Girando il mondo mi sono reso conto che spesso trovi ciò che non ti aspetti, conosci persone di cui ignoravi l'esistenza e che per qualche strana alchimia del destino ti capitano addosso.
Il viaggio comincia quando si torna indietro. Me lo devo ripetere di continuo, perché una volta a casa si rientra nella quotidianità avvolgente della vita di tutti i giorni. La famiglia, gli impegni, le cose da fare, il lavoro... Mi dimentico, ci dimentichiamo di chi tutti questi problemi non li ha, non per scelta ma semplicemente perché non ha un lavoro, non ha una casa e nemmeno una famiglia. Chi non può pensare al domani perché già oggi è un grosso problema. Chi muore per una banale malattia.
Fare il volontario è una forma estrema di egoismo. Lo facciamo perché ci piace, ci dà quella soddisfazione mentale e fisica che altrimenti non riusciamo più a raggiungere. Non si spiega altrimenti perché quattro infermieri e cinque medici passino 15 giorni delle proprie ferie a lavorare come matti in un posto dimenticato da Dio.
I bambini con le mamme – sempre loro – attendono impassibili il loro turno. La prima scrematura viene fatta direttamente sulla porta. Gli sguardi miti, rassegnati, disperati di chi non viene fatto entrare mi stringono il cuore, mi viene da piangere, ma mi sforzo di non farlo. Non perché non sia giusto, anzi, ma perché sarebbe come dare loro una conferma alla loro disperazione.
In un giorno si vedono patologie - le più varie – che da noi vedremmo in anni. Anche questo fa parte del gioco, poveri e disperati.

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