in sincronia e con lo sguardo proiettato verso un orizzonte in cui il diabete non debba mai decidere della vita di nessuno. La loro testimonianza di vita è il più bell’esempio di quello che possono fare due persone quando corrono insieme verso un obiettivo condiviso.
Questo il link al video: https://www.youtube.com/watch?v=HCEaDLlb6NE.

“Vogliamo restituire a migliaia di persone con diabete la speranza e la certezza che il diabete non dovrà decidere per loro e che potranno continuare a vedere il mondo con i loro occhi. Grazie al contributo di Fondazione Romagna Solidale, Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, Creval e delle persone che ci sono state a fianco in questo progetto da oggi potremo farlo.” Pierre Cignani, presidente associazione Diabete Romagna.

“Iniziative di questo tipo – ha sottolineato l'Assessora ai Servizi sociali e al Volontariato del Comune di Cesena Carmelina Labruzzo - non solo ci fanno capire quanto sia realmente essenziale creare rete ma evidenziano l’assoluto valore che sul territorio ricoprono associazioni come ‘Diabete Romagna’, vero collettore sociale. L'associazionismo sociale è forte nella nostra città e, cosa più importante, queste realtà spesso operano in silenzio e a riflettori spenti facendo in modo che nessuno si senta solo. La donazione del retinografo è un esempio: si tratta di un macchinario all’avanguardia e di grande valore economico che adesso potrà essere adoperato dal personale medico-sanitario dell'Ospedale ‘Bufalini’ per la prevenzione e la cura dei pazienti”.

“L’Azienda USL e tutti i professionisti sono grati all’associazione Diabete Romagna e a tutti i numerosi sostenitori del progetto perché, grazie a questo strumento che potrà essere utilizzato nel reparto di diabetologia anche da personale non specializzato in oculistica, si potrà agire in maniera tempestiva e prevenire alcune tra le più temute complicanze per una persona con diabete.” Queste le parole di ringraziamento del dottor Carlo Lusenti direttore del presidio ospedaliero condivise dal dottor Giovanni Mosconi direttore del Dipartimento Trasversale Internistico Forlì-Cesena e dal dottor Giuseppe Gaiba, direttore Oculistica Ospedale Bufalini di Cesena.

Diabete e cecità
Chiara ha il diabete dall’età di 6 anni, ora di anni ne ha 47. La sua paura più grande è che ad ogni visita di controllo possa emergere una delle pericolose complicanze legate alla malattia, prima tra
tutte quella alla vista. Il diabete è una malattia che si nasconde e vive nel silenzio della solitudine,
molto diffusa, ma conosciuta spesso in maniera superficiale. Il diabete è una malattia cronica, per la quale non esiste guarigione, caratterizzata dall’aumento della glicemia e dal rischio di sviluppare
complicanze croniche invalidanti e a carattere sistemico. Può colpire chiunque e in qualsiasi momento, in Italia ne soffrono circa 5 milioni di persone come Chiara. È una malattia subdola, che non sempre si può prevenire e va tenuta costantemente sotto controllo.

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Confronto e innovazione: è questo lo spirito e lo scopo che hanno animato il convegno “RetinArt” svoltosi giovedì 26 e venerdì 27 settembre presso l’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna. Il meeting ha visto la partecipazione dei più importanti Oculisti chirurghi della retina a livello nazionale ed internazionale, che si sono confrontati sulle tecniche chirurgiche più innovative, registrando riscontri molto positivi.
 
Nella prima giornata i relatori hanno discusso i temi più attuali della chirurgia vitreo-retinica, condividendo le proprie esperienze sulle metodologie e le strumentazioni più moderne. Di grande interesse è stata poi la seconda giornata in cui si è dato ampio spazio agli interventi di chirurgia vitreo-retinica eseguiti in diretta. Gli interventi sono stati proiettati nella Sala Dea dell’Ospedale di Ravenna, gremita di oculisti, ed hanno riguardato le patologie retiniche più complesse (distacco della retina, retinopatia diabetica e trazioni vitreo-maculari). Tali patologie della retina possono portare ad una compromissione totale della funzione visiva e purtroppo hanno un’elevata incidenza epidemiologica nella popolazione. Presso l’Ospedale di Ravenna ogni anno vengono eseguiti circa 600 interventi di questo tipo di chirurgia.
 
Grande seguito quindi per questo importante convegno, organizzato dal dottor Domenico D’Eliseo (direttore dell’Unità Operativa di Oculistica di Ravenna e Lugo), e dal dottor Paolo Rossini (responsabile del Servizio di Chirurgia Vitreo-Retinica di Ravenna e Lugo), che ha confermato il ruolo di primo piano ravennate come uno dei centri all’avanguardia e polo di attrazione per questa chirurgia a livello nazionale. Unanime apprezzamento è stato infine espresso per l’ottima collaborazione tra la Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Ravenna, l’equipe infermieristica guidata dalle Coordinatrici Milena Cimatti e Giuliana Gersolini, e l’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione di Ravenna, diretta dal dottor Maurizio Fusari.

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Grazie al prezioso contributo di tanti, tra Club Service, privati cittadini, associazioni del territorio, le Terapie Intensive Neonatali (Tin) degli ospedali di Cesena e Rimini si sono dotate di una nuova importante e innovativa attrezzatura sanitaria, un retinografo pediatrico, per la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo della grave retinopatia alla quale in alcuni casi possono andare incontro i neonati prematuri, che è stato presentato questa mattina all’Ospedale di Cesena.

L’apparecchiatura, del valore di oltre 100mila euro, è stata presentata questa mattina all’ospedale Bufalini alla presenza, dell’assessore al Welfare del Comune di Cesena Carbema Labruzzo, del dottor Riccardo Acciarri medico dell’Unità Operativa Oculistica di Cesena, del dottor Marcello Stella direttore dell’Unità Operativa Pediatria e Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica di Cesena, della dottoressa Gina Ancora direttore della Terapia Intensiva Neonatale e Neonatologia di Rimini, della dottoressa Elisabetta Montesi responsabile del Fundraising aziendale insieme ai presidenti dei Club service Lions di Folrì Cesena, presidenti delle associazioni coinvolte e numerosi donatori.

 Buona parte della somma necessaria all’acquisto del macchinario è infatti dovuta ai piccoli e grandi gesti di generosità di diversi gruppi di donatori, singoli e associati. Nello specifico, tutti i Lions Club di Forlì e Cesena che hanno devoluto “alla causa” 32mila euro raccolti attraverso la produzione e la vendita di un calendario per l’anno 2018, grazie al progetto “Una foto per la vi(s)ta” promosso dal signor Massimo Petrini, titolare dell’Agenzia Private Mediolanum Banca di Forlì, che con entusiasmo e grinta inarrestabili è riuscito a coinvolgere diversi amici e gruppi di persone attivando un vero e proprio circolo virtuoso per la realizzazione del calendario.

“Ma la generosità è ‘contagiosa’ – afferma ElisabettaMontesi – e la corale partecipazione di privati cittadini e altre realtà del territorio ne è stata prova concreta, al punto da far convergere al raggiungimento dell’obiettivo ulteriori 12.434 euro frutto di donazioni e svariati eventi benefici promossi dalle associazioni, quali l’associazione ‘Valori e Libertà’ (4.500 euro), l’associazione Liberamente (1.634 euro), l’’Accademia del ricamo’ (1.600 euro), il ‘Consorzio produttori latte’ di Cesena (3.600 euro), fino a giungere alla simpatica raccolta fondi di un gruppo di privati cittadini amici, che hanno deciso di sposare ‘la buona causa’ durante un viaggio di piacere”. La restante somma necessaria all’acquisto, circa 62mila circa, deriva dal fondo aziendale di donazioni in denaro, appositamente accantonata.

Le Terapia Intensiva Neonatali di Cesena e Rimini assistono i neonati più gravi provenienti da tutti i punti nascita dell’Azienda Sanitaria Romagna, oltre ad una quota significativa proveniente dai territori limitrofi della stessa regione e dalle Marche, Umbria e Toscana. La retinopatia della prematurità colpisce i bambini nati prima del termine di gravidanza con una percentuale variabile dal 1 al 5 per cento nei bambini con peso alla nascita inferiore al 1.500 grammi.

 

Il retinografo di ultima generazione e innovazione tecnologica, è uno strumento che consente lo studio della retina dei neonati prematuri, facilitando la valutazione evolutiva della malattia e consentendo una più facile diagnosi in caso di evoluzione sfavorevole della retinopatia e quindi permette un trattamento più tempestivo nei casi indicati. I protocolli clinici prevedono che i bambini che pesano meno di un chilo e mezzo alla nascita, ricevono una visita oculistica a quattro settimane di vita, allo scopo di valutare lo sviluppo della retina. Questo perchè i vasi sanguigni presenti nella retina dei bambini prematuri possono svilupparsi in modo non corretto e a volte possono prodursi delle cicatrici: ciò viene definito retinopatia della prematurità (Rop). Quando la Rop è grave può causare problemi di vista. La maggior parte dei bambini nati a 23 e 24 settimane, e che sopravvivono, sviluppano la Rop. Dei bambini nati a 25 settimane e che sopravvivono, circa 7 su 10 sviluppano la Rop mentre nei nati a 26 settimane la Rop si sviluppa in 4 piccini su 10. La maggior parte delle Rop migliora senza bisogno di alcun trattamento. Circa 3 bambini su 10 con peso alla nascita inferiore a 500 grammi e 2 bambini su 10 con peso alla nascita tra 500-750 grammi, ha invece bisogno di chirurgia laser per prevenire ulteriori danni alla retina. E' poi importante per tutti i bambini con pregressa Rop eseguire un controllo oculistico ad un anno di età.

Nella routine clinica l'esame del fondo oculare dei bambini prematuri viene eseguito con un caschetto che si chiama oftalmoscopio indiretto, possibilmente esaminando i bambini in più di un oculista per l’opportunità di avere una seconda opinione. E l'utilizzo di un retinografo dedicato permette l'ottenimento di immagini (foto e video) di valore oggettivo per poter studiare correttamente la patologia ai fini di una decisione terapeutica adatta , e soprattutto la condivisione delle immagini in remoto, anche nell’ottica di un possibile parere a parte di un "counsulting board" sul web con esperti internazionali, chiamato Focus Rop. Il retinografo donato all’Ospedale di Cesena, essendo di ultima generazione, possiede un manipolo trasduttore molto meno ingombrante e più leggero rispetto alle precedenti strumentazioni, pur garantendo immagini di altissima qualità e la possibilità di eseguire, laddove appropriato, una fluorangiografia.

“Siamo davvero enormemente grati ai nostri donatori e a tutti coloro che si sono prodigati per il raggiungimento di un obiettivo davvero importante per le Terapie Intensive Neonatali dell’ Azienda sanitaria della Romagna” - ha affermato il dottor Stella -  e siamo loro grati non solo perché ci hanno consentito di acquisire l’attrezzatura, ma anche perchè questa donazione rappresenta un’importante attestazione di fiducia nei confronti del Servizio Sanitario pubblico e dei professionisti che ogni giorno si impegnano  per assicurare una qualità elevata dell’assistenza”.

L’assessore Labruzzo ha evidenziato: “L’evento di oggi è molto bello, sia per il risultato ottenuto, sia perché mostra la presenza di reti, tra cittadini, e tra cittadini ed istituzioni, mirate a prendersi cura della popolazione della nostra comunità e, in questo caso, di una parte di popolazione, i bimbi gravemente prematuri, particolarmente delicata e cara. Questa bellezza, che la nostra opinione pubblica sempre più mette in campo, va narrata e valorizzata, perché contagiosa, e foriera di risultati importanti per noi tutti”.

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Più di un trapianto di cornea ogni giorno e mezzo. Ha raggiunto livelli molto significativi l’attività trapiantologica oculistica che si svolge presso l’Ospedale di Ravenna, punto di riferimento in Romagna. Dall’avvio di tale attività, nel 2015, sono stati infatti effettuati 785 trapianti di cornea con numeri costantemente crescenti: 131 nel 2015, 169 nel 2016, 186 nel 2017, 211 nel 2018 e 88 nei primi quattro mesi del 2019, quindi uno ogni 1,3 giorni. E recentemente sono state attivate metodiche di presa in carico assai innovative per i pazienti.

“L’attività viene effettuata all’interno del dipartimento chirurgico ‘Testa collo’ diretto dal professor Claudio Vicini e dell’Unità operativa Oculistica di Ravenna-Lugo, diretta dal dottor Domenico D’Eliseo. Il trapianto di cornea è la sostituzione parziale (lamellare) o a tutto spessore (perforante) della cornea, che è una lente trasparente costituente la parte più anteriore dell’occhio e contribuisce a mettere a fuoco le immagini sulla retina - spiega il dottor Luca Avoni, che opera a Ravenna -. Il ‘Progetto Cornea’, inoltre, punta ad ottimizzare le risorse strumentali e logistiche e a massimizzare il confronto continuo tra gli oculisti dell’intera Ausl, al fine di creare un sevizio di eccellenza per i pazienti e una formazione continua di personale medico e infermieristico”.

Entrando nel merito degli interventi effettuati, la maggior parte è stata eseguita con le tecniche innovative di chirurgia lamellare (il 78,7 per cento) che hanno molti vantaggi sostituendo solo la parte della cornea malata e lasciando quella sana, mentre in quelli perforanti (21,3 per cento) la cornea è completamente compromessa e la si deve sostituire a tutto spessore. Numeri che pongono Ravenna tra le prime strutture di trapianto di cornea a livello nazionale dato maggiormente rafforzato se sommiamo anche i trapianti di cornea effettuati nelle altre unità operative dell’AUSL della Romagna.

Zoom clinico.

Che pazienti si rivolgono all’AUSL Romagna per malattie della cornea?

“I pazienti che si rivolgono all’Ausl Romagna per trapianto di cornea e per malattie della cornea provengono per circa il 50 per cento dalla Regione Emilia Romagna e per il resto dalle altre regioni d’Italia – illustra il dottor Avori -. Si sono inoltre trattati pazienti provenienti dall’estero sia da paesi della comunità europea sia da paesi non appartenenti alla comunità europea”.        

Quali sono le malattie più frequentemente trattate?

“La cornea per poter esercitare le sue funzioni deve essere regolare e trasparente; tutte le malattie della cornea che alterano la regolarità o la trasparenza possono essere candidate al trapianto di cornea. Tra le più comuni ricordiamo il cheratocono, la cheratopatia bollosa le cicatrici corneali (leucomi) e le distrofie della cornea”.

Ci sono novità terapeutiche nel campo della terapia medica delle malattie della cornea?

“L’Ausl Romagna è sempre costantemente aggiornata nel campo della terapia medica della cornea e si stanno già trattando pazienti affetti da cheratopatia neurotrofica con farmaci innovativi che derivano dagli studi di Rita Levi Montalcini e di altri ricercatori nel campo dei fattori di crescita nervosi”.

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Grazie alla generosità del Lions Club Rimini-Riccione Host, le persone con problemi di dislessia che richiedono una rieducazione ortottica avranno uno strumento in più per contrastare gli effetti della patologia. I club ha infatti donato all’unità operativa di Oculistica di Riccione – Rimini dell’Ausl Romagna, diretta dal dottor Andrea Mercanti, un tablet munito di un software innovativo, da utilizzare durante le sedute. Alla consegna, stamane all’ospedale di Riccione, hanno partecipato, oltre al primario, all’ortottista Davide Cacciatore e alla dottoressa Monica Mambelli per la direzione medica, il presidente del Club Cesare Frisoni ed il socio Edoardo Pinto.

Il disturbo.

In una porzione della popolazione dislessica è stata documentata la presenza di fini alterazioni visuopercettive. Tra queste anomalie vi è il rinforzo del mascheramento laterale tra le lettere che

compongono le parole: in pratica le lettere e le sillabe appaiono più vicine, dunque più facilmente confondibili. Alcune evidenze suggeriscono che alla base di questo fenomeno vi sia una distorsione dello spazio visivo che appare, agli occhi del dislessico, compresso lungo l’asse orizzontale. Al contrario la lettura tende a migliorare con l’aumento dello spazio tra le lettere.

Si aggiunge poi una dominanza oculare instabile, che a sua volta contribuisce in maniera rilevante al problema: normalmente durante la lettura uno dei due occhi dirige lo sguardo sulla parola e l’altro si limita a seguirlo integrando l’informazione visiva; in questi pazienti invece i due occhi tendono ad ostacolarsi ed evidenze sperimentali dimostrano che un rinforzo di questa funzione migliora la capacità di leggere del dislessico.

Perciò sorge l’esigenza di disporre di uno strumento in grado di evidenziare e quantificare la situazione, stimare l’effetto del mascheramento laterale e caratterizzare la forza della dominanza oculare.

Lo strumento donato.

Negli ultimi anni, ricerca, sperimentazione e tecnologia hanno dato vita ad un prodotto professionale

ed innovativo: una sintesi di test mirati a fornire un’indicazione sulla situazione visuopercettiva

del paziente in modo da favorirlo nella diagnosi ed aiutarlo nell'impostazione del protocollo riabilitativo con l’obiettivo di migliorare la visione periferica, ridurre l'effetto del mascheramento laterale e incrementare la performance lessicale nei pazienti dislessici visivi.

Del valore commerciale di ottomila euro, si tratta di un tablet con schermo ad alta risoluzione e luminosità calibrata, appositamente ingegnerizzato per una semplice e rapida esecuzione dei test con un telecomando touch-screen interattivo che permette un facile controllo dello strumento.

L’apparecchio può fornire al sanitario indicazioni circa le ripercussioni che le alterazioni visuopercettive possono avere, basandosi sui presupposti razionali reperibili in bibliografia

internazionale e su studi sull’argomento pubblicati in letteratura. Si aggiunge un allenamento visivo mirato a ridurre il fenomeno del mascheramento laterale paracentrale.

“Quotidianamente, nel corso delle nostre visite, incontriamo ragazzi che presentano questi disturbi – ha spiegato Cacciatore -: grazie a questa apparecchiatura saremo in grado di verificare se il disturbo è strettamente oculistico, e quindi a trattarlo in maniera adeguata, o legato alla dislessia, con conseguente avviamento ai relativi servizi territoriali”. Ha aggiunto il dottor Mercanti: “Poter trattare adeguatamente questi pazienti, così come più in generale tutti quelli con problemi di ipovisione, è molto importante anche per la loro qualità della vita. Ringraziamo – ha concluso il primario – il Lions Club Rimini-Riccione Host per questa importante donazione, specialmente in questo periodo di crisi”. Ringraziamenti ai quali si è aggiunta anche la direzione aziendale nella persona della dottoressa Mambelli.

Il presidente del club Frisoni ha sottolineato l’aspetto di “sussidiarietà” rappresentato da questo, come da altre donazioni dei Lions: “Come presidente sono lieto di chiudere il mio anno di presidenza con questa donazione di un valore significativo, a favore del nostro territorio e della nostra comunità”. Mentre Pinto ha ricordato la genesi della donazione: “Parlando con una dottoressa, mi ha timidamente fatto capire che con questo apparecchio la qualità lavorativa sarebbe molto migliorata. Da quel momento ci siamo messi all’opera e oggi possiamo festeggiare il risultato”.

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In questi giorni , all'ospedale di Forlì, il dottor Giacomo Costa, direttore dell'U.O. di Oculistica, ha operato di cataratta una signora forlivese di ben 101 anni .
"L'intervento è perfettamente riuscito - spiega il dottor Daniele Corazza che ha visitato oggi la signora centenaria - La paziente, in ottima forma fisica, ha recuperato con l'intervento 7/10 dall'unico occhio vedente, riacquistando la sua autonomia." 
"Gli interventi di cataratta sono la nostra routine, ma questi  sono casi abbastanza rari - continua il dott. Costa - vista l'età della signora. Come oggi, anche durante l'intervento, la signora ha sempre parlato e scherzato col personale, dimostrando una grande lucidità. Siamo felici  di averle migliorato  la qualità di vita, dimostrando che la salute non ha età".
 
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Un paziente di circa 36 anni, con una situazione visiva altamente compromessa a seguito di un evento traumatico, ha potuto recuperare la vista grazie ad un delicatissimo intervento chirurgico svolto  presso l’Ospedale Ceccarini di Riccione. L’intervento ha avuto luogo circa sei  mesi fa con buon esito e l’uomo, seguito nei successivi controlli periodici, sta lentamente migliorando la propria vista.

“Questo paziente era stato visto in vari altri centri, e la sua situazione era stata sempre giudicata inoperabile: aveva una cataratta totale postraumatica e l’occhio era in grado di percepire solo la luce – spiega il  dottor Andrea Mercanti, primario dell’unità operativa di Oculistica dell’Ambito Territoriale di Rimini, presso l’ospedale di Riccione -.  Gli esami pre-operatori effettuati, avevano messo in evidenza, grazie ad una ecografia bulbare, la presenza anche di un distacco di retina totale”.

Nel corso  dell’intervento è stata rimossa la cataratta, ricostruita l'iride e riattaccata la retina. A 6 mesi di distanza il paziente vede 1/20 e la retina è tuttora attaccata. Nel post-operatorio è stato seguito anche presso l’Ambulatorio di Ipovisione, un servizio di grande rilievo offerto dall’Oculistica riminese, che, affiancando il lavoro di medici e chirurghi, permette di migliorare il visus dei pazienti attraverso l’uso di ausili ed adeguate riabilitazioni.

“L'intervento è stato di notevole difficoltà tecnica ed è stato eseguito con metodica mininvasiva – racconta ancora il primario - utilizzando strumenti da 25 gauge, di calibro pari a mezzo millimetro. Questa tecnica microincisionale è utilizzata da pochi chirurghi nell’esecuzione di interventi così complessi. La riduzione del calibro degli strumenti si traduce in un minore trauma chirurgico ben apprezzabile nell'aspetto degli occhi nell'immediato postoperatorio”.

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Oggi, presso l’Hotel Globus di Forlì, si sono riuniti  un centinaio tra congressisti e chirurghi, massimi esperti di chirurgia vitreoretinica in Italia,  per mettere a confronto le tecnologie più innovative attualmente presenti sul mercato oftalmologico e discuterne utilità clinica e impatto economico per le strutture ospedaliere.

Lo speciale televisivo realizzato oggi andrà  in onda su Teleromagna:

martedì 16/4/2019 alle ore 17:30, mercoledì 17/04/2019  alle 20:15  e giovedi'  18/04/2019 alle ore 09:00.

Clicca sui collegamenti qui sotto per vedere i servizi sul Tg:

link servizio completo su Teleromagna :https://youtu.be/KzgZjlzk9Ls

“L’ospedale di Forlì è sempre stato un riferimento per la chirurgia vitreoretinica a livello nazionale – spiega il dottor GIACOMO COSTA , direttore della U.O. di Oculistica forlivese  e responsabile scientifico dell’evento – La novità di quest’anno è di coinvolgere i giovani oculisti, molto rappresentati tra gli iscritti al convegno, nella formazione sul campo. La tecnologia del nosocomio forlivese è davvero all’avanguardia a livello nazionale, con un alto livello di esperienza chirurgica. Ogni anno effettuiamo circa quattromila interventi, con un team composto da tre chirurghi vitreoretinici, e un chirurgo del glaucoma, al quale si affiancherà da settembre un giovane medico che ha appena completato una formazione ultraspecialistica al Moorfields Eye Hospital di Londra.”

“Nel corso della chirurgia in diretta – prosegue il dottor Costa -  abbiamo visto se il “nuovo” ha le carte in regola per soppiantare definitivamente il vecchio oppure continuare ad affiancarlo. Saranno presenti due opinion-leader della chirurgia vitreoretinica italiana, il dottor  Marzio Chizzolini,  direttore della Oculistica dell’ospedale di Camposampiero (Padova) e il dottor Tomaso Caporossi, dell’Azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze, i due centri italiani che hanno impiantato  retine artificiali per il trattamento della retinite pigmentosa”.


In concomitanza con il convegno CHIRURGIA VITREORETINICA, NOVITA E STRATEGIE A CONFRONTO, LIVE SURGERY, l’Ordine Ingegneri della Provincia di Forlì-Cesena è stato roganizzato un workshop per Ingegneri biomedici dal titolo :"LE NUOVE TECNOLOGIE PER LA CHIRURGIA OFTALMICA. ASPETTI INNOVATIVI E DI SICUREZZA PER IL PAZIENTE", presso Hotel Globus City.

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