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Martedì, 01 Ottobre 2019 10:41

Una nuova "super-tac" all'Ospedale di Faenza

Un’elevata qualità diagnostica unita a una sensibile riduzione della dose di radiazioni erogata al paziente e a una maggior velocità nell’esecuzione degli esami: sono questi i principali punti di forza di Revolution Evo, il nuovo tomografo computerizzato (Tc), che è stato installato presso l’ospedale di Faenza e che è stato inaugurato ieri mattina alla presenza del sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi, del direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti, del direttore del presidio ospedaliero di Faenza Davide Tellarini, del direttore dell’unità operativa di Radiologia Carlo Onzincolo e della direzione infermieristica Cristina Fabbri.

Del valore di cinquecentomila euro, il Tc verrà utilizzato per applicazioni in diversi campi: neurologico, oncologico  e total body, come ha spiegato il dottor Orzincolo, con possibilità di eseguire gli esami più velocemente con vantaggi per il paziente (minor dose di radiazione) e con prestazioni sempre migliori.

La nuova apparecchiatura è infatti un sistema Tc ad alta risoluzione e bassa dose radiogena, pensata per soddisfare le esigenze del presente ma predisposta per anticipare le sfide del futuro. È progettata per supportare la più ampia gamma di applicazioni ed esaminare i tipi di pazienti più diversi, da quelli con traumi complessi a quelli con problemi oncologici.

Grazie a nuovi algoritmi di ricostruzione è possibile ridurre la dose radiogena erogata al paziente di oltre l’80 per cento rispetto alle tecnologie tradizionali, mantenendo la stessa qualità delle immagini: un miglioramento rilevante soprattutto per chi si sottopone agli esami in età pediatrica. Il nuovo sistema TC consente di personalizzare la dose di radiazioni in base alle caratteristiche fisiche del paziente, preservando dall’esposizione organi sensibili. Inoltre, grazie all’introduzione di uno specifico sistema, consente di calcolare e registrare la quantità di radiazioni assunta in caso di esami ripetuti nel tempo.

L’elevata risoluzione spaziale garantisce un’alta qualità dell’immagine, consentendo di ricostruire 128 strati: l’aumento del numero di strati e un numero maggiore di dati grezzi permettono di incrementare notevolmente la qualità diagnostica delle immagini per un ampio spettro di procedure.

Con opzioni più intelligenti e automatizzate per tutte le operazioni, il Tc  può ottimizzare l'efficienza del flusso di lavoro. Il nuovo tomografo permetterà all’ospedale di Faenza di ampliare e migliorare i propri servizi: ad esempio consente di eseguire un esame total body in meno di dieci secondi ed esami più sicuri e precisi per pazienti con protesi metalliche.

Sempre il dottor Orzincolo ha ricordato che presso l’unità operativa di Radiologia dell’Ospedale di Faenza vengono effettuati ogni anno circa centomila esami di diagnostica per immagini, di cui 14mila tac, e ha evidenziato la fortissima integrazione tra le apparecchiature, ma anche gli operatori dei tre ospedali del Ravennate (Faenza, Lugo e Ravenna), “che si è accresciuta ultimamente grazie all’attivazione della guardia notturna, per la quale l’Azienda ha aggiunto ai turni 5 tecnici”.

 

Il tema dell’integrazione, oltre che degli investimenti per la crescita dell’ospedale, è stato al centro anche degli interventi della dottoressa Fabbri e del dottor Busetti, il quale ha ricordato i lavori, che stanno volgendo al termine, per il nuovo Pronto soccorso che sarà a sua volta dotato di apparecchiature diagnostiche all’avanguardia.

 

Ha concluso i lavori il sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi: “Esprimo compiacimento per l’acquisizione di una macchina assolutamente fondamentale per il nostro ospedale e per il nostro territorio. Un buon ospedale è fatto di apparecchiature, di investimenti strutturali, e naturalmente di risorse umane, gli operatori e i professionisti che vi lavorano, perché, come dice anche uno slogan dell’Ausl Romagna, ‘Solo le persone curano le persone’. E come Istituzioni saremo sempre attenti che si facciano tutti gli sforzi possibili per mantenere adeguate le dotazioni di personale delle nostre strutture. Questa apparecchiatura è all’avanguardia e consentirà di fare un passo avanti importante per la diagnostica, alla quale si dovrà aggiungere, proprio in un’ottica di integrazione, l’acquisizione di una nuova Gamma Camera, fondamentale per la diagnostica in varie specialità, per il reparto di Nucleare presso il nostro Ospedale”.

 

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Continuano i lavori all’Ospedale “Per gli Infermi” di Faenza, partiti a inizio maggio scorso e mirati alla riqualificazione della struttura e al miglioramento dell’accoglienza e dei percorsi interni.

A partire da lunedì prossimo, 26 agosto, partirà uno stralcio di opere relativo alla bonifica e conservazione dei fabbricati che circondano parte del cortile della Madonnina. Per consentire tali lavori da lunedì sarà interdetto l’ingresso al cortile e, conseguentemente, l’utilizzo del percorso che attraversa tale cortile che consente di accedere all’Ospedale. Per entrare in Ospedale potrà dunque essere utilizzato solo il nuovo ingresso posto vicino alla camera calda provvisoria, oltre naturalmente all’ingresso storico su corso Mazzini.

Contestualmente proseguono i lavori di risanamento dei tetti della parte storica dell’ospedale rivolta verso corso Mazzini, nell’ambito dei quali, per consentire di realizzare gli interventi propedeutici di messa in sicurezza degli ambienti sottostanti, si renderà necessario trasferire momentaneamente la degenza cardiologica. Pertanto a partire da lunedì 9 settembre fino a lunedì 23 settembre, il reparto di degenza di Cardiologia sarà trasferito nei locali della Post acuti, ubicati al primo piano del padiglione “San Giuliano”, sopra l’Oncologia, mentre gli ambulatori cardiologici rimarranno nella loro sede. Le attività cardiologiche sia di degenza sia ambulatoriali non subiranno comunque variazioni.

Più in generale i lavori previsti nell’appalto, che ha un valore complessivo di 7.261.000 euro, prevedono la realizzazione di due nuovi collegamenti verticali uno dei quali, dotato di ascensore, interessa il cortile cosiddetto della Magnolia, e permetterà di migliorare l’adeguamento alla più recente normativa antincendio nonchè di migliorare notevolmente i collegamenti verticali di questa porzione di Ospedale. Le opere sono mirate anche alla ristrutturazione e alla conservazione del fabbricato (manutenzione e sostituzione di coperture, adeguamento e restauro parapetti e balaustre storiche, adeguamento e realizzazione nuovi impianti: gruppi frigo, impianti trattamento aria, impianti elettrici e meccanici) e al miglioramento sismico (ristrutturazione di parte dei locali al piano terra destinati ad ospitare la futura centrale emergenze dell’intero Presidio e la nuova portineria). Sono anche previsti interventi che hanno un maggiore interesse sanitario in quanto riguardano la ristrutturazione di aree attualmente al grezzo poste al secondo livello fuori terra e destinate ad ospitare alcune attività attualmente poste nella parte storica del Presidio Ospedaliero.

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Pazienti da tutto il mondo, affetti dalla rara patologia del “midollo ancorato occulto”, per essere operati all’Ospedale di Faenza con la tecnica chirurgica mini-invasiva, ed innovativa, di sezione del filum terminale extradurale in anestesia locale. L’ultimo paziente straniero operato proveniente dal continente americano è un uomo di 36 anni arrivato nel marzo scorso dagli Stati Uniti d’America, ma dall’inizio del 2019 sono state operate anche due pazienti brasiliane di 49 e 28 anni (si allegano le relative fotografie).

Non un caso poiché l’esecutore di questo innovativo intervento svolto sin dal 2010 - il dottor Vanni Veronesi, della Struttura Semplice Dipartimentale di Chirurgia del Sistema Nervoso Periferico, diretta dal dottor Guido Staffa – l’ha descritto in un articolo che ha recentemente pubblicato sulla rivista scientifica americana "Operative Neurosurgery". Non è la prima volta che il dottor Veronesi opera un paziente straniero (il primo risale al 2015, un paziente bosniaco di 36 anni; a seguire, nel 2017 un paziente ungherese di 33 anni, nel 2018 un paziente polacco di 25 anni e il 2 maggio 2019 una paziente francese di 45 anni), ma questi sono i primi pazienti non europei.

“Dopo essere stata sottoposta in Brasile a due interventi a livello cranico per il trattamento della malformazione di Chiari associata alla siringomielia, Gabriela, la prima paziente brasiliana operata a gennaio 2019, è giunta in Italia – racconta il dottor Veronesi -. Con il supporto diagnostico della nuova metodica con risonanza magnetica lombare in posizione prona e in accordo con l'esito della visita medica è stata posta l'indicazione chirurgica. Il decorso postoperatorio è stato subito molto buono con immediati miglioramenti clinici, ed un giornale on line brasiliano ha riportato la notizia dell'intervento chirurgico effettuato in Italia”. Ligia, la seconda paziente brasiliana, è portatrice della malformazione di Chiari e non era mai stata trattata chirurgicamente a livello cranico.

Quindi Paul, il paziente statunitense, non presentava la malformazione di Chiari ma una piccola cavità siringomielica cervicale. “In tutti e tre i pazienti le condizioni cliniche nel postoperatorio sono migliorate rapidamente e gli aggiornamenti che ho avuto via e mail o mediante video, a distanza di settimane o mesi, hanno confermato i progressi clinici ottenuti” riferisce ancora il dottor Veronesi.

La patologia e l’intervento.

Nella sindrome del midollo ancorato occulto, descritta la per la prima volta nel 1990, si possono avere diversi sintomi che però sono aspecifici. Principalmente i disturbi si localizzano agli arti inferiori con dolori, rigidità, formicolio, alterazione della sensibilità. I dolori possono essere presenti anche a livello lombare. In alcuni casi vi sono disturbi sfinteriali con necessità di urinare spesso, di giorno e di notte, e nei casi più gravi compare anche incontinenza urinaria.

“Il midollo ancorato, occulto e non, può presentarsi come patologia a sé stante oppure essere associato ad altre patologie – spiega il dottor Veronesi, uno dei pochissimi neurochirurghi in Italia a eseguire questa tecnica in anestesia locale e senza rimozione di tessuto osseo – e nel caso delle suddette patologie concomitanti, dopo la chirurgia, possiamo avere la risoluzione o il miglioramento di sintomi che classicamente non rientrano tra quelli del midollo ancorato quali, per esempio, la cefalea e la cervicalgia. Prima di essere operato il paziente è sottoposto a una risonanza magnetica lombare particolare in posizione prona grazie alla quale, in virtù di un lavoro scientifico pubblicato nel 2013 da ricercatori dell’Università di Hiroshima, si può avere un riscontro strumentale al sospetto clinico di sindrome del midollo ancorato occulto. Il nostro innovativo protocollo con la RM lombare in posizione prona e la tecnica chirurgica mini-invasiva di sezione del filum terminale extradurale in anestesia locale è unico al mondo, infatti nei loro paesi i pazienti venuti dall’America oltre a non avere neurochirurghi che eseguo la suddetta tecnica chirurgica mini-invasiva non hanno avuto la possibilità di sottoporsi neppure alla RM lombare in posizione prona. L’intervento chirurgico mini-invasivo in anestesia locale dura circa 25 minuti, dopo tre ore il paziente può mettersi in piedi e deambulare, il giorno successivo il paziente è dimesso, per i pazienti italiani nel postoperatorio sono previste visite ambulatoriali di controllo a tre e sei mesi. Con questa tecnica chirurgica mini-invasiva non vi sono i rischi delle complicanze della tecnica chirurgica tradizionale che è effettuata in anestesia generale, in cui è prevista la rimozione di parte del tessuto osseo delle vertebre e l’apertura delle meningi. La durata dell’intervento chirurgico classico è di circa due ore, è previsto un iniziale riposo a letto per 24-36 ore e una degenza di 5-7 giorni, per ridurre le complicanze della chirurgia classica, che sono collegate anche all’invasività dell’approccio chirurgico, è auspicabile effettuare il monitoraggio elettrofisiologico in sala operatoria con ulteriore dispendio di risorse umane e strumentali con allungamento dei tempi di occupazione della sala operatoria.”

I riscontri.

Nel 2016 i dati preliminari del protocollo diagnostico e chirurgico sono stati oggetto di una tesi di laurea in medicina e chirurgica presso l'Università di Milano. E' stata valutata la situazione di benessere globale percepita dal paziente dopo l’intervento, considerando l’impatto sulle attività quotidiane e quindi sulla qualità di vita in generale, ed è stato riscontrato un miglioramento nel 87% dei pazienti. Non vi sono state complicanze. Dal 2014, epoca in cui alla tecnica chirurgica mini-invasiva è stata aggiunta la diagnostica strumentale mediante la risonanza magnetica lombare in posizione prona, ad oggi sono stati operati quasi duecento pazienti italiani provenienti da dodici regioni.

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La mission fondamentale delle Ausl è quella di dare risposte in termini di salute ai cittadini, ma è prioritario anche fornire un ambiente di lavoro migliore possibile in termini di sicurezza e privacy per gli operatori, specialmente nei locali aperti all’accesso del pubblico.

E va proprio in questa direzione una nuova donazione all’ospedale “Per gli Infermi” di Faenza, da parte de “La BCC ravennate, forlivese e imolese”. L’istituto di credito cooperativo, da sempre e meritoriamente molto vicino alla sanità faentina e ravennate in generale, ha infatti donato alla Direzione Sanitaria-Infermieristica del Presidio Ospedaliero una serie di arredi e divisori fonoassorbenti del valore di circa cinquemila euro, da collocarsi nell’open space del corpo storico della struttura sanitaria. Stamane la cerimonia di inaugurazione alla presenza di:

  • Paolo Caroli – Amministratore de “La BCC ravennate forlivese e imolese” e Presidente del Comitato Locale di Faenza
  • Valerio Albonetti – Capo Area Commerciale Faenza de “La BCC ravennate forlivese e imolese”
  • Davide Tellarini – direttore medico del presidio ospedaliero di Faenza;
  • Anna Lusa – responsabile Direzione tecnica infermieristica presidio di Faenza, in rappresentanza anche della direzione dell’ambito territoriale (Cristina Fabbri) e aziendale (Silvia Mambelli).

Grazie a questa donazione è stato sensibilmente ridotto il rumore di fondo prodotto dalla presenza di più operatori, e anche di pubblico, negli spazi comuni, ma anche il rischio di inciampi che era rappresentato da vari cavi elettrici di collegamento, che a loro volta “rientreranno” nelle pareti d’arredo donate. Operazione che, peraltro, era prevista come “azione di miglioramento” per quell’area di lavoro, da parte del Servizio Sicurezza e Salute dei Lavoratori dell’Ausl stessa, come evidenziato da Anna Lusa (Direzione infermieristica).

“Un altro importante passaggio che facciamo con ‘La BCC’ - ha sottolineato con forza il dottor Tellarini -; si tratta di un intervento importante, sia per la parte relativa all’utenza sia per le condizioni di lavoro della componente infermieristica che, solo qui a Faenza, conta circa 600 addetti”.

“’La BCC’ è sempre molto attenta alle esigenze del territorio nel quale opera – ha rimarcato Paolo Caroli – e nell’ambito delle nostre possibilità cerchiamo di andare incontro alle molteplici richieste che ci giungono dalla società civile, dal mondo delle associazioni e, come in questo caso, dall’Ausl. Abbiamo condiviso il progetto perché anche i momento dell’accoglienza nei confronti dell’utenza ha una sua importanza”.

“’Se stanno bene gli altri stiamo bene anche noi’: questo può essere un po’ il nostro motto – ha aggiunto Valerio Albonetti – e questo è quanto ci chiedono i nostri tremila soci nel faentino così come tutti e trentamila quelli che abbiamo. E’ la nostra missione e siamo sempre contenti quando possiamo aiutare la nostra comunità”.

Dopo la parte delle relazioni, il tradizionale taglio del nastro dei locali appena prediposti.

 

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Un’elevata qualità diagnostica unita a una sensibile riduzione della dose di radiazioni erogata al paziente e a una maggior velocità nell’esecuzione degli esami: sono questi i principali punti di forza di Revolution Evo, il nuovo tomografo computerizzato che sarà installato presso l’ospedale di Faenza nel prossimo mese di luglio: sono in corso, presso l’ospedale, i lavori per “accogliere” l’apparecchiatura. Del valore di 500.000 euro, la Tac verrà utilizzata per applicazioni in diversi campi: neurologico, oncologico e total body.

Nel frattempo, per evitare ai pazienti i disagi di dover svolgere gli esami presso altre strutture, vicino all’ingresso del Pronto soccorso è stata collocata una Tac mobile che lavorerà fino a che non sarà inaugurata la nuova apparecchiatura.

Zoom sulla nuova apparecchiatura.

E’ un sistema TC ad alta risoluzione e bassa dose radiogena, pensata per soddisfare le esigenze del presente ma predisposta per anticipare le sfide del futuro. È progettata per supportare la più ampia gamma di applicazioni ed esaminare i tipi di pazienti più diversi, dai quelli con traumi complessi a quelli con problemi oncologici.

Grazie a nuovi algoritmi di ricostruzione è possibile ridurre la dose radiogena erogata al paziente di oltre l’80 per cento rispetto alle tecnologie tradizionali, mantenendo la stessa qualità delle immagini: un miglioramento rilevante soprattutto per chi si sottopone agli esami in età pediatrica. Il nuovo sistema TC consente di personalizzare la dose di radiazioni in base alle caratteristiche fisiche del paziente, preservando dall’esposizione organi sensibili. Inoltre, grazie all’introduzione di uno specifico sistema, consente di calcolare e registrare la quantità di radiazioni assunta in caso di esami ripetuti nel tempo.

L’elevata risoluzione spaziale garantisce un’alta qualità dell’immagine, consentendo di ricostruire 128 strati: l’aumento del numero di strati e un numero maggiore di dati grezzi permettono di incrementare notevolmente la qualità diagnostica delle immagini per un ampio spettro di procedure.

Con opzioni più intelligenti e automatizzate per tutte le operazioni, la TAC, realizzata da GE Healthcare (divisione medicale di General Electric), può ottimizzare l'efficienza del flusso di lavoro. Il nuovo tomografo permetterà all’ospedale di Faenza di ampliare e migliorare i propri servizi: ad esempio consente di eseguire un esame total body in meno di dieci secondi ed esami più sicuri e precisi per pazienti con protesi metalliche.

Presso l’unità operativa di Radiologia dell’Ospedale di Faenza vengono effettuati ogni anno circa 100.000 esami di diagnostica per immagini, di cui 14.000 TAC.

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Lavori per oltre sette milioni di euro al via all’Ospedale “Per gli Infermi” di Faenza, e conseguente spostamento dell’ingresso del nosocomio per alcuni giorni. Parte oggi (lunedì 6 maggio) un primo blocco di lavori inserito in un più ampio contesto di interventi di trasformazione, ristrutturazione, ampliamento e adeguamento alle norme di sicurezza dell’intero ospedale. Questo primo blocco è relativo al risanamento dei tetti della parte di ospedale rivolta verso corso Mazzini. La realizzazione dell’impalcatura necessaria ai lavori comporterà, di conseguenza, la temporanea inagibilità dell’ingresso ospedaliero posto su corso Mazzini, a partire da mercoledì 08 maggio per una durata di circa dieci giorni (salvo proroghe che saranno comunicate). Durante tale periodo è stato allestito un ingresso alternativo da vicolo Cantoni, come rappresentato nelle immagini allegate; il percorso sarà puntualmente segnalato sia all’interno che all’esterno del fabbricato.

I lavori previsti da questo appalto consistono in varie operazioni. In primo luogo nella realizzazione di due nuovi collegamenti verticali uno dei quali, dotato di ascensore, interessa il cortile cosiddetto della magnolia, e permetterà di migliorare l’adeguamento alla più recente normativa antincendio nonchè di migliorare notevolmente i collegamenti verticali di questa porzione di Ospedale. Le operare sono mirate anche alla ristrutturazione e alla conservazione del fabbricato (manutenzione e sostituzione di coperture, adeguamento e restauro parapetti e balaustre storiche, adeguamento e realizzazione nuovi impianti: gruppi frigo, impianti trattamento aria, impianti elettrici e meccanici), al miglioramento sismico (ristrutturazione di parte dei locali al piano terra destinati ad ospitare la futura centrale emergenze dell’intero Presidio e la nuova portineria).

Sono anche previsti interventi che hanno un maggiore interesse sanitario in quanto riguardano la ristrutturazione di aree attualmente al grezzo poste al secondo livello fuori terra e destinate ad ospitare alcune attività attualmente poste nella parte storica del Presidio Ospedaliero. Il rendere fruibili questi locali consentirà di dislocare in essi funzioni sanitarie attualmente ospitate nella parte storica in ambienti per i quali le opere di adeguamento si presentano particolarmente complesse, sia per i vincoli imposti dalla Soprintendenza, che per quanto emerso dalle verifiche di vulnerabilità sismica. I servizi che saranno interessati da questi lavori sono in particolare l’area pediatrica e quella della endoscopia digestiva. Il costo complessivo di questo intervento, che si svilupperà nel corso dei prossimi 4 anni è di 7.261.000 euro.

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Un lungo servizio all'interno della trasmissione Rai "I Fatti Vostri", è andato in onda giovedì scorso, 18 aprile, sul caso di Maria Maione, la donna che a seguito di un incidente lavorativo aveva perso entrambe le braccia, e che è stata operata all'Ospedale di "Faenza" per darle la possibilità di utilizzare protesi innovative, realizzate presso il centro protesi di Budrio dell'Inail, e grazie alle quali ha recuperato enormi margini di autonomia.

L'intervento era stato già presentato dall'Inail, nei giorni scorsi. Il trattamento innovativo, mai tentato prima, è stato illustrato dall’ingegnere Andrea Giovanni Cutti del Centro Protesi Inail, e dai chirurghi dell’Ausl della Romagna Guido Staffa e Maurizio Fontana, che operano presso l'Ospedale "Per gli Infermi" di Faenza.

La storia, comunque riportata nel servizio de "I Fatti Vostri" (una lunga intervista con la signora Maione, l'ingegner Cutti e il dottor Fontana della durata di 14 minuti, dal minuto 34 al minuto 48).

Nel 2015 avvenne il primo trattamento protesico, secondo tecniche tradizionali, che però non fu facile da gestire. ”Il percorso nuovo è costituito da due interventi chirurgici più l’applicazione di due protesi costruite apposta per Maria per riuscire a darle l’autonomia di cui aveva bisogno – ha spiegato Andrea Giovanni Cutti responsabile ricerca applicata del Centro Protesi Inail – Tutto è nato ed è stato gestito dal centro protesi dell’Inail in collaborazione con Ausl Romagna e i nostri fornitori esterni”.

Il primo intervento chiamato Tmr (targeted muscle reinnervation) è consistito nel collegare i nervi che controllavano il braccio ai muscoli della spalla che, dopo l’amputazione, non venivano più utilizzati. In questo modo, la donna, pensando ai movimenti della mano, del polso e del gomito avrebbe potuto controllare, in modo intuitivo, le articolazioni artificiali della protesi sia per il braccio destro che per il sinistro. Questo intervento è stato realizzato nel 2017 nell’ospedale civico di Faenza, e ha riguardato entrambi gli arti ed eseguito dal dottore Guido Staffa dell’Ausl della Romagna con la collaborazione del collega Oskan Aszmann dell’Università Medica di Vienna. Il secondo è un intervento di ortopedia denominato ‘osteointegrazione’ effettuato sulla parte sinistra e, come avviene con gli impianti dentari, è consistito nell’inserire un perno direttamente nell’osso, con una parte che fuoriesce dalla pelle a cui collegare la protesi mioelettrica quando la si indossa. Una protesi non invasiva che consente la mobilità della spalla.

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A Faenza SIGASCOTime-Out organizza sabato 4 maggio il Congresso scientifico dal titolo “Instabilità Acuta Gomito”. L’incontro, che si svolgerà al Museo Internazionale della Ceramica, cuore della città di Faenza, vedrà la presenza di una Faculty di risonanza nazionale ed internazionale e l'ampia partecipazione di professionisti dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Faenza che da molti anni si occupano della patologia dell’arto superiore in particolare del Gomito, con il raggiungimento di un elevato standard di qualità nel trattamento di tali malattie. Si allega il programma dell’evento.

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Servizi più puntuali e accoglienti per i pazienti, anche quelli con maggiori difficoltà come gli anziani, anche grazie alla società civile. In quest’ottica, nella mattinata di mercoledì scorso il Rotary Club Faenza ha donato all’Unità operativa di Geriatria dell’Ospedale “Per gli Infermi” di Faenza, una poltrona pesapersone.  

Alla breve cerimonia di donazione hanno partecipato il presidente del Rotary Club Faenza Tiziano Rondinini, l'assessore alle Politiche Sociali del Comune di Faenza Claudia Gatti; Emilia Montevecchi dell'Associazione Alzhaimer Italia Sezionze di Faenza; il presidente Lions Host Carla Bandini, il responsabile Commissione Sanità del Rotary Giuseppe Pezzi, il direttore medico del presidio ospedaliero di Faenza Davide Tellarini, il direttore della Geriatria Annalaura Spinelli ed il coordinatore infermieristico Mariacarla Ferri, la responsabile organizzativa del presidio Anna Lusa.

Questa donazione è un gesto per noi di grande valore, che racchiude l’importanza che il peso corporeo ha nella gestione clinico-assistenziale dell’anziano, soprattutto se non autosufficiente, quindi incapace di assumere la posizione ortostatica – ha spiegato la dottoressa Spinelli -. Le variazioni del peso corporeo sono significative nel corso di diverse malattie: nello scompenso cardiaco, nella sindrome da disidratazione, in corso di insufficienza renale e negli stati di malnutrizione calorico-proteica. Non solo, la valutazione del peso e dell’altezza consentono di calcolare il Body Mass Index (BMI), parametro di grande rilievo nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari e fonte di informazione per quanto riguarda lo stato nutrizionale, la perdita di massa muscolare (sarcopenia) e della relativa forza muscolare (diapenia). Come direttore della Geriatria non posso, pertanto, che ringraziare a nome dei nostri pazienti e di tutto il meraviglioso personale, che opera in reparto,  il Rotary Club di Faenza”.

Il reparto di Geriatria di Faenza è dotato di 26 posti letto di degenza ordinaria e nel 2018 ha effettuato 955 ricoveri.

 

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Si  è svolta questa mattina una sobria cerimonia di inaugurazione di una scultura in ceramica donata all’Ospedale di Faenza. Erano presenti l’assessore alla Cultura del Comune di Faenza Massimo Isola, il vicesindaco di Riolo Terme Francesca Merlini, il direttore medico dell’Ospedale di Faenza dottor Davide Tellarini, oltre naturalmente all’autore dell’opera donata, che è stato ringraziato dal dottor Tellarini.

L’artista Pier Vittorio Fognani, di origini toscane, ha studiato a Faenza all’Istituto d’Arte per la Ceramica dove si è diplomato negli ultimi anni '50. Nel 1960 si è stabilito definitivamente a Faenza, dove ha aperto un laboratorio e ha alternato la sua attività di ceramista con alcuni periodi di insegnamento a Forlì, Ravenna, Deruta, Napoli e Chiavari. Ha diretto per alcuni anni la rivista “Ceramicart”. Entrato di ruolo all’istituto d’Arte di Lucca, si è trasferito in quella città fino al 1990, anno del suo rientro in Romagna, a Riolo Terme, dove attualmente vive e lavora. In questo lasso di tempo ha partecipato a mostre collettive e ha allestito mostre personali. Fra le tante mostre personali, le più importanti a Forlì, Modena, Ravenna, Riolo Terme, Firenze, Ferrara e Faenza (galleria Forum). Ha ottenuto molti riconoscimenti, fra cui il premio Ugolini al miglior ceramista under 30 (premio nazionale Faenza 1962) e diverse citazioni in riviste, volumi d’arte e giornali.

L’opera scultorea in ceramica che il maestro Fognani ha deciso di donare all’Ospedale di Faenza, si innesta, arricchendolo profondamente, nell'interessante cornice storica dell'ospedale “per gli Infermi” di  Faenza, voluta  dal Vescovo Antonio Cantoni nella seconda metà del Settecento.

La raccolta faentina presenta un percorso espositivo che rimanda alla propria storia e successiva sedimentazione patrimoniale. A questo proposito non si può dimenticare  il ciclo pittorico della Chiesa dedicato a S. Giovanni di Dio, eseguito da Filippo Comerio (1777 circa), che ci rammenta l’ordine dei Fatebenefratelli cui fu affidata la conduzione dell’Ospedale sino le soppressioni napoleoniche mentre, per quanto riguarda lo stretto rapporto tra artisti faentini Ospedale e cittadinanza,  si ricorda  il grande vaso eseguito da Pietro Melandri per il nuovo reparto d’idroterapia e la galleria dei benefattori con i suoi  39 ritratti in ordine cronologico.

Il complesso devozionale donato è costituito da due parti distinte in terracotta eseguite in momenti diversi. La terracotta centrale fu eseguita nel 2012, in occasione della mostra collettiva in ricordo del cinquecentenario del terremoto di Faenza mentre, la cornice, fu pensata e preparata successivamente col fine di aggiungere enfasi all'opera stessa. La “Madonna delle Grazie”, patrona della Diocesi di Faenza e Modigliana, madre di tutte le grazie, è raffigurata circondata da boccioli di rosa mentre stringere tra le mani le due terne di frecce spezzate.

Tutte queste opere sono un tassello importantissimo dell’opera di umanizzazione delle cure che si sta svolgendo presso l’Ospedale di Faenza, così come presso tutte le strutture sanitarie dell’Ausl Romagna, sulla scorta delle relative linee guida regionali.

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