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Ancora più integrazione tra professionisti e maggiore prossimità per garantire al cittadino una presa in carico tempestiva e globale. E’ ciò a cui puntano la Centrale Operativa Territoriale distrettuale di Riccione e la Centrale Operativa Territoriale distrettuale di Novafeltria - definite ‘spoke’ in termini tecnici - in funzione entrambe da lunedì 20 maggio a completare un percorso iniziato a livello di ambito con l’apertura a metà gennaio di quella Hub di Rimini, centro di riferimento provinciale.
Il modello organizzativo (11 quelle pianificate dalla AUSL della Romagna, di norma una per Distretto ad eccezione di alcuni distretti che in relazione al contesto oro-geografico ne avranno un numero superiore, proprio come è il caso di Rimini) trova le sue radici all’interno del DM 77 - il decreto ministeriale che illustra il potenziamento dell’assistenza territoriale – e rappresenta la chiave per l’integrazione interna tra la filiera dei servizi e i professionisti coinvolti nei diversi luoghi e livelli di cura, assicurando continuità, accessibilità e complementarietà dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria. 

Operative dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 15

La COT del Distretto di Riccione è situata in viale Formia 14, al primo piano della palazzina adiacente all’ospedale Ceccarini. La Centrale distrettuale di Novafeltria è collocata al primo piano dell’ospedale Sacra Famiglia (via XXIV Maggio), dove sono stati realizzati dall’Ufficio Attività Tecniche gli interventi di manutenzione straordinaria necessari (costo 80.000 euro, finanziato da fondi PNRR Missione 6 Salute). Queste due COT sono operative dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle 15, e a svolgere il servizio sono professionisti adeguatamente formati alla risposta telefonica con funzione di triage, come pure alle valutazioni multidimensionali d’equipe e alla progettazione degli interventi. 

L'azienda riserva grande attenzione ai territori delle aree interne

L’attivazione nei tempi previsti delle COT distrettuali di Riccione e Novafeltria, in questo caso la seconda presente nel Distretto di Rimini, è un’ulteriore conferma nei fatti dell’attenzione che riserviamo anche ai territori delle aree internesottolinea Mirco Tamagnini, Direttore del Distretto di Rimini e di quello di Riccionedove può essere meno agevole l’accessibilità dei cittadini ai servizi. Così come i CAU e le Case di Comunità e poi le UCA, le COT si inseriscono nell’ambito dello sviluppo della rete dei servizi del territorio per far sì che la prima opzione di cura e di assistenza sia quella in prossimità del domicilio. In sostanza è una “centrale intelligente”, di motore delle risorse di un territorio, non solo dei diversi soggetti del settore pubblico, per muoversi nella maniera più coordinata possibile”. 

Il percorso di attivazione della COT

Chi può contattare la Centrale Operativa Territoriale? Non il privato cittadino, ma uno dei soggetti che si stanno occupando della sua assistenza, vale a dire il medico o pediatra, un ospedale o altri nodi della rete sociale e sanitaria. Può essere attivata infatti da tutti i professionisti del territorio e dell’ospedale, sia di ambito sanitario che sociale: medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, assistenti sociali, ospedale, Pronto Soccorso, medici di continuità assistenziale, infermieri di Comunità, specialisti, altri professionisti sanitari della rete. 

Destinatari i cittadini cosiddetti “fragili”

I destinatari della sua attività sono i cittadini cosiddetti “fragili”, persone prevalentemente anziane, o con disabilità o malattie invalidanti, che nella maggior parte dei casi presentano un quadro composto da più patologie e dunque richiedono di prendersi cura di loro a 360 gradi. L’obiettivo è anche di mantenere il più possibile la persona dentro al proprio contesto di vita e alla rete relazionale.
Ad esempio, il medico di medicina generale può aver bisogno, per un suo paziente, di attivare un percorso in Ospedale di Comunità o l’assistenza di infermiere e OSS domiciliare; oppure, per un cittadino che rientra dall’ospedale dopo una fase acuta della sua patologia, è necessario organizzare al meglio il ritorno a casa con un letto, una carrozzina e la visita dell’assistenza domiciliare e dell’OSS: in questo ultimo caso a contattare la COT può anche essere lo stesso reparto ospedaliero. Può esservi invece un paziente anziano che, dopo incontro col servizio sociale, va collocato in una struttura residenziale perché la rete famigliare non è più in grado di provvedere a tutti i suoi bisogni. Ancora, un paziente purtroppo allo stadio terminale della malattia, che necessita di un percorso di sollievo dalla sofferenza, tramite l’attivazione dell’équipe di Cure palliative domiciliare e il sostegno del volontariato dedicato per lui e i suoi caregiver.


Ultimo aggiornamento

05-06-2024 15:22

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