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Pur mantenendo il massimo rispetto nei confronti di tutti i soggetti e le parti sociali, in primis le associazioni di rappresentanza dei malati, una pubblica amministrazione ha il diritto, ma soprattutto il dovere, istituzionale ed etico, di fare scelte che, alle condizioni date, perseguano le migliori e più eque cure possibili per tutti i pazienti. E’ dunque indispensabile replicare ad alcune esternazioni, video e manifestazioni, dell’Associazione “Punto rosa” di Santarcangelo, al fine di ripristinare un quadro delle cose più equilibrato ed oggettivo e senza ingenerare un ingiustificato allarme sociale.

L’associazione, attraverso un video sulla propria pagina facebook, insinua che pazienti colpite da tumore al seno di vari territori della Romagna, sarebbero private della possibilità di usufruire di una tecnica radioterapica denominata Iort. La Direzione Sanitaria, per chiarire come ciò non sussista, intende in primo luogo sottolineare che i trattamenti radioterapici per le donne operate di tumore del seno possono prevedere l’irradiazione dell’intera mammella, che si effettua su più sedute (solitamente 25) o solo l’irradiazione parziale che può avvenire con diverse tecniche. Tra queste vi è anche, appunto, la radioterapia intraoperatoria (Iort), che prevede un’unica irradiazione da effettuarsi dopo l’asportazione del tumore, nel corso dell’intervento chirurgico conservativo.

Il trattamento standard è pertanto rappresentato dall’irradiazione totale in più sedute, che viene offerto a tutte le donne operate e che assicura livelli di efficacia molto alti, grazie anche al miglioramento delle tecnologie che ha portato una minore irradiazione dei tessuti sani con riduzione progressiva della tossicità acuta e cronica del trattamento radiante.

Per la Iort vi è, invece, indicazione di offerta solo ad un gruppo ultraselezionato di pazienti,

in base all’età, alle caratteristiche del tumore che le colpisce e dell’intervento chirurgico che viene effettuato. Solo rispetto a questo gruppo di pazienti è stata infatti dimostrata una sostanziale equivalenza di efficacia di questo trattamento rispetto a quello standard.

In Italia su 195 centri di Radioterapia oncologica solo 44 erogano Iort (Censimento della Società Italiana di Radioterapia Oncologica e Clinica); in Emilia Romagna la erogano Reggio Emilia, Ferrara e Santarcangelo, mentre il centro di Bologna ha deciso di dismettere la tecnologia.

 Presso la sede di Santarcangelo di Romagna la Iort tratta donne opportunamente selezionate nell'ambito del meeting multidisciplinare secondo i criteri definiti dalla comunità scientifica internazionale. Alla metodica Iort possono accedere anche le pazienti degli altri ambiti territoriali, e ciò sta già accadendo. E si stanno affinando i percorsi di selezione ed arruolamento di pazienti in tutta la Romagna. Selezione che, come detto, deve essere rigorosa, effettuata esclusivamente da professionisti, e non certo soggetta a pressioni di chicchessia. Questo a tutela esclusiva, delle pazienti stesse, e chi sostiene il contrario, anche se in buona fede, non fa il loro bene.

 

Il punto Rosa ha inoltre effettuato, sabato scorso un flash mob di fronte all’Ospedale di Santarcangelo per protestare contro i lavori, in corso, per la realizzazione di un reparto di “Ospedale di Comunità” (Osco) all’interno del “Franchini”. Un’opera che secondo il “Punto rosa”, porterebbe al ridimensionamento dell’attività della Chirurgia.

Su questo aspetto specifico il Direttore Generale, dottor Marcello Tonini, dichiara: Vorrei fosse ben chiaro a tutta l’opinione pubblica che se oggi la chirurgia di Santarcangelo rappresenta un punto fermo e di altissima qualità delle cure senologiche, lo si deve a molti soggetti, ma in primis ad una Direzione sanitaria che ha investito da tempo risorse economiche e professionali molto rilevanti e che lo sta continuando a fare. Lo dico con il massimo rispetto verso chi è stato colpito dal dramma che evoca la parola cancro, ma è falso e molto grave sostenere che si sta depotenziando la Chirurgia senologica; abbiamo dimostrato con i fatti e a più riprese che il reparto manterrà una significativa capacità di curare in futuro ancor più pazienti e in condizioni di adeguato confort ospedaliero, in quale altra lingua lo dobbiamo dire?
Su questo occorre essere netti e riaffermare che la ristrutturazione di uno spazio per ricoveri di sollievo e cura, in favore di pazienti con patologie croniche è una necessità a cui non si può più derogare. Ognuno continui pure a difendere posizioni di parte, è legittimo, ma a noi questo non è permesso. A noi viene chiesto, alle condizioni date, di garantire la più ampia e qualificata assistenza sanitaria, e pertanto una persona colpita da cancro al seno e una colpita da demenza di Alzheimer hanno pari dignità e meritano entrambe grande attenzione.

In conclusione i lavori di ristrutturazione del reparto di ‘Ospedale di comunità’ (Osco) proseguiranno con la massima celerità e al termine, come da progetti condivisi con le parti sociali e con le Istituzioni Locali, inizieranno i lavori di ristrutturazione dell’ala chirurgica, a riprova di quanto affermato sopra.

Il rispetto per le donne colpite da malattia non verrà mai meno, ma non può diventare un alibi, per non fare la cosa giusta e prendiamo le distanze da chi, volontariamente o meno, cavalca il loro disagio.

Invito con franchezza l’associazione ‘Punto Rosa’ ad abbandonare posizioni lontane dalla realtà e ad unire le forze contro il cancro al seno, che rappresenta un nemico comune”.

 

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Il congresso “Management del Melanoma in Romagna” che si terrà all’Hotel Globus a Forlì il 5 Luglio pone il focus su un tema di grande attualità per la valenza multidisciplinare e per l’impatto che ha sulla sanità pubblica. Negli ultimi decenni, infatti, l’incremento d’incidenza del melanoma – una neoplasia spesso molto aggressiva che origina dai melanociti, le cellule che producono la melanina, il pigmento che conferisce alla cute la sua colorazione – è stato superiore a quello riscontrato per altre neoplasie nella maggior parte dei Paesi occidentali. In Italia il melanoma invasivo è al terzo posto per incidenza tra le femmine e al secondo posto nella popolazione sotto i 50 anni. Anche se fortunatamente la mortalità è rimasta invece pressoché invariata l’approfondimento delle conoscenze sui fattori di rischio e sulle possibili cause dell’aumentata incidenza e la divulgazione puntale di tali conoscenze, attraverso la partecipazione a strategie di prevenzione primaria, potrebbe fornire un contributo alla riduzione della malattia.

 Il congresso – di cui è responsabile scientifico Ignazio Stanganelli, professore associato dell’Università di Parma e responsabile della Skin Cancer Unit IRST IRCCS – è stato promosso dal Prof. Federico Cappuzzo nell’ambito del programma Interaziendale AUSL Romagna IRST e con il coordinamento scientifico del Dr. Fabio Falcini (Registro Tumori Romagna), Dr. Davide Melandri (Dermatologia AUSL Romagna), Dr. Giulio Rossi (Anatomia Patologica AUSL Romagna), Prof. Giorgio Ercolani (Chirurgia Oncologica AUSL Romagna) e il Dr. Massimo Guidoboni (Immunoterapia IRST).

 Il congresso avrà valenza chiaramente multidisciplinare con l’analisi di tutte le problematiche riguardanti la definizione di un corretto ed appropriato percorso diagnostico-terapeutico del paziente con melanoma: dalle basi epidemiologiche alla diagnosi istopatologica, dall’inquadramento genetico-molecolare alla stadiazione ed al trattamento chirurgico, locoregionale e medico, in particolare con le nuove target therapy e immunoterapia.

 La presenza contemporanea di esperti delle varie discipline dell’AUSL Romagna e dell’Istituto Tumori della Romagna (IRST) IRCCS insieme con relatori di livello internazionale mostrerà l’approccio integrato per il management del paziente con melanoma in Romagna nelle diverse fasi della diagnosi e cura della malattia. Il congresso terminerà i lavori con una tavola rotonda sul ruolo della Skin Cancer Unit IRST come integrazione tra volontariato, assistenza, ricerca e formazione grazie alla partecipazione dell’Istituto Oncologico Romagnolo (IOR). 

 

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Una procedura innovativa e meno invasiva per intervenire sulle vie biliari e pancreatiche, in particolare per patologie oncologiche. Lo ha utilizzato l’equipe dell’unità operativa di Gastroenterologia – Endoscopia digestiva di Rimini dell’Ausl Romagna (diretta dal dottor Mauro Giovanardi) nel corso di un meeting recentemente svoltosi all’Ospedale “Infermi” e tenuto dal professor Massimiliano Mutignani direttore dell’Endoscopia Digestiva ed Interventistica dell’Ospedale Ca’ Granda Niguarda di Milano, punto di riferimento nazionale e internazionale per il trattamento endoscopico della patologia biliopancreatica.

Ad assistere al meeting interdisciplinare, oltre a tanti professionisti di Rimini (chirurghi, oncologi, radiologi, radioterapisti, internisti e tutti coloro che sono quotidianamente impegnati nel trattamento della patologia benigna e maligna biliopancreatica), anche il dottor Carlo Fabbri direttore dell’unità operativa di Gastroenterologia di Forli-Cesena e il dottor Mario Brancaccio dell’equipe di Gastroenterologia di Ravenna (diretta dal dottor Omero Triossi), nonchè numerosi altri specialisti gastroenterologi di Forlì-Cesena e Ravenna.

Questa procedura interventistica, già in uso per altre indicazioni ma nuova per l’Endoscopia digestiva bilio-pancreatica, potrà aprire nuovi e importanti scenari per il trattamento palliativo delle neoplasie del sistema biliare e pancreatico. Si tratta della tecnica di Termoablazione con radiofrequenza effettuabile con un apposito, sofisticato dispositivo. Il dottor Marco Di Marco dell’équipe di Gastroenterologia dell’Ospedale “Infermi”, sotto la supervisione dello stesso professor Mutignani, ha dunque eseguito uno dei primi trattamenti di questo tipo, in favore di un paziente affetto da neoplasia benigna dell’ampolla di Vater (punto di confluenza del coledoco e del dotto pancreatico principale).

“L‘intervento in questione - spiega il dottor Di Marco - è stato condotto in corso di colangiopancreatografia retrograda endoscopica e ci ha permesso, grazie al calore applicato dalla sonda, di trattare definitivamente un piccola porzione di tessuto residuo del tumore benigno già in gran parte asportato in corso di ampullectomia endoscopica e cresciuto all’interno del coledoco”.

“L’alternativa – ribadisce il dottor Giovanardi - sarebbe stato un intervento chirurgico particolarmente demolitivo per il paziente e non privo di possibili, teoriche, complicanze. Aver avuto come ospite il professor Mutignani ci ha riempito d’orgoglio soprattutto perché ci consente di continuare un percorso di crescita costante intrapreso già da diversi anni dalla Gastroenterologia riminese e che oggi si inserisce in un comune percorso che le tre Gastroenterologie dell’Ausl della Romagna stanno costruendo per affermarsi come punti di riferimento di prim’ordine per i nostri cittadini”.

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Ancora un gesto di stima e vicinanza, da parte della società civile, nei confronti dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna. Questa volta è il Centro di Prevenzione Oncologica Senologica a ricevere una importante donazione, grazie alla quale il livello di qualità e innovazione delle apparecchiature diagnostiche aumenterà ulteriormente.

I due ecografi che sono stati inaugurati questa mattina, donati dall’Istituto Oncologico Romagnolo e dalla “Fondazione Lucè Onlus” di Ravenna, rappresentano infatti il top di gamma rispetto a queste specifiche apparecchiature per la senologia. Si tratta di due ecografi in forma digitale di ultima generazione dotati di sonde lineari multifrequenze, dedicate in maniera specifica alla ecografia senologica. Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Ravenna Michele De Pascale, il presidente dell'associazione “Volontari e Amici dell'Istituto Oncologico Romagnolo" Mario Pretolani, la presidente del cda della “Fondazione Lucè Onlus” Laura Ruocco, il direttore medico del presidio ospedaliero di Ravenna Paolo Tarlazzi, la responsabile della Prevenzione Oncologica Senologica di Ravenna Patrizia Bravetti, il dottor Alessandro Berselli della ditta fornitrice General Electric.

I due nuovi ecografi vanno a sostituirne altri due già presenti presso il Servizio, ma che non erano a questo livello di innovazione e tecnologia, e si integrano perfettamente con il terzo ecografo presente, anch’esso più recente ed avanzato. In questo modo tutti e tre gli ecografi dedicati alla diagnostica senologica, presenti presso l’ospedale di Ravenna, offrono un livello altissimo di performance.  Con, di conseguenza, una altissima qualità nella diagnostica per le pazienti.

“In particolare – ha spiegato la dottoressa Bravetti – per le donne extrascreening, cioè quelle con meno di 45 anni che hanno oltretutto un seno molto denso. Queste sonde sono in grado di evidenziare lesioni più piccole e con maggiori dettagli. Le sonde potranno essere utilizzate anche per i progetti legati alla famigliarità della malattia”. Dal punto di vista tecnologico, il dottor Berselli ha ulteriormente evidenziato la maggior precisione che si potrà perseguire, nell’effettuazione delle biopsie, con questi ecografi, del valore complessivo di circa centomila euro.

Lara Ruocco ha evidenziato il percorso di sensibilizzazione e raccolta fondi, che ha coinvolto anche molti esponenti della cittadinanza, e che ha portato a questa importante donazione, ricordando anche quanto già fatto da “Fondazione Lucè Onlus” ad esempio per l’assistenza domiciliare ed evidenziando che “vi sia una buona divulgazione del ruolo del volontariato”.

Pretolani (Istituto Oncologico Romagnolo) ha a sua volta rimarcato come questo sia un ulteriore tassello nelle molte donazioni che lo IOR sta effettuando nei confronti dell’Ausl dell’intera Romagna, “opera di vicinanza che continuerà anche in futuro”. Altro fronte importante per lo IOR, “la sensibilizzazione: andiamo già nelle scuole ma abbiamo un progetto specifico, che partirà nei prossimi mesi, per accrescere la consapevolezza dell’importanza del volontariato nella lotta contro il cancro”.

Il sindaco Michele De Pascale, nel ringraziare le due associazioni e tutti i donatori per il bel risultato raggiunto, ha evidenziato come “in una situazione in cui il Sistema Sanitario Nazionale sta vivendo un momento non dei più facili, iniziative come questa sono importantissime per dare servizi sempre più innovativi e qualificati. La società civile si fida delle istituzioni e della sanità pubblica, e dovremo continuare ad impegnarci per conservare questa fiducia, e per facilitare il miglior accesso possibile dei cittadini ai servizi, anche alle persone con meno mezzi e strumenti culturali, in un’ottica di efficacia delle cure ed equità sostanziale d’accesso”.

La Direzione Aziendale, nella persona del dottor Tarlazzi, ringrazia i donatori auspicando che tali collaborazioni vengano sempre più valorizzate, ed assicurando il massimo impegno per l’utilizzo più proficuo possibile di queste, come di tutte, le apparecchiature diagnostiche.

Presso il servizio di Senologia dell’Ospedale di Ravenna vengono effettuate, annualmente, circa 16mila ecografie e, conseguentemente, circa 1.500 interventi di ago-aspirato e circa 400 microbiopsie. Sono circa 250 l’anno le nuove neoplasie che vengono diagnosticate.

Ravenna, 3 giugno 2019

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Col via libera dell’Aifa sono partire, all’Ospedale di Ravenna, le prime sperimentazioni di Fase 1 in Ematologia ed Oncologia. Sono stati cioè reclutati i primi pazienti che potranno sperimentare farmaci innovativi per la cura di patologie oncoematologiche. Tali sperimentazioni sono partite in virtù del “via libera” da poco rilasciato dall’Aifa al “Santa Maria delle Croci”  e si innestano su altri studi clinici nazionali ed internazionali di cui l’Ospedale già fa parte. Tre i pazienti già arruolati in Ematologia, cui se ne aggiungerà presto un altro in Oncologia.

Se ne è parlato in una conferenza stampa cui hanno partecipato il direttore sanitario aziendale dottor Stefano Busetti, il direttore del Dipartimento Oncologico aziendale dottor Federico Cappuzzo, il primario di Ematologia dottor Francesco Lanza, professionisti delle due unità operative (i dottori Monica Tani, Lorenza Landi e Manolo D’Arcangelo), e la dottoressa Ilaria Panzini responsabile del Programma Ricerca dell’Ausl Romagna.

Ha aperto i lavori il dottor Busetti spiegando che “questo importante riconoscimento, che è anche una importante opportunità per i pazienti ravennati e della Romagna tutta, è arrivato in quanto il nostro ospedale ha potuto presentarsi alla commissione Aifa, che è venuta a Ravenna dal 4 all’8 febbraio, mostrando un ospedale efficiente non solo per quanto attiene al dipartimento Oncoematologico, ma anche nelle altre sue parti, ad esempio nel settore dell’Emergenza Urgenza, della Radiologia, della Farmacia…”.

Anche i vari professionisti hanno sottolineato come la Direzione Aziendale abbia da subito sposato, e si sia attivata, per portare a Ravenna queste sperimentazioni, che hanno poi spiegato.

L’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, pienamente inserito nel contesto aziendale, ha un rilevante bacino d’utenza con un consistente numero di casi di tumore/anno presi in carico dai servizi di diagnostica, di anatomia patologica, di chirurgia oncologica, dai servizi di prevenzione e territoriali.I servizi attualmente disponibili quali ad esempio la Rianimazione, la Radiologia, il Pronto soccorso, la Cardiologia, la Pneumologia, la Gastroenterologia, la Neurologia, il Servizio trasfusionale, il Laboratorio analisi, la Farmacia oncologica, consentono inoltre la conduzione di qualsiasi studio clinico sperimentale, in ambito onco-ematologico,oltre a mettere a disposizionepersonale sanitario sia medico sia infermieristico, con spiccata vocazione alla ricerca. Conseguentemente la Direzione Aziendale ha posto particolare attenzione alla creazione, dal 2017, di due unità cliniche di Fase 1 certificate AIFA, presso l’Oncologia e l’Ematologia, e di una unità di laboratorio analisi.

La sperimentazione di Fase 1 è il primo passo per testare un nuovo agente antitumorale nei pazienti. In questi studi i ricercatori determinano quale sia il migliore metodo di somministrazione della sostanza (per esempio, se per via orale o iniezione), quanto spesso deve essere somministrato (il dosaggio) e quale sia la dose più sicura (l’indice terapeutico). Questi studi comprendono anche test di laboratorio come analisi del sangue e biopsie, effettuate per valutare come il nuovo agente agisce una volta all’interno del corpo. In oncologia ed ematologia gli studi di Fase 1 si fanno con persone già ammalate e spesso si tratta di pazienti che non rispondono più alle cure disponibilie per cui si rende quindi necessario tentare nuove chance terapeutiche. Nei centri in cui si effettuano questi studile condizioni di somministrazione della terapia sono estremamente controllate, così come tutti i parametri del malato. E, ovviamente, anche presso l'Ospedale di Ravenna sono state messe in atto tutte le azioni tecniche, strumentali e di personale per garantire la massima sicurezza ai pazienti che partecipano a qualsiasi sperimentazione clinica, inclusi gli studi di Fase 1. Grande impegno infatti è stato profuso datutti i servizi trasversali e di supporto quali il servizio Ricerca clinica e organizzativa, la Fisica sanitaria, l'Ingegneria clinica, le manutenzioni e gestioni degli immobili.

Alla luce di tutto ciò, dal 4 all'8 febbraio scorso si è tenuta, presso il “Santa Maria delle Croci”, l’ispezione AIFA che ha definitivamente sancito “il possesso dei requisiti stabiliti dalla Determina AIFA 809/2015 per le Unità di Fase 1 dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, con particolare riferimento ai reparti indicati nella relativa autocertificazione: Oncologia, Ematologia, Laboratorio a risposta rapida di Ravenna (sede locale del Laboratorio di Fase 1)", dando il via libero definitivo alle sperimentazioni.

Allo stato attuale infatti presso l'Unità operativa di Ematologia sono in corso 54 studi clinici, di cui 4 di Fase 1 e presso L'Unità Operativa di Oncologia sono in corso 36 studi a cui da maggio si aggiungerà il primo studio di Fase 1.

Nel complesso il Dipartimento Onco-Ematologico della Romagna - che lavora in stretta integrazione con l'IRCCS-IRST di Meldola nell'ambito del Programma Interaziendale del Comprehensive Cancer Care Network - coordina e partecipa a oltre 100 studi clinici che sono condotti presso le sedi di Ravenna, Rimini, Faenza, Lugo e Cattolica. Tali studi sono pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche internazionali, con un punteggio che ne attesta il valore particolarmente rilevante (899,376 punti di Impact Factor dal 2018 ad oggi).

La letteratura scientifica ha formalmente dimostrato che negli Ospedali dove c'è una importante componente di ricerca, alcuni indicatori di qualità dell'assistenza sono migliori: insomma dove si fa ricerca si cura meglio.Questo si può certamente affermare rispetto all'Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna, dove negli ultimi anni sono state messe in campo importanti innovazioni sanitarie tra cui - oltre alla importante attività di ricerca in oncologia e ematologia - la cardiologia interventistica in collaborazione con Maria Cecilia Hospital di Cotignola, il trapianto di cellule staminali in pazienti affetti da sclerosi multipla, il trapianto di microbiota intestinale. Ravenna è infine sede della direzione del Programma del Trapianto di cellule staminali autologo della Romagna certificato a livello internazionale.

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Si è svolta questa mattina, presso l’Ospedale “Infermi” di Rimini, la presentazione di un nuovo ambulatorio per la presa in carico dei pazienti affetti da patologie epatobiliopancreatiche (tumore del pancreas e altre patologie, principalmente oncologiche, di quell’area corporea) e di un nuovo ruolo di infermiere case manager a supporto dell’ambulatorio stesso. Il tutto grazie alla donazione dell’Associazione “Oltre la Ricerca” di Rimini. Erano presenti la presidente di “Oltre la Ricerca” Francesca Gabellini e i vertici associativi, l’assessore Mattia Morolli in rappresentanza del Comune di Rimini, il dottor Romeo Giannei (direttore ospedali del Riminese), il dottor Luigi Veneroni, chirurgo, e in sostituzione del direttore della Chirurgia di Rimini dottor Gianluca Garulli (assente per un sopravvenuto e improrogabile impegno), le altre figure mediche che collaboreranno all’ambulatorio, tra cui in particolare il dottor Giorgio Ballardini (direttore della Medicina Interna), il dottor Davide Tassinari (direttore dell’Oncologia), il dottor Enrico Cavagna (direttore della Radiologia), medici della Gastroenterologia, il direttore tecnico infermieristico di Rimini dottor Andrea Galeotti.

Un gruppo di professionisti non casuale. La parola d’ordine per il contrasto di queste patologie è infatti la presa in carico tempestiva, in modo da arrivare all’eventuale intervento chirurgico il prima possibile, e collegiale da parte di figure mediche di varie specialità. Un lavoro in equipe per un approccio di “rete” al caso clinico, per “aggredire” la malattia da tutti i punti di vista come chiarito molto bene dal dottor Giannei. L’ambulatorio si pone proprio in quest’ottica: vi saranno avviati pazienti per i quali il medico di famiglia o altri medici riscontrino sintomi di questo tipo di patologie, e lì il paziente verrà preso in carico in maniera completa e a tutto tondo, nell’ambito del percorso clinico più adatto per lui. Approccio evidenziato, nel corso degli interventi, anche dal dottor Veneroni, degli altri clinici e anche della presidente Gabellini.

Il dottor Veneroni ha anche letto un intervento del dottor Gianluca Garulli che non è potuto essere presente per sopravvenuti ed improrogabili impegni: "Un caloroso saluto  alle Autorità presenti  e  permettetemi  due parole  per illustrare l'iniziativa che ci vede oggi qui  riuniti. Le neoplasie  del pancreas oggi sono tra le più letali neoplasie che la Medicina deve  affrontare e  non sempre con risultati attesi: la varietà delle neoplasie coinvolge sia nella gestione che nel trattamento  medico e chirurgico, numerosi specialisti  .In ordine alfabetico  l'anestesista , il chirurgo , il gastroenterologo, il radiologo , il radioterapista e l'oncologo sono Tutti coinvolti  nel trovare quotidianamente le soluzioni più appropriate ed efficaci   per ogni singolo paziente. L'Associazione Oltre la Ricerca e il Presidente Avv. Francesca Gabellini   ha sentito e condiviso con i professionisti questo progetto che vede nascere  nel Territorio di Rimini all'interno dell'Ospedale Infermi , un ambulatorio che vuole essere un punto di Riferimento per i pazienti affetti da tale patologia ma anche  per i Medici di Medicina Generale  che possono accedervi e trovare risposte rapide ed efficaci. E' quindi all'Associazione  Oltre la Ricerca che va il mio più sentito ringraziamento per aver  condiviso il progetto e sostenuto economicamente; all'Azienda Romagna al Direttore Marcello Tonini, al dr . Andrea  Galeotti , al dr. Romeo Giannei  un particolare ringraziamento per  aver reso  possibile che questo progetto si realizzasse in così poco tempo. Un ringraziamento ai Medici Specialisti che sicuramente renderanno questo progetto un punto di partenza e di riferimento per la Romagna in questo difficile campo della Medicina".

Intervento di Francesca Gabellini (Presidente di "Oltre la Ricerca"): "In seguito alla forte volontà dell’Associazione di Volontariato Oltre la Ricerca, che lavora sul territorio riminese per la lotta al tumore al pancreas, ed in collaborazione con i servizi Sviluppo e Risorse Umane, Direzione Infermieristica e Tecnica dell’Ausl Romagna e con l’Unità operativa Chirurgia dell’Ospedale Infermi di Rimini, verrà attivata dal mese di aprile l’attività di una infermiera case manager che si integrerà nel Percorso Diagnostico Terapeutico delle Patologie epato-bilio-pancreatiche, per coadiuvare e rendere più fluido il percorso del paziente con sospetto diagnostico di tumore al pancreas, presso la Chirurgia dell’Ospedale “Infermi” di Rimini. L’ambulatorio - che si innesta sull’attività dell’ambulatorio di libero accesso aperto dal 2011 per monitorare i pazienti con aumentato rischio della patologia - si avvarrà di  professionalità provenienti da Radiologia, Medicina Interna, Epatologia e Gastroenterologia ed Oncologia, e lavorerà in modo approfondito per stabilire i rischi genetici relativi ai parenti diretti delle persone che hanno contratto una neoplasia pancreatica con il fine di attuare un’attenta opera di monitoraggio e prevenzione. Con la donazione di 20.000 euro finalizzati all’istituzionalizzazione della figura di case manager, Oltre la Ricerca intende  dare un chiaro segnale di collaborazione sempre più intensa con l’Azienda Usl della Romagna, che ha accolto favorevolmente l’iniziativa. La case manager avrà il ruolo chiave di accogliere e accompagnare il paziente dalla diagnosi al post intervento, seguendo le indicazioni del medico di medicina generale - che è il soggetto che, a seguito di sintomi e conseguente dubbio diagnostico, invia il paziente - e del team di medici esperti che seguono ogni singolo caso. Per Oltre la Ricerca si tratta della realizzazione di un fondamentale obiettivo, con l’intento di rendere più semplice il percorso di pazienti e familiari nell’affrontare una patologia insidiosa e purtroppo sempre più diffusa come il tumore al pancreas e di  minimizzare il tempo tra un fondato sospetto e  l’eventuale diagnosi. L'associazione grande soddisfazione per l’attuazione e l’avvio di questa figura centrale per la gestione del paziente, figura che verrà mantenuta stabilmente nel tempo e confermano la volontà  di impegnarsi per rendere sempre più forte la connessione tra cittadini e istituzioni, tra  malati e medici, tra territorio ed ospedale, tra  personalizzazione delle cure e  best practice, tra umanizzazione del percorso e protocolli sperimentali all’avanguardia".

L’assessore Morolli, nel portare il saluto della città di Rimini, ha evidenziato in particolare due aspetti: “E’ molto bello che vi siano frequenti donazioni e collaborazioni, da parte della società civile, verso l’ospedale e più in generale la ‘nostra’ sanità. Questo dà il senso di una comunità coesa, sebbene in questi tempi difficili, e che sa collaborare con lungimiranza”. Secondo aspetto, “nell’era in cui sembra che tutto diventi telematico e mediato, oggi presentiamo un servizio centrato sulla professionalità delle persone, medici e infermiera case manager, che prendono in carico il paziente dal punto di vista clinico e che lo accompagnano, dal punto di vista umano. Lo slogan dell’Ausl, ‘Sono le persone a curare le persone’, da questo punto di vista è molto azzeccato”.

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Per il ciclo di conferenze “Salute e benessere al femminile" organizzato dall'associazione ADOCM Crisalide di Rimini, sabato 30 marzo, dalle ore 9, presso la Sala AUSER di via Caduti di Marzabotto 30, a RIMINI , si terrà la conferenza pubblica dal titolo “Tumore al seno: facciamo il punto”. Tra i relatori, anche i professionisti dell’Ausl Romagna.

Maggiori dettagli nell'allegata locandina.

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Molto apprezzata, questa mattina, l'esibizione del gruppo musicale "Sunset Radio", svoltasi nella hall del reparto di Oncologia dell'Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, ma allargatasio poi anche in altri ambienti ospedalieri, fino alla Medicina interna. Numerosi i pazienti e loro famigliari che hanno assistito, e anche qualche visitatore estemporaneo si è fermato ad ascoltare, visto il livello dei musicisti. La band ravennate, nota per i suoi tour in Giappone nei quali ha riscosso molto successo, fonda le proprie radici artistiche nel punk rock californiano degli anni '90 tra l’hardcore e il pop punk moderno. Molte le iniziative benefiche alle quali la band si è prestata, anche per la città di Ravenna, tra cui quella odierna, punteggiata da numerosi applausi e conclusasi con una promessa di ritorno da parte dei musicisti.

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Sono di Cesena ma, per ricordare un loro amico scomparso, hanno deciso di svolgere una serie di iniziative finalizzare ad effettuare una donazione all’Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale “Infermi” di Rimini.

Sono i ragazzi del "Circolo non solo rosso" di Bulgarnò Cesena e "Gli amici di Teo", che, nei mesi scorsi,  hanno organizzato una serata in memoria del caro amico Matteo Cucchi,  "Memorial Teo", il cui ricavato è stato devoluto, insieme all 'associazione "Qualcosa di grandi per i piccoli", all'acquisto di preziosi giocattoli che verranno donati ai bambini dell'Oncoematologia.

Ogni volta che un piccolo paziente sarà sottoposto a manovre dolorose in sala operatoria riceverà uno dei piccoli doni. Così che la sala operatoria sarà per loro un pensiero meno gravoso, perché associato all’apertura dell'”armadio dei giochi” dove troveranno un regalo “ in cambio” della puntura. Tutto ciò contribuisce significativamente a ridurre l'ansia della sala operatoria e a rendere meno traumatica l'esperienza di malattia nonché alla compliance del paziente, così importante soprattutto nelle terapie oncologiche.

La consegna è avvenuto il 15 novembre scorso, alla presenza di tutti i soggetti che hanno partecipato alla raccolta fondi, nonché al papà di Teo.

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Solitamente per il proprio compleanno si ricevono regali. Ma c’è anche chi, invece, li fa… E’ il caso della compagnia dialettale di Riccione “Quei dal Funtanele”, che in occasione dei propri trent’anni d’attività ha deciso di fare una importante e generosa donazione al Servizio di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale “Infermi” di Rimini (Unità operativa di Pediatria). Sono cinque anni, infatti, che la compagnia sta mettendo da parte il ricavato dei vari spettacoli, e così è arrivata alla somma di diecimila euro, coi quali ha donato un innovativo ecografo al servizio.

Stamane, in reparto, una sobria cerimonia di inaugurazione dell’apparecchiatura, del valore di diecimila euro, alla presenza della Compagnia, dell’Associazione Arop (che ha fatto da tramite per i contatti), della Direzione Aziendale nella persona della dottoressa Marzia Giovagnoli, del primario della Pediatria dottor Gianluca Vergine e della dottoressa Roberta Pericoli, direttore del Servizio di Oncoematologia Pediatrica.

Le donazioni della compagnia riccionese non sono una novità, come ricordato dagli attori stessi. “Nel 2013, in occasione del nostro quarto di secolo di attività, donammo quattro monitor multiparametrici all’Ospedale di Riccione, e cinque anni ancora prima, 2008, organizzammo la donazione di tre letti di degenza sempre al ‘Ceccarini’ . La nostra compagnia nasce nel 1988, quando abbiamo fatto una prima rappresentazione dialettale per una festa di Carnevale. Di lì l’idea di farlo diventare un hobby, e quindi una modalità per aiutare il prossimo, attraverso commedie, rigorosamente dialettali, dei principali autori e registi del territorio. L’idea di aiutare l’Oncoematologia pediatrica è stata l’idea di uno di noi che è scoccata come una scintilla, e che abbiamo condiviso tutti con entusiasmo. E siccome non siamo stanchi, e facciamo donazioni ogni cinque anni – ha concluso la Compagnia – se tra cinque anni avrete bisogno, ci saremo ancora”.

Sempre vicina al Servizio, l’Arop ha svolto in questo caso un importante opera di facilitazione e contatto “grazie alla quale il Servizio si può giovare di apparecchi sempre all’avanguardia”.

Alla compagnia “Quei dal Funtanele”, un sentito ringraziamento da parte della dottoressa Giovagnoli e, ovviamente, dei dottori Vergine e Pericoli, i quali hanno anche illustrato le caratteristiche salienti dell'apparecchiatura donata: “Si tratta di un ecografo di grandi prestazioni sebbene di dimensioni contenute. E proprio queste dimensioni ne consentono un utilizzo anche al letto dei piccoli pazienti. Sarà utilizzato per l’Oncoematologia pediatrica ma, al bisogno, ne potranno usufruire anche altri pazienti pediatrici: abbiamo 23 posti letto – ha concluso il primario – e spessissimo sono tutti pieni”.

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