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Riprendo l’intervista odierna sul Resto del Carlino al Presidente dell’Ordine dei Medici di Forlì-Cesena, dottor Michele Gaudio, che mette in campo diversi spunti di riflessione sull’attuale sistema di soccorso preospedaliero 118 e sul suo futuro, per sottolineare alcuni elementi ulteriori utili a comprendere l’evoluzione di un servizio che nel tempo ha visto mutare le condizioni epidemiologiche e di composizione della popolazione a cui rispondere.
Partendo dalla sottolineatura della maggiore “fragilità” del sistema rispetto al passato mi permetto di fare presente che in Romagna sono presenti oltre il 90% di mezzi di soccorso avanzato con infermiere, anche dopo l’inserimento di 4 mezzi di soccorso tecnico-sanitario, percentuale ben superiore a quella delle restanti province della regione (e della stragrande maggioranza d’Italia) e da quanto previsto da standard ministeriali come ricorda il dottor Gaudio. Non si ravvisa pertanto nessuna fragilità, generale e relativa alla modifica organizzativa apportata. Più correttamente si deve sottolineare che il sistema si pone come obiettivo l’appropriatezza della risposta. I dati, su cui AUSL della Romagna basa il modello organizzativo, riportano una percentuale vicina al 50% di richieste di soccorso per condizioni patologiche di bassa criticità e priorità (codici verdi), che nella maggioranza dei casi non richiedono prestazioni sanitarie nella fase preospedaliera ma un trasporto al pronto soccorso idoneo per l’approfondimento diagnostico e terapeutico. Si tratta di migliaia di pazienti che vengono gestiti in modo appropriato da soccorritori, dipendenti AUSL della Romagna, formati per la valutazione iniziale del paziente e per la corretta mobilizzazione e trasporto degli stessi nonché per la messa in atto delle manovre di rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione.
L’inserimento di queste figure consente di impiegare il personale infermieristico nei codici che la centrale operativa classifica come codici gialli e rossi, e quindi dove potenzialmente è più utile l’intervento di sanitari in grado di operare in modo adeguato e nell’ambito delle reti delle patologie cosiddette tempo-dipendenti come infarto acuto, traumi, ictus, congiuntamente alla componente medica (auto-mediche ed elisoccorso). I risultati in termini di esiti delle condizioni più critiche in Romagna sono di assoluto livello (ricordo che la percentuale di sopravvivenza da arresto cardiaco è del 9.3% e superiore alla media europea, la mortalità da infarto miocardico acuto è la più bassa in regione).
Non si tratta pertanto di avere sostituito infermieri con soccorritori per la mera carenza di professionisti. E’ indubbio che il tema esiste, ma è necessario ampliare il ragionamento. A livello europeo ed anche nel nostro sistema molti professionisti sanitari impegnati nei sistemi di soccorso preospedaliero riportano una frustrazione dovuta ad una percentuale elevata di interventi in cui non mettono in pratica le proprie competenze in quanto le richieste sono per condizioni non critiche che richiedono semplicemente un’afferenza al pronto soccorso. Il sistema 118 Romagna presenta ancora oggi una ridotta percentuale di abbandono di personale infermieristico (ed in genere per pensionamento e perdita di idoneità alla mansione per problematiche di salute), ma il mantenimento dell’attuale numero di infermieri richiede un impiego dei professionisti mirato, nei casi e per le patologie in cui possano effettivamente fare la differenza. E questo si definisce ricerca di appropriatezza.
Il futuro del soccorso preospedaliero richiede una trasformazione basata sui dati e sull’analisi di contesto (risorse economiche, personale, epidemiologia) in modo da apportare quei cambiamenti necessari ad assicurare una risposta appropriata stabile nel tempo. Un sistema performante e maturo, come quello della Romagna, ha la capacità di analizzare profondamente ed oggettivamente la propria attività e di programmare i prossimi anni senza timori di modificare in modo rilevante il proprio modello. L’evoluzione tecnologica, l’invecchiamento costante della popolazione, la denatalità in crescita che riduce la forza lavoro e quindi anche la componente professionale sanitaria, l’incremento delle patologie croniche, la riduzione delle risorse del bilancio statale destinate alla sanità, le scelte di politica economica per citare i fattori principali, richiedono ora una seria ed approfondita riflessione sul soccorso preospedaliero in Regione, senza accontentarsi dei successi del passato e del presente, E ben vengano i contributi fattivi, come quello del dottor Gaudio, che non creano inutili allarmismi ma aprono ad un confronto organizzativo e professionale costruttivo.
Dr. Maurizio Menarini
Direttore UOC Centrale Operativa 118 ed Emergenza Territoriale Romagna