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Presentato questa mattina il nuovo primario della UOC di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale di Forlì e Cesena, il dottor Carlo Fabbri.
Presidente Eletto della Società Italiana di Endoscopia Digestiva (SIED) Regione Emilia Romagna,membro di diversi gruppi di ricerca internazionali, è in possesso dell'abilitazione scientifica universitaria a professore associato. 
 
 
Questa mattina , in presenza del dottor STEFANO BUSETTI, Direttore Sanitario dell'Ausl Romagna, della dottoressa VIRNA VALMORI, Direttrice sanitaria del presidio ospedaliero di Cesena e della dottoressa Elena Vetri, della direzione Sanitaria dell' ospedale di Forlì, è stato presentato il nuovo Direttore della UOC di di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale di Forlì e Cesena, dottor CARLO FABBRI.
" Il dottor Fabbri è  il quarto primario nominato nel 2018 a Forlì- spiega il direttore Busetti - Il 12 dicembre verrà fatta la selezione per la nomina del primario di Geriatria e, a gennaio 2019, di Medicina Interna.Il dottor Fabbri si troverà a gestire un' importante attività  di interventistica ecoendoscopica, un'attività  di degenza e gli screening al colon - retto. Lo abbiamo scelto perché pensiamo che abbia le caratteristiche e le competenze adeguate a questo importante compito. "
 
Quarantanove anni, bolognese di nascita, il dottor Carlo Fabbri si è laureato in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti e si è specializzato  in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso l'Università degli Studi di Bologna. E' stato Visiting Resident presso “Division of Inflammatory bowel diseases” del Mount Sinai Hospital diretto dal Prof Daniel Present in New York City, New York, U.S.A e ha poi svolto, nel 2001 e 2002,  un approfondimento teorico e pratico in Oncologia Digestiva ed Ecoendoscopia Diagnostica ed Operativa presso l’Institut Paoli Calmettes, Centre regional de lutte contre le cancer di  Marsiglia con il prof. Marc Giovannini. Presidente Eletto della Società Italiana di Endoscopia Digestiva (SIED) Regione Emilia Romagna, è Membro ordinario del Club Italiano di Ecoendoscopia (IEC).  Nel 2018 ha ottenuto l'abilitazione scientifica nazionale universitaria a professore associato. E' Docente al  Master in Malattie dell'Apparato Digerente Università Cattolica del Sacro Cuore Facoltà di Medicina e Chirurgia “Agostino Gemelli”, Roma, al Master di II livello in Endoscopia Digestiva Operativa Università degli Studi di Torino DIPARTIMENTO DI SCIENZE CHIRURGICHE e al Master di II livello in Endoscopia Avanzata "Luigi Barbara", Università degli Studi Di Bologna, Direttore Prof. Giancarlo Caletti. Svolge attività di formazione presso la sala operativa dell’Ospedale Bellaria e presso la Piastra endoscopica dell’Ospedale Maggiore a medici provenienti da tutto il territorio nazionale e internazionale per approfondimento pratico sulle procedure di ecoendoscopia sia diagnostica che associata ad FNA per l’esaminazione citologica di patologie oncologiche a carico dell’apparatodigerente e del mediastino . E' membro di un gruppo di ricerca internazionale qualificato, denominato BOWEL, finalizzato a studi prospettici multicentrici sulla colonscopia e sulle tecniche di bonifica endoscopica dei polipi. Membro di un gruppo di ricerca internazionale qualificato per la valutazione della efficacia e sicurezza di un innovativo stent metallico "lumen apposing" (AXIOS),  per il trattamento endoscopico delle raccolte fluide addominali e di un gruppo di ricerca nazionale qualificato, per l'elaborazione di materiale didattico e la formazione teorico-pratica sulla colonscopia di qualità e le tecniche diagnostiche e terapeutiche associate. E' reviewer per le riviste:
-Gastrointestinal Endoscopy
-Digestive and Liver Diseases
-Surgical Endoscopy
-Endoscopy International Open
-Endoscopy
-Scandinavian Journal of Gastroenterology
-Endoscopic Ultrasound Ha organizzato o partecipato come relatore a 80 convegni scientifici, in Italia e all’estero. E' autore e co-autore di 92 articoli scientifici su riviste indexate . Ha ottenuto la Certificazione Europea (ESGE) di Program for Endoscopic Teachers (PET) e l' Outstanding contribution award della rivista Endoscopic Ultrasound .
"Sono lusingato di venire a lavorare per un'azienda così importante per Innovazione Tecnologica e Potenziale Umano  - spiega il dottor Fabbri - La gastroenterologia è polimorfa perché contiene organi completamente diversi e necessita di diverse specialità.  Per questo deve lavorare in continua collaborazione con il Territorio e le CASE DELLA SALUTE."
"I gastroenterologi  - prosegue - devono curare anche gli stili di vita,oltre alle malattie funzionali. Per questo gli screening sono fondamentali. Aderire significa innanzitutto voler bene a se stessi.
Infine mi sembra importante sottolineare l'importanza dell' endoscopia interventistica che permette di curare in modo mininvasivo tante patologie".
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Il nuovo primario di Ortopedia e Traumatologia di Forlì, dottor Roberto Casadei, a "TuttobeneTv"

 

La puntata andrà in onda su:

 

 

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Terminati i lavori, da lunedì 8 ottobre sarà disponibile all’utenza il nuovo parcheggio adiacente al Pronto Soccorso dell’ospedale “Morgagni – Pierantoni” di Forlì, che ha  una disponibilità complessiva di 146 posti auto.

Questi posti vanno ad aggiungersi al parcheggio di proprietà del Comune (di fronte alla Camera Mortuaria), che mette a disposizione 635 posti auto, più 15 riservati ai disabili, per un totale di 650 posti, mentre, quello di proprietà AUSL, situato di fronte al Padiglione Vallisneri, offre 485 posti auto, più sette riservati ai portatori di handicap, per un totale di 492 posti. All’interno dell'area ospedaliera sono invece disponibili 246 posti auto, di cui 30 per portatori di handicap.

Complessivamente, quindi, con il nuovo parcheggio, saranno a disposizione degli utenti dell'ospedale di Forlì 1534 posti auto.

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Forlivese, formatosi presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, uno dei centri di riferimento nazionale ed internazionale nell’ambito ortopedico-traumatologico, il dottor ROBERTO CASADEI, è il nuovo Direttore della UOC di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale di Forlì.

Professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione di Ortopedia e Traumatologia di Bologna, ha effettuato più di tremila interventi di ortopedia oncologica ed è autore di 243 pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali. Dottore di ricerca in oncologia, è socio fondatore della Società Italiana di Osteoncologia ed è stato docente a numerosi corsi internazionali chirurgia oncologica ortopedica.

“Il dottor Casadei – spiega il dottor Stefano Busetti, direttore sanitario dell’Ausl Romagna – si inserisce nell’elenco dei 36 nuovi primari nominati in Ausl Romagna dal 2016. A Forlì, nel solo 2018, ne sono stati nominati quattro, la dottoressa Annalisa Curcio, Chirurgia Senologica, il dottor Roberto Casadei, Ortopedia, il dottor Giacomo Costa, Oculistica e il dottor Carlo Fabbri, Gastroentorologia ed endoscopia digestiva di Forlì-Cesena.”

“L’Ortopedia di Forlì – prosegue Busetti – avrà come carattere distintivo l’ambito osteoncologico, l’oncologia ortopedica, inserendosi nella vocazione, già affermata da questo nosocomio, per l’ambito oncologico. Naturalmente questa attività si inserirà nelle rete oncologica della Romagna”

“Sono un forlivese e sono contento di ritornare a casa a lavorare – chiarisce il dottor Roberto Casadei – Tutta la mia formazione si è svolta presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna , nell’ambito dell’oncologia ossea, anche se ho costantemente avuto rapporti con gli ospedali romagnoli e, in particolare con l’IRST di Meldola.”

“ Anche se la mia esperienza è nelle malattie oncologiche – prosegue – ci tengo a ribadire che l’ortopedia e la traumatologia forlivese continueranno a garantire gli ottimi livelli e le prestazioni fin ad ora assicurate ai cittadini, con casistiche sempre molto elevate e percorsi di qualità, come quello orto -geriatrico. Proprio alla luce di questi risultati positivi, cercherò anche di coinvolgere, in futuro, i miei validissimi collaboratori in pubblicazioni scientifiche, nei rispettivi ambiti. Credo molto nella ricerca e da anni collaboro con l’Istituto Tumori di Meldola per progetti e pubblicazioni .”

 

“Ritornando sempre alle patologie oncologiche – conclude – ci tengo a sottolineare che cercherò di creare collaborazioni sempre più strette con medici di famiglia e servizi ospedalieri, nel settore della prevenzione, aspetto fondamentale, anche in questo settore. Spero infine che l’ospedale di Forlì, in collaborazione con l’Irst di Meldola diventi un centro di riferimento per l’osteoncologia in Romagna”

 

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Piena collaborazione, integrazione di competenze professionali e sinergie volte al miglioramento costante dei servizi offerti al cittadino hanno consentito di portare a termine con successo una donazione multiorgano, a cuore fermo, da un paziente ricoverato presso la Rianimazione dell’ospedale “Morgagni - Pierantoni” di Forli.

“A fronte di una condizione irreversibile di un uomo con gravissime lesioni cerebrali – spiegano gli operatori - con grande generosità e altruismo i familiari avevano manifestato ai medici il desiderio di donare gli organi ma essendo in questo caso possibile effettuare il prelievo una volta sola, sopraggiunto l’arresto cardiaco irreversibile, si è reso necessario organizzare in tempi strettissimi un trasferimento del paziente presso l’ospedale di Cesena, unica sede al momento, in Romagna in grado di portare a termine con successo un prelievo d’organi da donatore a cuore fermo.”

 

A questo punto, mantenendosi in costante contatto fra loro, le Direzioni Mediche e i sanitari delle Unità Operative di Anestesia e Rianimazione di Forlì e Cesena sono riusciti a garantire il prelievo di organi, avvenuto presso l’Ospedale di Cesena, “con la messa in atto di complesse tecniche di circolazione extracorporea” .

In questi casi particolari, occorre infatti mantenere una funzione d’organo in assenza di una normale circolazione di sangue, che è invece presente nei casi di morte cerebrale con attività cardiaca ancora valida.

La donazione di organi e tessuti a cuore fermo costituisce una promettente opportunità, volta ad aumentare gli organi disponibili per il trapianto, ma è molto complessa da realizzare e solo pochi grandi centri in Italia sono riusciti a metterla in atto con successo. In meno di due anni a Cesena sono stati portati a termine con successo sette casi di questo tipo.

“Il percorso realizzato dagli Ospedali di Forlì e Cesena apre una prospettiva nuova, riproducibile a livello nazionale – concludono gli operatori - che potrebbe portare ad un considerevole aumento di questa tipologia di donazione e conseguentemente contribuire a ridurre finalmente le liste di attesa per il trapianto. Un ringraziamento particolare va rivolto anche alle direzioni infermieristiche, Unità Operativa di Chirurgia Vascolare e Radiologia Interventistica di Cesena e alla collaborazione stretta attuata con il CRT , il Centro Regionale Coordinamento Trapianti”.

 

 

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I primi dieci anni di robotica dell'ospedale di Forli in un servizio sulla rivista Corofar Salute. Il numero, contenente l'articolo, sarà  disponibile gratuitamente nelle farmacie  a partire dal 25 settembre

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Presentati oggi in conferenza stampa, in presenza del dottor Stefano Busetti, direttore sanitario dell'Ausl Romagna, del prof. Giorgio Ercolani, primario della Unità Operativa di Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate di Forlì e del dottor Luca Saragoni, della Uo di Anatomia Patologica di Forlì, i risultati scientifici del convegno mondiale "The new frontiers in gastric Cancer diagnosis and treatment, svoltosi a Forlì il 13 e 14 settembre 2018.


La città di Forlì ha ospitato, il 13 e 14 settembre 2018, il Congresso Internazionale sul cancro gastrico, con relatori e professionisti giunti da tutto il mondo per illustrare lo stato dell'arte della prevenzione, ricerca, diagnosi e cura di questa patologia, terza causa di morte al mondo.

Hanno partecipato alla due giorni ben settanta relatori, tra i maggiori esperti di cancro gastrico a livello internazionale, provenienti da 19 diversi paesi del mondo, oltre a 250 professionisti e alla presenza dei tre presidenti dell'Associazione Mondiale del cancro gastrico. È stata scelta Forlì come sede di uno dei più importanti convegni al mondo nel settore "perchè l'ospedale di Forlì è da tempo impegnato nella lotta contro questo tumore a prognosi infausta, anche in virtù della elevata incidenza dello stesso nel territorio romagnolo - spiegano gli organizzatori, Giorgio Ercolani, Luca Saragoni e Paolo Morgagni -. L'importante esperienza maturata sul   campo, oltre a connotare l'ospedale forlivese per la sua vocazione in ambito oncologico gastro-enterologico, ha consentito al team multidisciplinare   dedicato di diventare leader e punto di riferimento sul tema a livello  mondiale. Al congresso sono stati affrontati gli argomenti di maggiore  attualità riguardanti la diagnosi e il trattamento di questa malattia,alcuni dei quali sono oggetto di studi e collaborazioni internazionali, in cui il team multidisciplinare dedicato dell'ospedale di Forlì risulta   coinvolto attivamente.”

Il gruppo sul cancro gastrico italiano si è costituito formalmente nel 2000 e i forlivesi Luca Saragoni e Paolo Morgagni sono tra i sei fondatori. All'inizio erano solo tre i centri aderenti (Forlì, Verona e Siena), mentre ora se ne contano, in Italia, più di 15, rappresentati dai team multidisciplinari dedicati.

EPIDEMIOLOGIA DEL TUMORE NEL MONDO

 

Tutti i relatori del convegno sono stati concordi nell’affermare che il tumore dello stomaco è in calo ovunque come incidenza, ma mantiene elevati tassi di mortalità, risultando di fatto un “big killer”. La sopravvivenza globale per questa malattia è aumentata nel tempo grazie alla diagnosi precoce e alla introduzione delle nuove tecnologie soprattutto nel campo della endoscopia e della chirurgia.

Tutto ciò ha portato ad innalzare la sopravvivenza a 5 anni dal 35%, dato riferito agli anni 2005-2007 a circa il 55%, ai giorni nostri in Italia.

Le forme più aggressive sono rappresentate dai tumori in fase avanzata, che costituiscono il 50% di tutti i tumori gastrici diagnosticati in Corea, il 40% in Giappone, l'80% in Cina e il 70% nei paesi Occidentali.

 

 

IN ITALIA E IN ROMAGNA

"Ogni anno in Italia si diagnosticano 14 mila nuovi casi di tumore e 850 mila se ne registrano nel mondo - spiega Saragoni dell'Anatomia Patologica di Forlì -. La Romagna, invece, registra l'incidenza più elevata di casi con 29,2 nuovi casi di uomini su 100 mila abitanti e 14,9 casi di donne. Grazie però al team mutlidisciplinare, che si è creato negli anni nell'ospedale forlivese, Forlì ha potuto registrare il più alto tasso di diagnosi precoci dell'Occidente, il 36% di tutti i tumori trattati, cone le migliori sopravvivenze, superiori al 90% a 10 anni. Risultati importanti, se si tiene conto che la mortalità è elevata e che la sopravvivenza globale media è del 32%". "Gli studi effettuati  dimostrano la forte componente ambientale di questi tumori - prosegue Ercolani, primario della Chirurgia e Terapie Oncologiche di Forlì e professore ordinario  all'Università di Bologna - La stessa popolazione, che si sposta da una zona a bassa incidenza ad una ad alta incidenza, è soggetta ad una maggiore insorgenza del tumore. per questa patologia è fondamentale la diagnosi precoce, così ben realizzata nella realtà forlivese e replicabile in altre realtà, ma anche la collaborazione dei medici di famiglia, fondamentali per l'individuazione della patologia nei loro pazienti."

"I fattori ormai rilevati ed incidenti nell'insorgenza del tumore - prosegue Saragoni - sono la dieta ricca di carne rossa, conservata e alla brace, fumo, alcol,  ma anche la componente genetica e l'uso massiccio di inibitori di pompa protonica". "Migliorando gli stili di vita e la dieta - aggiunge Morgagni, della chirurgia generale - sono diminuiti i tumori legati a questo fattore ed oggi rileviamo una maggiore incidenza di quelli con una componente genetica. Negli anni Ottanta e Novanta e lo dimostrano le statistiche da noi effettuate le zone rurali del forlivese e di tutte le colline romagnole e toscane presentavano un'altissima incidenza di tumori allo stomaco. Diminuendo il consumo di carne alla brace, insaccati, prodotti affumicati e carbonizzati, sono diminuiti i casi di tumore. Nel periodo tra il 2005 e il 2010, l'incidenza tra i giovani dell'area forlivese -cesenate è diminuita del 50%".

"La cosiddetta epidemia di cancro gastrico nella provincia di Forlì-Cesena - conclude Saragoni - è virtualmente finita, grazie all'importante lavoro clinico e scientifico del gruppo di medici e infermieri che se en sono occupati. Ora il rischio di ammalarsi si è ridotto ed è lo stesso delle altre parti della Romagna. L' ospedale di Forlì nel 1998 ha contribuito, con i suoi professionisti, alla Fondazione del Gruppo Italiano di ricerca sul cancro gastrico, partecipando a convegni internazionali e mondiali con le proprie ricerche. Ora finalmente, ha portato a Forlì, centro di eccellenza nella cura di questa patologia,  il gotha dei massimi esperti mondiali nel settore".

In generale, sono diversi i fattori che impattano sulla prognosi del cancro gastrico :

 

  • Timing della diagnosi (stadio del tumore)

  • Caratteristiche biologiche del tumore

  • Trattamenti multimodali personalizzati (medicina di precisione)

 

 

NOVITA’ NELLA DIAGNOSIStadio del tumore

 

Se la sopravvivenza per i tumori in stadio avanzato (III e IV) raggiunge valori molto bassi, la diagnosi precoce (Early Gastric Cancers) consente una sopravvivenza del 95% a 5 anni e del 90% a 10 anni.

Un’ endoscopia (gastroscopia) accurata e non frettolosa, in mani esperte e con l'utilizzo delle più recenti tecnologie consente di diagnosticare tumori superficiali e di piccole dimensioni (Early Gastric Cancers), che in una buona percentuale di casi sono curabili con il solo trattamento endoscopico (resezione endoscopica sottomucosa), senza quindi dover ricorrere alla chirurgia.

A Forlì la percentuale degli Early Gastric Cancers trattati con tale metodologia è pari al 25%.

 

 

Biologia del tumore

 

E’ il nuovo che avanza e che ci permetterà di meglio comprendere i comportamenti clinici dei diversi sottotipi del cancro gastrico.Il ruolo del patologo e del biologo molecolare risulta fondamentale in tale settore.

Sono già stati identificati quattro diversi profili molecolari, a cui corrispondono istotipi tumorali diversi e, soprattutto, comportamenti clinici (prognosi) differenti.

In particolare, i tumori con stabilità dei microsatelliti (MSS) e p53 negativi hanno una prognosi peggiore, mentre quelli positivi per il virus di Epstein Barr (EBV) e con instabilità dei microsatelliti (MSI) hanno migliore prognosi.

Ad oggi questi dati, qui solo accennati, non trovano ancora un utilizzo nella pratica clinica, ma sono oggetto di studio e quindi sperimentali, ma tra non molto saremo certamente in grado di prevedere il loro impiego nella attività diagnostica routinaria, anche con diverse metodiche.

 

 

 

 

I FATTORI GENETICI

 

Il ruolo della genetica

 

Esiste un tipo di cancro gastrico eredo-familiare, che colpisce famiglie in maniera massiva e riconosce come causa la mutazione del gene CDH-1. Tale tipo di neoplasia colpisce soggetti in giovane età (38 anni), è altamente aggressiva ed è difficilmente diagnosticabile con l'endoscopia.

Soggetti portatori di tale mutazione con una storia familiare di cancro gastrico hanno una probabilità di ammalarsi pari a circa il 50% (donne) e 75% (uomini) nel corso della vita.

Le linee guida internazionali suggeriscono la gastrectomia profilattica già a partire dai 20 anni di età per i portatori di mutazione del gene CDH-1 con endoscopia negativa.

Inoltre, per le donne, è previsto un rischio aumentato di sviluppare un carcinoma lobulare della mammella, motivo per il quale viene suggerito un attento follow-up anche per il tumore della mammella.

 

 

 

NOVITA’ NELLA TERAPIA E NELLA RICERCA

 

Trattamenti multimodali

 

I diversi stadi e le differenti caratteristiche biologiche consentono l'impiego di trattamenti diversificati secondo le più recenti linee guida. Parliamo quindi di medicina di precisione e di terapie personalizzate.

Trattamenti endoscopici per i tumori iniziali, trattamenti chirurgici tradizionali o con l'utilizzo delle più moderne tecniche mini-invasive (chirurgia laparoscopica e robotica), linfoadenectomie standard o più estese, nei tumori maggiormente aggressivi e, infine, chemioterapia neoadiuvante seguita da chirurgia per i tumori localmente avanzati rappresentano ad oggi le armi in nostro possesso.

A ciò si aggiunge la terapia “target” con i farmaci bersaglio, che rappresenta la vera sfida futura, soprattutto nel campo della immunoterapia. Sappiamo già che i tumori MSI e EBV positivi sono quelli maggiormente responsivi a tale tipo di terapia.

 

Ecco di seguito lo schema dei trattamenti multimodali dipendenti dallo stadio tumorale :

 

  • T1 N0 (tumori superficiali senza metastasi linfonodali) :

  • resezione endoscopica

  • T1 N+ o T2 (tumori che infiltrano la parete muscolare dello stomaco)

  • N0 : gastrectomia per via tradizionale (open) con linfoadenectomia standard (D2) o chirurgia mini-invasiva

  • T3 (tumori che infiltrano la parte gastrica a tutto spessore) N+ o T4a (tumori che infiltrano il peritoneo) con citologia del liquido di lavaggio negativa

  • chemioterapia neoadiuvante + chirurgia con linfoadenectomia più estesa (D2+)

  • T4a, T4b (tumori che infiltrano gli organi adiacenti) e citologia +

  • chemioterapia neoadiuvante +D2 + con aggiunta di chemioterapia peri-operatoria in ipertermia

 

 

 

Per questi tipi di tumore (diffusi del 1/3 superiore dello stomaco), quando diagnosticati già in uno stadio avanzato, è indicato un intervento di gastrectomia totale con una linfoadenectomia più estesa.

Ai fini di una radicalità chirurgica, l'intervento per via addominale o combinato (via addominale e toracica) è da preferirsi alla chirurgia per via toracica.

La novità assoluta per i tumori avanzati è rappresentata dai trattamenti neoadiuvanti, ovvero dalla possibilità di anteporre alla chirurgia, che in molti di questi casi risulterebbe non curativa, la chemioterapia, selezionando con cura ed appropriatezza i pazienti che potrebbero beneficiarne.

 

 

Ricerca

 

Su questo argomento sono stati presentati al congresso di Forlì i risultati preliminari dello studio randomizzato italiano, condotto con la collaborazione del GIRCG (Gruppo Italiano di Ricerca del Cancro Gastrico), l'ospedale di Forlì e l'IRST di Meldola (Istituto Tumori della Romagna), trial che sarà a breve oggetto di una importante pubblicazione.


 

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L'Ordine Professionale Infermieri di  Forlì - Cesena è lieto di invitarvi  all’evento previsto per il 24/09/2018  che si terrà a Forlì, durante la Settimana del Buon Vivere con Leonardo Manera
 L’Ordine sarà presente per far conoscere alla cittadinanza il ruolo dell’infermiere e i luoghi dell’assistenza infermieristica.

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Nel mese di settembre, in occasione del Congresso internazionale organizzato a Forlì sulle nuove frontiere nel trattamento del cancro gastrico (13-14 settembre 2018), sarà aperta al pubblico, in Piazza Saffi 52, nei locali della Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì, una mostra indirizzata ai cittadini.

La mostra sarà aperta da lunedi 10 a sabato 15 settembre, dalle ore 9 alle 12,30 e dalle ore 15 alle 19 e in tutte leserate di mercoledì, giovedi e venerdì, dalle ore  20 e 30 alle 22.30.

L’obiettivo è di mostrare come l’ospedale abbia saputo adeguarsi ai tempi, migliorando progressivamente i propri standard di qualità. Tutti i reparti coinvolti nel trattamento di questa neoplasia presenteranno i progressi degli ultimi quarant' anni sotto forma di poster.Mostreremo inoltre come l’esperienza del singolo paziente viene osservata e confrontata, dal punto di vista scientifico, per essere poi utilizzata in altri casi.

Negli orari pomeridiani sarà possibile visitare anche un Laboratorio chirurgico – didattico, in collaborazione con gli Infermieri della Sala Operatoria dell'Ospedale GB Morgagni - Pierantoni di Forli, vedere di persona gli strumenti utilizzati quotidianamente e comprendere, in termini semplici, il trattamento chirurgico, la ricostruzione del tratto intestinale e le procedure di sicurezza.

Si ringraziano per la collaborazione il personale medico e infermieristico e amministrativo dell’ospedale di Forlì, la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì, Leonardo Michelini per il supporto storico fotografico, le guardie ecologiche della città di Forli per la gestione pratica della mostra, l’architetto Claudia Mazzetti per il supporto tecnico.

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Proseguono i lavori al Pronto Soccorso e al nuovo parcheggio dell'ospedale "Morgagni – Pierantoni" di Forlì.

"Sabato 11 agosto è stata montata la pensilina al nuovo ingresso del Pronto Soccorso – spiega l’architetto Enrico Sabatini, Direttore U.O. Progettazione e Sviluppo Edilizio dell’Ausl Romagna – Entro settembre sarà completa di bussola e porte automatiche, che faciliteranno all’utenza la fruizione autonoma del servizio anche nelle stagioni piovose."

"Sempre a settembre – prosegue - sarà disponibile il nuovo parcheggio, adiacente al Pronto Soccorso, che avrà una disponibilità complessiva di 146 posti auto . Questi vanno ad aggiungersi al parcheggio di proprietà del Comune (di fronte alla Camera Mortuaria) che mette a disposizone 635 posti auto, più 15 riservati ai disabili, per un totale di 650 posti, mentre quello di proprietà Ausl, di fronte al Padiglione Vallisneri, offre 485 posti auto, più sette riservati ai portatori di handicap, per un totale di 492. Dentro l'area ospedaliera, invece, sono disponibili 246 posti auto, di cui 30 per portatori di handicap."

Complessivamente quindi, con il nuovo parcheggio, sono a disposizione degli utenti dell'ospedale di Forlì 1534 posti auto.

"Si è conclusa - aggiunge l'architetto Sabatini - la predisposizione impiantistica propedeutica alla realizzazione dei lavori strutturali al pronto Soccorso ed è già in funzione la stanza di osservazione breve intensiva dedicata al paziente isolato (immuno-depresso o infettivo). Stanno poi per essere completati i due ambulatori di ortopedia che, a regime, permetteranno al servizio di pronto soccorso l’utilizzo di due nuovi spazi."

"Il progetto finale - conclude - prevede la possibilità di gestire codici bianchi e verdi in un percorso anche fisicamente separato dai codici gialli. Non è previsto l’accesso diretto in Pediatria, mentre è già attivo un percorso veloce per alcune tipologie di patologie che vengono avviate direttamente al Pediatra, dopo l’accoglienza e l’inquadramento da parte del Triage di Pronto Soccorso."

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