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Alla Conferenza Nazionale per la Salute Mentale che si è svolta a Roma il 14-15 giugno scorso l’esperienza aziendale del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Ravenna è stata segnalata quale esempio di buona pratica da poter esportare e diffondere ai fini di eliminare il ricorso alle contenzioni fisiche. Sin dal 2000 il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Ravenna, diretto dal dottor Roberto Zanfini, ha avviato un percorso sul tema della contenzione con una serie di interventi strutturali, clinico organizzativo e formativi, arrivando a ridurre il numero delle contenzioni nel corso degli anni: dalle 150 del 2000 (il reparto aveva 15 posto letto) alle 3 del 2016 (il reparto nel frattempo aveva aumentato a 20 il numero dei posti letto). L’ultima contenzione meccanica risale all’agosto 2016. Tutti i dettagli nell’allegato rapporto.

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Il 30 maggio si terrà nella Sala Martignani (Sede AUSL Romagna di via De Gasperi – Ravenna) una giornata di studio intitolata “La salute mentale in Romagna” organizzata in collaborazione con le Associazioni degli utenti e dei familiari della Romagna. Durante la giornata verranno analizzati gli attuali punti di forza e le azioni da implementare per favorire la salute mentale, l’inclusione sociale e i diritti di cittadinanza delle persone con disturbi psichici. Dopo l’illustrazione della mission e della vision del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche della A.USL della Romagna vi saranno approfondimenti rispetto sia all’area dei servizi sanitari (Centro di Salute Mentale, Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, Dipendenze Patologiche, Neuropsichiatria Infantile, Riabilitazione Psichiatica) che a quella relativa alla funzione dei Distretti e dei Servizi Sociali. Ad integrazione delle tematiche trattate; vi saranno inoltre interventi da parte delle Associazioni sia degli utenti che dei familiari.All’interno della giornata di studio il Coordinamento Regionale delle Associazioni dei Familiari (Urasam) e le associazioni ravennati “Porte Aperte”, “A.M.A. La Vita” e “A Testa Alta”, conferiranno un riconoscimento agli operatori del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Ravenna, diretto dal dottor Roberto Zanfini, in quanto nel biennio 2017/18 hanno raggiunto l’obiettivo di zero contenzioni meccaniche. Verrà inoltre dato un riconoscimento al Centro di Salute Mentale di Ravenna e alla Polizia Locale di Ravenna per il contributo mirato al raggiungimento di questo obiettivo. La consegna dei riconoscimenti terminerà con le considerazioni del Sindaco di Ravenna Michele De Pascale.L’importante riconoscimento coincide con un significativo traguardo raggiunto dal Spdc di Ravenna che da anni mette in atto azioni per superare il ricorso alla contenzione meccanica, l’ultima delle quali è avvenuta il 16 agosto del 2016.Gli interventi attuati sono stati sia strutturali - creando un ambiente di cura simile più a quello di un domicilio che di un ospedale con un alto numero di stanze singole - sia clinico organizzativi. Per questi ultimi, oltre ad eseguire diversi protocolli con le cosiddette interfacce (Polizia Locale, Pronto Soccorso) si sono progressivamente incrementati piani di trattamento individuali consistenti in percorsi di cura che non riguardano solo i trattamenti farmacologici ma una presa in carico più a tutto tondo. Infatti nel corso degli anni sono state incrementate le competenze degli operatori al fine di poter eseguire anche trattamenti sia di tipo psicologico che psicosociale. Gli interventi sono stati poi rivolti non solo alla persona ma anche, quando possibile, al contesto socio-ambientale.In tal modo attraverso l’individuazione di trattamenti individuali (farmacologici, psicologici e psicosociali) basati più che “fare al paziente” al “fare con il paziente” e definiti in base agli obiettivi del ricovero, è stato possibile creare un ambiente di cura più umanizzato con conseguente miglioramento del clima di reparto e di riduzione dei comportamenti disfunzionali.

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"Bisogna muovere il bene"  è questo il messaggio che invia a tutti la sig.ra Gardini Roberta, dopo aver donato al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell'ospedale "Morgagni - Pierantoni" di Forlì, diretto dal dottor Nazario Santolini,  attrezzature indispensabili alla gestione clinico-organizzativa del reparto.
Perchè è importante donare, ma più importante è creare una cultura di solidarietà e di cura del bene comune.
In particolare, dalla generosità della signora Gardini, è giunto al SPDC di Forlì un presidio che, posto al polso dell'assistito, permette di "registrare l'architettura delle fasi del sonno". Il  tracciato viene scaricato mediante un'apposita applicazione, consentendo così di modulare il percorso terapeutico assistenziale del paziente, rendendolo sempre più personalizzato.Il secondo strumento donato è invece  un "distruggidocumenti",  che permetterà di ottemperare alle indicazioni del decreto sulla Privacy n.101/18, noto come GDPR.
"Tutta l'équipe medico-infermieristica del reparto - spiega Liliana Guerra - coordinatrice infermieristica del SPDC -  ringrazia la Sig.ra Gardini e la sua famiglia, sottolineando che tali attrezzature contribuiranno al miglioramento della presa in carico dei propri assistiti."
 
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"Al confine tra Neurologia e Psichiatria: le crisi psicogene non epilettiche". E' il titolo di un convegno che si svolgerà il prossimo 28 maggio a Ravenna (Biblioteca Cassense - Sala Muratori), dalle ore 8:30 alle ore 17.

Tutti i dettagli nell'allegato pieghevole.

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Nel quarantennale della legge 180 sulla salute mentale, il 25 e 26 ottobre prossimi il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (Spdc) di Ravenna, diretta dal dottor  ha organizzato l’undicesimo convegno nazionale degli “Spsc no restraint”. L’evento avrà luogo presso Mariani Lifestyle, a Ravenna (tutti i dettagli nell’allegato pieghevole). I reparti in cui si è riusciti a minimizzare la contenzione meccanica durante le situazioni di crisi in corso di degenza. Infatti, anche se ovviamente tutti gli Spdc cercano di andare in questa direzinoe, alcuni sono riusciti, nel corso del tempo, ad utilizzarla pochissimo o a non utilizzarla. Questi Spdc fanno parte, appunto, del Club degli “Spdc no restraint” tra cui quello di Ravenna nel quale l’ultima contenzione è avvenuta nell’agosto del 2016: circa 26 mesi fa.

Il numero annuo di pazienti ricoverati presso il reparto ravennate si attesta sui 450 circa. Il numero delle contenzioni è stato gradualmente ridotto nel corso degli anni, passando dalle 150 del 2000 alle 3 del 2016 di cui l’ultima, ad oggi, eseguita nell’agosto di quell’anno.

Non sono presenti leggi o norme che regolamentino la contenzione meccanica essendo stato il  Regio Decreto 615/1909 abolito con la legge 180. Anche il Regio Decreto comunque stimagtizzava il ricorso alla contenzione meccania prevedendo che (Capo IV art. 60) che “nel manicomio debbono essere aboliti o ridotti ai casi assolutamente eccezionali i mezzi di coercizione degli infermi e non possono essere usati se non con l’autorizzazione scritta del direttore o di un medico dell’istituto. L’autorizzazione indebita dell’uso di detti mezzi rende passibili coloro che ne sono responsabili di una pena pecuniaria … L’uso dei mezzi di coercizione è vietato nella cura in Case Private”.

Nel 2006 il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura ha segnalato che in Italia “Il potenziale di abuso e di maltrattamento che l’uso di mezzi di contenzione ìresta fonte di particolare preoccupazione … Purtroppo sembra che in molti degli istituti visitati vi sia un eccessivo ricorso ai mezzi di contenzione”. Per questo motivo la Conferenza delle regioni e delle provincie autonome ha, nel 2010, stilato delle raccomandazioni per prevenire le contenzioni fisiche in psichiatria. In seguito a ciò diverse regioni, ta cui l’Emilia Romagna, hanno emanato delle direttive per il suo controllo. Oltretutto il ricorso alla contenzione è stigmatizzato dagli Ordini Professionali e nel 2015 il Comitato nazionale di bioetica ha ribadito la necessità di un suo superamento.

La prima giornata del convegno è dedicata agli aspetti giurici e normativi relativamente alla contenzione meccanica non solo in ambito psichiatrico. E’infatti previsto anche l’intervento di giuristi, magistrati, amministratori e responsabili di servizi sociali.

La seconda giornata, più tecnica, prevede il confronto tra diversi SPDC nazionali rispetto agli aspetti strutturali, organizzativi e tecnici che sono alla base del superamento della contenzione come mostrato sia da esperienze nazionali che internazionali.

Alle due giornate parteciperanno anche associazioni dei familiari e degli utenti per illustrare il loro punto di vista.

 

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Continuano, con grande successo ed entusiasmo, le attività culturali e artistiche organizzate dagli operatori e dagli assistiti del Dipartimento di salute mentale dell'Ausl Romagna, ambito di Forlì, diretto dal dottor Claudio Ravani.
 
Il primo evento, in data 20 settembre, al Salone del Gusto di Torino , vede avviarsi una collaborazione con Slow Food che, ci auguriamo, dovrebbe proseguire a Forlì con iniziative sul territorio,  all'insegna della cultura del risparmio, del riuso e del benessere, ma anche dell' inclusione sociale. Il secondo appuntamento invece, "I suoni del tempo", lunedì 24 settembre, all'interno della Settimana del Buon Vivere di Forlì, vedrà salire sul palcoscenico la  band musicale condotta da grandi musicisti come Vince Vallicelli e Pierluigi Colonna . Il terzo, previsto per il 28 settembre, sul Palco Centrale della Cittadella del Buon Vivere - Piazza Guido da Montefeltro, 12, Forlì,  prevede la presentazione del  libro "A teatro. In compagnia" e, a seguire, il reading/concerto dei famosi Wu Ming
 
In allegato, i programmi dei vari eventi
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In occasione dei primi 40 anni della Legge 180, il  Dipartimento di Salute Mentale  e Dipendenze Patologiche dell' Ausl Romagna, diretto dal dottor Claudio Ravani, ha organizzato un incontro di tutti gli operatori, nella giornata del 9 maggio, presso il Palacongressi di Rimini. L'obiettivo è presentare i principali dati di attività dei diversi servizi e strutture del Dipartimento e allo stesso tempo offrire una opportunità di confronto e discussione pubblica con utenti, famiglie, terzo settore e istituzioni del territorio.
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Genitori e adolescenti

Agitare bene prima dell’uso 2.0

Percorso Formativo-Informativo sulla genitorialità in adolescenza

14 marzo - 11 aprile

Servizio Dipendenze Patologiche

Via Orto del fuoco 10 - Forlì

Ore 20:30—22:30 

 

Il percorso formativo- informativo "Genitori e adolescenti. Agitare bene prima dell'uso 2.0" è organizzato dall'Unità Operativa Dipendenze Patologiche di Forlì, diretta dal dottor Edoardo Polidori e si svolgerà, dal 14 marzo all'11 aprile, dalle ore 20,30 alle 22,30,  presso il Servizio di Dipendenze patologiche in via Orto del Fuoco 10. I posti sono limitati ed è necessario iscriversi scrivendo a: edoardo.polidori@auslromagna.it

L'U.O.C. Dipendenze patologiche  si occupa di garantire la prevenzione, il trattamento e la cura dei disturbi da uso o abuso di sostanze psicotrope (legali o illegali) o dei comporta-menti compulsivi (gioco d'azzardo patologico, dipendenza da videogiochi, shopping compulsivo, …).Obiettivo principale è la tutela della salute dei soggetti interessati e della collettività, ponendo attenzione in particolar modo alla prevenzione delle patologie correlate alla cura delle intossicazioni acute e croniche da sostanze psicotrope, alla promozione di stili di vita più salutari, al reinserimento sociale e al miglioramento com-plessivo della qualità di vita. Gli interventi terapeutici sono garantiti da équipe multiprofessionali composte da: Medici, Psicologi, Assistenti Sociali, Educatori Professio-nali e Infermieri Professionali.

Progetto Cannarino. Quando il consumo di cannabis (sostanza più diffusa e sperimentata all’interno degli stili di vita giovanili) accentua le tensioni nella famiglia spesso già provata dai tipici atteggiamenti adolescenziali, i genitori possono rivolgersi a questo spazio. Potranno ricevere sostegno nel gestire al meglio le relazioni con i figli adolescenti in un'età particolarmente delicata in quanto spesso caratterizzata da comportamenti reattivi e polemici.

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Presentazione film - documento "Più  leggeri dell’aria "

mercoledì 31 gennaio 2018 – ore 16.00

alla Sala Fellini di Faenza (Piazza Santa Maria, 2) 

 

Su iniziativa del Corso di Studi in Infermieristica di Faenza e della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna;in collaborazione col Servizio Sanitario Regionale,col Dipartimento di Salute Mentale e il Centro Diego Fabbri di Forlì, mercoledì 31 gennaio 2018 – ore 16.00, alla Sala Fellini di Faenza (Piazza Santa Maria, 2),la  Compagnia il Dirigibile formata da ospiti e operatori del Centro Diurno Psichiatrico di via Romagnoli del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl della Romagna Sede di Forlì  presenta il Film "Documento  Più leggeri dell’aria " del regista Giuseppe Ferreri che narra l’esperienza umana e artistica della Compagnia.

 A seguire lo spettacolo "Matto Gradimento"

Interpreti :

Claudio Turchi, Daniele Frignani, Elena Badocco, Elisa Succi Cimentini, Eros Albonetti,

Federico Ballerini, Fiorella Fabbri, Franco Tomasini, Loredana Milandri, Mannes Chiarini,

Mirella Crisci, Luca Zozzi, Roberta Mercatali, Samuele Gerlini, Stefania Fabbri
collaboratori e operatori di scena 

Cinzia Tonelli, Laura Trolli e Franco Tomasini

sceneggiatura e regia di Michele Zizzari

 
Iniziativa a ingresso libero rivolta alla cittadinanza e agli studenti di Infermieristica,ai docenti, ai professionisti e agli operatori sanitari 

Matto Gradimento prende spunto dalle risposte di un questionario anonimo che il DSM di Forlì ha sottoposto ai suoi utenti, per avere una loro valutazione sul servizio offerto. Si svolge nella sala d’attesa di un ambulatorio psichiatrico dove alcuni utenti si trovano a socializzare, fino a esprimere liberamente i loro punti di vista sul rapporto coi medici e con gli operatori, con la malattia e col Servizio Pubblico. Facendolo, tracciano un bilancio della loro esperienza di utenti psichiatrici,  offrendo – anche se in chiave teatrale e satirica – un quadro quanto mai attendibile delle complesse problematiche che investono sia le persone che vivono un disagio psichico che i servizi e gli operatori pubblici. Nel gioco del teatro e delle parti, nel segno del Teatro dell’Oppresso e del Teatro Forum di Augusto Boal, gli utenti-attori fanno emergere istanze, richieste, bisogni e speranze. Una sorta di manifesto politico dei diritti dell’utente psichiatrico, nel quale si denuncia la persistenza dei pregiudizi nei confronti della sofferenza mentale; si chiede più ascolto e attenzione, di essere trattati con rispetto e alla pari di un qualunque altro cittadino; così come si auspica una migliore qualità dei rapporti umani, di poter ricevere come proprio diritto insindacabile terapie alternative e di poter svolgere attività creative e teatrali per partecipare come tutti alla vita sociale e culturale della propria comunità.

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Presa in carico efficace, non eccessivo uso di farmaci,  lavoro in squadra anche con gli enti locali e le altre istituzioni.

Si è svolta nel pomeriggio di mercoledì 4 ottobre, presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Ravenna, una cerimonia per ricordare che da circa 13 mesi, nel servizio, stesso, non viene effettuata alcuna contenzione dei pazienti.

Hanno partecipato:

Il sindaco di Bagnacavallo Eleonora Proni (in rappresentanza del Distretto di Lugo);

l’assessore Claudia Gatta di Faenza (in rappresentanza del Distretto di Faenza);

il comandante della polizia municipale di Ravenna Andrea Giacomini (anche in rappresentanza del sindaco di Ravenna);

il giudice tutelare di Ravenna Cesare Santi;

Milena Spadola (Collegio Infermieri Ravenna);

Giovanni Rossi (vicepresidente dell’associazione dei Spdc non restraitment, cioè che evitano contenzione);

Claudio Ravani (Direttore Dipartimento Psichiatrico Ausl Romagna);

Roberto Zanfini (Direttore Spdc Ravenna);

Barbara Bandini (Coordinatrice infermierisiticaSpdc Ravenna)

Valerio Cellini (associazione di parenti dei pazienti “Porte Aperte”).

Di seguito un breve excursus sul tema contenzione e cure psichiatriche, svolto dal dottor Zanfini, quindi i dati ed i principali virgolettati degli altri intervenuti.

Nonostante i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura ricorrano alla contenzione meccanica dei propri pazienti, non sono attualmente presenti leggi o norme che la regolamentino.

Il Regio Decreto 615/1909 - che al Capo IV art. 60 recitava: “Nel manicomio debbono essere aboliti o ridotti ai casi assolutamente eccezionali i mezzi di coercizione degli infermi e non possono essere usati se non con l’autorizzazione scritta del direttore o di un medico dell’istituto. L’autorizzazione indebita dell’uso di detti mezzi rende passibili coloro che ne sono responsabili di una pena pecuniaria … L’uso dei mezzi di coercizione è vietato nella cura in Case Private” - è stato infatti abolito dalla legge 180/1978 che non contempla tale modalità operativa.

In alcune Regioni comunque, in particolare l’Emilia Romagna, le contenzioni meccaniche sono state oggetto di circolari che le disciplinano con apposite disposizioni e vengono puntualmente monitorate.

Nel 2006 il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura ha segnalato che in Italia “il potenziale di abuso e di maltrattamento che l’uso di mezzi di contenzione comporta resta fonte di particolare preoccupazione … Purtroppo sembra che in molti degli istituti visitati vi sia un eccessivo ricorso ai mezzi di contenzione”. Per questo motivo la Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome ha, nel 2010, stilato delle raccomandazioni per prevenire le contenzioni fisiche in psichiatria.

Il ricorso alla contenzione è infine stigmatizzato dagli Ordini Professionali e nel 2015 il Comitato nazionale di Bioetica ha ribadito la necessità di un suo superamento.

La contenzione meccanica, infine, oltre che degradante, non è scevra da rischi e complicanze. Sin dal 2000 il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Ravenna ha avviato pratiche atte a ridurre il ricorso alla contenzione meccanica con l’obiettivo di eliminarla come pure di “umanizzare” sempre di più il ricovero in particolare per le persone ricoverate coattivamente. Gli interventi attuati sono stati strutturali, clinico organizzativo e formativi.

Per quello che riguarda gli interventi strutturali l’ambiente di cura è stato reso il più possibile simile a quello di un domicilio: sono state tolte le sbarre alle finestre, eliminate le telecamere, e si è reso possibile l’accesso a diverse aree del reparto.

Gli interventi clinico-organizzativi sono consistiti nel:

  • monitoraggio di ogni singola contenzione attraverso la registrazione e l’analisi per individuare i fattori che la determinano, in modo da poter apprendere stretegie/interventi preventivi;
  • trasparenza dell’operato avvisando i familiari e dando loro la possibilità di rimanere in reparto per tutta la sua durata;
  • assistenza continua da parte di un operatore per tutta la sua durata;
  • discussione da parte di tutto il gruppo di lavoro prima di utilizzarla, con supervisione da parte del Direttore per verificare se tutte le strategie alternative sono state esplorate;
  • possibilità di rinforzo del turno in caso di particolari situazioni di crisi;
  • utilizzo del tempo evitando, quando possibile, di “chiudere” la situazione di crisi per aspetti dovuti all’organizzazione.

Sono stati inoltre rafforzanti i piani di trattamento individuali basati sulla diagnosi funzionale, con un atteggiamento improntato alla partnership e al recovery, coinvolgendo la persona; si sono ridotti i tempi di inattività attraverso un aumento del tempo di relazione con gli operatori, l’esecuzione dei trattamenti psicosociali individuali e di gruppo. Le cosiddette regole di reparto sono poi state per gran parte sostituite dai summenzionati piani di trattamento individuale.

Diversi sono stati, infine, gli interventi formativi eseguiti che hanno riguardato l’apprendimento della diagnosi funzionale, di tecniche psicosociali, la gestione del rischio di violenza e dell’aggressività, interventi di debriefing e defusing per il gruppo di lavoro.

Attraverso queste azioni il numero delle contenzioni è stato gradualmente ridotto nel corso degli anni, passando dalle 150 del 2000 (il reparto aveva 15 posti letto) alle 3 del 2016 di cui l’ultima, ad oggi, eseguita nell’agosto di quell’anno. Il numero di pazienti trattati nel 2016 è stato di 430.

A questa situazione positiva si aggiungono altri dati, a loro volta positivi, sull’attività delle strutture per la salute mentale, in Romagna, come reso noto dal dottor Claudio Ravani.

La percentuale di popolazione “pesata” dell’Ausl Romagna rispetto alla Regione è del 25%. Ma dai dati regionali del Sistema Informativo Salute Mentale (Sism) emerge che l’Ausl Romagna eroga prestazioni al 25,23% della popolazione regionale.

Il Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (Dsmdp) della Ausl Romagna, per la Psichiatria Adulti, eroga percentuali complessive di trattamenti superiori, pari al 26,25%, delle prestazioni complessive dei Dsmdp regionali.

La distribuzione delle prestazioni è ancora superiore se si considerano i raggruppamenti riabilitativi e psicoterapeutici:

  • psicoterapie                                         27,4%
  • psicoeducazione                                  30,29%
  • trattamenti socio-riabilitativi                   30,94%
  • verifiche e supervisioni                          27,6%
  • valutazioni (assessment e altro)            39,82%

Questi dati vanno integrati con le percentuali relative alle prestazioni tradizionalmente legate alla prescrizione e somministrazione dei farmaci, tipiche del setting ambulatoriale, che sono invece percentualmente più basse rispetto agli altri DSMDP regionali:

o          somministrazione farmaci                      21,92%

o          colloquio                                              23,27%

Senza definire differenze “rivoluzionarie”, questi dati indicano però una maggior propensione nel Dsmdp romagnolo ad orientare i trattamenti nell’ambito della riabilitazione, della recovery, della valutazione personalizzata, piuttosto che al tradizionale modello prevalentemente o unicamente ambulatoriale/ farmacologico.

La progettazione sul Budget di Salute, che sta progressivamente avviandosi (e che necessita dei tempi necessari a strutturare collaborazioni con gli altri soggetti coinvolti, come gli Enti Locali, il Privato Sociale, le Associazioni ecc.) contribuirà in modo decisivo a promuovere ulteriormente la logica degli interventi integrati ed altamente personalizzati, nell’ambito dei quali la farmacoterapia non assume certamente un ruolo centrale o esclusivo, ma funzionale e contestuale al raggiungimento degli obiettivi di riabilitazione, di inclusione sociale, di valorizzazione delle risorse della persona e del contesto “naturale”.

Gli altri interventi:

Spadola ha evidenziato che “questo risultato è frutto di un cambiamento culturale anche per gli infermieri. E quando vado in altri contesti raccconto che a Ravenna facciamo così. Sono importanti i lavoro in equipe e l’attitudine alla relazione. Un nostro slogan è ‘conteniamo la contenzione’”.

Giovanni Rossi ha ricordato che i reparti psichiatrici che riescono a raggiungere questi risultati sono 20 – 25 in tutt’Italia.

Giacomini ha ricordato che “a Ravenna è stato firmato uno dei primi protocolli sui tso “e che questi risultati sono frutto di un lavoro costante e di una stretta collaborazione. Davvero una  piccola rivoluzione culturale”.

Mentre il sindaco Proni e l’assessore Gatta hanno rimarcato l’importanza che gli enti locali non siano estranei a questi processi e percorsi nell’ottica della integrazione degli interventi, anche attraverso il budget di salute.

Il giudice tutelare Santi ha evidenziato come sia in aumento il numero di richieste per attivare l’amministratore di sostegno: 350 fino al 20 settembre 2017, mentre nello stesso periodo del 2016 erano state 270. Altro esempio di come la collaborazione di tutti gli enti sia importante.

E se la caposala del servizio Barbara Bandini ha ribadito che “così si lavora meglio, anche noi operatori stiamo meglio” il presidente di “Porte Aperte” Cellini ha evidenziato che “dopo anni difficili, finalmente siamo sulla buona strada. Continuiamo così e facciamo ancora di più su tutti gli aspetti della presa in carico”.

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