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Articoli filtrati per data: Giugno 2021

Rotary Club area Romagna e Rotary International Foundation finanziano un progetto per i pazienti cardiologici dell’Azienda della Romagna, grazie anche ad un Global Grant.


Una straordinaria collaborazione a sostegno della Sanità Romagnola da parte di 16 Rotary club della Romagna, che hanno unito le forze per rendere possibile la partecipazione al Global Grant promosso dalla Rotary International Foundation, ha portato all’erogazione complessiva dei 78.000 euro, necessari a far decollare il progetto di telemedicina, per l’assistenza ed il monitoraggio a domicilio dei pazienti a cui sono stati impiantati dispositivi cardiaci (pacemaker, defibrillatori, resincronizzatori).


Remotheart è un progetto basato sul controllo “a distanza”, ovvero remoto, dei dispositivi cardiaci impiantabili di ultima generazione, che consentono di comunicare con un trasmettitore al domicilio del paziente, al fine di inviare dati di natura tecnica, parametri e funzionamento del dispositivo impiantato e informazioni di carattere clinico, relative ai parametri vitali del paziente. Le trasmissioni da remoto possono essere programmate, col solo scopo di validare il corretto funzionamento dell’impianto, oppure possono essere originate dalla rilevazione di parametri fuori dalla norma.

Da un’esperienza innovativa iniziata a Forlì nel 2019 grazie all’Associazione Cardiologica Forlivese, che ha messo a disposizione le risorse necessarie a consentire di assistere con monitoraggio remoto tutti i pazienti cardiologici portatori di dispositivi, passando da 120 a 650 assistiti in meno di un anno, è nata dunque  l’idea di estendere l’applicazione del servizio così sviluppato, a tutta l’azienda USL della Romagna, attraverso un processo top-down, con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sui pazienti con scompenso cardiaco e di “mettere in rete” tutti i pazienti romagnoli portatori di dispositivi in grado di inviare informazioni sullo stato di compenso della malattia.

Il progetto Remotheart, che in tutta la Romagna interesserà un numero stimato pari a circa 6500 pazienti portatori di device cardiologici, dei quali 800 per lo scompenso cardiaco, rappresenta un tipico esempio di come le iniziative dei singoli territori possano essere messe a valore per tutti. Oggi ciò è reso possibile, anche proprio grazie all’intervento dei Club Rotariani dell’area romagnola, che hanno ben compreso questo valore, portandolo all’attenzione della Rotary International Foundation.

Il numero di impianti di pacemaker e defibrillatori è significativamente aumentato nell’ultima decade, a causa delle nuove indicazioni emerse dai risultati dei grandi studi clinici. Molti pazienti portatori di dispositivo impiantabile sono anche affetti da scompenso cardiaco, patologia invalidante e sempre più diffusa, che richiede un sistema di assistenza dedicato. Nella maggioranza di questi il dispositivo è in grado di raccogliere ed inviare  segnali utili a monitorare lo stato clinico del paziente.



Il follow-up, ovvero il controllo periodico, clinico e del dispositivo, dei pazienti portatori di device cardiaco è parte integrante del processo terapeutico, la frequenza dei controlli programmati per portatori di pacemaker è generalmente di 1 volta/anno, mentre per i portatori di defibrillatore impiantato è di 2 volte/anno. La frequenza dei controlli aumenta ulteriormente quando il dispositivo si avvicina all’esaurimento del generatore. Questo determina un carico di lavoro crescente in maniera esponenziale per i centri di elettrostimolazione, difficilmente sostenibile a breve e medio termine. Il tutto è reso più difficile dalla complessità clinica di molti pazienti trattati: essi, infatti, richiedono un follow­up intensivo con visite frequenti, spesso non programmate in caso di eventi avversi.

Un limite importante dei follow­up tradizionali è inoltre rappresentato dall’acquisizione ritardata delle informazioni diagnostiche memorizzate dal dispositivo, che se acquisite tempestivamente possono invece facilitare una reazione clinica tempestiva con conseguenti benefici per il paziente.

Il monitoraggio remoto dei dispositivi permette di fornire alla struttura ospedaliera un flusso continuo di informazioni relative allo stato del dispositivo. Questo è reso possibile grazie ad un trasmettitore consegnato al paziente, che controlla ed invia i dati al server dedicato del fornitore, a cui gli operatori della clinica possono accedere mediante sito web e autenticazione certificata.

Obiettivo di questo progetto è predisporre e implementare una tecnologia che metta a disposizione in modo strutturato e interoperabile tutte le informazioni provenienti dai diversi dispositivi medici cardiologici impiantabili, a supporto di un modello di cura che consenta l’assistenza sanitaria dei pazienti cardiologici presso il proprio domicilio.

Non è trascurabile poi l’aspetto riguardante l’abbattimento dei costi sociali, tenuto conto che la maggior parte dei pazienti sono anziani, che l’80% è accompagnato da un familiare che deve assentarsi dal lavoro e che circa un terzo dei pazienti sono ancora in attività e devono rinunciare essi stessi alla loro attività lavorativa.

Non solo, in un periodo storico come quello che stiamo vivendo in pandemia da COVID-19, è fondamentale che il paziente fragile possa essere controllato dal proprio domicilio, riducendo la possibilità di contagio.

La crisi pandemica che sta attraversando tutto il mondo e nondimeno l’Italia, ha rimesso in primo piano la necessità di accelerare il processo di innovazione, soprattutto nel settore sanitario, fortemente impattato da questa emergenza, ponendo l’esigenza di sviluppare per i servizi sanitari un nuovo impegno in ambito territoriale.

La tecnologia è stata il principale fattore abilitante durante tutta la crisi: infatti, non solo ci ha permesso di mantenere i contatti con il mondo, ma ha anche contribuito di fatto all’erogazione di molte delle prestazioni sanitarie programmate e alla gestione di tutti quei pazienti cronici che necessitano di cure continuative al fine di scongiurare il precoce deterioramento della condizione di salute. Ecco perché le tecnologie digitali e l'ambiente digitale permettono il raggiungimento di quegli obiettivi che sono caratteristici dei sistemi sanitari di eccellenza, ovvero alta qualità, efficienza, equità, convenienza e accessibilità all'assistenza sanitaria. Le soluzioni innovative rappresentate dai servizi sanitari digitali possono, se progettate in modo mirato e implementate in modo efficiente, fornire migliori risultati di salute e contribuire alla sostenibilità dei sistemi sanitari.

Questo progetto – dichiara il Direttore sanitario Dott. Altini - si colloca nell’ambito di un più complessivo modello organizzativo della Romagna, che include un ripensamento della rete dei servizi, per una sanità più vicina ai cittadini, nella direzione di un potenziamento del territorio, con creazione di nuovi servizi tra i quali rientrano tutte le prestazioni di Telemedicina, che consentono di erogare visite a distanza e di monitorare i pazienti che hanno bisogno di assistenza continua anche a distanza. Oggi possiamo dire che dalla teoria passiamo ai fatti, la telemedicina e la digital health è questo”.


La leva digitale – afferma il Direttore Generale Dott. Carradori - è dunque la chiave che rende concreta la realizzazione di questo nuovo modello, realizzando le connessioni che concorrono al benessere dei cittadini. Da una parte infatti permette di attivare i meccanismi di coordinamento tra tutti “i touchpoint fisici” del sistema, ossia gli ospedali, le case della salute, gli ospedali di comunità, le Case-residenza per gli anziani, gli uffici dei Comuni che erogano prestazioni sociali, strutture private convenzionate, i MMG e PLS, le farmacie, dall’altra abilita la nascita di nuovi punti di contatto virtuali tra i quali rientrano, a titolo di esempio, tutte le App per la salute che permettono di rendere i servizi ancora più vicini al paziente. In questo modo sarà possibile realizzare un reale sistema di continuità di cura per il paziente. L’avvio del progetto di telemedicina che oggi presentiamo grazie al contributo del Rotary, è un fondamentale tassello di un complesso mosaico di azioni che metteremo in campo nei prossimi mesi.

Da parte dell’Azienda USL della Romagna quindi, un sentito ringraziamento ai Rotary Club per questo sostegno concreto, che conferma la ormai consolidata collaborazione del Rotary, partner sensibile e attento per vocazione, ai bisogni del sistema sanitario pubblico”


 “Al di là dell’entità economica della donazione, quello che preme mettere in risalto è la forte sinergia venutasi a creare tra l’Istituzione territoriale deputata alla tutela della salute e la comunità locale - dichiara Patrizia Farfaneti Ghetti, Presidente del Club capofila di Rimini - sinergia che ci sembra faccia ben sperare per un futuro di ricostruzione del tessuto sociale messo così a dura prova dalla pandemia”.

Il finanziamento è assicurato in particolare da 16 Club delle Province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, suddette e segnatamente da: Rimini, Forlì, Cesena, Lugo, Ravenna, Ravenna Galla Placidia, Forlì Tre Valli, Faenza, Cervia-Cesenatico, Riccione-Cattolica, Valle del Rubicone, Valle del Savio, Rimini Riviera, eClub Romagna, Cesenatico Mare, Riccione Perla Verde, dal Club della Repubblica Argentina “Bahìa Blanca del Norte”, dal Fondo a Designazione Distrettuale del Distretto 2072 e dal Fondo Mondiale della Rotary Foundation per un totale complessivo di EURO 77.876 euro.

 

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L’AUSL della Romagna ha messo in luce il suo patrimonio artistico costituito da opere contenute o donate ai piccoli ospedali su tutto il territorio. L’AUSL Romagna è l’unica in Italia che gestisce questa attività con personale interno.


Il Direttore Generale della AUSL Romagna Tiziano Carradori valorizza l’arte e la collega al concetto di benessere e di salute mentale «L’arte è terapeutica.

«Opere d’arte esposte all’interno di ospedali e strutture sanitarie danno sollievo al personale medico-sanitario e ai pazienti, – afferma il direttore generale della AUSL Romagna Tiziano Carradori -  L’arte e la cultura sono aspetti molto legati alla salute o alla sua mancanza. In alcuni casi l’arte è più l’espressione della mancanza di uno stato di salute psichica oppure si può vedere anche come una salute espansa dal punto di vista della creatività oltre i limiti. Quindi la salute è una componente essenziale del vivere sociale che all’occorrenza appunto ne massimizza le potenzialità di una collettività oppure le limita nelle sue libertà. In altre parole l’uomo che ha delle limitazioni nelle sue capacità psicofisiche ed intellettive invece può manifestare delle grandi capacità creative, pensate ai grandi artisti come Van Gogh...»


La nascita dell’AUSL della Romagna è stata l’occasione per avviare una nuova fase ricognitiva del corposo patrimonio artistico proveniente dalle strutture sanitarie pubbliche congiunte alla nuova Azienda sanitaria. Le Ex Aziende di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, coinvolte nelle misure di adeguamento, hanno trasferito tutti i loro beni nella nuova Azienda. In seguito, si è attivata un’impegnativa campagna di verifica e catalogazione dei beni d’interesse storico artistico.


«Noi oggi siamo anche ciò che ci ha preceduto dal punto di vista artistico e dal punto di vista della conoscenza tecnico-scientifica, - spiega il direttore Carradori - Pertanto io trovo doveroso offrire l’opportunità di valorizzare ciò che per me è quel substrato che collega la sanità che si occupa della salute psicofisica delle persone, alla società nelle sue espressioni e anche quante rappresentazioni pittoriche che descrivono la salute o la mancanza della salute delle popolazioni. Mi piange al cuore di vedere perso quello che c’era, quindi di non renderli disponibile di nuovo per la collettività nelle forme più adeguate possibili. Secondo me non esiste capacità di affrontare il futuro se uno non ha la capacità di mettere a valore la memoria dal punto di vista artistico.»


L’AUSL della Romagna è una delle Aziende più grandi d’Italia che comprende tre Province (Ravenna, Forlì - Cesena e Rimini) e settantatré Comuni con un’estensione territoriale di 5 100 Kmq. La ricognizione del patrimonio artistico, terminata nel marzo del 2020, ha messo in luce un patrimonio quantitativamente e qualitativamente notevole frutto dell’intreccio tra le vicende storiche istituzionali e la produzione artistica territoriale ma, da quest’ ultima ricognizione, sono emerse nuove storie che accompagnano altri manufatti da considerare pregevoli. Ovviamente il patrimonio include grandi personaggi (benefattori o medici), ricordati tramite ritratti o donazioni, che hanno contribuito a costruire il senso del servizio sanitario di oggi tramite il senso del dono e della gratitudine.


L’Ausl è proprietaria di un importante patrimonio culturale costituito da un ingente numero di manufatti tutti  inseriti nel registro inventariale e nei libri cespiti gestiti dall’U.O. Servizi Alberghieri e Inventari. Il vero nucleo del patrimonio storico artistico è costituito da circa un migliaio di pezzi di cui una gran parte collocati in regime di comodato d’uso gratuito presso sale espositive e/o luoghi dedicati alla cultura.
Dal 2014, si è avviato il progetto di valorizzazione territoriale denominato, “LA CURA ATTRAVERSO L’ARTE, il patrimonio artistico dell’Azienda USL della Romagna”. Il progetto prevede piccoli nuclei espositivi legati all’area geografica di pertinenza.  Tutti i nuclei espositivi sono contestualizzati dal pannello esplicativo uniformato, supportato dal fascicolo tematico. Attualmente sono stati pubblicati, dal centro stampa aziendale, 15 fascicoli contenuti nel cofanetto, “LA CURA ATTRAVERSO L’ARTE, il patrimonio artistico dell’Azienda USL della Romagna”.
Il lavoro conoscitivo sui patrimonio di derivazione sanitaria affonda le radici nei progetti avviati da quella che era l’IBC della regione Emilia Romagna (dal 1 gennaio 2021, è passato a capo della regione, istituendo il servizio patrimonio della RER). Va ricordata la mostra del 1997 “NON SOLO PIETA’opere d’arte dagli ospedali della provincia di Ravenna” tenutasi a Lugo e Bagnacavallo, che presentò le opere emerse dalla prima ricognizione a tappeto della provincia di Ravenna avviata dall’IBC.
La dott.ssa Sonia Muzzarelli, laureata in Conservazione dei Beni culturali a Ravenna, negli anni ha investito in una formazione specifica necessaria per complessa gestione del patrimonio di derivazione sanitario, ed ha presentato al direttore Tiziano Carradori dell’Ausl un suo progetto di gestione e valorizzazione  delle opere d'arte degli ospedali. Il direttore Carradori ha accettato il progetto e dott.ssa Muzzarelli che si occupa di questo argomento da circa 20 anni.

«La mia attività è iniziata nel 2002, affiancando la dott.ssa Gabriella Lippi che a quel tempo era consulente dell’IBC per l’ex Ausl di Ravenna, - spiega Muzzarelli -  Posso ritenermi molto fortunata perché ho avuto la possibilità di essere formata e affiancata dagli esperti dell’istituto dei beni culturali, fondato negli anni settanta del novecento da Andrea Emiliani. Quindi, il mio metodo di lavoro, si è plasmato su ciò che ho appreso dagli esperti dell’allora IBC che, a loro volta, si erano formati sulle idee di Emiliani. In sintesi ho cercato di mantenere la continuità di un metodo di lavoro. Emiliani negli anni 80 con la mostra “arte e pietà” dava conto di un censimento pluriannuale svolto sul territorio dell’intera regione in riferimento al patrimonio delle Ipab. Parte di questo patrimonio fu poi assegnato alle aziende sanitarie... ed è qui che è iniziato il tutto! Chiaramente nel faentino abbiamo i ceramisti come: Pietro Melandri, Carlo Zauli, Ivo Sassi, Angelo Biancini, Muky, Alfonso Leoni a questi si aggiungono gli  artisti del cenacolo baccariniano. Poi ci sono Giovanni Andrea Donducci, detto il Mastelletta; Giovan Francesco Nagli, detto il Centino; Guido Cagnacci; Benvenuto Tisi, detto il Garofalo; Sebastiano Filippi, detto il Bastianino; Cristoforo Savolini, Giulio Ruffini; Gofredo Gaeta; Gianni Cinciarini.»


La dott.ssa Sonia Muzzarelli presenterà il lavoro che ha svolto sul patrimonio artistico della AUSL Romagna a Castelbolognese, presso il Mulino Scodellino il prossimo lunedì 21 giugno, alle ore 20.30.


Per informazioni: scodellino@gmail.com

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Al fine di fornire un aggiornamento rispetto all'evoluzione del quadro epidemiologico dell'infezione da Covid 19 nel territorio romagnolo, su un arco temporale più significativo rispetto alla situazione di una singola giornata, si riportano, in allegato, alcuni dati relativi alla settimana dal 7 al 13 giugno (precisando che si tratta dei casi di residenti diagnosticati sul territorio romagnolo). Nella settimana di riferimento, si sono verificate 323 positività su un totale di 21.125 tamponi eseguiti; si osserva quindi un tasso di positività del 1,5 per cento, confermando, in questa settimana, una progressiva stabilizzazione dei dati relativa ai nuovi casi positivi, nel territorio romagnolo.

La performance dei tempi di refertazione dei tamponi, entro le 48 ore, si mantiene molto alta, registrando il 99 per cento. Per quanto riguarda l'indicatore relativo alle persone ricoverate, su tutta la Romagna, a lunedì 14 giugno, si registra la quota di 27 ricoveri, con una diminuzione di 18 ricoverati rispetto alla settimana precedente, mantenendo l'azienda all'interno del livello verde del Piano ospedaliero Covid; anche i riempimenti nelle terapie intensive sono in calo, sia in termini assoluti che percentuali. Anche questa, commenta Mattia Altini, direttore Sanitario Ausl Romagna si conferma la frenata della circolazione del virus sul nostro territorio. Da oggi inoltre si possono prenotare anche i cittadini dai 20 a 24 annidi età, ultima fascia anagrafica invitata alla vaccinazione. Ciò significa che tutti i cittadini dai 12 anni in su, se aderiranno, come in parte sta già avvenendo, alla vaccinazione, contribuiranno a mantenere bassa la circolazione del virus, saranno protetti dal contagio e potremo tutti così arrivare all’autunno, con meno incertezze ad ansie legate ad una ripresa della pandemia. E’ l’unica strada possibile e dobbiamo esserne tutti consapevoli. Capisco che anche le ultime vicende di questi giorni, possano alimentare dubbi. Ma il dato certo che conosciamo oggi, anche sulla base dell’esperienza della Gran Bretagna è che se utilizziamo una sola dose dei vaccini, per i quali è prevista una seconda somministrazione, la copertura risulta essere meno efficace.”

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Al Pronto soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena è partita ieri la seconda fase dei lavori di ristrutturazione , che nei mesi scorsi era stata necessariamente rinviata per evitare la perdita temporanea di spazi più che mai preziosi nella fase più acuta della pandemia.

Dopo la realizzazione e messa in funzione a novembre 2020 del nuovo corpo di fab¬brica di 300 metri quadrati, costruito in ampliamento accanto al padiglione esistente, l’Unità Operativa Progettazione e Sviluppo Edilizio dell’Ausl Romagna è ora al lavoro per riqualificare la ‘vecchia’ area di attesa del Pronto Soccorso.

I lavori, che saranno realizzati senza alcuna interruzione delle attività sanitarie, interessano in particolare una porzione di area dedicata all'attesa dei pazienti presi in carico e radiologici che necessitano di successive indagini diagnostiche. Per il tempo necessario alla realizzazione dei lavori, che dovrebbero protrarsi fino ad ottobre, le sale di attesa riservate ai codici bianchi e gialli sono state temporalmente trasferite nella nuova ala del Pronto Soccorso, come da destinazione progettuale.

Si ricorda inoltre che all’esterno della struttura è ancora disponibile per gli accompagnatori dei pazienti che devono accedere in pronto soccorso la struttura prefabbricata temporanea, dotata di aria condizionata.

L’intervento complessivo, che dal punto di vista strutturale porterà a una nuova e più consona distribuzione degli spazi, è finalizzato a migliorare il comfort di pazienti e operatori. Ci si scusa per eventuali disagi.

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Sono stati consegnati dal figlio Ugo, in memoria del padre, Duilio Farneti, poeta e scrittore Romagnolo, autore di vari libri scritti in dialetto e in lingua, vincitore di prestigiosi premi letterari, 333 volumi comprendenti otto diversi titoli.

I libri sono stati destinati in dono a tutti gli operatori sanitari e ai volontari impegnati nelle vaccinazioni anti Covid-19, in segno di riconoscenza, per volontà del figlio del poeta, che in occasione della somministrazione del vaccino, ha apprezzato il livello di professionalità, umanità e competenza del personale, nonché l’ottima organizzazione del servizio che ha avuto modo di sperimentare.

Presenti alla consegna avvenuta al Centro vaccinale della Fiera di Cesena, una delegazione dei volontari della protezione civile di Forlì -Cesena, l’assessore Carmelina Labruzzo, Claudia Casadei del coordinamento regionale della protezione civile, il direttore dell’Igiene Pubblica di Cesena Nicoletta Bertozzi, il direttore della Direzione Infermieristica e Tecnica di Cesena Paola Ceccarelli e la responsabile del Fundraising aziendale Elisabetta Montesi.

“E’ una iniziativa bellissima quanto inaspettata – dichiara Paola Ceccarelli- apprezzata da tutti noi quale attestazione di riconoscimento dell’impegno quotidiano e dello sforzo organizzativo che c’è stato e continuerà ad esserci per molti mesi, rispetto a questa fase nella lotta alla pandemia da Covid 19, che riguarda le vaccinazioni, che certamente dà un’ulteriore motivazione a tutti noi per continuare nel nostro impegno quotidiano. Per questo riconoscimento siamo quindi davvero grati al signor Farneti”.

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La Direzione Generale dell’Ausl della Romagna ha recentemente ufficializzato cinque incarichi di direzione per la guida di altrettante strutture complesse di Riccione e Cattolica. Si tratta del dottor Riccardo Varliero scelto a capo del Distretto Sanitario di Riccione, del dottor Andrea Lucchi nuovo direttore dell’unità operativa di Chirurgia generale dell’ospedale Ceccarini della dottoressa Rosa Intermite nominata direttore dell’Unità Operativa Pronto Soccorso e Medicina d’urgenza di Riccione, della dottoressa Eleonora Renzi designata alla guida del reparto di Radiologia di Riccione e del dottor Paolo Paladini che ha assunto l’incarico di direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia ortopedica della spalla dell’ospedale di Cattolica.

I neo direttori sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa che si è svolta all’ospedale Ceccarini alla presenza del direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori, del direttore sanitario dell’Ausl Romagna Mattia Altini e del direttore del Presidio ospedaliero di Riccione e Cattolica Bianca Caruso. “Si è data una guida stabile e definitiva a strutture molto importanti per i territori di Riccione e Cattolica e per tutta l’Azienda sanitaria della Romagna – ha affermato Carradori – sono tutti professionisti che hanno dimostrato grandi attitudini e capacità avendo già da qualche tempo ricoperto questi ruoli come facenti funzione e sono pertanto certo che assolveranno compiutamente i loro compiti”. "Quando questa Direzione si è insediata in Romagna – ha ricordato Altini - c'erano 54 strutture complesse non coperte. Con grande impegno, in pochi mesi, siamo riusciti a coprirne circa la metà. E’ un risultato importante”. “Per gli ospedali di Riccione e Cattolica è una giornata importante – ha sottolineato la dottoressa Bianca Caruso. Queste nuove nomine rappresentano un investimento importante per la continuità e lo sviluppo dei servizi”.

Riccardo Varliero Riminese, è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna, con specializzazione in Tisiologia e Malattie dell’apparato respiratorio presso l’Università di Bologna e in Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Modena. Inizia a lavorare all’Azienda Usl di Rimini nel 1993, ricoprendo dal 2000 al 2007 l’incarico di Direttore del Dipartimento di Cure Primarie e della Medicina del Territorio nonché del modulo organizzativo dei Medici di Medicina Generale e della Specialistica Ambulatoriale; dal 2007 al 2010 è Direttore del Distretto di Rimini e successivamente nel 2010 viene nominato Direttore del Dipartimento di Cure Primarie di Ravenna, ruolo che ricopre fino al 2017, anno in cui passa alla guida dell’Unità Operativa di Cure Primarie di Forlì Cesena e della Direzione del Dipartimento Cure Primarie e Medicina di Comunità di Forlì Cesena. Referente scientifico del progetto sulla realizzazione nelle Case della Salute degli ambulatori a gestione infermieristica per i pazienti affetti da Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva; è stato anche responsabile del progetto formativo per medici e infermieri coinvolti nell’implementazione di ambulatori territoriali per la gestione del paziente con patologia cronica e coordinatore nonché componente a tutt’oggi di diversi gruppi di lavoro aziendali e regionali inerenti l’ambito della medicina territoriale e la sua integrazione coi servizi ospedalieri. Al suo attivo ha docenze e relazioni a corsi e convegni regionali e nazionali.

Andrea Lucchi Cesenaticense, già direttore facente funzione dell’unità operativa di Chirurgia Generale di Riccione dal 2018, si laurea in Medicina e Chirurgia nel 2000 presso l’Università degli Studi di Bologna. Negli anni della specializzazione, conseguita a Bologna nel 2006, si è occupato anche di chirurgia dell'obesità. Nel 2007 è titolare di Incarico libero professionale di Chirurgia Generale presso il servizio di Chirurgia Videolaparoscopica Avanzata dell’Azienda Sanitaria Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e successivamente come dirigente medico presso il modulo di Chirurgia Generale dell’Ospedale S.Salvatore di S. Giovanni in Persiceto di Bologna.. Nel 2008 il suo arrivo in Romagna, dove assume l’incarico di dirigente medico di medicina e Chirurgia d’urgenza all’ospedale Franchini di Santarcangelo e successivamente presso la Chirurgia Generale di Riccione. Ad aprile 2021 la nomina a direttore dell’unità operativa riccionese. Nel corso della sua carriera professionale il dottor Lucchi ha maturato una consolidata esperienza nell’ambito della chirurgia mininvasiva e della chirurgia videolaparoscopica avanzata. Dopo un observership alla Cleveland Clinic di Cleveland, Ohio negli USA è diventato membro dal 2015 dell'American College of Surgeons, la più importante associazione di chirurghi statunitense. Per il suo impegno nell’applicazione e sviluppo dei protocolli ERAS (Enhanced Recovery After Surgery” ovvero miglior recupero dopo un intervento chirurgico) è stato premiato nel 2016 dall’American College of Surgeons di San Diego (California) con la prestigiosa borsa di studio dal titolo NSQIP International Scholarship riservata a due chirurghi internazionali. E’ autore e coautore di numerose pubblicazioni scientifiche di rilievo nazionale e internazione e ha partecipato in qualità di discente e docente a numerosi congressi anche oltreocèano.

Rosa Intermite Nata a Taranto, si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Siena nel 1991 per poi conseguire la specializzazione in Chirurgia generale e specialità chirurgiche. Durante gli studi ha maturato conoscenze teoriche, scientifiche e professionali non solo in chirurgia generale e d'urgenza, ma anche in chirurgia vascolare prestando attività sul campo anche presso l’Istituto di Fisiopatologia vascolare del S. Orsola di Bologna ampliando e consolidando le sue acquisizioni in campo diagnostico vascolare e soprattutto nella diagnostica per immagini. Prosegue nel 2000 l'attività in Medicina e Chirurgia d' Urgenza con rapporto esclusivo presso il Pronto Soccorso e la Medicina d'Urgenza dell'Ospedale Ceccarini di Riccione. Nel 2018 chiamata in qualità Responsabile Medico al Punto di Primo Intervento dell’ospedale Cervesi di Cattolica per occuparsi dell’attività clinica e formativa medico-infermieristica, dei turni del personale medico, della qualità e accreditamento. Nel 2020 assume la guida dell’Unità Operativa Pronto Soccorso e Medicina d’urgenza dell’ospedale Ceccarini di Riccione come facente funzione.La dottoressa Intermite ha una esperienza pluriennale nell’ambito della Medicina d’Urgenza, vantando in particolare competenza nella gestione delle situazioni critiche, della rianimazione cardiopolmonare, della sedazione di emergenza, nel trattamento delle ferite traumatiche e nell'utilizzo di apparecchiature per la gestione dell'emergenza. Dal 2016 in qualità di membro del Gruppo di lavoro sulla qualità e l’accreditamento del Dipartimento emergenza ha contribuito alla stesura e alla diffusione di numerose procedure di triage, pronto soccorso, osservazione breve intensiva, medicina d’urgenza, alla formazione base e progetti di diffusione sulla violenza di genere. All’attività clinica la dottoressa Intermite ha affiancato negli anni anche una intensa attività didattica presso il Centro Interdisciplinare di Ricerca dell'Istituto di Chirurgia generale e specialità chirurgiche dell’Università di Siena. E’ autrice numerose pubblicazione di carattere scientifico edite in riviste italiane e estere.

Eleonora Renzi Già direttore pro tempore della struttura complessa Unità Operativa Radiologia dell’ospedale di Riccione dal 2019, è nata a San Clemente di Rimini. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia conseguita nel 1990 presso l’Università degli Studi di Bologna, ottiene la specializzazione con lode in Radiodiagnostica e Scienze dell’Immagine presso l’Università di Modena e poi anche il diploma in perfezionamento in programmazione, organizzazione e gestione delle aziende e dei servizi sanitari presso l’Università Cattolica di Roma. Nel 1996 inizia a lavorare, dopo un breve periodo in radiologia a Rimini, all’ospedale di Riccione dove nel 2019 assume l’incarico professionale qualificato tecnico gestionale di secondo livello in radiologia oncologica. La sua esperienza professionale è stata rivolta inizialmente all’ambito senologico, sia clinico sia di screening per poi sviluppare competenze specifiche anche nell’ambito della patologia osteoarticolare ed interventistica extra vascolare. Ha conoscenze approfondite in mammografia, ecografia, tac e risonanza magnetica e biopsie trans toraciche, tac guidate e infiltrazioni eco guidate in articolazione. Collabora con la chirurgia della spalla sviluppando percorsi clinico diagnostici funzionali allo studio della patologia traumatica – degenerativa protesica di spalla. Svolge anche attività didattica nel campo della diagnostica per immagini in patologia di spalla al Master di Chirurgia della spalla dell’Alma mater di Bologna. E’ autrice di numerose pubblicazioni scientifiche e ha partecipato, anche in qualità di relatore, a innumerevoli corsi e convegni medici.

Paolo Paladini Nato a Lecce, si è laureato con il massimo dei voti cum laude in medicina e Chirurgia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, con specializzazione in Ortopedia e Traumatologia conseguita presso l’Università degli Studi di Ancona. Dal 2005 è In forza all’Unità operativa di Chirurgia Ortopedica della Spalla dell’ospedale di Cattolica, assumendone ad aprile 2018, fino ad oggi, la direzione pro tempore. Nel corso della sua attività professionale il dottor Paladini ha eseguito numerosi interventi ortopedici di elevata complessità, dagli interventi ricostruttivi, su frattura, come sintesi o protesi alle artroscopie per lesioni tendinee e instabilità. Ha introdotto in sala operatoria tecniche chirurgiche innovative, come le trasposizioni muscolari anteriori che portano il suo nome, che hanno portato il reparto ad essere un punto di riferimento nazionale per queste particolari situazioni cliniche. Collabora attivamente con le strutture intra ed interdipartimentali, in particolare con il reparto di chirurgia del sistema nervoso periferico nell’attività ambulatoriale e chirurgica su pazienti con problematiche inerenti la branca neurochirurgica. Autore di numerose pubblicazione scientifiche su riveste nazionali ed internazionali, con h-index di 21. Da Gennaio 2021 ha assunto il ruolo di presidente della Società Italiana di Chirurgia della Spalla e del Gomito (SICSeG). Dal 2015 al 2019 è stato membro della Commissione East European Support della Società Europea della Chirurgia della Spalla e del Gomito (SECEC – ESSSE) e dal 2019 è presidente della Commissione Educational della stessa società. Ha svolto anche attività docenza al master Universitario di secondo livello in Chirurgia Artroscopica per l’università di Milano – Bicocca (2010- 2011) e al master di primo livello presso l’università di Bologna in Biomeccanica, patologia e trattamento delle patologie dell’arto superiore (2011-2012 e 2017-2018).

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Effettuato delicatissimo intervento di angioplastica presso l'Ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì.

Effettuato con successo presso l'Ospedale Morgagni-Pierantoni un intervento di angioplastica coronarica ad altissimo rischio dall' équipe di Emodinamica Forlì-Cesena, diretta dal dott.Fabio Tarantino.

"Il paziente - spiega il dottor Tarantino - era ricoverato presso la UOC di Cardiologia di Forlì, diretta dal dott. Marcello Galvani, per una grave forma di cardiopatia ischemica refrattaria alla terapia medica, già trattata in passato con bypass aortocoronarici. L'eccezionalità dell'intervento è consistita nell'utilizzare, per la prima volta nella sanità pubblica della Romagna, e secondo caso in regione Emilia Romagna, un sistema di assistenza ventricolare avanzato (Impella-Abiomed) in grado di proteggere il cuore del paziente durante il delicatissimo intervento e consentire ai sanitari di operare avendo a disposizione più tempo e condizioni di massima stabilità".

“Insieme all'interventistica strutturale sulle valvole (TAVI), che già effettuiamo per i nostri pazienti con un buon successo da due anni - spiega il dottor Fabio Tarantino - con questo intervento si apre presso la nostra struttura una delle frontiere più avanzate della cardiologia interventistica coronarica” .

“L’impiego di supporti meccanici avanzati per i pazienti sottoposti ad angioplastica ad alto rischio ma, soprattutto, per i pazienti con shock cardiogeno - conclude il dott.Galvani -apre nuovi scenari di trattamento per patologie cardiache di estrema gravità. In particolare, nel caso dei pazienti con shock cardiogeno, la disponibilità di un supporto meccanico per la circolazione ne permetterà il trattamento all’interno di una rete regionale (di recentissima istituzione), nella quale l’intervento da noi oggi effettuato anticipa l’avvio”.

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È stato consegnato ieri mattina un computer di ultima generazione donato da una paziente e famigliari in segno di riconoscenza, alla Chirurgia Generale e Terapie Oncologiche Avanzate di Forlì diretta dal Prof. Giorgio Ercolani per le attività di ricerca, divulgazione scientifica e formazione in video-chirurgia, in particolare computer e robot assistita. “Si tratta di una postazione di ultimissima generazione -spiega il dottor Cavaliere, titolare dell'incarico aziendale di alta specializzazione in chirurgia robotica gastroenterologica - e dalle caratteristiche hardware di alta gamma, tra i migliori disponibili, soprattutto per il montaggio video con definizione fino a 4K e la computer grafica; le sue caratteristiche lo rendono uno strumento particolarmente adatto all'elaborazione e al montaggio di filmati chirurgici per la ricerca scientifica e la divulgazione delle più moderne tecniche operatorie come la laparoscopia e la robotica”. Inoltre, la postazione sarà abilitata allo streaming audio/video per la partecipazione dei medici dell'unità operativa ad eventi scientifici on-line e alle riunioni tecnico-scientifiche in teleconferenza o per la preparazione delle relazioni e video per gli aggiornamenti scientifici e la didattica universitaria.

"Durante il mio percorso di cura - dichiara Barbara Volpe, la donatrice - ho avuto la fortuna di incontrare persone splendide, di grande professionalità e con un approccio al paziente umano e caloroso. Sono davvero grata a tutto il personale del U.O. Chirurgia Generale e Terapie Oncologiche Avanzate dell’Ospedale “G.B. Morgagni L. Pierantoni” di Forlì per avermi sostenuta e guidata attraverso l’esperienza non facile della malattia. Come famiglia, desideriamo che molti più pazienti possano usufruire della chirurgia robotica, meno invasiva e con un recupero post-operatorio decisamente più veloce. Proprio per questo siamo onorati e felici di poter contribuire alla formazione di nuovi medici specializzati, con la speranza che questo gesto possa ispirare i cittadini delle nostre comunità a fare altre donazioni. L’iter non è complicato, la responsabile del Fundraising aziendale è Elisabetta Montesi . Un ringraziamento particolare va alla sua disponibilità e al suo impegno." "Siamo noi - afferma il prof Ercolani- a dover ringraziare per questo ulteriore gesto di grande generosità da parte della famiglia Volpe/Bisulli, a sostegno dei clinici della nostra Azienda, che oltre a mostrare una grande sensibilità sull’importanza della ricerca e della formazione continua in medicina, ci rende orgogliosi e ci motiva a proseguire nel lavoro quotidiano per assicurare elevati livelli assistenziali."

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Donato all’Oculistica dell'Ospedale Morgagni di Forlì, un aberrometro-biometro, strumento di ultima generazione per gestire e sviluppare i servizi in ambito miopia e occhio secco, all’interno degli ambulatori della unità operativa ospedaliera. I titolari di Shoptic 43 srl e Ottica Dieci Decimi, lo hanno consegnato questa mattina al Direttore dell'UO Giacomo Costa. Presenti il dottor Andrea Galeotti, direttore del servizio infermieristico e tecnico di Forli e la dottoressa Sandra Nocciolini dello stesso servizio, il dott. Cesare Bini, della direzione sanitaria del presidio ospedaliero di Forlì e la Responsabile dell'Ufficio di Fundraising aziendale.

Si tratta di uno strumento con caratteristiche che lo rendono adatto a combattere la crescente crisi sia della miopia che della sindrome dell’occhio secco; incorpora la topografia corneale compreso l’esame di cheratocono e pupillometria, le misurazioni di lunghezza assiale con interferometria a bassa coerenza ottica, rapporti di progressione per l’analisi dell’efficacia del trattamento e un’ampia serie di strumenti di valutazione dell’occhio.

"Questa attrezzatura di ultima generazione assai versatile - afferma Il Dott. Costa - è una pietra miliare nella battaglia contro l’epidemia globale di miopia. Si stima che il 50% della popolazione mondiale, comprese le regioni europee, diventi miope entro il 2050. Per questo l'attrezzatura è fondamentale per la prevenzione, tanto che verrà utilizzata nell’ambito del programma di screening dell’ambliopia nella fascia di età 3-5 anni, attivo nella AUSL della Romagna, per il monitoraggio e l’educazione sanitaria riguardante le implicazioni della miopia. Non solo, infatti è estremamente innovativo anche per lo studio della superficie oculare incorporato nello strumento, per la diagnosi e la gestione della sindrome dell’occhio secco nella popolazione anziana, altra patologia emergente ma spesso trascurata".

" Questa donazione, che si inserisce in un momento di difficoltà per la collettività causata dalla pandemia - precisa Emanuele Minghini, titolare dell"ottica Dieci Decimi - è solo la prima tappa di un percorso che sicuramente proseguirà. Intendiamo infatti continuare ad offrire il nostro supporto in modo continuativo a tutta la sanità pubblica locale".

"Siamo molto grati - afferma il Dott. PAOLO Masperi, direttore del presidio ospedaliero di Forlì - per la sensibilità dimostrata con questa donazione, che mette a disposizione un'ulteriore dotazione tecnologica per la prevenzione e la diagnosi precoce di patologie dell'occhio, rivolta alle diverse fasce d'età della popolazione di riferimento, e va a potenziare i programmi di screening già attivi, migliorando la qualità assistenziale, già molto elevata, del nostro ospedale".

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Il dottor Luca Savelli, Direttore UOC Ginecologia ed Ostetricia di Forlì tra gli organizzatori della "LIVE CONFERENCE ON ULTRASOUND IN ENDOMETRIOSIS WITH LIVE SCANNING SONOGRAPHIC SESSIONS AND VIDEOS OF LAPAROSCOPIC SURGERY", corso di ecografia nella paziente con endometriosi, in diretta mondiale venerdì 18 giugno, dalle ore 18.

"L’ecografia transvaginale - spiega il dottor Savelli - è l’esame di prima linea nelle pazienti in cui si sospetti la presenza di endometriosi, così come nelle donne affette da sterilità o dolore pelvico. La sua accuratezza nel diagnosticare o escludere la presenza di endometriosi ovarica e pelvica ha letteralmente rivoluzionato l’intera diagnostica e condiziona fortemente il management delle pazienti.

Abbiamo voluto organizzare il corso in maniera tale da mettere in evidenza tutte le potenzialità di questa metodica di imaging cercando di rendere il più semplice possibile il suo apprendimento da parte dei discenti. Verrà dato particolare rilievo alla analisi della ricca letteratura scientifica e al contempo i relatori porteranno la loro pratica esperienza maturata in tanti anni di lavoro su questa patologia.

Per questo il corso ha una forte valenza didattica, grazie anche all’utilizzo di molte immagini e videoclips ecografici e filmati di chirurgia, laparoscopica per endometriosi ovarica ed infiltrante.

Saranno anche trasmesse sessioni di ecografia transvaginale in diretta su pazienti con molteplici localizzazioni di questa patologia.

Il corso sarà arricchito dalla presenza della Prof. Lil Valentin di Malmo (Svezia) e del dott. Mathew Leonardi (Canada), eminenti esperti sull'argomento.

Il corso sarà tenuto dai relatori in maniera informale e con frequenti discussioni di casi pratici in modo da trasmettere passione e trucchi del mestiere."

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