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Un’elevata qualità diagnostica unita a una sensibile riduzione della dose di radiazioni erogata al paziente e a una maggior velocità nell’esecuzione degli esami: sono questi i principali punti di forza di Revolution Evo, il nuovo tomografo computerizzato che sarà installato presso l’ospedale di Faenza nel prossimo mese di luglio: sono in corso, presso l’ospedale, i lavori per “accogliere” l’apparecchiatura. Del valore di 500.000 euro, la Tac verrà utilizzata per applicazioni in diversi campi: neurologico, oncologico e total body.

Nel frattempo, per evitare ai pazienti i disagi di dover svolgere gli esami presso altre strutture, vicino all’ingresso del Pronto soccorso è stata collocata una Tac mobile che lavorerà fino a che non sarà inaugurata la nuova apparecchiatura.

Zoom sulla nuova apparecchiatura.

E’ un sistema TC ad alta risoluzione e bassa dose radiogena, pensata per soddisfare le esigenze del presente ma predisposta per anticipare le sfide del futuro. È progettata per supportare la più ampia gamma di applicazioni ed esaminare i tipi di pazienti più diversi, dai quelli con traumi complessi a quelli con problemi oncologici.

Grazie a nuovi algoritmi di ricostruzione è possibile ridurre la dose radiogena erogata al paziente di oltre l’80 per cento rispetto alle tecnologie tradizionali, mantenendo la stessa qualità delle immagini: un miglioramento rilevante soprattutto per chi si sottopone agli esami in età pediatrica. Il nuovo sistema TC consente di personalizzare la dose di radiazioni in base alle caratteristiche fisiche del paziente, preservando dall’esposizione organi sensibili. Inoltre, grazie all’introduzione di uno specifico sistema, consente di calcolare e registrare la quantità di radiazioni assunta in caso di esami ripetuti nel tempo.

L’elevata risoluzione spaziale garantisce un’alta qualità dell’immagine, consentendo di ricostruire 128 strati: l’aumento del numero di strati e un numero maggiore di dati grezzi permettono di incrementare notevolmente la qualità diagnostica delle immagini per un ampio spettro di procedure.

Con opzioni più intelligenti e automatizzate per tutte le operazioni, la TAC, realizzata da GE Healthcare (divisione medicale di General Electric), può ottimizzare l'efficienza del flusso di lavoro. Il nuovo tomografo permetterà all’ospedale di Faenza di ampliare e migliorare i propri servizi: ad esempio consente di eseguire un esame total body in meno di dieci secondi ed esami più sicuri e precisi per pazienti con protesi metalliche.

Presso l’unità operativa di Radiologia dell’Ospedale di Faenza vengono effettuati ogni anno circa 100.000 esami di diagnostica per immagini, di cui 14.000 TAC.

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Un nuovo computer portatile per rendere sempre più efficaci le prestazioni dell’Ambulatorio Urgenze Pediatriche (pronto soccorso pediatrico) dell’Ospedale di Faenza. A donarlo, il Circolo Filatelico Numismatico “Torricelli” di Faenza, che lo ha consegnato alcuni giorni fa nel corso di una piccola cerimonia. Erano presenti il presidente del Circolo Ilario Ferrini ed una delegazione di tre soci, che hanno consegnato il pc alla coordinatrice della Pediatria ed ai medici in servizio, alla presenza del direttore medico di presidio dottor Davide Tellarini e del dottor Alessandro Lazzari.

Il presidente Ferrini ha evidenziato l’impegno da oltre 60 anni, da parte del Circolo Torricelli, per la diffusione del collezionismo in genere, con attenzione alla cultura e alle migliori tradizioni della nostra comunità, il tutto unito all’impegno a favore del prossimo, del quale questa donazione è frutto. Da parte della direzione medica e del reparto, sinceri ringraziamenti ai donatori.

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Che camminare sia bello e faccia bene è ormai assodato. Se poi lo si fa in gruppo,  e magari con qualcuno che indirizza la marcia, è ancora meglio. Si basa su questo il progetto che vede accomunati Ausl Romagna, Comune di Riccione e altri soggetti, mirato a formare walking leader, cioè soggett in grado di guidare gruppi di cammino, in modo da incentivarne la creazione. E per faro è già stato organizzato un apposito incontro formativo, che si svolgerà nella mattinata di sabato 25 maggio prossimo, presso la Sala di Quartiere di San Lorenzo (in via Bergamo, 2). L'incontro è gratuito e non sono richieste competenze particolari per parteciparvi. Basta aver voglia di... muoversi in compagnia. E' però molto importante iscriversi, e le modalità per farlo, insieme a tutti i dettagli sul corso, sono consultabili nell'allegato pieghevole.

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" LA DATAZIONE EMERSA COLLOCA LE RELIQUIE ENTRO UN ARCO TEMPORALE CHE VA DAL II AL III SECOLO D.C E IL VOLTO RICOSTRUITO COINCIDE CON LE RAPPRESENTAZIONI DEL SANTO"

 
 Sabato 11 maggio, presso l’Abbazia di San Mercuriale, sono stati presentati in anteprima nazionale i risultati della seconda fase di studio sulle reliquie di San Mercuriale, primo Vescovo di Forlì. Dopo i saluti di mons. LIVIO CORAZZA, Vescovo di Forlì – Bertinoro, don ENRICO CASADIO, Abate di San Mercuriale, DAVIDE DREI, Sindaco di Forlì, LUCA MAZZARA, Presidente del Campus Universitario di Forlì, GERMANO CAPACCI, Presidente del Lions Terre di Romagna, TIZIANA RAMBELLI, in rappresentanza del gruppo Ausl Romagna Cultura e GABRIELLA TRONCONI per la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì , Mirko Traversari, antropologo fisico e paleopatologo ha illustrato le scoperte rilevate sulle reliquie. 
Il progetto, che ha preso avvio con la ricognizione scientifica del 19 settembre scorso, nasce grazie ad una proficua collaborazione tra ricercatori ed istituzioni. Protagonisti dell'iniziativa sono Mirko Traversari, antropologo fisico e responsabile del progetto, il gruppo Ausl Romagna Cultura, e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna, particolarmente attivo su attività di valorizzazione e tutela della città di Forlì, che si è dimostrato immediatamente sensibile all’importante iniziativa. Questa seconda fase di studio, che segue la precedente incentrata sui risultati autoptici e radiologici, è focalizzata sui progressi delle indagini genetiche tuttora in corso, ma soprattutto sulla datazione atomica delle reliquie e sulla ricostruzione digitale del volto di San Mercuriale. A qualche mese dal primo appuntamento, durante il quale sono stati presentati i risultati relativi allo studio antropologico, paleopatologico e paleoradiologico svolti sulle reliquie, questo secondo appuntamento rende conto alla popolazione e ai fedeli, sullo stato di avanzamento degli studi fino a questo momento. “Le analisi preliminari sul DNA antico - spiega il dottor Traversari - sono state condotte su due elementi scheletrici, uno proveniente dal cranio conservato alla SS Trinità, il secondo sulle reliquie del corpo conservato a San Mercuriale; con il fine ultimo di associare geneticamente le reliquie. Le estrazioni multiple e le amplificazioni sono state orientate sulla regione ipervariabile 1 (HVR-1) del DNA mitocondriale (mtDNA), che ereditiamo in toto dalla madre, e sulle Short Tandem Repeats (STR) del cromosoma Y, che proviene dal padre. Le analisi hanno immediatamente evidenziato una diagenesi piuttosto pronunciata per entrambi i marcatori, con il verificarsi di diversi siti degradati (deaminati) nel mtDNA e la limitata amplificazione delle STR, segno di una scarsa presenza di DNA nucleare, entro cui risiete il cromosoma Y. Successive analisi, tutt’ora in corso, mireranno alla cattura dell'intero mtDNA, per consentire la definizione dell’aplogruppo di provenienza delle reliquie (ndr. Gli aplogruppi rappresentano geneticamente l'eredità per relazione di parentela matrilineare di tutte le popolazioni umane, le loro origini ed i processi migratori) E’ comunque possibile confermare la relazione genetica tra le reliquie conservate a San Mercuriale, con il cranio custodito alla SS Trinità.” “Le reliquie – prosegue l’antropologo - sono state sottoposte a datazione con il metodo del radiocarbonio mediante la tecnica della Spettrometria di Massa ad alta risoluzione (AMS), presso il Centro di Datazione e Diagnostica (CEDAD) dell’Università del Salento, con relativa calibrazione in età di calendario mediante l’utilizzo del software OxCal Ver. 3.10, basato sui dati atmosferici. La datazione emersa, colloca le reliquie entro un arco temporale che va dal II al III secolo d.C., nel rispetto delle comunque scarne indicazioni storiche sicuramente attribuibili alla figura del Santo. E’ stata inoltre ricostruito il volto mediante tecnica digitale in 3D secondo il protocollo di Manchester, grazie ai dati provenienti dalla TAC eseguita presso il presidio ospedaliero Morgagni-Pierantoni di Forlì. La ricostruzione, operata dalla dott.ssa Chantal Milani afferente al Dipartimento di Medicina Legale, Università degli Studi Sapienza di Roma, ha tenuto conto delle indagini antropologiche precedentemente condotte e, in fase di rendering artistico finale, dell’iconografia tarda attribuita al Santo. Il risultato ottenuto restituisce un uomo dallo sguardo mite, con un profilo fortemente caratterizzato da un naso importante e lievemente asimmetrico, caratteristica che curiosamente ritroviamo anche su rappresentazioni di san Mercuriale, come ad esempio la tela di Baldassarre Carrari (1460-1516), fra le prime di cui disponiamo, in cui il Santo viene rappresentato con un naso caratteristico. Un futuro terzo appuntamento, completerà il quadro delle analisi, proponendo i risultati legati alla paleodieta del Santo, alla sua mobilità in vita e al completamento degli studi genetici, aspetti attualmente in corso di svolgimento.”           
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Col via libera dell’Aifa sono partire, all’Ospedale di Ravenna, le prime sperimentazioni di Fase 1 in Ematologia ed Oncologia. Sono stati cioè reclutati i primi pazienti che potranno sperimentare farmaci innovativi per la cura di patologie oncoematologiche. Tali sperimentazioni sono partite in virtù del “via libera” da poco rilasciato dall’Aifa al “Santa Maria delle Croci”  e si innestano su altri studi clinici nazionali ed internazionali di cui l’Ospedale già fa parte. Tre i pazienti già arruolati in Ematologia, cui se ne aggiungerà presto un altro in Oncologia.

Se ne è parlato in una conferenza stampa cui hanno partecipato il direttore sanitario aziendale dottor Stefano Busetti, il direttore del Dipartimento Oncologico aziendale dottor Federico Cappuzzo, il primario di Ematologia dottor Francesco Lanza, professionisti delle due unità operative (i dottori Monica Tani, Lorenza Landi e Manolo D’Arcangelo), e la dottoressa Ilaria Panzini responsabile del Programma Ricerca dell’Ausl Romagna.

Ha aperto i lavori il dottor Busetti spiegando che “questo importante riconoscimento, che è anche una importante opportunità per i pazienti ravennati e della Romagna tutta, è arrivato in quanto il nostro ospedale ha potuto presentarsi alla commissione Aifa, che è venuta a Ravenna dal 4 all’8 febbraio, mostrando un ospedale efficiente non solo per quanto attiene al dipartimento Oncoematologico, ma anche nelle altre sue parti, ad esempio nel settore dell’Emergenza Urgenza, della Radiologia, della Farmacia…”.

Anche i vari professionisti hanno sottolineato come la Direzione Aziendale abbia da subito sposato, e si sia attivata, per portare a Ravenna queste sperimentazioni, che hanno poi spiegato.

L’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, pienamente inserito nel contesto aziendale, ha un rilevante bacino d’utenza con un consistente numero di casi di tumore/anno presi in carico dai servizi di diagnostica, di anatomia patologica, di chirurgia oncologica, dai servizi di prevenzione e territoriali.I servizi attualmente disponibili quali ad esempio la Rianimazione, la Radiologia, il Pronto soccorso, la Cardiologia, la Pneumologia, la Gastroenterologia, la Neurologia, il Servizio trasfusionale, il Laboratorio analisi, la Farmacia oncologica, consentono inoltre la conduzione di qualsiasi studio clinico sperimentale, in ambito onco-ematologico,oltre a mettere a disposizionepersonale sanitario sia medico sia infermieristico, con spiccata vocazione alla ricerca. Conseguentemente la Direzione Aziendale ha posto particolare attenzione alla creazione, dal 2017, di due unità cliniche di Fase 1 certificate AIFA, presso l’Oncologia e l’Ematologia, e di una unità di laboratorio analisi.

La sperimentazione di Fase 1 è il primo passo per testare un nuovo agente antitumorale nei pazienti. In questi studi i ricercatori determinano quale sia il migliore metodo di somministrazione della sostanza (per esempio, se per via orale o iniezione), quanto spesso deve essere somministrato (il dosaggio) e quale sia la dose più sicura (l’indice terapeutico). Questi studi comprendono anche test di laboratorio come analisi del sangue e biopsie, effettuate per valutare come il nuovo agente agisce una volta all’interno del corpo. In oncologia ed ematologia gli studi di Fase 1 si fanno con persone già ammalate e spesso si tratta di pazienti che non rispondono più alle cure disponibilie per cui si rende quindi necessario tentare nuove chance terapeutiche. Nei centri in cui si effettuano questi studile condizioni di somministrazione della terapia sono estremamente controllate, così come tutti i parametri del malato. E, ovviamente, anche presso l'Ospedale di Ravenna sono state messe in atto tutte le azioni tecniche, strumentali e di personale per garantire la massima sicurezza ai pazienti che partecipano a qualsiasi sperimentazione clinica, inclusi gli studi di Fase 1. Grande impegno infatti è stato profuso datutti i servizi trasversali e di supporto quali il servizio Ricerca clinica e organizzativa, la Fisica sanitaria, l'Ingegneria clinica, le manutenzioni e gestioni degli immobili.

Alla luce di tutto ciò, dal 4 all'8 febbraio scorso si è tenuta, presso il “Santa Maria delle Croci”, l’ispezione AIFA che ha definitivamente sancito “il possesso dei requisiti stabiliti dalla Determina AIFA 809/2015 per le Unità di Fase 1 dell’Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, con particolare riferimento ai reparti indicati nella relativa autocertificazione: Oncologia, Ematologia, Laboratorio a risposta rapida di Ravenna (sede locale del Laboratorio di Fase 1)", dando il via libero definitivo alle sperimentazioni.

Allo stato attuale infatti presso l'Unità operativa di Ematologia sono in corso 54 studi clinici, di cui 4 di Fase 1 e presso L'Unità Operativa di Oncologia sono in corso 36 studi a cui da maggio si aggiungerà il primo studio di Fase 1.

Nel complesso il Dipartimento Onco-Ematologico della Romagna - che lavora in stretta integrazione con l'IRCCS-IRST di Meldola nell'ambito del Programma Interaziendale del Comprehensive Cancer Care Network - coordina e partecipa a oltre 100 studi clinici che sono condotti presso le sedi di Ravenna, Rimini, Faenza, Lugo e Cattolica. Tali studi sono pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche internazionali, con un punteggio che ne attesta il valore particolarmente rilevante (899,376 punti di Impact Factor dal 2018 ad oggi).

La letteratura scientifica ha formalmente dimostrato che negli Ospedali dove c'è una importante componente di ricerca, alcuni indicatori di qualità dell'assistenza sono migliori: insomma dove si fa ricerca si cura meglio.Questo si può certamente affermare rispetto all'Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna, dove negli ultimi anni sono state messe in campo importanti innovazioni sanitarie tra cui - oltre alla importante attività di ricerca in oncologia e ematologia - la cardiologia interventistica in collaborazione con Maria Cecilia Hospital di Cotignola, il trapianto di cellule staminali in pazienti affetti da sclerosi multipla, il trapianto di microbiota intestinale. Ravenna è infine sede della direzione del Programma del Trapianto di cellule staminali autologo della Romagna certificato a livello internazionale.

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Giornate di studio in Emilia Romagna "PDTA Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali nelle demenze".  Per l’Azienda USL della Romagna l’appuntamento, promosso con la collaborazione delle Associazioni della Romagna, si svolgerà a Cesena, lunedì 27 maggio, a partire dalle ore 8.30, presso l’Aula Magna dell’Università (Piazza Sanguinetti, 180 – CESENA)

L'evento si pone l'obiettivo di informare/formare tutti i soggetti coinvolti nel percorso demenze, di cui alla DGR 159/19. La giornata rappresenta un primo momento formativo per dar conto degli indirizzi nazionali, regionali e la traduzione degli stessi a livello territoriale/locale.

E’ gratuito e rivolto:

- a tutti gli interlocutori della rete dei servizi sanitari,sociali e socio-sanitari, che a diverso titolo si occupano

di persone con demenza;

- ai cittadini interessati.

 

Le iscrizioni sono aperte 20 giorni prima dei singoli eventi con le seguenti modalità:

- Professionisti  delle Aziende  Sanitarie  e  della Regione Emilia-Romagna: l'iscrizione si effettua on-line attraverso il "Portale del Dipendente WHR- TIME";

- Professionisti  esterni  all'evento:  è  necessario effettuare l'iscrizione al portale regionale tramite il link  https://portale-ext-gru.progetto-sole.it/  (per l'accesso al link utilizzare Chrome o Mozilla Firefox).

- Volontari  e  cittadini  interessati:  l'iscrizione  si effettua  tramite  le  associazioni  di  riferimento territoriale.

 

Sono stati richiesti i crediti ECM per tutte le professioni sanitarie e i crediti OASER per la professione di assistente sociale.

 

Per informazioni:

Segreteria Servizio Assistenza Territoriale - tel. 051/5277320; e-mail: assistenzaterritoriale@regione.emilia-romagna.it -  demenze@regione.emilia-romagna.it

Azienda USL della Romagna - Segreteria Distretto di Ravenna tel. 0544/286602e-mail: distretto.ra@auslromagna.it Giornate di studio in Emilia-Romagna

Nell'opuscolo allegato, il programma dettagliato della Giornata di Studio prevista il 27 maggio a Cesena e gli altri appuntamenti in Emilia Romagna.

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Forlì capitale della Paleopatologia italiana nel 2019

Grazie al lavoro scientifico svolto dal dottor Mirko Traversari e dal gruppo Ausl Romagna Cultura, Gipaleo sceglie Forlì per il suo meeting nazionale.

 

 

Si terrà presso la prestigiosa cornice del Centro Residenziale Universitario di Bertinoro il 18 maggio, il V Meeting Nazionale del Gruppo Italiano di Paleopatologia (GIPaleo). “Per la prima volta l’importante convegno esce dalle sue sedi canoniche di Pisa e L’Aquila, che hanno ospitato i precedenti incontri” dice Mirko Traversari, della segreteria scientifica ed organizzativa, “E questo grazie ad una lunga collaborazione con il direttivo GIPaleo, che ha permesso di pervenire a questo splendido traguardo”. Maria Giovanna Belcastro, anch’essa della segreteria organizzativa ricorda che “La tematica principale del Meeting, la paleopatologia, studia le malattie del passato principalmente dal punto di vista morfologico e mediante l'esame diretto dei resti umani antichi. Oltre al duplice interesse antropologico e storico, che permette di ricostruire stile di vita e condizioni di salute dei nostri progenitori e di personaggi storici, la conoscenza delle malattie antiche riveste un’autentica importanza medica perché può contribuire ad una migliore comprensione delle malattie attuali” Luca Ventura, Coordinatore Nazionale GIPaleo, inoltre precisando che “il GIPaleo, riunendo gli anatomopatologi esperti di malattie del passato, vuole rappresentare una sorta di "casa comune" per tutte le professionalità coinvolte nell'approccio multidisciplinare ai resti umani antichi. Questo è lo spirito fondamentale dei nostri Meeting ed ecco perché a Bertinoro ascolterete anche Antropologi Fisici, Archeologi, Storici della Medicina, Conservatori e tanto altro”. Venendo nel merito del V Meeting di Bertinoro, Raffaele Gaeta, Segretario Nazionale GIPaleo, anticipa che “Il programma della giornata sarà ricchissimo, abbiamo ricevuto numerosissime richieste di adesioni, anche oltre le aspettative. Avremo le rappresentanze di ventuno Università italiane ed estere, sette Aziende ospedaliere, oltre a diversi Musei, Soprintendenze e Società scientifiche internazionali, un eccellente risultato insomma!”. Luca Saragoni, coorganizzatore dell’evento specifica che “Avremo il piacere di ascoltare contributi con firme prestigiose, fra le quali non possiamo non citare Gino Fornaciari ed Ezio Fulcheri, fra i più importanti paleopatologi al mondo e veri e propri decani, se non addirittura i fondatori della disciplina in Italia” a questo, Mirko Traversari aggiunge che “Essendo un evento assolutamente gratuito e rivolto a tutti, abbiamo pensato di fare un regalo alla cittadinanza ed ai curiosi aprendo la giornata con una lecture del prof. Fornaciari, che ci parlerà dello studio paleopatologico compiuto sui resti di Giovanni dalle Bande Nere, figlio di Caterina Sforza e forlivese di nascita” io stesso, conclude Traversari “relazionerò sulle ultime novità riguardo allo studio su San Mercuriale, tuttora in essere e che peraltro è soggetto principale della locandina dell’evento”.

L’evento, completamente gratuito e aperto al pubblico accoglierà chiunque sia interessato fino ad esaurimento posti in sala, si terrà il 18 maggio presso la Sala del Teatro del Centro Residenziale Universitario di Bertinoro, dalle ore 8:30 alle 19:00. 

Il V GIPaleo gode del patrocinio del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna-Campus di Ravenna, dell’AUSL della Romagna, della Provincia di Forlì-Cesena, Comune di Bertinoro e Comune di Forlì; è realizzato grazie al contributo di Daniele Versari di Estados Cafè Solidale, il Panificio di Camillo, AT.ED 2 Attrezzaturificio.

 

 
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