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Affetta da una malattia molto grave e rara, una giovane paziente è stata sottoposta, presso l’Ospedale “Morgagni – Pierantoni” di Forlì, ad un intervento grazie al quale non dovrà avere necessità di una ossigenoterapia. Ad eseguirlo il professor Venerino Poletti, direttore dell’unità operativa di Pneumologia dell’ospedale di Forlì, il dotor Stefano Maitan, direttore della Anestesia Rianimazione, assieme alle loro equipes.

“La paziente – spiega il professor Poletti – è affetta da una patologia particolarmente rara: la forma genetica della proteinosi alveolare. Questa malattia è già di per se’ rara, ma la variante genetica lo é ancora di più rappresentando l’1-5 % delle forme di proteinosi alveolare, e porta all’accumulo di proteine, all’interno degli alveoli polmonari, rendendo difficile per i pazienti la respirazione”.

L’intervento effettuato ieri a Forlì, denominato lavaggio polmonare totale, consiste nell’introduzione di soluzione fisiologica riscaldata all’interno dei polmoni per rimuovere le proteine presenti, in modo che il paziente sia poi nelle condizioni di respirare da solo. E a seguito di questo intervento sará poi possibile instaurare una apposita terapia genetica.

“La peculiaritâ di questa procedura – spiega ancora il professor Poletti – è motivata sia dalla estrema raritá della malattia sia dalla difficoltà d’esecuzione. Solo una consolidata esperienza clinica ed una strettissima collaborazione con la Anestesia e Rianimazione ne rendono possibile l’effettuazione”.

D’altra parte il lavoro “di squadra” tra le varie articolazioni cliniche dell’Ospedale di Forlì, mira  ad offrire le migliori soluzioni ai pazienti. Esso non è certo una novità : “Ad esempio, sempre con l’Anestesia Rianimazione, la Radiologia (in particolare la dottoressa Sara Piciucchi) e l’Anatomia Patologica (dottoressa Alessandra Dubini) abbiamo messo a punto la criobiopsia, una innovativa modalità per effettuare biopsie polmonari, meno invasiva e con meno rischi per i pazienti, rispetto alla tradizionale biopsia chirurgica. A riprova – ribadisce il Primario di Pneumologia – che lavorare insieme combinando la ricerca e la buona pratica clinica porta a frutti importanti”.

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Per la sanità romagnola è un quadro positivo quello che emerge dall’analisi degli indicatori del Piano Nazionale Esiti (Pne) 2017, pubblicato a fine dicembre dall’Agenas e da altri indicatori elaborati in Regione. Un quadro che il Direttore Generale, dottor Marcello Tonini, ha illustrato in una recente intervista rilasciata a Teleromagna con la finalità di fare il punto sui “suoi” tre anni di gestione dell’Ausl Romagna (guarda l’intervista), una delle aziende sanitarie più grandi d’Italia che copre 5.100 chilometri quadrati di territorio con 1.300.000 utenti, oltre 15mila dipendenti (ulteriori dati di inquadramento su Ausl Romagna).

Uno dei principali impegni intrapresi nel 2017 e che si strutturerà maggiormente nel prossimo biennio, è quello sul consolidamento della rete oncologica della Romagna, con il programma interaziendale Ausl Romagna / Irccs – Irst di Meldola, attraverso la creazione dei gruppi di patologia che porteranno ad una sempre maggiore integrazione e collaborazione. Altro importante obiettivo è la realizzazione e il consolidamento di 28 percorsi clinico assistenziali e progetti innovativi trasversali che stanno portando alla omogeneizzazione delle pratiche di cura finalizzato ad un costante miglioramento degli esiti e della presa in carico dei pazienti romagnoli.

Gli Indicatori di esito del Pne per l’Ausl Romagna.

Area cardiovascolare. Un paziente trattato presso un ospedale dell’Azienda USL della Romagna ha il 16 per cento di probabilità in meno, rispetto ad un cittadino del resto d’Italia, di morire entro 30 giorni da un episodio di infarto. Non solo: se trattati con  angioplastica coronarica entro 2 giorni, i cittadini romagnoli hanno il 34 per cento di probabilità in meno di morire entro 30 giorni. Hanno inoltre una maggior probabilità (più 13 per cento) di essere trattati con angioplastica coronarica ed hanno il 13% di probabilità in meno rispetto alla media italiana di essere colpiti da eventi cardiovascolari e cerebrovascolari dopo un anno da un episodio di infarto.

Area Cerebrovascolare. Una persona colpita da ictus e trattata presso un ospedale della Romagna ha il 18 per cento in meno di probabilità di morire entro 30 giorni ed il 13 per cento in meno di morire dopo un anno dall’episodio acuto, rispetto ad un cittadino del resto d’Italia. Da dati aziendali emerge inoltre un aumento considerevole del volume di attività per il trattamento dell’ictus ischemico: dal 2015 al 2017 gli interventi di trombolisi sono raddoppiati, mentre i trattamenti endovascolari sono quadruplicati (tale trend è in continuo aumento): si tratta di interventi che, laddove possibile effettuarli a seconda delle condizioni e dello stato del paziente, migliorano le chance di sopravvivenza e portano ad una ripresa più veloce e completa. Proprio in quest’ambito l’Azienda sta mettendo in atto forti azioni di riorganizzazione innovativa al fine di migliorare e rendere sempre più equa ed omogenea la presa in carico dei pazienti colpiti da ictus.

Area ortopedica. Una persona trattata per frattura del femore in un ospedale dell’Ausl Romagna ha il 29 per cento di probabilità in più, rispetto ad un cittadino del resto d’Italia, di eseguire un intervento chirurgico entro 2 giorni; ha inoltre il 27 per cento di probabilità in meno di morire entro 30 giorni ed il 20 per cento di morire entro un anno, dall’evento.

Area chirurgica. Un cittadino ooperato in Romagna per colecistectomia laparoscopica ha il 45 per cento di probabilità in meno di dover tornare sotto i ferri per un nuovo intervento chirurgico entro 30 giorni, rispetto ad un cittadino del resto d’Italia

Area Ostetrica. Una cittadina romagnola che partorisce in un ospedale dell’Ausl Romagna ha il 25 per cento in meno di probabilità di subire un taglio cesareo rispetto ad una partoriente del resto d’Italia.

Altri rilevanti indicatori e dati utili ad inquadrare il contesto.

Cure palliative. L’Ausl della Romagna conta 88 posti letti, con 2,78 per cento di posti letto attivi in hospice sul totale dei deceduti per tumore. La percentuale di pazienti in carico all’Assistenza Domiciliare entro 3 giorni dalla segnalazione è pari all’86,9 per cento; la percentuale di pazienti deceduti in Assistenza Domiciliare e Hospice in Romagna è del 65 per cento.

In Romagna il tasso standardizzato di mortalità per 100mila abitanti è pari a 863,44 mentre il rapporto standardizzato di mortalità (cioè il rapporto tra il numero di casi di morte osservati e il numero di casi attesi) è pari a 0.95 (significa che i decessi sono meno di quelli attesi secondo la letteratura medica). Si registrano inoltre buone performance in ordine ai tassi relativi alle morti per tumori e malattie cardiovascolari e cerebrovascolari.

Test di screening di primo livello. Sono previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza e la Romagna registra una buona performance di adesione: 66.9 per cento per lo screening della neoplasia della cervice uterina; 78.4 per cento per la diagnosi precoce del tumore della mammella; 58.7 per cento per lo screening del tumore del colon retto.

Personale (al 31 dicembre 2017). I dipendenti dell’Azienda USL della Romagna sono 15.066: da fine 2015 vi è stato un aumento di 478 unità e proprio nei giorni scorsi sono stati emessi i bandi per una prima stabilizzazione di 240 operatori. Complessivamente 57 le nomine di direttori di struttura complessa previste nel triennio 2016-2017-2018.

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