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E’ stato effettuato nei giorni scorsi, presso l’Ospedale “Umberto I” di Lugo, un importante intervento per l’impianto di un pacemaker in una paziente ultracentenaria. La paziente era affetta da una grave patologia cardiaca che metteva a forte rischio la sua vita, anche in relazione all’età: 105 anni.

La dottoressa Ida Rubino, dell’equipe dell’unità operativa di Cardiologia del nosocomio lughese, ha dunque impiantato un pacemaker definitivo per blocco atrio-ventricolare di terzo grado. Una procedura molto rara in pazienti così anziani, sebbene ne sia stata portata a termine con successo una analoga, sempre all’Ospedale di Lugo, e sempre su una paziente della stessa età, anche nel 2012. E sono, a partire dal 2005 ad oggi, tre gli impianti su ultracentenari, su un totale di circa 800 interventi di questo tipo.

La paziente, che è residente presso una struttura del lughese, ha potuto così far rientro al proprio domicilio dopo 48 ore dall’intervento.

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L’A.USL Romagna lancia una nuova campagna informativa per riconoscere i sintomi dell’INFARTO e dell’ICTUS e chiamare subito il 118

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Venerdi scorso, presso la sala di emodinamica dell’Ospedale Morgagni  - Pierantoni  di Forlì, è stato effettuato un delicato intervento di angioplastica coronarica.

“Il caso si presentava con un raro aneurisma coronarico ad elevato rischio di rottura, tuttavia non trattabile chirurgicamente per le condizioni estremamente critiche del paziente”  - spiega il dott. Marcello Galvani, direttore della UO di Cardiologia di Forlì,  reparto in cui era ricoverato il paziente."

L’intervento è stato effettuato dal dott.Fabio Tarantino, responsabile della UO di Emodinamica provinciale Forlì-Cesena, e dalla sua équipe .

“Si trattava di una condizione insolita per noi cardiologi interventisti – chiarisce il dott.Tarantino – nella quale l’obiettivo principale era dato non tanto dall’aprire una coronaria ostruita, quanto invece dal chiudere un tratto di arteria e sigillare l’aneurisma coronarico in modo da impedirne la rottura che avrebbe avuto conseguenze gravissime per il paziente”. L’intervento è stato possibile tecnicamente grazie al lavoro di équipe e all' esperienza maturata nel nostro centro con tecniche endovascolari di embolizzazione degli aneurismi periferici e viscerali, attività che viene svolta qui da noi in collaborazione con i chirurghi vascolari”.

“La cardiologia interventistica è sicuramente un fiore all’occhiello della sanità romagnola con tre centri di riferimento che effettuano circa 3000 interventi di angioplastica coronarica di cui più di 600 in emergenza nell’infarto miocardico – afferma il dott. Giancarlo Piovaccari direttore del Dipartimento Cardiovascolare della AUSL della Romagna – ed è formata da ottimi professionisti riconosciuti in ambito nazionale ed in grado di trattare situazioni anche complesse come quella affrontata dal dott.Tarantino. " 

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"Come vivere dopo l’infarto: potrò tornare come prima?" Programma educazionale rivolto ai cittadini forlivesi con malattia coronarica
Sede: Sala Riunioni Fondazione Cardiologica Sacco, P.zza F.lli Ruffini, 6,  Forlì
 
"Il programma, alla sua quarta edizione, si pone l' obiettivo di favorire la partecipazione attiva del paziente (e dei suoi famigliari) al piano di cura redatto al momento della dimissione dall’Ospedale. E’ infatti scientificamente dimostrato che,  nei mesi e negli anni successivi all’infarto, l’aderenza alle terapie prescritte e l’adozione di un corretto stile di vita riduce al minimo (meno del 1% all’anno) la probabilità di nuove ricadute della malattia. Al fine di ottenere questo entusiasmante risultato è però necessario un forte impegno da parte di tutti i protagonisti del processo di cura (paziente, famigliari, operatori sanitari), basato sulla condivisione delle finalità, degli interventi  sanitari e della verifica dei risultati di questo confronto.  Il programma è articolato in una serie di riunioni su temi specifici (della durata di 2 ore circa) in cui medici ed infermieri illustreranno ai partecipanti cos’è l’infarto miocardico, come viene curato e gli stili di vita da adottare dopo l’evento acuto. Verrà dato il più ampio spazio alle domande dei partecipanti che potranno approfondire con gli operatori sanitari i temi trattati."
 
Programma
 
Sabato 10 marzo 2018 ore 9:30
Cos’è l’infarto miocardico e come viene curato
 
Sabato 17 marzo 2018 ore 9:30
I farmaci necessari una volta a casa
 
Sabato 24 marzo 2018 ore 9:30 
I corretti stili di vita
 
Per domande rivolgersi alla Sig. Patrizia Dall’Agata, Associazione Cardiologica Forlivese, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, tel. 0543 31787.
 
 
Docenti:
Marcello Galvani, Presidente Associazione Cardiologica Forlivese e Direttore UO Cardiologia, Ospedale Morgagni
Donatella Ferrini, Associazione Cardiologica Forlivese
Ottorino Catapano, Responsabile Ambulatorio Coronarico, UO Cardiologia, Ospedale Morgagni
Barbara Forti, Infermiera UO Cardiologia, Ospedale Morgagni
Caterina Radogna, Infermiera UO Cardiologia, Ospedale Morgagni
Tania Ballestra, Infermiera UO Cardiologia, Ospedale Morgagni
Meris La Corte, Infermiera UO Cardiologia, Ospedale Morgagni
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Il programma 2018 dell’Associazione Cardiologica Forlivese sarà il tema della puntata di Salute Informa, condotta da Saverio Ruggeri, che andrà in onda su VIDEOREGIONE ROSSA / canale 12 sul telecomando il: 01/01/18 ore 18:00, il 02/01 ore 08:15; su VIDEOREGIONE BLU / canale 112 il: 02/01/18 ore 22:30 e il 03/01/18 ore 06:00.

Le iniziative verranno  presentate dal Dr. Marcello Galvani, che ne è presidente.

Da oltre un anno tutti i pazienti dimessi dalla Cardiologia forlivese, a seguito di infarto miocardico, vengono infatti invitati a partecipare ad una serie di incontri, dal titolo "Come vivere dopo l’infarto: potrò tornare come prima?", che hanno come obiettivo insegnare ad affrontare le delicate tematiche che il paziente dovrà superare una volta rientrato  al suo domicilio: dalla corretta assunzione dei farmaci ai corretti stili di vita.

Ai pazienti partecipanti,gruppi di circa 30 persone ( il ciclo di incontri viene ripetuto 4 volte all’anno), viene somministrato anche un questionario sulla qualità di vita. Dall’analisi dei risultati è emerso che i partecipanti agli incontri dichiarano una buona salute fisica (a testimonianza dell’efficacia delle cure alle quali sono stati sottoposti nella fase acuta della malattia), ma una qualità incerta della condizione psicologica.

In particolare ,sono risultati particolarmente bassi i punteggi riguardanti la percezione del ruolo della persona all’interno del contesto sociale. “E’ per questa ragione” dichiara il Dr. Galvani, “che insieme a coloro che stanno collaborando con entusiasmo al programma , il Dr. Ottorino Capatano, responsabile dell’Ambulatorio Coronarico dell’UO, le infermiere professionali Meris La Corte, Caterina Radogna e Barbara Forti, abbiamo ritenuto opportuno cominciare a fornire ai nostri pazienti un adeguato supporto psicologico.

Grazie alla sincera disponibilità del Dr. Domenico Grandini, che è stato per lungo tempo Direttore dell’UO di Psicologia del nostro Ospedale, siamo ora in grado di aiutare i nostri pazienti anche da questo punto di vista”.

Il Dr. Grandini ha già iniziato la sua attività, coordinando il confronto all’interno del primo gruppo di pazienti. “Già da questo incontro” sottolinea il Dr. Grandini, “emerge la ricaduta emotiva prodotta dagli eventi cardiologici: condizionamenti verso la vita lavorativa, ansie e paure verso il futuro, vissuti ansiosi rilevati da familiari, conflitti e dubbi sulla integrità corporea ecc..

La comunicazione circolare, elemento centrale della dinamica del gruppo, ha permesso a ciascun partecipante di farsi conoscere da tutti gli altri e il condividere le medesime esperienze ha dato luogo ad un senso di vicinanza”.

Nella trasmissione televisiva verrà  dato anche ampio spazio al tema dell’insegnamento della rianimazione cardio-polmonare come elemento di miglioramento della nostra comunità.

Proprio con questo obiettivo l’Associazione Cardiologica Forlivese ha stretto rapporti con la l’Associazione VIVA, che da anni cura l’insegnamento della rianimazione cardio-polmonare nelle scuole del forlivese. Come ci illustreranno Debora Bombardi e Sandra Nocciolini, coordinatrici infermieristiche forlivesi del gruppo VIVA, l’arresto cardiaco avviene nel 70% dei casi in presenza di testimoni e solo nel 15% di questi vengono praticate le manovre rianimatorie di base in attesa della defibrillazione precoce da parte del 118. “Se riuscissimo ad aumentare la percentuale dall’attuale 15% al 50-60% dei casi” dettaglia Debora Bombardi, “ potremmo salvare circa 100.000 persone all’anno in Europa e circa 15 nella nostra Forlì”. “Il team forlivese di VIVA è composto da personale infermieristico e medico dell’emergenza (Cardiologia, Rianimazione, Pronto Soccorso, 118)” prosegue Sandra Nocciolini, “che partecipa all’iniziativa nazionale; quest’ultima si svolge generalmente la terza settimana del mese di ottobre. VIVA organizza anche una serie di incontri formativi durante tutto l’anno, in particolare nelle scuole medie e superiori. Nell’anno 2017 abbiamo realizzato un Progetto denominato “SALVA UNA VITA” che ha coinvolto 5 scuole medie e nello specifico gli studenti delle classi 3”.

L’obiettivo, ambizioso, della collaborazione tra Associazione Cardiologica Forlivese e gruppo VIVA è di assicurare l’insegnamento della rianimazione cardio-polmonare di base in tutte le scuole di Forlì.

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Primo caso trattato in Romagna con scaffold riassorbibile in magnesio a rilascio di farmaco. Pochissimi i centri in Italia ad utilizzarlo.

La Cardiologia Interventistica ha effettuato passi enormi in questi ultimi anni nel trattamento della malattia aterosclerotica coronarica, basti solo pensare all’angioplastica nell’infarto miocardico acuto che ne ha ridotto la mortalità in modo drastico portandola a meno del 10%.

"L’evoluzione tecnologica dei materiali e dei dispositivi medici utilizzati in emodinamica rappresenta un elemento fondamentale per migliorare sempre di più la cura della malattia coronarica", dice il dott.Giancarlo Piovaccari Direttore del Dipartimento Cardiovascolare della AUSL della Romagna, e "l’intervento eseguito giovedi scorso presso il Laboratorio di Emodinamica della UO di Cardiologia di Forlì diretta dal dott. Marcello Galvani, "rappresenta una conferma che l’innovazione in cardiologia interventistica è imprescindibile per poter garantire risultati e trattamenti fino a pochi anni fa impensabili".

L’intervento, il primo in Romagna , è stato effettuato dal dott.Fabio Tarantino responsabile della UOS di Emodinamica provinciale Forlì-Cesena, che ha utilizzato per la prima volta lo stent in polimero di magnesio completamente riassorbibili a rilascio di farmaco. "Questi stent – è il dott.Tarantino a parlare - "uniscono i vantaggi dello stent tradizionale in termini di capacità di riaprire la coronaria ostruita, ristabilendo così il flusso sanguigno interrotto, al riassorbimento completo dopo il rilascio del farmaco che impedisce la formazione di una nuova ostruzione del punto trattato".

"La complessità del caso" dice il dott.Tarantino "era data dal fatto che si trattava di riscostruire un segmento molto esteso di una coronaria principale di un paziente giovane nella quale l’impianto dei tradizionali stent in lega metallica durevole avrebbero potuto compromettere un eventuale successivo intervento di by-pass coronarico". L’intervento ha visto l’impianto di tre stent successivi ed è stato effettuato sotto la guida ecografica intracoronarica per garantire la massima sicurezza dell’intervento: questi dispositivi saranno a brevissimo disponibili in tutti i laboratori di emodinamica della Regione, in quanto aggiudicati dalla recentissima gara regionale degli stent coronarici.

"Entro 12 mesi dall’impianto vengono completamente riassorbiti dalla parete del vaso non lasciando perciò nessun corpo estraneo come per i tradizionali stent medicati in lega metallica e aprono una serie di nuove possibilità di trattamento della patologia coronarica" - conclude il dott. Tarantino - "come tutte le innovazioni in medicina, ed in particolare nelle specialità interventistiche, anche questo dispositivo richiede per noi clinici una corretta e rigorosa selezione in modo da utilizzare questi dispositivi innovativi, ma costosi, nei casi dove si può effettivamente ottenere il massimo vantaggio per quel paziente trattatoLetto in una logica di ottimizzazione ed efficienza delle risorse, si traduce anche per la Cardiologia Interventistica in cure sempre più "personalizzate" per il tipo di patologia ed il paziente trattato."

 

 

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Grazie alla sensibilità e generosità  del signor Bruno Galanti, il reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Lugo, diretto dal dottor Maurizio Piancastelli è stato dotato di un impedenziometro portatile che consente di  misurare  lo stato di idratazione dei pazienti che soffrono di scompenso cardiaco. Lo scompenso cardiaco è considerato attualmente una delle emergenze epidemiologiche emergenti per l’aumento della popolazione anziana ed è caratterizzato dalla ritenzione di liquidi corporei che portano all’anasarca e/o all’edema polmonare che se non adeguatamente trattati comportano una prognosi infausta. La donazione, per la quale la Direzione Aziendale rivolge un non formale e sentito ringraziamento al signor Galanti, permetterà di migliorare la gestione, sia  dei  pazienti ricoverati, sia ambulatoriali monitorando lo stato di idratazione di coloro che devono essere sottoposti a terapia diuretica o ultrafiltrazione riducendo il tasso di ospedalizzazione annuale e le complicanze intraospedaliere dello scompenso cardiaco.

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A seguito di un mancamento con intensa palpitazione ha scoperto di avere una patologia cardiologica che poteva mettere a serio rischio la sua gravidanza. I medici della Cardiologia dell’Ospedale “Bufalini” di Cesena hanno però effettuato un intervento, con una tecnica e le innovative apparecchiature dell’Elettrofisiologia presenti in ospedale, che ha permesso di risolvere il problema e che consentiranno alla paziente di proseguire in serenità la propria gravidanza.

I fatti. La paziente, una professionista di 41 anni alla sua seconda gravidanza, e giunta alla 28esima settimana di gestazione, nei giorni scorsi si è sentita male a Cesenatico. Intervenuto sul posto, il personale del 118 ha riscontrato una tachicardia severa (180 di frequenza), ha dunque allertato la Cardiologia del “Bufalini” dove la paziente è stata subito trasportata.

I medici hanno rapidamente individuato la patologia: tachicardia parossistica sopraventricolare. Un’anomalia che provoca svenimenti e accelerazione del ritmo cardiaco, e che quindi metteva a rischio sia la paziente sia, soprattutto, il nascituro. I medici hanno dapprima provato a stabilizzarla attraverso una terapia farmacologica, ma l’effetto positivo iniziale svaniva dopo poco tempo. Considerato che altri farmaci antiaritmici avrebbero determinato tossicità sul nascituro, si è dunque optato per un intervento: un’ablazione con radiofrequenza dell'aritmia cardiaca effettuata con un catetere introdotto dalla vena femorale.

“Si tratta di una procedura certamente invasiva ma con rischi limitati – spiega il dottor Giancarlo Piovaccari, direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia di Cesena, insieme al dottor Paolo Sabbatani e al dottor Carlo Iannettone, che hanno seguito direttamente il caso -, ma ci trovavamo di fronte una signora in stato interessante e dunque avevamo l’esigenza di proteggere il feto dalle radiazioni dell'apparecchiatura radiologica necessaria per introdurre i cateteri nel cuore. La Cardiologia di Cesena è stata però recentemente dotata di una nuova apparecchiatura per l’elettrofisiologia, il Sistema Navex, grazie al quale si può fare l’elettromappatura del cuore ed intervenire, come abbiamo fatto con la signora, esattamente nella cavità cardiaca interessata per operare sul focolaio aritmologico senza la necessità di utilizzare i raggi X. Avevamo comunque provveduto a proteggere l'addome della paziente con coperte di piombo qualora si fosse reso ugualmente necessario l’uso dei raggi, ma non è stato così”.

 L’intervento è riuscito perfettamente e la paziente è considerata guarita senza necessità di ulteriori terapie mediche. La signora in dolce attesa è stata dimessa 24 ore dopo la procedura, felicissima.

“Questo intervento, da ritenere abbastanza straordinario e rarissimo considerando il contesto della paziente, denota in maniera chiara il valore dell’elettrofisiologia di Cesena – conclude il dottor Piovaccari – pratica per la quale il ‘Bufalini’ diventerà punto di riferimento tra le cardiologie romagnole”.

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Come vivere dopo l’infarto: potrò tornare come prima?

Programma educazionale rivolto ai cittadini forlivesi con malattia coronarica

Ogni anno, all’ospedale di Forlì, arrivano in media 400 pazienti colpiti da infarto.

Quali stili di vita devono e possono adottare dopo questo evento? Possono tornare a fare sport? Cosa possono mangiare? Possono assumere qualunque farmaco?

A queste tante e importanti domande l’Associazione Cardiologica Forlivese, presieduta dal dottor Marcello Galvani, direttore della Unità Operativa di Cardiologia di Forlì,  in collaborazione con la Fondazione Miriam Zito Sacco di Forlì e il patrocinio dell’Ausl Romagna, cercheranno di rispondere non mediante un unico, tradizionale quanto inutile, "incontro con gli esperti", ma con un vero e proprio programma educazionale cui potranno aderire liberamente tutti coloro che hanno vissuto questa esperienza.

" Il programma – spiega il dottor Galvani – ha come scopo quello di favorire la partecipazione attiva del paziente, e dei suoi famigliari, al piano di cura redatto al momento della dimissione dall’Ospedale. A tutti i dimessi dall’ospedale di Forlì viene inviato, ogni tre mesi un invito a partecipare a questa serie di incontri informativi".

"E’ scientificamente dimostrato – prosegue - che, nei mesi e negli anni successivi all’infarto, l’aderenza alle terapie prescritte e l’adozione di un corretto stile di vita riduce al minimo, ovvero a meno del 1% all’anno, la probabilità di nuove ricadute della malattia. Al fine di ottenere questo entusiasmante risultato è però necessario un forte impegno da parte di tutti i protagonisti del processo di cura, paziente, famigliari, operatori sanitari, basato sulla condivisione delle finalità, degli interventi sanitari e della verifica dei risultati di questo confronto."

Il programma è articolato in una serie di riunioni su temi specifici, della durata di due ore circa, in cui medici ed infermieri illustreranno ai partecipanti cos’è l’infarto miocardico, come viene curato e gli stili di vita da adottare dopo l’evento acuto. Naturalmente verrà dato il più ampio spazio alle domande dei partecipanti, che potranno approfondire con gli operatori sanitari i temi trattati.

Programma

Sede: Sala Riunioni Fondazione Cardiologica Sacco, P.zza F.lli Ruffini, 6 Forlì

Sabato 4 marzo 2017 ore 9:30

Cos’è l’infarto miocardico e come viene curato

Sabato 10 marzo 2017 ore 9:30

I farmaci necessari una volta a casa

Sabato 25 marzo 2017 ore 9:30

I corretti stili di vita

Docenti:

Marcello Galvani, Presidente Associazione Cardiologica Forlivese e Direttore UO Cardiologia, Ospedale di Forlì

Donatella Ferrini, Associazione Cardiologica Forlivese

Ottorino Catapano, Responsabile Ambulatorio Coronarico, UO Cardiologia, Ospedale di Forlì

Barbara Forti, Infermiera UO Cardiologia, Ospedale di Forlì

Caterina Radogna, Infermiera UO Cardiologia,Ospedale di Forlì

Tania Ballestra, Infermiera UO Cardiologia, Ospedale di Forlì

Meris La Corte, Infermiera UO Cardiologia, Ospedale di Forlì

 

Per ulteriori informazioni, rivolgersi alla Sig. Patrizia Dall’Agata, disponibile presso l’ Associazione Cardiologica Forlivese dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12, tel. 0543 31787.

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Partirà il 22 febbraio la nuova iniziativa per le scuole organizzata dall’attivissimo team forlivese della campagna Viva per la rianimazione cardiaca, coordinato da Sandra Nocciolini e Debora Bombardi.

Questa volta la task force di volontari, composta da medici e infermieri di Rianimazione, Pronto Soccorso, Medicina d’Urgenza, 118, Cardiologia di Forlì, entrerà nelle scuole medie per il Progetto “Salvaunavita”, che coinvolgerà i ragazzi delle scuole mediai forlivesi da febbraio a maggio 2017.

“Recenti studi  - spiegano le coordinatrici - hanno dimostrato che i ragazzi tra i 12 e 14 anni hanno una notevole facoltà ricettiva in merito alle nozioni salvavita per affrontare situazioni di emergenza quali riconoscere le diverse situazioni di emergenza, capire in quali circostanze è necessario chiamare i soccorsi e sapere come comportarsi. Da questa considerazione è nato il Progetto Salvaunavita, che vedrà la realtà forlivese tra le prime ad applicarlo e ad introdurre sempre più nelle scuole la cultura del soccorso sanitario.”

“Il Gruppo VIVA di Forlì  - proseguono – da febbraio a maggio coinvolgerà le classi terze delle scuole medie con la somministrazione agli studenti, qualche giorno prima dell’incontro formativo, di  un questionarioAll’incontro i volontari, medici e infermieri, insegneranno le manovre di massaggio cardiaco e disostruzione delle vie aeree con l’ausilio di video e dimostrazioni pratiche su manichino. Il percorso terminerà alla fine dell’anno scolastico con la somministrazione del questionario di valutazione dell’apprendimento”

Di seguito il calendario degli incontri (cui potranno aggiungersi, in itinere altre scuole):

  • Mercoledì 22 febbraio: sei classi terze della Scuola Media Pietro Zangheri
  • Mercoledì 15 marzo : tre classi terze della Scuola media Piero Maroncelli 15 marzo
  • Mercoledì 12 aprile : cinque classi terze Scuola media Marco Palmezzano
  • In data ancora da definirsi : sei classi terze della Scuola Media Orceoli

“In caso di emergenza – concludono i volontari di VIVA -  ogni minuto è importante. Nell’attesa che arrivino i soccorsi, è fondamentale sapere cosa fare e, soprattutto, cosa non fare, evitando comportamenti scorretti che potrebbero provocare esiti negativi. La settimana di sensibilizzazione VIVA 2016, svoltasi a ottobre, ha riscosso un grandissimo successo nelle scuole  forlivesi, ci auguriamo che anche questo progetto raccolga lo stesso entusiasmo”

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