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Il dottor Carlo Lusenti è il nuovo direttore del Presidio Ospedaliero di Cesena, Cesenatico e San Piero in Bagno, ruolo prima ricoperto dalla dottoressa Virna Valmori. E' stato scelto per la guida ad interim (e quindi in via temporanea) del Presidio cesenate, oltre che per le sue rilevanti esperienze gestionali, anche per l’attuale ruolo di Direttore del Dipartimento Chirurgico e Grandi Traumi di Cesena, all’interno del quale confluiscono le strutture ospedalieri riferibili al Trauma Center, struttura di riferimento per i grandi traumi a livello aziendale e sovra aziendale. La presentazione è avvenuta ieri in Comune, alla presenza del direttore sanitario dell’Ausl Romagna, dottor Stefano Busetti, e del Sindaco di Cesena Paolo Lucchi.

Sessantadue anni, nato a Reggio Emilia, il dottor Lusenti si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Bologna. Ha conseguito la specializzazione in Urologia a Padova, in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso a Modena e in Andrologia a Pisa. Ha seguito vari corsi di perfezionamento universitari e master su tematiche urologiche e organizzativo-gestionali in ambito sanitario.

La sua carriera professionale inizia presso l’Azienda Ospedaliera di Reggio Emilia dove si è occupato in particolare di chirurgia uro-oncologica, andrologia, chirurgia dei genitali maschili, tecniche microchirurgiche per il recupero di gameti maschili per procreazione medicalmente assistita, nonchè della definizione e applicazione di protocolli per il miglioramento dei percorsi di cura dei pazienti urologici. Nel 1997 ha vinto il premio europeo per la buona qualità in sanità.  Nel 2002 è stato titolare dell’incarico di alta specializzazione in Andrologia e chirurgia genitale maschile.  Dal 2005 al 2010 è stato direttore dell’Unità Operativa di Urologia dell’ospedale Bufalini di Cesena e dal 2008 al 2012 ha ricoperto l’incarico di Direttore dell’allora Dipartimento chirurgico di Cesena. Dal 2010 al 2014 è stato Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia Romagna.  Nel 2014 è tornato alla guida del reparto di Urologia del Bufalini, ruolo che ricopre tutt’oggi. E’ direttore del Dipartimento Chirurgico e Grandi Traumi di Cesena.

Autore di più di cento pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, il dottor Lusenti ha svolto anche una intensa attività di aggiornamento e formazione partecipando a più di 200 corsi e convegni specialistici.

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Pazienti e familiari hanno donato un nuovo ecografo portatile del valore di oltre 15mila euro all’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Bufalini.

La consegna ufficiale dell’apparecchiatura è avvenuta questa mattina in reparto, alla presenza di alcuni pazienti e familiari, del direttore del presidio Bufalini Virna Valmori, del direttore dell’Unità Operativa Nefrologia e Dialisi Giovanni Mosconi, dei rappresentanti dei familiari e dei pazienti emodializzati e trapiantati di rene Marika Pieri e Natale Battistini, della signora Ornella Martini e della responsabile del Fundraising aziendale Elisabetta Montesi.

La donazione è stata possibile grazie alla devozione che negli anni Natale Battistini  rappresentante storico dei pazienti affiancato da quattro anni da Marika Pieri, ha avuto nel raccogliere le donazioni di tutti coloro che non hanno mai dimenticato il valore della solidarietà verso il proprio luogo di cura.

“L’apparecchiatura donata – ha spiegato il dottor Mosconi - permette il monitoraggio dell’accesso vascolare in tutti i pazienti che eseguono il trattamento emodialitico, aspetto di fondamentale importanza per una ottimale gestione della terapia con ripercussioni sugli indici di depurazione, sulla percezione dello stato di benessere, sui risultati clinici a lungo termine. Fornisce informazioni circa il flusso sangue all’interno del sistema venoso utilizzato per le sedute dialitiche e, in presenza di alterazioni del flusso, è in grado di dare utili indicazioni sulle problematiche di natura vascolare che affrontiamo unitamente ai colleghi radiologi interventisti e chirurghi vascolari”.
“La possibilità di trasportare il monitor nei diversi centri della rete dialitica – ha aggiunto il dottor Mosconi - offre il grande vantaggio di evitare il trasferimento del paziente che accederà al centro principale del Bufalini solo in caso di indagini di secondo livello. L’apparecchio è idoneo all’utilizzo da parte del personale medico ed infermieristico del reparto; corsi mirati di formazione stanno potenziando il bagaglio culturale del personale del Servizio di emodialisi con indubbi vantaggi nella cura e nell’assistenza quotidiana ai pazienti”.

 “Quello che arriva dai pazienti della Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Bufalini e dai loro familiari è un gesto di generosa collaborazione – ha affermato Marika Pieri rappresentante dei pazienti, che ha aggiunto: “In un momento in cui il nostro sistema sanitario attraversa innumerevoli  trasformazioni,  noi ribadiamo il nostro impegno e la nostra riconoscenza verso il reparto che quotidianamente ci assiste e ci accompagna  attraverso la professionalità di tutto il personale”.

“Vogliamo ringraziare – hanno sottolineato Marika Pieri e Natale Battistini - tutto il personale di cura nessuno escluso, così come chi all’interno della struttura sanitaria ci ha supportato in questa donazione, in particolare la dottoressa Montesi che con grande cuore e inestimabile professionalità, ci ha accompagnato nell’iter di donazione”.

“A nome di tutta l’equipe – ha dichiarato il dottor Mosconi – desidero ringraziare per la sensibilità dimostrata in uno spirito di grande collaborazione che dà un ulteriore stimolo a tutti gli operatori per cercare di ottimizzare capacità e risorse”.

“L’Azienda USL della Romagna – ha concluso la dottoressa Valmori - ringrazia per questa importante donazione che consente di migliorare ulteriormente la qualità dell’assistenza, tutti i pazienti e i loro familiari che hanno deciso di sostenere concretamente e in modo importante l’attività dell’U.O. di Nefrologia e Dialisi di Cesena”.

L’insufficienza renale cronica

L’insufficienza renale è una patologia in incremento. L’incidenza annuale in Italia di insufficienza renale cronica che richiede il trattamento dialitico (nuovi casi/anno) è di 170 pazienti per milione di abitanti; la prevalenza (numero di casi seguiti ad una determinata data) è di 700 pazienti per milione di abitanti. Presso l’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi di Cesena vengono effettuate annualmente oltre 19.000 sedute di emodialisi (oltre 250 pazienti con insufficienza renale cronica). La dialisi permette una adeguata qualità di vita con reinserimento sociale e lavorativo e la possibilità, soprattutto per i pazienti più giovani, di inserimento in programmi di trapianto. Circa il 50% delle sedute dialitiche sono eseguite nelle sedi decentrate di Cesenatico, Mercato Saraceno, Savignano. Il Centro di Cesenatico inoltre offre anche la possibilità di effettuare programmi di “dialisi vacanza” per cittadini provenienti da altre regioni italiane o da altri paesi europei che trascorrono il periodo di ferie nella riviera romagnola.

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Spazi più ampi e più confortevoli per la sezione emodialisi dell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Bufalini di Cesena. L’area, situata al secondo piano, scale E, del nosocomio cesenate è stata sottoposta ad un intervento di ristrutturazione e ampliamento che ha portato alla creazione di due nuove camere da tre posti letto, con un conseguente potenziamento dell’attività di emodialisi per ulteriori 24 pazienti affetti da insufficienza renale cronica severa in trattamento dialitico con ritmo trisettimanale.Sono stati realizzati anche una nuova sala dedicata alle procedure interventistiche più complesse e un secondo spogliatoio per assicurare il massimo comfort ai pazienti.

L’inaugurazione è avvenuta questa mattina alla presenza, tra gli altri, del Sindaco di Cesena Paolo Lucchi, del direttore del Presidio Ospedaliero Virna Valmori e del direttore dell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi Giovanni Mosconi.

“Con questo intervento – sottolinea il Sindaco Lucchi – prosegue il percorso di riqualificazione del Bufalini, che non si ferma nonostante l’avvio del progetto per la costruzione del nuovo ospedale di Cesena. Infatti, non possiamo certo attendere quest’opera per dare una risposta adeguata alle attuali necessità di cura dei cittadini del nostro territorio. Una delle sfide più importanti dei prossimi anni sarà proprio quella di mantenere l’alto livello della nostra struttura ospedaliera, pur a fronte dell’impegno straordinario per la realizzazione del nuovo polo ospedaliero. E presto si faranno nuovi passi avanti in questa direzione con l’avvio, ormai prossimo, dei lavori per l’ampliamento e la riorganizzazione del Pronto Soccorso”.

“Per l’Azienda USL della Romagna – afferma la dottoressa Virna Valmori - si tratta di un investimento importante, promosso nell’ambito del percorso di presa in carico dei pazienti con insufficienza renale cronica, allo scopo di migliorare l’assistenza ai pazienti che necessitano per sopravvivere di un trattamento sostituto artificiale (dialisi) e dare una risposta alle necessità del territorio cesenate, a fronte del progressivo incremento del numero di pazienti dializzati che si riscontra negli ultimi anni non solo a livello locale, ma in tutto il mondo, a causa dell’aumento dell’età anagrafica della popolazione e della migliorata sopravvivenza di persone con malattie croniche come il diabete o l’ipertensione arteriosa che possono associarsi a complicazioni renali”.

I pazienti in trattamento dialitico in Italia sono circa 50.000, 800 quelli nell’ambito dell’Azienda USL della Romagna. “Secondo i dati nazionali –  afferma il dottor Mosconi -  oltre 170 nuovi pazienti per milione di abitanti iniziano annualmente il trattamento dialitico. A Cesena si è passati da 109 pazienti seguiti regolarmente nel 2013 agli attuali 141 in trattamento dialitico cronico; ogni anno vengono eseguiti oltre 19.000 trattamenti emodialitici di cui circa la metà nelle sedi decentrate di Cesenatico, Savignano e Mercato Saraceno. In particolare, a Cesenatico è attivo da anni anche un servizio di emodialisi per turisti in vacanza concentrato soprattutto nel periodo estivo (circa 1000 trattamenti all’anno)”.

“La dialisi – aggiunge il dottor Mosconi - permette una adeguata sopravvivenza in termini di riabilitazione sociale e lavorativa. Offre inoltre la possibilità di accedere a programmi di trapianto renale in quelle persone che, per età anagrafica e condizione clinica, non presentino controindicazioni al programma (oltre il 22% della popolazione trattata con dialisi). Accanto al trattamento per pazienti cronici negli anni il reparto cesenate ha progressivamente ampliato il trattamento di cura per l’insufficienza renale acuta insorta in pazienti critici degenti in reparti ad alta intensità di cure; in questi pazienti il trattamento dialitico permette la sopravvivenza e la possibilità di proseguire il trattamento medico e chirurgico della patologia di cui sono affetti in attesa della ripresa funzionale del rene”.

“Ringrazio – afferma Marika Pieri referente locale dell’Associazione Nazionale Emodializzati e Trapiantati di Rene ANED -  tutte le persone che hanno contribuito a raggiungere questo risultato. L’obiettivo dell’associazione è quello di migliorare l’assistenza ai pazienti attraverso una collaborazione attiva che non può prescindere da un dialogo continuo con gli operatori sanitari”.

I lavori di riqualificazione e ampliamento. Nel dettaglio, i lavori di riqualificazione, diretti dall'UO Progettazione e Sviluppo Edilizio, hanno comportato la demolizione di una parte dell’ex blocco operatorio di Urologia (già da tempo trasferito al blocco operatorio centrale), per ricavarne, mediante la costruzione di nuovi tramezzi interni, tre nuove stanze dedicate all’emodialisi e un ambiente che ospita un secondo spogliatoio per i pazienti. Complessivamente, la superficie dell’area oggi conta 120 metri quadrati in più. Le pareti delle nuove stanze sono state rivestite con tinta lavabile e ogni nuovo ambulatorio è stato dotato di lavabo clinico.  Anche il pavimento del corridoio centrale è stato rinnovato, così come il controsoffitto. La rete impiantistica dei nuovi ambienti è stata realizzata a soffitto e schermata da un controsoffitto ispezionabile; per ogni nuovo ambulatorio e sala dialisi, gli impianti elettrici sono stati resi di “gruppo 1”, con nodo equipotenziale. E’ stato esteso e potenziato anche l’impianto di riscaldamento e raffrescamento estivo. Dal punto di vista della sicurezza, l’area è adeguata alle norme tecniche di prevenzione incendio ed è dotata di impianto di rilevazione incendi e allarme, impianto di spegnimento idrico e idranti, estintori, uscite di sicurezza e strutture di compartimentazione.Il costo complessivo, tra opere edili e impiantistiche, ammonta a 280mila euro (Iva compresa).

L’ampliamento del servizio di emodialisi ha previsto inoltre la dotazione di nuove tecnologie dialitiche e il potenziamento del personale addetto all’assistenza, che oggi consta complessivamente di sei medici dedicati oltre al personale infermieristico e al primario.

Dati e attività dell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi. L’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi svolge anche una intensa attività di prevenzione e diagnosi del danno renale. La patologia renale costituisce oggi una delle principali cause di morbilità e mortalità nella popolazione mondiale ed è presente, nei diversi stadi evolutivi, nel 6-8% della popolazione italiana. A Cesena ogni anno vengono effettuati circa 300 ricoveri nefrologici, a cui si aggiungono oltre 5000 valutazioni ambulatoriali e più di 1000 consulenze per pazienti ricoverati nella struttura ospedaliera.Una particolare attenzione viene rivolta allo sviluppo di programmi di trapianto, anche da donatore vivente, con lo studio dei pazienti che vengono inviati ai diversi centri trapianto del territorio nazionale. Nel corso dell’anno appena concluso 9 pazienti residenti nel territorio cesenate sono stati sottoposti a trapianto ed oltre 90 pazienti con trapianto afferiscono regolarmente agli ambulatori del reparto cesenate.

Il contributo dell’Associazione Nazionale Emodializzati e Trapiantati di Rene ANED. L’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi opera in sinergia con l’Associazione Nazionale Emodializzati e Trapiantati di Rene ANED, i cui referenti locali sono Marika Pieri e Natale Battistini. L’Associazione collabora da sempre attivamente con il reparto cesenate per il miglioramento dell’assistenza e della qualità di vita delle persone affette da patologie renali.

 

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Nuovi trapianti grazie a una nuova donazione a cuore fermo in Emilia-Romagna. La donazione ha avuto luogo all’Ospedale Bufalini di Cesena, mentre un rene e il fegato sono stati trapiantati al Policlinico di Sant’Orsola, a Bologna. Una procedura complessa, ancora rara in Italia, che richiede un’altissima efficienza di tutta la macchina organizzativa, coordinata dal Centro Riferimento Trapianti dell’Emilia-Romagna, per poter arrivare ad una conclusione positiva come in questo caso.

Il donatore a cuore fermo era un paziente deceduto per cause naturali, per il quale la famiglia aveva generosamente espresso la volontà di donare gli organi. Secondo la normativa italiana dopo l’arresto cardiocircolatorio occorre aspettare 20 minuti (negli altri Paesi europei si va dai 5 ai 10

minuti) prima di compiere qualsiasi tipo di intervento. Trascorso questo periodo gli organi vengono perfusi e raffreddati, poi prelevati e trasferiti nel centro che eseguirà il trapianto all’interno di una macchina a perfusione fredda.

Tutta questa procedura ha coinvolto decine di professionisti dell’Ospedale Bufalini di Cesena, in particolare le Unità operative di Anestesia e Rianimazione diretta dal dottor Vanni Agnoletti, Radiologia diretta dalla dottoressa Emanuela Giampalma e Chirurgia Vascolare, diretta dal dottor Ubaldo Turicchia, col fondamentale apporto del personale infermieristico di sala operatoria diretto dalla Coordinatrice Maria Assunta D’angelo e dalla Dr.ssa Paola Ceccarelli della Direzione Infermieristica e Tecnica. Tutte le procedure sono state attuate sotto la guida del Coordinatore locale dottor Andrea Nanni e dell’Infermiera di Coordinamento Manila Prugnoli.

“Siamo riusciti a ‘salvare’ questi organi – spiega il dottor Vanni Agnoletti, direttore dell’Anestesia e Rianimazione del Bufalini – grazie a un utilizzo avanzato, mirato e multidisciplinare delle innovative apparecchiature recentemente acquisite per il supporto extracorporeo della respirazione, da applicarsi nei casi di gravissima insufficienza respiratoria per i quali la sola ventilazione artificiale non è sufficiente, alla collaborazione delle altre unità operative e alle competenze particolarmente avanzate di alcuni medici come il Dr Emiliano Gamberini, il Dr Marco Benni e il Dr Alessandro Circelli. In questo modo è stato possibile, negli ultimi 14 mesi, sottoporre a prelievo di organi a cuore fermo tre pazienti deceduti per arresto cardiaco”. 

Al Sant’Orsola il trapianto di fegato è stato eseguito dal professor Matteo Cescon, che dal primo gennaio sarà responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia generale e dei trapianti. I trapianti di rene sono stati eseguiti invece dal dottor Matteo Ravaioli e dal dottor Massimo Del Gaudio. Gli interventi hanno coinvolto anche gli altri medici del reparto, il personale infermieristico, l’equipe di anestesisti guidati dal dottor Antonio Siniscalchi, dell’Unità operativa di Terapia intensiva del professor Faenza.

“La qualità degli organi – spiega il professor Cescon – viene monitorata costantemente attraverso esami di laboratorio e biopsia, che otteniamo in tempo reale grazie al sostegno dell’Anatomia patologica, a disposizione 24 ore su 24. In Italia è una tecnica ancora poco utilizzata ma i risultati sono confortanti e stiamo cercando di migliorare ancora gli standard esistenti. Si tratta comunque di ‘organi marginali’ che possono essere trapiantati solo in pazienti in buone condizioni generali”. Per i due pazienti trapiantati al Sant’Orsola la prognosi potrà essere sciolta solo 72 ore dopo l’intervento, ma si registra per ora una buona risposta funzionale degli organi.

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La dottoressa Emanuela Giampalma è il nuovo direttore dell’Unità Operativa di Radiologia dell’Ospedale Bufalini di Cesena. Faentina d’origine, classe 1961, arriva dall’Ospedale Infermi di Rimini, dove è stata responsabile della struttura di Radiologia Interventistica e Vascolare. La sua nomina si inserisce in un percorso di sviluppo del servizio da parte dell’AUSL della Romagna nel campo della Radiologia Interventistica Oncologica, settore in cui la dottoressa Giampaola vanta una consolidata preparazione tecnico professionale.

Da sempre punto di riferimento per la patologia muscolo-scheletrica, l’Unità Operativa di Radiologia dell’ospedale Bufalini di Cesena si caratterizza per essere parte integrante dell’articolato percorso del Trauma Center.  Pertanto oltre alla ‘tradizionale’ attività diagnostica il servizio svolge una intensa attività di Radiologia Interventistica che viene garantita 24 su 24 da un Gruppo di Radiologici (4 medici) dotati di una specifica esperienza nel trattamento delle problematiche traumatologiche. L’obiettivo è quello di sviluppare ulteriormente il servizio, dotandolo di tutte le competenze specifiche di Radiologia Interventistica che riguardano anche l'ambito Oncologico e farlo diventare nel prossimo futuro un punto di riferimento aziendale nell’ambito della rete delle radiologie interventistiche, per tutta la diagnostica invasiva nonché per le terapie interventistiche applicate all'Oncologia.

Il reparto eroga prestazioni di diagnostica radiologica anche a Savignano sul Rubicone, Cesenatico, Mercato Saraceno e Bagno di Romagna. Dal 1 gennaio al 30 settembre 2017, sono state effettuate al Bufalini oltre 110 mila prestazioni: 3958 tac, 3924 risonanze magnetiche, 432 esami di angio diagnostica, 372 esami di angio interventistica, 17.465 ecografie, 56.611 radiografie di cui 23.573 di pronto soccorso, 33.038 radiografie di secondo piano, 10.463 ecografie senologiche, 4141 radiografie di senologia clinica, 13.504 radiografie per lo screening senologico. Il reparto collabora quotidianamente con tutte le unità operative presenti in ospedale, in particolare con la Neuroradiologia, con cui condivide in parte gli spazi, le apparecchiature e il personale del comparto.

Nata a Faenza nel 1961, la dottoressa Emanuela Giampalma si è laureata con lode in  Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Bologna e ha conseguito presso lo stesso ateneo e sempre con il massimo dei voti la specializzazione in  Radiodiagnostica e Scienze delle Immagini. Prima di essere responsabile della struttura di Radiologia Interventistica e Vascolare dell’ospedale Infermi di Rimini, ha lavorato al Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna dal 2004 al 2014, ricoprendo l’incarico dirigenziale professionale di alta specializzazione denominato “Imaging dei pazienti in lista d’attesa per trapianto di fegato e terapia percutanea pre e post OLT”. In precedenza, è stata titolare dell’incarico di alta professionalità denominato “Radiologia vascolare e Interventistica” all’ospedale Morgagni di Forlì. E’ membro della sezione di Radiologia Vascolare e Interventistica della Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) e della Società Europea di Radiologia Cardiovascolare e Interventistica (CIRSE). Ha partecipato come relatrice a numerosi congressi e corsi di aggiornamento ed è autrice di 178 pubblicazioni edite a stampa.

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A seguito di un mancamento con intensa palpitazione ha scoperto di avere una patologia cardiologica che poteva mettere a serio rischio la sua gravidanza. I medici della Cardiologia dell’Ospedale “Bufalini” di Cesena hanno però effettuato un intervento, con una tecnica e le innovative apparecchiature dell’Elettrofisiologia presenti in ospedale, che ha permesso di risolvere il problema e che consentiranno alla paziente di proseguire in serenità la propria gravidanza.

I fatti. La paziente, una professionista di 41 anni alla sua seconda gravidanza, e giunta alla 28esima settimana di gestazione, nei giorni scorsi si è sentita male a Cesenatico. Intervenuto sul posto, il personale del 118 ha riscontrato una tachicardia severa (180 di frequenza), ha dunque allertato la Cardiologia del “Bufalini” dove la paziente è stata subito trasportata.

I medici hanno rapidamente individuato la patologia: tachicardia parossistica sopraventricolare. Un’anomalia che provoca svenimenti e accelerazione del ritmo cardiaco, e che quindi metteva a rischio sia la paziente sia, soprattutto, il nascituro. I medici hanno dapprima provato a stabilizzarla attraverso una terapia farmacologica, ma l’effetto positivo iniziale svaniva dopo poco tempo. Considerato che altri farmaci antiaritmici avrebbero determinato tossicità sul nascituro, si è dunque optato per un intervento: un’ablazione con radiofrequenza dell'aritmia cardiaca effettuata con un catetere introdotto dalla vena femorale.

“Si tratta di una procedura certamente invasiva ma con rischi limitati – spiega il dottor Giancarlo Piovaccari, direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia di Cesena, insieme al dottor Paolo Sabbatani e al dottor Carlo Iannettone, che hanno seguito direttamente il caso -, ma ci trovavamo di fronte una signora in stato interessante e dunque avevamo l’esigenza di proteggere il feto dalle radiazioni dell'apparecchiatura radiologica necessaria per introdurre i cateteri nel cuore. La Cardiologia di Cesena è stata però recentemente dotata di una nuova apparecchiatura per l’elettrofisiologia, il Sistema Navex, grazie al quale si può fare l’elettromappatura del cuore ed intervenire, come abbiamo fatto con la signora, esattamente nella cavità cardiaca interessata per operare sul focolaio aritmologico senza la necessità di utilizzare i raggi X. Avevamo comunque provveduto a proteggere l'addome della paziente con coperte di piombo qualora si fosse reso ugualmente necessario l’uso dei raggi, ma non è stato così”.

 L’intervento è riuscito perfettamente e la paziente è considerata guarita senza necessità di ulteriori terapie mediche. La signora in dolce attesa è stata dimessa 24 ore dopo la procedura, felicissima.

“Questo intervento, da ritenere abbastanza straordinario e rarissimo considerando il contesto della paziente, denota in maniera chiara il valore dell’elettrofisiologia di Cesena – conclude il dottor Piovaccari – pratica per la quale il ‘Bufalini’ diventerà punto di riferimento tra le cardiologie romagnole”.

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L’Azienda USL della Romagna ringrazia la Famiglia Togni e tutte le persone che hanno contribuito a devolvere, in memoria di Stefano Togni, la somma di 3.739 euro al reparto di Pediatria dell’ospedale Bufalini di Cesena, dove ogni anno il giovane motociclista di Savignano sul Rubicone, tragicamente scomparso a febbraio in un incidente in pista, era solito portare doni e sorrisi ai piccoli pazienti ricoverati. E’ stata infatti la stessa Famiglia Togni a indirizzare tutte le libere erogazioni effettuate in memoria del loro caro congiunto a favore del progetto dell’Ausl “Pediatria a Misura di bambino”. “Stefano – raccontano i familiari ringraziando tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa - era sovente donare dei giochi ai bambini ricoverati, nella convinzione che chiunque abbia delle possibilità, anche piccole, possa contribuire a rendere migliore la vita di chi soffre. Con la sua improvvisa e prematura scomparsa abbiamo pensato di fare qualcosa che si avvicinasse al suo pensiero, con l’augurio che questo gesto sproni altre persone a trovare una luce di speranza nei momenti bui”.

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Nel pomeriggio di domenica 19 febbraio è stato ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bufalini di Cesena un bambino con una sospetta meningite.

Le analisi di laboratorio eseguite sul sangue del paziente hanno consentito di identificare nel liquor il meningococco di tipo C.

Il meningococco è un batterio che generalmente si localizza a livello della gola senza determinare alcun tipo di disturbo e solo raramente, in persone che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità, causa delle malattie importanti quali la setticemia o la meningite.

L’infezione si trasmette attraverso le goccioline di saliva a seguito di contatti interpersonali ravvicinati e prolungati e il tempo di incubazione della malattia è di norma di 3-4 giorni, anche se può variare da due a dieci giorni.

Per interrompere la circolazione del meningococco ed impedire la comparsa di ulteriori casi di malattia, è necessario che i familiari e le persone che hanno avuto contatti stretti con l’ammalato nei dieci giorni precedenti la comparsa dei sintomi vengano sottoposti ad una profilassi antibiotica per via orale con lo scopo di bonificare eventuali portatori del germe.

A questo scopo tra il pomeriggio di domenica e la mattinata di lunedì 20 è stata consegnata la profilassi antibiotica ai contatti stretti rappresentati dai familiari ed a coloro che avevano frequentato il bambino nei 10 giorni precedenti per un totale di 34 persone tra famigliari e amici.

Il bambino non frequenta nessuna collettività.

Il meningococco C è uno dei ceppi contenuti nel vaccino antimeningococcico tetravalente che viene offerto ai bambini tra il 13° e 15° mese. Il bambino, che aveva appena compiuto l’anno di età, non era ancora vaccinato per ragioni anagrafiche.

Le condizioni di salute del piccolo sono migliorate e sarà quindi trasferito dalla Terapia Intensiva al reparto di Pediatria

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