Pagnini Francesco

Pagnini Francesco

Pazienti soddisfatti rispetto ai servizi erogati nei reparti di Chirurgia dell’Ausl della Romagna. E’ quanto emerge da un sondaggio recentemente condotto attraverso uno strumento innovativo e cioè la distribuzione di una cartolina in cui ai pazienti è stato chiesto di esprimersi su sei campi d’indagine e con quattro livelli di soddisfazione. In pratica ogni paziente poteva esprimere, anche in anonimato, un giudizio “molto adeguato” o “adeguato” o “non adeguato” o ancora “molto inadeguato” rispetto agli aspetti di: “gentilezza e cortesia”, “chiarezza informazioni”, “partecipazione alle scelte”, “professionalità e competenza”, “fiducia nei professionisti”, “rispetto delle aspettative”.

Il progetto, pensato e realizzato dalla dottoressa Ilaria Panzini (responsabile del Programma Ricerca dell’Ausl Romagna) e dalla dottoressa Silvia Foglino (ricercatrice del Programma), è stato somministrato ai pazienti ricoverati nelle Chirurgie generali e Senologiche, e lo si sta ampliando a Servizi di Oncologia.

Dai primi risultati della ricerca, che ha coinvolto al momento oltre 800 pazienti, emerge una valutazione positiva da parte degli intervistati, con il riconoscimento di comportamenti gentili e cortesi dei professionisti per il 96,7%, di aver ottenuto informazioni chiare e comprensibili per il 95,8%, di alta considerazione della professionalità e della competenza degli operatori secondo il 97,7% ,con l’espressione di grande fiducia nei professionisti per il 97,0%, di essere stati coinvolti nella scelta della cura per il 94,2 e infine di essere soddisfatti perché sono state rispettate le aspettative iniziali per il 96,0%.

Le percentuali di scarso gradimento riportano valutazione di non adeguatezza per il 2,5% della popolazione intervistata in merito al rispetto delle aspettative, 3% riguardo a gentilezza e cortesia, 1,9% sul riconoscimento di professionalità e competenza, 1,6% relativamente a fiducia nei professionisti, 2,6% rispetto alla partecipazione alle scelte, 3,7% dichiara inadeguatezza di chiarezza informativa. Non mancano dunque gli stimoli di miglioramento, soprattutto negli aspetti relazionali e comunicativi. In particolare, si richiede sensibilità nei modi di accogliere e rapportarsi con i pazienti, accuratezza nella trasmissione delle informazioni, con attenzione alla comprensione di chi le riceve, per esempio attraverso la semplificazione dei termini.

Nello spazio bianco lasciato a disposizione si sono riscontrati elogi, ma anche stimoli di miglioramento in particolare sugli aspetti alberghieri (vitto, ampiezza e comodità degli spazi di ricovero, pulizia), relazionali, confermando la richiesta di attenzione al rapporto tra paziente e professionisti (ascolto, gentilezza, umanità, pazienza), sulla dimensione comunicativa (maggiori informazioni, tempo di dialogo, chiarezza e spiegazioni ) e aspetti organizzativi. Stimoli che saranno colti nell’ottica di continuo miglioramento e umanizzazione dei luoghi di cura.

L’infezione da virus dell'epatite C (Hcv) rimane una causa significativa di morbilità e mortalità a livello mondiale. Si stima che in Italia ci siano circa 280mila pazienti con Hcv ancora da diagnosticare. È quanto emerge da uno studio basato su un modello matematico presentato lo scorso novembre dalla dottoressa Loreta Kondili, ricercatrice dell'Istituto Superiore di Sanità, al Congresso annuale dell'American Association for the Study of Liver Diseases. Lo sviluppo di innovative terapie antivirali ha aggiunto un ottimo profilo di tollerabilità e perme di ottenere l’eradicazione virale nel 90-95 per cento dei pazienti che ricevono il trattamento consentendo di trattare efficacemente anche i casi più difficili e anche nei casi di pazienti che fanno o hanno fatto uso di sostanze stupefacenti. L’utilizzo di queste nuove terapie, in particolare tra questi pazienti, potrebbe dare un forte impulso all’eradicazione di questa patologia oltre a migliorare notevolmente la qualità di vita dei pazienti.

E’ in corso presso l’AUSL Romagna  un progetto multidiscplinare coordinato dal Centro epatologico dell’Ospedale di Faenza e dal dottor Francesco Foschi (nella foto) dell’ospedale manfredo, in collaborazione con servizi per la tossicodipendenza e medici (internisti, infettivologi e  gastroenterologi) di tutta l’Azienda ed il Laboratorio unico di Pieve sistina. Questo progetto ha lo scopo di effettuare, direttamente nelle strutture di riferimento delle persone con tossicodipendenza, la prescrizione di queste nuove terapie dopo aver valutato esami dei pazienti precedentemente  effettuati ed una apposita ecografia epatica e fibroscan. Si stima che i casi da trattatre ancora, nell’Azienda Romagna siano poco più di 400.

Un progetto innovativo unico in Italia, tanto che altre realtà extra-romagnole stanno valutando di “adottarlo”, ed il dottor Foschi ha partecipato, nei giorni scorsi, ad una audizione presso il Senato, nell’ambito di una riunione su come, a livello nazionale, questa problematica viene trattata.

“Nonostante l’ottimo lavoro finora svolto – commenta il dottor Foschi - ci sono ancora oggi casi non conosciuti che devono essere individuati e trattati, e l’emersione del sommerso continua quindi a rappresentare una sfida fondamentale per poter mirare a raggiungere l’eradicazione dell’infezione. L’Azienda si sta muovendo a tutto tondo, a questo scopo”.

A seguito di apposita procedura selettiva il dottor Corrado Arduini è stato nominato direttore dell’unità operativa di “Medicina interna e Lungodegenza” dell’Ospedale “Sacra Famiglia” di Novafeltria, ruolo che già ricopriva come facente funzioni dal pensionamento del dottor Lorenzo Marani. Questa mattina in ospedale la conferenza stampa di presentazione del professionista insieme al direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti e del direttore del presidio ospedaliero di Rimini – Santarcangelo – Novafeltria Gianfranco Cicchetti. Quest’ultimo ha evidenziato le doti umane oltre che professionali del dottor Arduini, “che conosco da tanti anni, abbiamo lavorato fianco a fianco, e sono perciò molto contento della sua nomina: sono convinto che sia la persona giusta nel posto giusto”. Mentre il dottor Busetti ha sottolineato come “con questa nomina andiamo a completare i vertici dei reparti di Medicina dei piccoli ospedali di questa Azienda, come Cattolica, Sangtarcangelo, San Piero in Bagno e, appunto, Novafeltria, che rappresentano servizi molto importanti nei piccoli ospedali, strutture che a loro volta sono un perno fondamentale della rete ospedaliera romagnola.  E quando, come in questo caso, sono situati in montagna, rappresentano un ulteriore valore aggiunto”.

Laureatosi in Medicina e Chirurgia all’Università di Bologna nel 1987 col massimo dei voti ed una tesi sperimentale sulla patologia renale, il dottor Arduini ha conseguito la specializzazione in “”Medicina interna” nel 1992 presso lo stesso ateneo e ancora col massimo dei voti ed una tesi sperimentale. Sia prima sia dopo la laurea ha partecipato alle attività di reparto presso la Cattedra di Semeiotica medica di Bologna. Oltre 150 i corsi e le formazioni post laurea seguite dal dottore, tra cui diverse in malattie tropicali e sul virus Ebola e numerose sono le pubblicazioni a suo nome.

A livello professionale il dottor Arduini vanta una lunga carriera come internista con attività clinica di reparto, presso l’Ospedale di Novafeltria, presso il quale è stato assunto nel 1998 e presso il quale è stato, tra l’altro, responsabile della struttura semplice di Alcologia e del Day Hospital Medico. Precedentemente è stato medico di medicina generale nel territorio dell’Alta Valmarecchia, e dal marzo 1996 a fine febbraio 1997 ha lavorano un anno in Zambia inviato dal Celim di Milano (Organizzazione governativa per la Cooperazione coi Paesi in via di sviluppo) dove ha svolto attività assistenziale presso l’Ospedale missionario di Chirundu, in particolare nel ruolo di responsabile del Reparto pediatrico e di medicina interna.

L’Unità operativa di “Medicina interna e Lungodegenza” dell’Ospedale di Novafeltria, inserita nel Dipartimento di Cure primarie e Medicina di Comunità di Rimini, ha una dotazione di 5 medici compreso il direttore ed è dotata di 41 posti letto di degenza (28 di medicina e 13 di lungodegenza). L’attività è la seguente: in Medicina 800 pazienti trattati l’anno per circa 9.700 giornate di degenza complessive; in Lungodegenza 120-130 pazienti trattati anno per oltre 1.200 giornate di degenza. Le principali patologie trattate sono quella di origine cardiaca, polmonare, neoplastica ed infettivologica per la Medicina, riabilitativa per la Lungodegenza.

L’attività ambulatoriale effettuata dall’unità operativa riguarda le seguenti specialità: diabetologia, medicina interna, endocrinologia ed ecografia tiroidea, con circa 500 pazienti l’anno.

Tra gli obiettivi del dottor Arduini vi è la collaborazione con tutti i servizi, sia ospedalieri sia territoriali, al fine di creare percorsi che garantiscano ai pazienti equità d’accesso, uniformità di trattamento e massima qualità della presa in carico in particolare sul tema della continuità terapeutica e delle dimissioni protette. Tema che il professionista ha toccato presentandosi: “La collaborazione con gli altri reparti e con tutti gli ospedali è già molto forte. La nostra mission è la presa in carico di pazienti non più in fase acuta per il riavvicinamento a casa e per una dimissione il più possibile protetta. Cercheremo di farlo sempre di più e meglio”.

Integrazione professionale e unità d’intenti per dare risposte sempre più complete al paziente cardiopatico. Possono essere considerate queste le “parole d’ordine” del progetto Tavi, che conferma l’Ospedale di Ravenna come un punto di riferimento in Romagna per la Cardiologia. Il progetto è stato presentato stamane in conferenza stampa, al “Santa Maria delle Croci”, dal direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti affiancato dal direttore generale del Maria Cecilia Hospital di Cotignola, dal direttore del presidio Paolo Tarlazzi, dal direttore del Dipartimento cardiologico dell’Ausl Giancarlo Piovaccari, dai primari di Cardiologia e Anestesia Rianimazione di Ravenna, rispettivamente Andrea Rubboli e Maurizio Fusari e dalla dottoressa Ilaria Panzini (Ufficio Ricerca dell’Ausl Romagna) nonché dai tanti medici, infermieri e operatori che collaborano al progetto.

Il progetto Tavi riguard la cardiologia intervenitstica relativa alla stenosi valvolare aortica calcifica (SAo). Questa è una patologia molto comune nei Paesi occidentali, tipica soprattutto delle fasce d’età più avanzate. Si tratta di una valvulopatia cronica evolutiva che porta progressivamente allo sviluppo di insufficienza cardiaca. Si stima che il 4 per cento della popolazione ultrasettantacinquenne ne resti colpito, con un picco del 5 per cento nei pazienti over 90.

Per prevenire danni irreversibili al muscolo cardiaco, la valvola aortica danneggiata va sostituita chirurgicamente con una protesi meccanica o biologica, intervento che però è spesso gravato da un elevato rischio operatorio, data l’età avanzata dei pazienti e la frequente concomitanza di altre patologie. Da circa un decennio esiste una modalità terapeutica alternativa: l’impianto percutaneo di una valvola aortica biologica (TAVI). Si tratta di una tecnica meno invasiva e rivolta attualmente ai pazienti con stenosi aortica severa non trattabili con intervento cardiochirurgico convenzionale.

La tecnica prevede, in primo luogo, l’identificazione del rischio operatorio del paziente affetto da SAo, in modo da poterlo indirizzare verso la scelta terapeutica che possa garantire il miglior rapporto rischio/beneficio. Il giudizio sul rischio e di conseguenza la scelta dell’approccio TAVI viene stabilito mediante discussione collegiale di ogni singolo caso da parte di un team multidisciplinare (comunemente definito Heart Team), secondo criteri chiaramente dettati da linee guida nazionali e regionali.

Il “Progetto TAVI” dell’Ausl Romagna prevede che il paziente selezionato venga avviato ad un percorso decisionale che prende avvio nelle diverse Cardiologie aziendali in collaborazione con la Cardiologia di “Maria Cecilia Hospital” di Cotignola (MCH), nell'ambito del meeting condiviso dell’Heart Team. Il paziente candidato a TAVI viene quindi ricoverato nel reparto di Cardiologia dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna il pomeriggio precedente il giorno fissato per l’intervento per il necessario percorso pre-operatorio, ed il giorno dell’intervento viene trasferito presso la Cardiochirurgia di MCH dove verrà sottoposto alla procedura da parte dell'equipe di emodinamisti e cardioanestesisti aziendali, appositamente formati ed in possesso di clinical competence acquisita presso MCH stessa. I tre emodinamisti aziendali che eseguono gli impianti TAVI hanno infatti seguito un percorso di training che prevede l'utilizzo degli strumenti su simulatori e la partecipazione ad impianti di protesi presso MCH. Gli anestesisti hanno consolidate esperienze professionali curriculari acquisite anche in importanti centri cardiochirurgici italiani ed esteri.

 

Al termine della procedura il paziente viene trasferito in ambiente intensivo cardiologico per la sorveglianza del decorso postoperatorio e il mattino seguente viene rivalutato dal medico cardiologo che ha effettuato l’intervento e che ne giudica la trasferibilità presso l'Ospedale di Ravenna, dove poi rimane ricoverato fino alla dimissione o al trasferimento nella Cardiologia territoriale di origine.

In considerazione del fabbisogno calcolato al momento attuale in circa 120 TAVI l’anno di pazienti afferenti presso le Cardiologie della Ausl della Romagna, vengono attualmente effettuate 2 procedure/settimana (auspicabilmente 3 in un prossimo futuro). Dall'inizio del progetto (luglio 2019) sono stati effettuate con successo 46 interventi.

 

Il dottor Busetti ha evidenziato l’importanza “della collaborazione tra pubblico e privato, ed il fatto che questo progetto dimostra, una volta in più il rilievo dell’Ospedale di Ravenna nella rete delle strutture dell’Ausl Romagna”. Il dottor Venturini ha a sua volta sottolineato che “questo progetto sta ottenendo importanti risultati che meritano di essere resi noti. Questa con l’Ausl Romagna è una importante collaborazioni con la sanità pubblica e con le istituzioni, che si affianca ad altri importanti progetti che come gruppo portiamo avanti”.

Quanto è importante un utilizzo consapevole degli antibiotici, anche nell'ottica del controllo delle infezioni. Un tema molto importante, del quale il dottor Carlo Biagetti (nella foto insieme al direttore generale Marcello Tonini), responsabile di vari progetti in questo senso per l'Ausl Romagna e medico presso il reparto di Malattie Infettive di Rimini, ha parlato alla trasmissione di Icaro TV "Tutta Salute", intervistato dalla giornalista Lucia Renati. La trasmissione andrà in onda venerdì 24.La trasmissione, che ospiterà anche altri professionisti dell'Ausl Romagna, va in onda il venerdì sera alle 19:35 e viene replicata la domenica alle ore 13, sempre su "Icaro TV" (canale 91).

La dottoressa Donatina Cilla è stata nominata direttore del Distretto di Faenza. Succede alla dottoressa Marisa Bianchin che ha raggiunto l’età pensionabile. La professionista è stata presentata stamane in una conferenza stampa cui ha partecipato il direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti il quale, aprendo i lavori, ha evidenziato come “abbiamo scelto di sdoppiare la direzione dei Distretti di Faenza e Lugo anche in un’ottica di massima valorizzazione della medicina territoriale che rappresenta il futuro della sanità. L’ottica deve essere quella dell’utilizzo dell’ospedale per i pazienti acuti mentre la cronicità va gestita sempre di più a docimilio o in apposite strutture, per il bene stesso del paziente”.

Argomenti questi analizzati anche dalla dottoressa Cilla. “Svilupperemo sempre di più i servizi della medicina territoriale, a partire dalle Case della Salute alle strutture intermedie, che anche luogo per progetti legati alla prevenzione. Fondamentale anche il rapporto tra Ospedale e territorio, attraverso la gestione delle dimissioni protette, che già avviene, e altri interventi, nonché il rapporto coi medici di famiglia, fondamentali per una presa in carico sempre più complessiva del paziente”.

Il Distretto di Faenza consta di sei Comuni, Faenza, Brisighella, Castelbolognese, Riolo Terme, Casola Valsenio e Solarolo, con una popolazione di quasi 89mila abitanti distribuiti in una superficie di 597,18 chilometri quadrati, in cui gli ultrasessantacinquenni rappresentano un quarto della popolazione con una leggera prevalenza femminile. Il rapporto percentuale tra la popolazione anziana (65 anni e oltre) e la popolazione più giovane (0-14 anni) è, così come nella maggior parte dei distretti della Romagna, del 188 per cento, tra i più alti rispetto a quelli nazionali e regionali.

Sul territorio sono attivi 62 medici di famiglia operanti singolarmente o nelle forme associative ”in rete” e “in gruppo” e organizzati in quattro “Nuclei di Cure primarie” e 11 pediatri di libera scelta.

Tre le Case della Salute: “Brisighella”; “Faenza Centro nord” e “Valle del Senio” (con Castelbolognese hub e sedi spoke a Casola, Valsenio, Riolo Terme e Solarolo). Case della Salute e Nuclei di Cure Primarie che contemplano gli ambulatori per la gestione integrata della patologia cronica (diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva e prossimamente lo scompenso cardiaco). E’ in atto una modifica della presa in carico della cronicità secondo i nuovi paradigmi della medicina d’iniziativa attraverso una sempre più forte integrazione professionale e multidisciplinare al paziente con il coinvolgimento attivo della componente infermieristica e sociale.

Il Distretto di Faenza è inoltre impegnato nel consolidare la continuità di cura con l’Ospedale “Per gli Infermi” attraverso l’implementazione dei principali “Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali” aziendali e nei processi di dimissione protetta verso il domicilio e presso le strutture “cerniera”. E’ prossima l’apertura dell’Ospedale di Comunità di Brisighella con 18 posti letto a favore di tutto il territorio distrettuale.

Per quanto attiene all’effettivo utilizzo dei servizi, oltre il 90 per cento degli anziani usufruiscono della rete dei servizi sanitari (assistenza ospedaliera, ambulatoriale e domiciliare) e oltre il 20 per cento di questi sono in carico alla rete dei servizi socio-sanitari e assistenziali che è costituita da: 358 posti accreditati nelle Case Residenza per Anziani con residenzialità permanente e temporanea (181 con assistenza infermieristica 24 ore su 24); Assegni di cura; Centri Diurni; Assistenza domiciliare.

Molto forte la collaborazione e l’integrazione socio-sanitaria con l’Unione dei Comuni della Romagna Faentina per quanto riguarda la gestione delle persone con disabilità, minori e adulti con disagio psichico e marginalità sociale e i progetti per minori, adolescenti, famiglie, donne e uomini, nel rispetto e tutela delle differenze di genere, attuando le linee di intervento previste nel piano di Zona per la Salute ed il benessere Sociale 2018-2020.

La dottoressa Cilla ha inoltre presentato il proprio curriculum. Specialista in Geriatria e Gerontologia, ha lavorato prevalentemente in Aziende della sanità pubblica nell’ambito della regione Emilia Romagna e prima di ricoprire il nuovo incarico era medico presso le Cure Primarie di Forlì Cesena con un incarico sulle “Cure domiciliari, nelle strutture sociosanitarie e nell’ospedale di comunità” impegnandosi ad incentivare la qualità erogativa delle strutture territoriali, con particolare riferimento alle Case della Salute e all’Ospedale di Comunità, nonché il dialogo continuo tra queste, le strutture Socio-Sanitarie per l’accoglienza di anziani e disabili, i medici di medicina generale. Precedentemente ha lavorato presso la Geriatria dell’Ospedale di Forlì, dove oltre all’attività clinica ha sviluppato competenze nella diagnostica ultasonografica ricoprendo il ruolo di responsabilità di un ambulatorio di ecografia internistica  e ancor prima presso ex aziende USL romagnole per incarichi temporanei e presso “Villa Torri” (Bologna). Ha collaborato all’implementazione di vari percorsi diagnostico terapeutico assistenziali, con particolare riferimento a quelli per il paziente geriatrico e alla gestione del dolore cronico.

E’ “Coordinatore delle attività pratiche” nell’ambito del Corso triennale di formazione specifica per la Medicina generale.

Laureatasi in Medicina e Chirurgia all’Università di Bologna nel 1989, la dottoressa Cilla ha svolto attività di ricerca presso la “I Patologia Medica” dell’Università di Bologna e ha poi conseguito la specializzazione in “Geriatria e Gerontologia” sempre a Bologna nel 1993 con una tesi sulle malattie intestinali nell’anziano. Assegnataria di borse di studio e ricerca, la professionista ha svolto varie attività di formazione anche a livello universitario inerente le più moderne tecniche di management tendenti a sviluppare strumenti per un Welfare di iniziativa.

Nutritissimo l’elenco di corsi di specializzazione e gruppi di lavoro ai quali la dottoressa Cilla ha preso parte, centrati in modo particolare alla definizione di processi operativi tendenti ad omogenizzare le procedure per la valutazione, presa in carico, erogazione di servizi per il paziente cronico, anziano fragile, disabile e a difesa della domiciliarità con sviluppo di metodologia di confronto continuo con la Medicina di Base, i servizi assistenziali infermieristici in integrazione con i percorsi ospedalieri. Esercita a livello aziendale il ruolo di facilitatore per la realizzazione di audit clinici a supporto del Governo Clinico e Gestione del Rischio Clinico.

E’ stata inaugurata ieri sera, venerdì 17 gennaio, presso l'Ospedale "Santa Maria delle Croci" di Ravenna (corridoio del bar), la mostra dedicata a Takashi Nagai intitolata "Annuncio da Nagasaki", che evidenzia il percorso del medico giapponese segnato dalla tremenda esplosione della seconda bomba atomica. All'inaugurazione, che sono intervenuti la dottoressa Paola Marenco, Don Mario di Massimo in rappresentanza dell’Arcidiosi di Ravenna-Cervia e in qualità di assistente diocesano della Consulta Aggregazioni Laicali, il direttore del Presidio ospedaliero di Ravenna Paolo Tarlazzi. Insieme hanno affrontato l’argomento delle vocazioni e del bene comune, e come ospite d’onore il Vescovo benemerito della Diocesi di Forlì, che ha raccontato la sua esperienza nella città di Nagasaki, oltre a diversi cittadini. La mostra, che rientra nel percorso di umanizzazione delle cure, resterà all'ospedale di Ravenna fino a domenica 26.

A seguito di apposita procedura selettiva la dottoressa Raffaella De Giovanni è stata nominata direttore dell’unità operativa di “Medicina interna” dell’Ospedale “Cervesi” di Cattolica, ruolo che già ricopriva come facente funzioni dal pensionamento del dottor Vittorio Durante, “storico” primario del reparto. Questa mattina la conferenza stampa di presentazione in cui la dottoressa è stata affiancata dal dottor Stefano Busetti, direttore sanitario dell’Ausl Romagna (nella foto).

Laureatasi in Medicina e Chirurgia all’Università di Bologna nel 1987 col massimo dei voti, la professionista ha conseguito la specializzazione in “Medicina Legale”, sempre presso l’Alma Mater e col massimo dei voti nel 1990; a quindi conseguito il diploma di specializzazione in “Endocrinologia e Malattie del metabolismo” nel 2001 all’università di Modena. Numerosissime le successive qualifiche professionali e di studio nonché le pubblicazioni scientifiche e le partecipazioni in qualità di relatrice a convegni e seminari scientifici.

A livello professionale la dottoressa De Giovanni vanta una lunga carriera come internista con attività clinica di reparto, di consulenza, tutoraggio, esecuzione di manovre invasive e diagnostia per immagini, nonché ambulatoriale (dal 2009 al 2018 ha eseguito oltre 11mila tra visite, ecografie, agoaspirati…). Ha lavorato prevalentemente presso le Medicine di Riccione e Cattolica, dove ha introdotto varie innovazioni organizzative in favore di una presa in carico sempre più efficace del paziente. A livello ambulatoriale ha ideato e portato a compimento l’attivazione dell’ambulatorio endocrinologico. Si è occupata della presa in carico del paziente con patologia tiroidea. E’ referente del percorso diagnostico terapeutico dello scompenso cardiaco.

“Ho 57 anni e da 30 lavoro in Medicina – ha aggiunto la professionista, che ha tre figli, due dei quali studiano medicina –. Amo il mio lavoro e credo che la collaborazione e la comunicazione siano due aspetti molto importanti. Per questo mi impegnerò al massimo per migliorare ulteriormente le relazioni coi colleghi e coi medici di famiglia, e l’aspetto comunicativo anche coi pazienti”.

L’Unità operativa di “Medicina interna” dell’Ospedale di Cattolica ha una dotazione di 9 medici compreso il direttore ed è dotata di 33 posti letto di degenza più 1 letto di day hospital. L’attività si attesta su oltre 1.300 pazienti trattati l’anno per oltre diecimila giornate di degenza complessive. Le principali patologie trattate sono quella di origine polmonare (con oltre 250 pazienti l’anno), neoplastica (oltre cento pazienti), cardiologica (un centinaio), infettiva (una novantina).

L’attività ambulatoriale effettuata dall’unità operativa riguarda le seguenti specialità: diabetologia, medicina interna, ecografia addominale e tiroidea, prescrizione di terapia anticoagulante orale, epatogastroenterologia. In numero di prestazioni ambulatoriali effettuate supera le cinquemila l’anno, in maggioranza per pazienti esterni e in subordine per ricoverati e pazienti da pronto soccorso.

Tra gli obiettivi della dottoressa De Giovanni vi è l’introduzione di nuovi e più efficaci modelli organizzativi, la promozione della formazione continua tra i professionisti e gli operatori, la partecipazione a studi epidemiologici, la collaborazione al fine di creare percorsi che garantiscano ai pazienti equità d’accesso, uniformità di trattamento e massima qualità della presa in carico.

Il dottor Busetti ha evidenziato “l’attenzione dell’Azienda alla nomina di direttori di unità operative anche degli ospedali di prossimità come sono ad esempio Cattolica, Santarcangelo e Novafeltria. Realtà vicine ai cittadini che vanno incontro a tanti loro bisogni”.

Ancora un gesto di vicinanza e fiducia, da parte della società civile, nei confronti della sanità riminese. Il signor Valerio Savioli, ha infatti donato alla “Gastroenterologia – Endoscopia digestiva” dell’Ospedale “Infermi” di Rimini, una innovativa sonda, la Sonda di Habib che viene utilizzata per effettuare una procedura denominata “Termoablazione con radiofrequenza per via endoscopica”, per il trattamento "palliativo" del Colangiocarcinoma extraepatico non operabile e non trattabile con chemioterapia. Altre indicazioni di utilizzo sono il trattamento delle protesi metalliche biliari quando vengono ostruite dalla crescita del tumore e il trattamento ablativo di tessuto tumorale endocoledocico residuo dopo aver effettuato trattamenti in caso di tumori benigni.

L’apparecchiatura è stata consegnata questa mattina con una sobria cerimonia cui hanno partecipato il donatore e la sua compagna Violante Celotti, Angela Ceoldo della casa editrice “Il Cerchio” che ha edito il libro scritto da Savioli coi proventi del quale è stata donata la sonda, il direttore medico dell’Ospedale dottor Gianfranco Cicchetti, il direttore del reparto dottor Mauro Giovanardi, il dottor Marco Di Marco.

Ad oggi questi trattamenti vengono effettuati in pochi centri in Italia, ed a Rimini potrà essere svolta in maniera continuativa grazie alla donazione del signor Savioli ed eventualmente a successive acquisizioni aziendali. Il costo della sonda è di circa 1.700 euro. I trattamenti vengono eseguiti in particolare dal dottor Di Marco.

La donazione è frutto dei proventi di un libro, scritto da Savioli, a seguito di un viaggio. Di seguito, direttamente dalla penna dell’autore, il racconto di tale esperienza e della decisione di scrivere il libro a favore dell’Ospedale “Infermi”.

“Questa donazione è per me un punto di partenza e non un punto di arrivo – ha detto Savioli – infatti stiamo pensando ad una nuova edizione coi proventi della quale finanziare una seconda sonda. Abbiamo inoltre vari progetti, sempre in favore della sanità, in collaborazione con l’associazione di bykers della quale faccio parte”. La rappresentante della casa editrice ha voluto evidenziare che “le vendite del libro stanno andando bene, ma al di là di questo siamo contenti di dare il nostro apporto per una buona causa”. Sentiti i ringraziamenti da parte della direzione medica oltre che del dottor Giovanardi e del dottor Di Marco.

Di seguito il racconto, a tratti toccante, scritto da Savioli, dell’idea del libro e della decisione di effettuare la donazione alla “Gastroenterologia – Endoscopia digestiva” dell’Ospedale “Infermi” di Rimini.

L’idea del viaggio, della scoperta e anche dell’avventura, abitano da sempre lo spirito dell’uomo, portandolo a solcare mari verso terre sconosciute, a conoscere nuove usanze e ad ascoltare lingue mai immaginate.

Io e Violante, la mia fidanzata, consci del fatto che nel XXI secolo ormai tutto sembra esser stato visto e tutto sembra esser stato scoperto, abbiamo comunque colto l’occasione che la vita ci ha prospettato, quella di realizzare un sogno avventuroso di viaggiatori e di motociclisti: raggiungere la fine del mondo. Insieme.

Con nel cuore ancora vivo il desiderio di assaporare il senso d’avventura e di scoperta, che una traversata del genere in moto può regalare e con la certezza che ancora qualcosa da raccontare ci fosse, a giugno 2018 siamo partiti tenendo perentoriamente l’anteriore della moto verso est, attraversando l’Europa Centrale, quella Orientale e seguendo la linea della leggendaria Transiberiana, entrando per errore in Kazakistan, costeggiando Mongolia e Cina, per arrivare infine in Giappone. per poi dopo una breve sosta a Tokyo, tornare indietro questa volta riportando l’anteriore… Verso Ovest.

“Verso Est. In moto da Riccione a Tokyo”, sarà poi parte del titolo del libro scritto a conclusione di questo viaggio, che uscirà nell’agosto 2019, edito dalla storica casa editrice riminese “Il Cerchio”.

Il libro è sopratutto un progetto di solidarietà: i proventi dello stesso, andranno per l’acquisto della sonda Habib, che verrà donata al reparto di Gastroenterologia di Rimini.

A chi mi chiede perché abbia scelto questo reparto e questa sonda nello specifico, rispondo che dopo aver vagliato tante lodevoli possibilità e iniziative, ciò che è stato decisivo ai miei occhi è stato il primo contatto col dottor Marco di Marco, dal quale ho subito percepito un sincero attaccamento al proprio mestiere che va oltre la mera professionalità, condito da un lato umano capace di mettermi immediatamente a mio agio anche di fronte a tematiche complesse da capire per un profano, come quella in questione.

Questi e altri aspetti, quale la grande disponibilità e vicinanza durante tutto l’iter burocratico, sono stati capaci di contagiarmi positivamente. Sensazioni che si sono poi confermate ed estese anche nei confronti del primario del reparto, il dottor Mauro Giovanardi.

Due scoperte umane di grande spessore, coi quali l’auspicio è quello di poter costruire solidi rapporti di amicizia basati sulla stima e sulla riconoscenza per la possibilità che ci hanno regalato: quella di essere utili alla nostra comunità.

 

Da iniziative di questo tipo poi, quasi per cascata, si innescano altri spontanei gesti di grande umanità, come quello del regista sammarinese Joseph Nenci, il quale si è offerto di supportare a titolo gratuito, regia e comunicazione per questo progetto con uno slancio umano di cui andar fieri.

Progetto accolto e sostenuto con entusiasmo dal presidente della casa editrice, il professor Adolfo Morganti, che ha messo nelle condizioni l’autore (il sottoscritto), di operare nelle migliori condizioni possibili per devolvere la sonda Habib nel minor tempo possibile.

Dopo la presentazione a Riccione, di inizio agosto, dove si sono vendute in una sola sera 200 copie (!), qualche settimana fa siamo giunti alla seconda ristampa e a breve lavoreremo su una seconda edizione.

Scontato il fatto che anche questa sarà di supporto a un nuovo progetto di solidarietà. Il senso di tutto questo sta nel fatto che la Vita ci ha messo nelle condizioni di realizzare un nostro sogno e ora è giunto il momento di dare qualcosa indietro.

Sapendo di non esser mai in pari.

A seguito di apposita procedura selettiva il dottor Andrea Morelli è stato nominato direttore dell’unità operativa di “Pronto soccorso e Medicina d’Urgenza” di Ravenna che è costituita da: Pronto soccorso dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna, Medicina d’urgenza dello stesso e Punto di primo intervento dell’Ospedale “San Giorgio” di Cervia, ruolo che già ricopriva come facente funzioni dal pensionamento della dottoressa Maria Pazzaglia, “storico” primario del reparto.

Il professionista è stato presentato stamane in una conferenza stampa cui, oltre a lui, hanno partecipato il direttore medico del Presidio ospedaliero di Ravenna dottor Paolo Tarlazzi e il direttore sanitario dell’Ausl Romagna Stefano Busetti. Quest’ultimo, nell’introdurre il nuovo primario, ha evidenziato come “la ‘macchina’ dell’emergenza-urgenza in Romagna, reparti di Pronto soccorso e 118, è complessa. Parliamo, a livello romagnolo, di qualcosa come 450mila accessi l’anno ai 7 pronto soccorso e 8 punti di primo intervento che ci sono. Vuol dire che quasi un cittadino su vi accede. Stiamo lavorando per andare incontro alle linee guida della Regione Emilia Romagna che, gradualmente, dovranno portare a far sì che il trattamento complessivo del paziente non superi le sei ore, nel 90 per cento dei casi. Il nostro impegno in questo senso è massimo. Attualmente, in Romagna, questo accade nell’86,5 per cento dei casi, con un trend positivo. Per migliorare ancora dovremo essere sempre più attenti ad intercettare in altro modo la percentuale significativa di accessi impropri alle strutture dell’emergenza/urgenza. Allo stesso tempo cercheremo di migliorare anche l’accoglienza e le condizioni di permanenza dei pazienti in pronto soccorso”.

Laureatosi in Medicina all’Università di Bologna nel 1984, il professionista ha conseguito la specializzazione in “Tisiologia e Malattie dell’Apparato respiratorio”, sempre presso l’Alma Mater. Numerosissime le successive qualifiche professionali conseguite, tra cui “Hospital Disaster Manager”, varie specializzazioni in emergenza pediatrica, certificazione di “Medico iperbarico”.

A livello professionale vanta una lunga carriera presso l’Ospedale di Ravenna, con una esperienza di alcuni mesi presso il pronto soccorso del NHS Yovil District Hospital di Somerset, nel Regno Unito. Precedentemente aveva lavorato presso l’Ospedale di Cervia, presso il Sert di Ravenna oltre a varie esperienze di medicina territoriale e del lavoro. In aggiunta ad un lungo elenco di pubblicazioni, il dottor Morelli è docente presso la Scuola di specializzazione in Medicina di Emergenza – Urgenza.

L’Unità operativa di Pronto Soccorso e medicina d’Urgenza di Ravenna ha una dotazione di 39 medici compreso il direttore. Il Pronto soccorso di Ravenna conta oltre 95mila pazienti l’anno. La struttura è dotata di 8 postazioni di Osservazione Breve Intensiva cui accedono circa duemila pazienti  l’anno e postazioni e ambulatori per la persa in carico più appropriata dei pazienti a seconda della loro gravità. Dal punto di vista tecnologico il reparto dispone, tra l’altro, di una sala per Radiologia tradizionale, di apparecchiature per la rilevazione continua dei parametri vitali con controlli centralizzati, sistemi di ventilazione e infusionali. Tutti i monitor fanno parte di un’unica rete di monitoraggio che comprende la Rianimazione e l’Utic.

La Medicina d’urgenza si configura come un reparto di degenza dotato di 22 posti letto di cui 8 di Area critica, in cui vengono ricoverati oltre duemila pazienti l’anno.

“Porrò il massimo impegno – ha detto il dottor Morelli – a massimizzare la collaborazione con tutte le altre articolazioni ospedaliere, al fine di perseguire risultati sempre migliori”.

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