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Mentre la Romagna si prepara al grande weekend di solidarietà della Festa della Mamma, con più di 600 volontari IOR impegnati il 9 e 10 maggio a distribuire le azalee che sostengono la ricerca contro il cancro in circa 200 postazioni del territorio, l’Ospedale “degli Infermi” anticipa la celebrazione e taglia il nastro su un nuovo strumento in grado di fare la differenza per le donne di Faenza.
Si tratta di un colposcopio, innovativo macchinario del valore di circa 25.000 euro che verrà messo a disposizione dell’Unità Operativa di Prevenzione Oncologica diretta dalla dott.ssa Dolores Santini.
Un dispositivo che andrà a migliorare la presa in carico delle pazienti, per diagnosi sempre più precoci e tempestive e, di conseguenza, patologie sempre più curabili, tramite interventi che hanno un migliore impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre: con la loro capacità di restituire immagini estremamente aumentate e dettagliate anche delle lesioni più piccole a carico di vulva, vagina e utero, queste apparecchiature si dimostrano fondamentali per garantire l’appropriatezza e la qualità degli standard di cura richiesti dall’Area Vasta e dalla Regione.
Il colposcopio donato da IOR permetterà, ad esempio, di avviare indagini più precise su quelle donne che si sottopongono allo screening del carcinoma cervicale e che presentano risultati alterati.

Le neoplasie ginecologiche sono una problematica che colpisce 1.500 donne ogni anno nella nostra Emilia-Romagna: si tratta di tumori molto infidi, che non danno segno di sé o prevedono sintomi piuttosto vaghi nelle fasi iniziali e che, di conseguenza, vengono spesso scoperti quando sono in stadi già avanzati, laddove le probabilità di guarigione sono minori e i trattamenti risultano più impattanti per la qualità di vita delle pazienti.

La neoplasia ovarica, in particolare, rappresenta quella con la prognosi peggiore: i tassi di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si attestano intorno al 43%. Migliore la situazione del carcinoma alla cervice uterina: grazie ai programmi di screening e alle vaccinazioni, spesso si riesce a evitare che sopraggiunga o a identificare lesioni in fase pre-cancerosa.
In attesa dei dati sull’impatto del vaccino anti-HPV, che si vedrà a partire dalle prossime generazioni, la diffusione del Pap-Test, e successivamente dell’HPV test, ne ha comunque più che dimezzato le diagnosi, portando al contempo una riduzione significativa delle identificazioni in fase tardiva. Come sempre, la tempestività gioca un ruolo rilevante: e la donazione di un nuovo colposcopio, da parte dell’Istituto Oncologico Romagnolo, all’Unità Operativa della dott.ssa Dolores Santini, serve proprio a questo.

«La tecnologia ci mette oggigiorno a disposizione strumentazioni in grado di individuare le lesioni anche nelle fasi iniziali – ha spiegato il Direttore Generale IOR, Fabrizio Miserocchi, nel corso della cerimonia di consegna – il loro costo viene ampiamente giustificato dalla differenza che possono fare per tante donne e tante famiglie. L’Istituto Oncologico Romagnolo, d’altronde, nasce proprio per questo: raccogliere le necessità dei reparti del territorio affinché i nostri professionisti possano offrire la miglior presa in carico possibile. In un mondo in cui le innovazioni tecnologiche sono all’ordine del giorno non è sempre facile mantenere il passo, ma non dimentichiamo che la salute del Sistema Sanitario è nel massimo interesse di tutti: per questo, in caso di bisogno, lo IOR sarà sempre al suo fianco. È il modo migliore per restituire al territorio la grande fiducia che da sempre ci viene riconosciuta. Chiudo con un piccolo appello: questo fine settimana saremo sulle piazze per proporre un gesto, quello del dono dell’azalea alle mamme. Si tratta di qualcosa che va ben oltre il semplice regalo: i contributi che riceviamo sostengono la ricerca e servono a portare al letto dei pazienti, anche quelli che stanno esaurendo le loro prospettive di cura, nuove speranze. Se il cancro, rispetto al recente passato, è una patologia sempre più guaribile ma soprattutto sempre più curabile e cronicizzabile, è proprio grazie ai passi avanti effettuati in laboratorio in questi anni: non dobbiamo mai darlo per scontato. La Festa della Mamma è una meravigliosa occasione per un doppio gesto d’amore, verso la donna più importante e verso i nostri pazienti: vi aspettiamo sulle piazze per fare la differenza insieme».

«Come Direttrice del Centro di Prevenzione Oncologica della provincia di Ravenna ringrazio lo IOR per la sensibilità che dimostra ogni volta verso la nostra attività – ha aggiunto la dott.ssa Dolores Santini – attività che, ricordiamo, comprende anche gli screening del carcinoma della mammella e del colon, oltre che della cervice uterina. La donazione che ci viene riconosciuta oggi è molto importante perché avrà un impatto concreto su una popolazione, quella di Ravenna, di circa 100.000 donne tra i 25 e i 64 anni che si sottopongono, o dovrebbero sottoporsi, agli screening con HPV test e Pap test: due esami che ci hanno permesso di ridurre in modo impressionante il costo, in termini di vite umane, di quella che un tempo era al contrario la prima causa di morte oncologica ginecologica, la neoplasia del collo dell’utero.
Di queste 100.000 donne, sono circa 900 l’anno quelle che vengono richiamate per approfondimenti, proprio tramite colposcopia.
Grazie a questo iter, come abbiamo detto in precedenza, siamo riusciti a ridurre drasticamente il numero di diagnosi di tumore alla cervice, per cui i casi di lesioni invasive annue che riscontriamo sul nostro territorio si limitano a poche unità: nella stragrande maggioranza dei casi, coinvolgono donne che non hanno risposto alla chiamata dello screening».

«Il colposcopio che ci viene donato oggi da IOR non sarà utile solamente in questo ambito – ha concluso la dott.ssa Anna Maria De Nuzzo, ginecologa del CPO di Faenza – ci permetterà infatti, grazie ad una performance di immagine notevole e alla sua capacità di archiviazione, di monitorare e valutare nel tempo le lesioni di basso grado nel corso dei follow-up, o per scopi didattici di formazione rivolti agli studenti di Medicina e di specialità. Inoltre, si tratta di un dispositivo che potrà essere utilizzato anche in ambito non oncologico e di cui, quindi, potranno usufruire anche colleghi e professionisti di Unità Operative diverse, come ad esempio la Ginecologia, per una diagnosi differenziale delle patologie del basso tratto genitale».


Ultimo aggiornamento

07-05-2026 16:33

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