La violenza contro le donne è considerata dalla comunità internazionale una violazione dei diritti umani.

Da anni la regione Emilia-Romagna lavora in forma integrata con il territorio per il contrasto e la prevenzione della violenza contro le donne e contro i minori, per abbattere gli stereotipi tra le giovani generazioni e per favorire una cultura del rispetto, dell’autonomia e della dignità delle donne. Espressione di ciò è la Delibera di Giunta della Regione Emilia-Romagna n. 1677/2013.

La Regione Emilia Romagna ha strutturato le proprie politiche di genere avvalendosi anche del ruolo ventennale che i centri antiviolenza, svolgono nei diversi territori mettendo in rete, con le azioni territoriali e con il proprio Coordinamento regionale1, conoscenze, azioni e professionalità a sostegno della donne maltrattate, in linea con quanto successivamente sancito a livello internazionale dall’art. 9 della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (in seguito Convenzione di Istanbul), adottata ad Istanbul l’11 maggio 2011 e ratificata dall’Italia con legge 172/2012.

Ogni anno, più di un milione di persone perde la vita, e un numero ancora superiore è vittima di lesioni non mortali, a seguito di atti di violenza auto-inflitta, interpersonale o collettiva.

Il carattere della violenza ha un impatto, caratteristiche e dimensioni del tutto diverse aseconda del genere di chi è vittimizzato, così come le tipologie della violenza cambiano a seconda del genere, della nazionalità o dell’orientamento sessuale di attori e vittime.

Una delle forme più comuni di violenza che colpisce le donne è infatti quella perpetrata dal marito o dal partner, mentre gli uomini sono solitamente attaccati da uno sconosciuto o da un conoscente, di sesso maschile e non appartenente alla sfera delle relazioni più strette.

La violenza di genere sulle donne, ai sensi della Convenzione di Istanbul, comprende tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica e/o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata.

Essa comprende tutte le predette forme di violenza che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner,indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.

Nel contrasto alla violenza di genere operano servizi sanitari, servizi sociali e in ciò sono fortemente impegnati altri soggetti tra cui la rete dei centri antiviolenza.